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© andreaconsonniwrong, 04.06.2020

“La bella Fanny” di Pedro Lenz (Gabriele Capelli Editore, traduzione di Amalia Urbano)
Di Andrea Consonni

“Rita mi aveva appena messo il bicchiere sul bancone quando entrano delle persone che sembrano musicisti e questo non dovrebbe stupire più di tanto, visto che erano musicisti per davvero: c’era Denise, la sassofonista, cantante che nei suoi momenti migliori ha una voce come quella di Dolly Parton. E insieme a Dolly-Denise arrivano anche tutti gli altri. Prima arriva Gere, il mio jazzista preferito, poi Andi che suona la batteria per Gere e per Denise, e infinte Henry, uno dei pianisti migliori che si possa immaginare, uno di quelli che sarebbe già diventato famoso da un bel pezzo se non si fosse fissato con tutto quello che ti può far sballare. Che dire? I pianisti sono le anime più sensibili che ci siano nel mondo della musica. E per compensare alcuni ricorrono all’arroganza, altri fanno uso di sostanze”. (pp. 102-103)

È sempre un’emozione leggere le pagine di Pedro Lenz perché sono un’esplosione di musicalità, di lingua parlata e vita vissuta e immaginata, di taverne e locali, di amicizie e bevute, di squattrinati e serate storte, di sogni finiti male e di amore per la letteratura.

“La coscienza sporca ce l’ho avuta tutta la vita. La coscienza sporca è la cosa più bella che ci sia. La coscienza sporca è il mio elisir di vita. Ma non sei cattolico anche tu? allora dovresti sapere che la coscienza sporca e il piacere vanno a braccetto. Ho peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, Signore pietà.” (pag. 50)

Ho adorato il suo “In porta c’ero io” (Gabriele Capelli Editore) e mi è piaciuto tantissimo anche questo “La bella Fanny” (sempre per Gabriele Capelli Editore, traduzione di Amalia Urbano) non tanto e non solo per la storia in sé ma proprio per il ritmo/il suono dello stile Di Lenz che ti fa sentire in bocca, nelle orecchie, in gola, ti fa vivere Olten (e che voglia ho prima o poi di andare a Olten e di mangiare e bere/mangiare qualcosa nel locale di Lenz), Losanna, Basilea, La Chaux-de-Fonds, il Creux du Van, il jazz, l’Aare, il trotto, il calcio, le storie di vita, gli incontri, i dipinti, i vernissage, la droga, i corpi invecchiati, la malattia e Jackpot scrittoreperditemposcommettitore e Luis e Grunz due pittorisessantottini, i viaggi, le bevute, la trippa, la voglia/difficoltà di scrivere e diventare uno scrittore, la smania di possesso, le discussioni ed è un vero peccato non poterlo leggerlo nell’originale svizzero-tedesco che per qualcuno è un dialetto e che invece in questi anni ho compreso essere una vera e propria lingua di cui Lenz è un interprete straordinario e da lui mi aspetto, a questo punto, quell’opera devastante e memorabile che travolga tutta la Svizzera e non solo.

Ho letto questo romanzo in una giornata di pioggia quando non girava nulla nella mia testa, avevo zero voglia di scrivere ma solo voglia di bere della buona birra e cucinare cuori di pollo o fegatini o durelli con un po’ di cipolla e rimanere sul balcone a guardare nel vuoto e pagina dopo pagina mi ha rimesso voglia di scrivere e mi ha fatto sentire meno schifoso allo specchio e nemmeno vergognarmi di mangiare quello che mangio, della mia barba, della mia vita disastrata.

E anch’io nella mia vita ho conosciuto una Fanny. Una ragazza piena di lentiggini, travolgente inafferrabile, sfuggente, da far girare la testa ogni volta che ti guardava, con un sorriso indimenticabile, furba, vigliacca e in tanti si sono innamorati di lei e hanno pensato di poterla chiudere in gabbia. Fanny era ed è un’artista e resterà per sempre una persona che ha segnato la mia vita.

Link: andreaconsonniwrong


Video RSI/Turné: La bella Fanny di Pedro Lenz
dal minuto 05.30

 


Video presentazione presso la Casa della letteratura per la Svizzera italiana:

Schermata 2020-06-05 alle 08.37.50


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