Fanny Desarzens, “Galel”

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Fanny Desarzens
Galel
Romanzo
Traduzione dal francese di Carlotta Bernardoni-Jaquinta

ISBN 978-88-31285-42-1 – Euro 16,00 (I)

Disponibile anche la versione digitale su più piattaforme.

Premio svizzero di letteratura 2023

1° posto Premio Leggimontagna 2025 – Sezione narrativa
Motivazioni della giuria:
“In un panorama letterario spesso legato a iperboli e dinamiche rapidissime, sui modelli proposti dal mondo che ci circonda, il romanzo colpisce per il ritmo pacato, la semplicità, e lo sguardo all’apparenza ingenuo, in realtà attento, partecipe, e capace di andare al cuore delle cose, gettato su un “piccolo mondo alpino”.
L’autrice analizza con meticolosità pittorica, non pedante, dettagli che altre narrazioni avrebbero trascurato, restituendo una tranche de vie in cui l’ambientazione della vicenda e i tratti degli amici che ne sono protagonisti risaltano chiari e felicemente probanti”.


TRAMA

Galel è un racconto senza tempo che si snoda lentamente come un gruppo di alpinisti portato in cima dalle guide di montagna. È proprio il passo sincronizzato con il respiro degli scalatori a conferire al romanzo un suo ritmo e uno stile scarno, senza fronzoli.
Paul, Jonas e Galel amano la montagna, un mondo di roccia e silenzio. Le parole raccontano con precisione e poesia la vita di questi uomini che in inverno restano in pianura. D’estate, Jonas e Galel lavorano come guide. Una volta all’anno, si ritrovano alla Baita, il rifugio gestito da Paul. Un luogo di passaggio dove vivono momenti preziosi. Dove è nata la loro amicizia.


Al microfono di Massimo Zenari, Carlotta Bernardoni-Jaquinta presenta il romanzo di Fanny Desarzens “Galel” – ALICE – RETE DUE – RSI Radiotelevisione svizzera


Tra le righe – RETE UNO – RSI Radiotelevisione svizzera
Intervista radio a Carlotta Bernardoni-Jaquinta, traduttrice e moderatrice


Servizio televisivo dedicato a “Galel” di Fanny Desarzens – Turné, RSI LA1
© Turné, Radiotelevisione svizzera LA1, 02.11.2024. Servizio di Cristina Savi; riprese di Christian Cattani, Guido Lombardo; montaggio Sofia Bezzola. “Per gentile autorizzazione della RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana.”


Nata nel 1993, Fanny Desarzens si è diplomata in arti visive alla Haute école d’art et de design (HEAD) di Ginevra. Nel 2020 il suo racconto Lignine ha vinto il concorso letterario organizzato in occasione del 60° anniversario della rivista choisir. Galel, il suo primo romanzo, è uscito nel 2022 per le Éditions Slatkine e ha vinto un Premio svizzero di letteratura 2023.

Carlotta Bernardoni-Jaquinta si è laureata in letteratura francese e russa all’Università di Losanna. Traduttrice e moderatrice, collabora con diverse manifestazioni e istituzioni culturali.


Video della presentazione di GALEL, romanzo di Fanny Desarzens – Casa della Letteratura per la Svizzera italiana

Fanny Desarzens – Galel, con Carlotta Bernardoni-Jaquinta e moderazione di Andrea Fazioli
Casa della Letteratura per la Svizzera italiana


RECENSIONI/SEGNALAZIONI

Nero su Bianco, Radiotelevisionesvizzera La1, 23.11.2025

Grazie a Rachele Bianchi Porro che durante la trasmissione “Nero su Bianco” del 23.11.2025 ha parlato anche di “Galel”, il romanzo di Fanny Desarzens.

Per rivedere:


La trasmissione:

Nero su Bianco
Un progetto multimediale dedicato ai libri che unisce televisione, radio, contenuti digitali ed eventi dal vivo.
Nero su Bianco è un viaggio nel mondo della lettura e una guida pensata sia per chi legge da sempre sia per chi è solo curioso di iniziare; un percorso tra le pagine dei libri, dove si nascondono tutti i colori della vita.
Ogni domenica alle 18:30 su RSI LA1, il programma televisivo – condotto da Rachele Bianchi Porro – accompagna il pubblico con consigli di lettura, intrecciando esperienze personali e riflessioni universali. Accanto all’incontro con un ospite trovano spazio rubriche che cambiano di settimana in settimana, arricchendo il viaggio con nuove prospettive.
Il progetto vive anche in radio, online e negli eventi sul territorio, dando voce alla scena letteraria locale e italofona e rafforzando il dialogo culturale nella Svizzera italiana.


© LuciaLibri, 7.03.2025

Letture

Come fratelli taciturni nelle montagne di Fanny Desarzens
di Arturo Bollino

Una salda amicizia maschile fra le montagne, un gruppetto di tre uomini che si rivedono e si raccontano ogni estate, senza frasi superflue, con emozioni misurate. Un equilibrio spezzato da un avvenimento imprevisto. La svizzera Fanny Desarzens lo racconta in “Galel”.

Le valle e i silenzi, le vette e la natura, la contemplazione e il ripetersi di amabili consuetudini. Un’estate attesa un anno e un’amicizia pronta a rinnovarsi, quella di tre uomini – Paul, Jonas e Galel, gli ultimi due guide turistiche, il primo responsabile di una baita – che nella bella stagione vivono pienamente la montagna. Un inno alla natura e alla condivisione, scritto da una giovane svizzera di lingua francese, Fanny Desarzens, classe 1993.

I verbi chiave

È Gabriele Capelli editore, grazie alla traduzione di Carlotta Bernardoni-Jaquinta, a proporre Galel (148 pagine, 16 euro) di Fanny Desarzens. Camminare, contemplare, ascoltare (spesso l’assenza di parole e suoni) sono alcuni dei verbi chiave di una storia che è valsa all’autrice alcuni riconoscimenti in patria e tanta attenzione all’estero. Anche l’andamento della scrittura di Fanny Desarzens sembra avere il passo di chi, al tempo stesso spavaldo e timoroso, percorre sentieri montani, dove pace ed eternità risuonano indisturbate. Quelli raccontati dall’autrice elvetica hanno nomi inventati, anche se probabilmente simbolici, ma chiaramente sono ispirati a luoghi reali, a spazi di passaggio, non solo fisici, cruciali.

Racconti e vino

Le tre figure che emergono chiaramente in questo racconto sono più che mai loro stesse nel contesto montano, quando vanno in giro, accompagnando escursionisti. Ed è proprio in quei luoghi d’incontaminata bellezza che si riconoscono come fratelli, amici, alimentati da sentimenti puri e immediati, senza retropensieri, senza complicazioni, raccontandosi con un bicchiere di vino in mano. Sensibili, ma che non lo danno a vedere, taciturni. Capita di ritrovarsi, di raccontarsi, senza frasi superflue, con parole trattenute ed emozioni misurate, senza convenevoli.

Non stanno tanto bene, si vede benissimo che sono a disagio e lo sanno che si vede. Ma è più forte di loro, pensano che è così innaturale vedere Galel in quel modo. In quel momento hanno l’aria ben più vulnerabile di lui anche se è lui quello nel letto sfatto, con il camice d’ospedale e il buco nel ginocchio. Paul gli dà i fiori. Galel scoppia a ridere e la cosa dà sollievo a tutti. Poi continuano a non sapere bene cosa fare, nessuno sa quali siano le cose da dire in momenti come quello. Allora si rifugiano in quello che gli è più famigliare: il silenzio.

L’imprevisto

la sua risata è come una pomata da spalmare su una ferita…

Galel è il più giovane e allegro dei tre amici. Un avvenimento imprevisto, all’ombra delle amate montagne, scompagina la sua esistenza in montagna e mette a repentaglio l’amicizia che, forse, dovrà cambiare fattezze e dinamiche. Il dolore che trasforma, la delusione che spaventa. Ed è tutto reso con una scrittura attenta ma partecipe, sorvegliata ma carica, con frasi cariche di vita, di bellezza e stupore.

Link: lucialibri


© CriticaLetteraria, 18.01.2025

Recensione
Un’amicizia salda come la roccia: “Galel” di Fanny Desarzens
Di Sabrina Miglio

Galel
di Fanny Desarzens
Gabriele Capelli Editore, 2024

Traduzione di Carlotta Bernardoni-Jaquinta

Paul, Jonas e Galel sono amici, un’amicizia nata in montagna la loro, su nella Baita di Paul, il rifugio ristorante, meta di varie escursioni. Amici che si vedono una volta all’anno, in estate, ma che sono legati da un sentimento fortissimo, profondo, solido e saldo come le rocce che li circondano. Jonas e Galel sono guide alpine (anche Paul lo è, ma da tempo ha deciso di dedicarsi al rifugio) e conducono gruppi di escursionisti su e giù per le valli di Lesiun e Tesor. La Baita è diventato il loro punto d’incontro.

[…]

Quel posto è in alta quota, i tre ragazzi sono definiti dal luogo, il loro essere stesso è connaturato alla montagna, ne fa parte. Solo lì si percepiscono interi, compiuti, in pace con se stessi.

[…]

Intorno a loro gli escursionisti, i gruppi che fanno da contorno. C’è quella che ha mal di schiena, quello che ha le vesciche ai piedi e i cerotti che si staccano, c’è quello che cade e ruzzola giù dal pendio. Di questi ultimi, però, non sappiamo nulla; i protagonisti sono loro, Paul, Jonas e Galel. Eppure sarà proprio ciò che capita a un escursionista a cambiare la direzione della storia.

[…]

Questo romanzo è una scommessa. Gabriele Capelli Editore porta in Italia, in traduzione, un testo della letteratura svizzera contemporanea, pluripremiato in patria. Fanny Desarzens, classe 1973, è un’autrice diplomatasi in Arti visive alla Haute école d’art et de design di Ginevra e questa sua formazione si percepisce nel libro che è, innanzitutto, un romanzo di colori, il grigio della roccia, il verde del prato, il blu del cielo, il rosso, il giallo, il viola, il bianco dei fiori, il marrone della terra umida. Poi è un romanzo di odori e profumi, che si sprigionano fra le righe, l’erba che rinasce dopo il gelo invernale, le cipolle e il sedano della zuppa che riscalda la Baita di Paul e ristora gli escursionisti affaticati dalla salita. E poi è un romanzo di relazioni: Paul, Jonas e Galel sono descritti dalle loro emozioni, sempre un po’ trattenute, com’è costume delle genti di montagna.

[…]

Camminare, è questo il verbo magico del romanzo, quello attorno al quale tutto succede. Camminare in montagna, seguendo la propria andatura, lasciando che la mente costruisca pensieri e gli occhi guardino il paesaggio. Lo spezzarsi di questo ritmo, in seguito all’incidente occorso a Galel, imprime una svolta potente nella storia.

Oltre ai tre ragazzi, la protagonista principale del romanzo è la montagna. Vista nel suo paesaggio e nello scorrere lento, e allo stesso tempo veloce, delle stagioni.

[…]

La scrittura è scarna, essenziale, senza inutili fronzoli, ma al contempo poetica e quasi impalpabile in certe notazioni paesaggistiche. Anche i dialoghi sono ridotti al minimo, e non potrebbe essere diversamente, ma lasciano trasparire molto più di quello che dicono.

Galel è la storia di un’amicizia maschile, raccontata da una voce femminile, e che si dipana al cospetto della montagna, il personaggio femminile più forte del romanzo.

Il testo integrale della recensione lo trovate qui: criticaletteraria.org


03.12.2024, Lucarota.com

“Galel”, di Fanny Desarzens
Di Luca Rota

“Galel”, di Fanny Desarzens (Gabriele Capelli Editore), è un libro di grande forza letteraria racchiusa in un delicato involucro narrativo, capace di raccontare moltissimo di ciò che è la montagna e di chi – anzi, di cosa sono quelli che la vivono autenticamente, al contempo restando del tutto lontano da qualsivoglia pur minimo accenno di retorica, quella che spesso si ritrova (a volte in quantità esagerate) nella letteratura “di montagna”, o presunta tale.

Desarzens piuttosto si dimostra vicina ai grandi autori di montagna svizzeri sia nello stile che nel mood letterario: di frequente nel corso della lettura vengono in mente Camenisch, Tuor, Ramuz, anche Frisch seppur non sia propriamente incluso nella categoria degli scrittori di montagna ma il quale, nei suoi libri, ne ha scritto con mirabile espressività. Come tali autori, anche Desarzens “fa parlare” la montagna più che i personaggi che ne animano le scenografie, i quali semmai si fanno portavoce del suo mondo e della sua realtà nonché, con le vicende vissute, espressioni del carattere montano più autentico e emblematico.

Scrivo più approfonditamente di “Galel” nell’articolo sul blog: lucarota.com


© Le Alpi – Club alpino svizzero

Recensione: GALEL di Fanny Desarzens

Link: Le Alpi – Club alpino svizzero


Servizio televisivo dedicato a “Galel” di Fanny Desarzens.
Turné, Radiotelevisione svizzera LA1, 02.11.2024. A cura di Cristina Savi; riprese di Christian Cattani, Guido Lombardo; montaggio Sofia Bezzola.
“Per gentile autorizzazione della RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana.”


© Radio Città Fujiko, 30.10.2024

Breakfast Club – Voltiamo pagina

presentati:
Fanny Desarzens “Galel”, Gabriele Capelli Editore
Isaac Bashevis Singer, “Alla corte di mio padre”, Adelphi Edizioni

In studio: William Piana, Silvia Albertazzi

In collaborazione con la libreria Ubik Irnerio Bologna


© Cooperazione n. 44, 29.10.2024

Novità in libreria

GALEL di Fanny Desarzens


© SoloLibri, 28.10.2024

News Libri

“Galel”, il romanzo d’esordio della scrittrice svizzera Fanny Desarzens in libreria

Nell’esordio della scrittrice Fanny Desarzens, i tre protagonisti Paul, Jonas e Galel vivono la loro amicizia come fosse la celebrazione della nuova stagione, ritrovandosi periodicamente nel rifugio alpino gestito da uno di loro. E sono proprio le montagne, maestose, a osservare il loro lungo rapporto, spettatrici e guide delle loro esistenze e sovrane maestre di contemplazione.
Di Alessandra Stoppini

Esce oggi nelle librerie italiane Galel (Gabriele Capelli Editore, traduzione di Carlotta Bernardoni-Jaquinta, 152 pagine, 16 euro), il romanzo d’esordio di Fanny Desarzens uscito nel 2022 per le Éditions Slatkine e che ha vinto il Premio svizzero di letteratura 2023 e il Premio Terra nova della Fondazione Schiller Svizzera 2023.

Fanny Desarzens, nata nel 1993, si è diplomata in arti visive alla “Haute école d’art et de design” (HEAD) di Ginevra. Nel 2020 il suo racconto Lignine ha vinto il concorso letterario organizzato in occasione del 60° anniversario della rivista culturale con sede a Ginevra “Choisir”, gestita dai gesuiti.
Carlotta Bernardoni-Jaquinta, la traduttrice dell’opera, si è laureata in letteratura francese e russa all’Università di Losanna. Traduttrice e moderatrice, collabora con diverse manifestazioni e istituzioni culturali.

Stamattina il cielo è apparso pesantissimo. Lunghe strisce blu e grigie erano sospese lassù in alto ed era come un grande specchio di quello che c’era sotto. Perché sotto è blu e grigio, a meno di non scendere più giù.

Il romanzo di Desarzens, dedicato “Ai miei genitori”, è un racconto che si snoda lentamente narrando l’amicizia di tre uomini, due guide alpine e un gestore di un rifugio, che si incontrano anno dopo anno alla “Baita”. Suggestiva la cover del volume, che raffigura un particolare del dipinto The Lake of Zug di William Turner, conservato presso il Metropolitan Museum of Art di New York.

Le vere protagoniste del libro sono le montagne con il loro fascino che incutono rispetto e amore, come fossero genitori, o qualcuno che accompagna nella vita e che guida. Luoghi dove sovrane sono la contemplazione, la riflessione, il silenzio e al massimo si può ascoltare il sonaglio di una mucca che pascola serafica in un prato verde. Vette maestose, che si stagliano su di un cielo terso e infinito. Guardiane eterne di questo nostro Pianeta così usurato, sembrano invitare l’uomo a intraprendere un viaggio nell’animo della natura stessa, un viaggio verso la contemplazione e la scoperta.
È lo stesso percorso che compiono i tre amici del romanzo: Jonas e Galel, che lavorano come guide alpine, e Paul, che si occupa della baita, il rifugio dove i tre uomini si ritrovano una volta all’anno in estate, lì dove è nata la loro amicizia e incontrandosi godono della reciproca presenza, senza bisogno di parlare.
Un’amicizia che scorre nel tempo, ciclica come le stagioni, necessaria, vera ed eterna come la montagna.

All’improvviso sai di essere quasi arrivato. È il vento.

L’inverno, in pianura, è fatto tutto dell’attesa di ritrovarsi per ripetere ancora l’esperienza di camminare insieme. In silenzio.

Link: sololibri


© Rivista di Lugano, 25.10.2024

Amicizia in vetta


© Convenzionali, 21.10.2024

Libri

“Galel”
di Gabriele Ottaviani

Galel, Fanny Desarzens, Gabriele Capelli editore, traduzione di Carlotta Bernardoni-Jaquinta.

Vincitore l’anno scorso, con ogni evidenza con pieno merito, poiché si tratta di un gran libro, del premio svizzero di letteratura, è un racconto senza tempo, scarno, intenso, avvincente, entusiasmante, che descrive come un’ascesa in cordata una storia d’amicizia, di silenzio, di montagna, di roccia, di inverni in pianura e di estati sulle vette, di incontri annuali in un rifugio che diventa il luogo in cui celebrare una liturgia di condivisione: emozionante.

Link: Convenzionali


© ALICE – RETE DUE – RSI Radiotelevisione svizzera

Alice

“Galel” di Fanny Desarzens, Gabriele Capelli editore
Di: Massimo Zenari

Al microfono di Massimo Zenari, Carlotta Bernardoni-Jaquinta presenta il romanzo di Fanny Desarzens Galel, Premio svizzero di letteratura 2023, che ha tradotto per Gabriele Capelli editore.


© Alleo.it, 08.10.2024

Fanny Desarzens, Galel,
Gabriele Capelli Editore 2024, pag. 152.
Traduzione dal francese di Carlotta Bernardoni-Jaquinta.

Di Marisa Cecchetti

Quando si chiude Galel sull’ultima pagina, si deve tornare alla realtà, uscire cioè da una atmosfera che ci ha tenuti sospesi, ma non perché ci ha creato tensioni, ansia d’attesa e di scioglimento di enigmi, bensì perché ci ha accompagnato in un mondo pulito, di impegno vero, di rapporti umani sinceri, di collaborazione e condivisione, che ci ha emozionato e ci ha fatto respirare aria nuova, in un contesto che sa di magia.

Montagne, valloni, altopiani, ghiaioni, sentieri che salgono verso le capanne, le baite estive e gli alpeggi; paesini minuscoli che Paul, Jonas e Galel non vogliono lasciare perché sono vicini alle montagne, e loro sono delle guide alpine. In realtà Paul non lo è più, perché, dopo un incidente che ha coinvolto suo fratello, ha riportato in vita e gestito la Baita, un rifugio per escursionisti che vi arrivano con le loro guide. Lì sale a primavera insieme a una giumenta e una mucca, lì accoglie chi cerca sosta e ristoro, fa il pane, cucina, lava, prepara i letti, tiene in ordine. Lì ogni anno in estate arrivano nello stesso giorno i suoi amici Jonas e Galel, un incontro atteso con la gioia di ritrovarsi, di raccontarsi davanti a un bicchiere di rosso, nella notte buia quando tutti gli altri dormono.

Talvolta a Paul fa visita Jonas, il pastore col gregge, o Vinciane, la donna che gestisce una capanna a poche ore di cammino, e allora si scambiano il necessario per preparare i pasti.

Galel è arrivato per ultimo in quel terzetto, ha individuato gli altri due da una collina ed è sceso, e lo stare sulla panca con loro è stato naturale, come bere il bicchiere di rosso e mangiare quel pane nero. Poi è tornato ogni estate all’appuntamento, lassù, in mezzo a un tripudio di fiori di ogni colore, col vento a tagliare la faccia. Con un fischio si annuncia dalla collina e scende veloce davanti al suo gruppo di escursionisti, ridendo, “la sua risata è come una pomata da spalmare su una ferita”. Più piccolo e tarchiato dei suoi amici, capelli color del grano e pelle color miele, Galel è tutto una luce, “come estratto da un blocco in un giorno di sole”. Di grande appetito, appare agli occhi dei suoi amici come “un bambino instancabile ed entusiasta, curioso di tutto”. La sua vita si risolve nel camminare, mangiare, dormire, sempre con gioia.

Si alternano le stagioni, a settembre si chiudono capanne, Baita e alpeggi, tutti tornano a valle ai ritmi del lavoro invernale, e i tre amici non si incontrano mai giù in basso: come in un accordo senza parole lasciano la meraviglia del loro incontro solo nella atmosfera magica della montagna.

In montagna temporali forti e improvvisi che se ne vanno col vento e lasciano il cielo a scintillare sorprendono gli escursionisti; i percorsi presentano passaggi erti e stretti, pietrisco su cui posare il piede con leggerezza.

Possono succedere incidenti anche alle guide, magari nel tentativo di salvare uno del gruppo di cui sono responsabili, magari non è un incidente mortale, ma è tale da rendere difficoltoso camminare. Così è per Galel che tuttavia non si arrende, cammina col dolore, riesce a salire ancora alla Baita d’estate, ma il suo passo si fa sempre più lento e difficile e non riesce più a stare in testa al suo gruppo.

Fanny Desarzens racconta i tre amici, il loro passato, il tempo che li trasforma, con una mano leggera che non dice mai troppo ma fa intuire; fa sentire i silenzi, il profumo dei fiori, il passo sempre più stanco e lento della giumenta e della mucca di Paul, il suono degli scarponi nella neve, il passo di una nonna accanto al nipote, tutto con immagini che creano un piccolo e straordinario presepe vivente. Ma soprattutto ci porta in mezzo alla bellezza di una natura incontaminata dove fa agire persone che capiscono e vivono una amicizia vera, quella che non ha bisogno di molte parole: i gesti valgono di più, e le emozioni e le paure più profonde si affidano a un abbraccio più forte, a un voltare indietro il capo mentre ci si allontana. O a non voltarsi affatto, quasi nella consapevolezza di non incontrarsi più.

La stessa delicatezza si legge nei confronti della storia di Galel, con la condivisone del dolore e della sua delusione, quella che lo porta a piangere come un bambino, quando è solo, in alto, dove è arrivato con sofferenza: una sfida e un’ultima vittoria.

Sono di nuovo alla Baita, Jonas e Paul. Jonas fischia per allontanare una marmotta, gli risponde un fischio nel vento, ma non si vede nulla, “poi all’improvviso è come se una specie di bagliore spuntasse nella luce del giorno, e allora laggiù intravedono una forma che risplende sotto un gran sole”. Echeggia una risata e ridono anche loro.

Link: Alleo.it


© Corriere del Ticino, 8.10.2024

Cosa leggere
A cura di Sergio Roic

GALEL di Fanny Desarzens


In attesa della traduzione in italiano, ecco un’intervista alla scrittrice fatta in occasione del premio svizzero di letteratura 2023

RSI cultura, 02.10.2023

Letteratura – Intervista a Fanny Desarzens in occasione del premio svizzero di letteratura 2023
Di: Valentina Grignoli

Ogni anno, in agosto, l’amicizia di tre uomini, Paul, Jonas e Galel si rinnova alla capanna ‘Baita’. Sono momenti preziosi, rari, quando i tre amici si ritrovano e godono della reciproca presenza senza aver bisogno di parlare. Basta la montagna, sulla pelle e negli occhi. Paul è il capannaro, Jonas e Galel sono due guide alpine. Amano il loro mestiere, che esercitano d’estate, senza porsi troppe domande. Durante l’inverno la loro vita si svolge monotona in pianura, vivono in attesa delle montagne, quando accompagnano gruppi di persone per vie spettacolari, tra le cime, e si ritrovano la sera attorno al fuoco.

[…]

Galel di Fanny Desarzens è stato pubblicato da Slatkine nel 2022 (edizione originale in francese). È un romanzo contempaltivo, che fa appello a una scrittura organica e minerale, per descrivere la montagna e l’atto del camminare. C’è molto Ramuz – scrittore guida dell’autrice – ma anche l’esperienza di Fanny unita a una poetica personale. Siamo immersi, nella lettura, in queste montagne immaginarie dai nomi simbolici, conquistiamo le vette, attraversiamo le vallate, guadiamo i ruscelli e sentiamo le pietre scricchiolare sotto i nostri passi, accompgnati dall’autrice, che con sguardo quasi cinematografico, ci accompagna alla scoperta di un mondo di silenzi, forze e condivisione.

Nel 2023 Fanny Desarzens ha ricevuto il Premio svizzero di letteratura, e il Premio Terranova della fondazione Schiller. È diplomata in Arti visuali alla Haute Ecole d’art e design di Ginevra e vive a Losanna. Dopo alcuni racconti apparsi in riviste letterarie, Galel è il suo primo romanzo pubblicato.

Ho incontrato Fanny a Soletta il mese di maggio (2023), poco prima che ricevesse il premio dell’Ufficio federale della cultura.

Intervista a Fanny Desarzens

Il tuo modo di scrivere pare quello della camminata in montagna, semplice, contemplativo, ritmato, rude, minerale, organico. C’è sempre una tensione sul fondo, anche quando sentiamo la ripetizione di parole e azioni. Da dove viene questa tua voce, quando e come è nata, quali sono le sue influenze? Sembra sorgere naturalmente come un piccolo ruscello d’alta montagna.

È difficile da dire. Io penso che nella scrittura bisogna che la forma e il contenuto si congiungano. Quindi ho dovuto lavorare molto la forma affinché potesse calarsi sul contenuto. Sono entrata nel racconto di Galel esattamente come si intraprende una passeggiata in montagna. Quando si inizia a camminare. Mi sono davvero immaginata in questo ritmo e ho semplicemente tradotto quello che io sento quando lo faccio. Ho voluto che fosse il più vicino possibile a queste emozioni. Volevo dare un movimento alla scrittura.

Cosa significa la montagna per te?

La montagna è per me innanzi tutto un ricordo d’infanzia. Ho ereditato l’amore che provavano nei suoi confronti i miei genitori, anche se quando ero piccola detestavo camminare, lo trovavo noioso. Più tardi, a poco a poco, ho fatto mia questa passione. La montagna è un luogo d’eternità, e c’è un sentimento profondo d’umiltà, ti senti di passaggio, quando ne sei immerso, e questo mi procura un sentimento di pace assoluta. Per quanto riguarda il fatto di andarci, io sono estremamente performativa, amo camminare e oltrepassare i miei limiti, andare più veloce ma anche prendere il tempo di fermarmi. È un ritmo che mi si addice perfettamente.

Le montagne che leggiamo nelle tue pagine non esistono nella realtà, le hai inventate del tutto o solo i nomi?

Un po’ tutt’e due. Ho potuto percorrere molte vie sulle montagne, che però non si trovano geograficamente negli stessi posti. Qui ho voluto unire le mie vette preferite! C’era anche il piacere di inventarsi un luogo, di creare, anche se è ispirato a luoghi esistenti. Il piacere di dare dei nomi che prima non esistevano. Mi sono immersa nella lingua romancia, perché tutti questi luoghi potessero simbolizzare qualche cosa. La loro traduzione significa molto, per la mia storia. Per esempio, c’è una frase di Christian Bobin che quando ho iniziato a scrivere è diventata fondamentale per me. Chacun a sa blessure et son trésor au même endroit. Ognuno ha la propria ferita e il proprio tesoro nello stesso posto. E per me era il punto di partenza, quando ho iniziato la costruzione del libro. Anche il colle Lavorar. Che vuol dire lavorare. C’è la Valle di Lesiun e la Valle di Tesor nel libro. Lesiun signifa ferita, Tesor tesoro. E per andare da uno all’altro bisogna lavorare. Mi sono divertita con questi nomi ed è così che è apparsa la geografia di Galel.

Un’amicizia tra tre uomini giovani e poi non più giovani, vera, pura e cruda, tangibile come possono essere le pietre. Ma ugualmente che come loro può con un terremoto cambiare forma, sbriciolarsi e poi ricomporsi.

Quando ho iniziato a scrivere non credevo che avrei parlato di amicizia. Volevo raccontare la figura della Guida, spiegare cosa simboleggia, volevo racontare il camminare in montagna. Poi improvvisamente ecco che nascono accanto a Galel questi due personaggi. È diventata così una storia che parla d’amicizia. Di persone che si uniscono, si ritrovano e riconoscono che grazie alla montagna, che si vogliono bene attraverso di lei. Quando non sono nelle alture, giù in piano, non è l’amore non svanisce ma si fa più lontano e debole. È anche una questione d’identità. Questi tre personaggi sono veramente sé stessi nel mondo alpino, e quando questo non è possibile, c’è questo effetto di non essere più sé stessi, anche perché non si vedono. È attraverso gli altri e attraverso ciò che amiamo che siamo realmente chi siamo.

Quello che rende potente la tua scrittura trovo sia anche una certa atemporalità. Certamente leggiamo le stagioni passare, si ripetono. Ma in modo quasi simbolico. Vediamo i segni sui volti, le capanne e le baite che si svuotano e poi si ripopolano, la natura che cambia i colori. Un ripetersi e un’atemporalità che mi fa pensare a una parabola, una sorta di storia universale.

Sì. Ho voluto così. Andare al di là del tempo. Le stagioni passano, ci sono i cicli che si fanno. Ma volevo poter iscrivere questa storia in qualsiasi epoca, volevo che il lottore potesse sempre ritrovarsi nei valori e nei paesaggi descritti. E questo al di là dello stile, o della scrittura in sé. Ci sono queste cose atemporali come l’amicizia e la montagna. E quindi non accade per caso: parlando cose che non hanno età, forzatamente anche la storia non ne ha.

Ho parlato di parabola prima. Quello che mi piace di questa storia è che non c’è morale.

No, nessuna morale. Prima di tutto, chi sono io per farla o imporla? Quello che volevo raccontare però è il anche il mio voler stare dal lato della luce. Parlare di una ferita che si ripara poco a poco, non nel modo in cui ce l’aspettiamo, ma che guarisce, comunque. Questo aspetto se volgiamo conferisce al racconto il fatto di essere una parabola. Sono molto influenzata dalla spiritualità, dalla teologia in generale. E questo si ritrova in tutto quello che faccio.

Il personaggio di Galel può essere visto in maniera biblica. Una sorta di nuovo Cristo. Come del resto le altre guide di montagna che incontriamo nel libro: il loro mestiere, la loro missione è condurre, curare, nutrire, mostrare il cammino, insegnare la montagna ai loro discepoli, con i quali la sera si condivide il pane. Ci sono rituali e azioni ben precisi.
Galel rispetto alle altre guide però ha una luce particolare, cosa ha in più?

Sì, è così. Per la luce particolare, cosa ha in più Galel? Non si pone domande. A un certo momento gli viene chiesto: e tu, perché hai deciso di fare la guida alpina? E lui risponde ‘perché sì’. Era qualcosa che volevo dire, perché anche io, quando mi chiedono perché scrivo, perché voglio essere una scrittrice, rispondo così. Sicuramente ci sono spiegazioni più profonde, ma non mi interessa. Amo quando è inspiegabile. Galel stesso è inspiegabile, perché è così semplice che non necessita spiegazioni. In questo senso intendo inspiegabile. E l’amore che prova per l’ambiente che lo circonda, per le persone, per le cose, è puro. È da lì che proviene la luce, ed è sicuro, certo, che ha un lato cristico, ma quel che amo nella figura di Gesù è proprio il fatto che fosse umano: Galel è colui che si fa male, si ferisce, rompe l’equilibrio e mette in crisi le loro vite in montagna. È il più luminoso, ma è anche quello che vacilla. Quindi cristico, sì. In tutti i sensi.

Vorrei porti un’ultima domanda, un film in chiusura, le ultime immagini. Sono immagini cinematografiche che mi arrivano spesso dalla tua scrittura: il punto di vista esterno, la messa a fuoco particolare, come una macchina da presa che va e viene, si muove tra panoramiche per poi zoommare in primi piani, una camera che segue e non segue i protagonisti, le inquadrature in sequenza. Esattamente come un film che mostra lo scorrere del tempo attraverso il montaggio. È tutto molto visivo, molto cinematografico, appunto.

Amo enormemente il cinema. Volevo diventare attrice, realizzatrice, regista. Niente di tutto questo è accaduto ma tanto meglio, quel che devo fare io è scrivere! Ma è vero che ogni volta che scrivo qualche cosa, qualsiasi cosa, c’è un film che si svolge nella mia testa e quel che faccio è ancora una voltra trascrivere quello che vedo. Io credo però che la scrittura sia il migliore dei film perché le immagini appartengono ed esistono solo per noi, e questo lo trovo formidabile!

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