«Un viaggio nell’animo della natura stessa» – “Galel” di Fanny Desarzens – SoloLibri


© SoloLibri, 28.10.2024

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“Galel”, il romanzo d’esordio della scrittrice svizzera Fanny Desarzens in libreria

Nell’esordio della scrittrice Fanny Desarzens, i tre protagonisti Paul, Jonas e Galel vivono la loro amicizia come fosse la celebrazione della nuova stagione, ritrovandosi periodicamente nel rifugio alpino gestito da uno di loro. E sono proprio le montagne, maestose, a osservare il loro lungo rapporto, spettatrici e guide delle loro esistenze e sovrane maestre di contemplazione.
Di Alessandra Stoppini

Esce oggi nelle librerie italiane Galel (Gabriele Capelli Editore, traduzione di Carlotta Bernardoni-Jaquinta, 152 pagine, 16 euro), il romanzo d’esordio di Fanny Desarzens uscito nel 2022 per le Éditions Slatkine e che ha vinto il Premio svizzero di letteratura 2023 e il Premio Terra nova della Fondazione Schiller Svizzera 2023.

Fanny Desarzens, nata nel 1993, si è diplomata in arti visive alla “Haute école d’art et de design” (HEAD) di Ginevra. Nel 2020 il suo racconto Lignine ha vinto il concorso letterario organizzato in occasione del 60° anniversario della rivista culturale con sede a Ginevra “Choisir”, gestita dai gesuiti.
Carlotta Bernardoni-Jaquinta, la traduttrice dell’opera, si è laureata in letteratura francese e russa all’Università di Losanna. Traduttrice e moderatrice, collabora con diverse manifestazioni e istituzioni culturali.

Stamattina il cielo è apparso pesantissimo. Lunghe strisce blu e grigie erano sospese lassù in alto ed era come un grande specchio di quello che c’era sotto. Perché sotto è blu e grigio, a meno di non scendere più giù.

Il romanzo di Desarzens, dedicato “Ai miei genitori”, è un racconto che si snoda lentamente narrando l’amicizia di tre uomini, due guide alpine e un gestore di un rifugio, che si incontrano anno dopo anno alla “Baita”. Suggestiva la cover del volume, che raffigura un particolare del dipinto The Lake of Zug di William Turner, conservato presso il Metropolitan Museum of Art di New York.

Le vere protagoniste del libro sono le montagne con il loro fascino che incutono rispetto e amore, come fossero genitori, o qualcuno che accompagna nella vita e che guida. Luoghi dove sovrane sono la contemplazione, la riflessione, il silenzio e al massimo si può ascoltare il sonaglio di una mucca che pascola serafica in un prato verde. Vette maestose, che si stagliano su di un cielo terso e infinito. Guardiane eterne di questo nostro Pianeta così usurato, sembrano invitare l’uomo a intraprendere un viaggio nell’animo della natura stessa, un viaggio verso la contemplazione e la scoperta.
È lo stesso percorso che compiono i tre amici del romanzo: Jonas e Galel, che lavorano come guide alpine, e Paul, che si occupa della baita, il rifugio dove i tre uomini si ritrovano una volta all’anno in estate, lì dove è nata la loro amicizia e incontrandosi godono della reciproca presenza, senza bisogno di parlare.
Un’amicizia che scorre nel tempo, ciclica come le stagioni, necessaria, vera ed eterna come la montagna.

All’improvviso sai di essere quasi arrivato. È il vento.

L’inverno, in pianura, è fatto tutto dell’attesa di ritrovarsi per ripetere ancora l’esperienza di camminare insieme. In silenzio.


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