«Se c’è un dovere della letteratura è fare memoria delle piccole storie» – “L’uragano di pietra” – Cooperazione


© Cooperazione, N. 43 – 23.10.2025

Dimenticati, ma raccontati
Di Gianni Biondillo

“L’uragano di pietra” di Mario Casella

Se c’è un dovere della letteratura è fare memoria delle piccole storie, quelle che spesso vengono dimenticate dalla grande Storia.

È quello che fa Mario Casella nel suo romanzo L’uragano di pietra (Gabriele Capelli Editore), che racconta la vita di scalpellini della val d’Intelvi, dapprima impegnati a fare i “picasass” nelle cave ticinesi e poi, inseguendo il sogno americano, catapultati dall’altra parte della “Grande pozza” (l’Oceano Atlantico) a spaccare il granito che è servito a costruire i grandi monumenti degli Stati Uniti.

Siano a cavallo fra il XIX e XX secolo. È una storia di paesaggi chiusi, questa. Quelli della valle italiana, quelli del Canton Ticino, quelli di un’isola di pietra al largo di Boston, Hurricane. E di bambini, ragazzi, vecchi, fanciulle. Di speranza e fatica, di illusioni, strozzini, compagnie teatrali e trafficanti. Forse il romanzo manca del controllo (e delle furbizie) dei professionisti della scrittura, ma è talmente pieno di affetto nei confronti delle storie di questi “ultimi dimenticati della Storia” che si perdona a Casella ogni ingenuità.


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