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Da domani torna in libreria il romanzo di Carlo SiliniIl ladro di ragazze”.


© Canturium – Periodico di storia, arte e ambiente del canturino e del comasco

Fuggiaschi e perseguitati
Brianza e Appiano Gentile nel romanzo di Carlo Silini
di Bernardino Marinoni

Dove sarà andato Carlo Silini a prendere una parola come “restello” – sta per luogo di transito vigilato in funzione preventiva della diffusione di pestilenze – che è pressoché introvabile nei dizionari italiani (e chi la riporta le assegna un altro significato)? Aiuta forse il fatto che lo scrittore sia ticinese, e in Canton Ticino è stato pubblicato il romanzo “Il ladro di ragazze” (Gabriele Capelli Editore), in cui ne fa uso massimamente appropriato, forse attingendo ad un retaggio partecipe del dialetto, di cui peraltro non abusa, preservato forse dai tempi stessi, il cuore del Seicento, in cui si svolge una storia che si dipana vorticosa tra Lugano e il Ducato di Milano, con poli Mendrisio e Vimercate.
Su quel cammino, le figure che il romanzo sbalza, tra fuggiaschi e perseguitati, ce n’è più d’uno. E leggendo ci si sovviene di una vera Madonna del Restello, cui s’intitola un edificio sacro dalle parti di Castiglione d’Intelvi, “dal nome del cancello in legno – recitano le guide – che in quel luogo avrebbe sbarrato l’ingresso alla valle durante la peste del 1630”. Insomma, si va più in là del verosimile nel “Ladro di ragazze” che infatti denuncia espressamente un appiglio microstorico, ma saldo. Divenuta una fola, a Mendrisio e dintorni, quella del cosiddetto Mago di Cantone – chiromante mefistofelico, uso far rapire fanciulle e seppellirne i resti in un anfratto quanto mai sinistro nella località del suo esilio, dove spadroneggiava – è stata argomento di serie ricerche: Silini buon ultimo le ha dato forma di romanzo, non senza corredo bibliografico e, in appendice, ricognizione degli scambi di realtà sui quali instrada il proprio treno fantastico. Una vittima predestinata del Mago scampa, l’innamorato non finisce di cercarla, ecco che un nodo di borghesi e popolani, di banditi e nobili si stringe lungo un arco temporale trentennale dove pulsa l’ambiente sociale e religioso dei baliaggi svizzeri a sud delle Alpi e del Ducato di Milano in pieno XVII secolo. Geograficamente a un tiro di schioppo; anzi, la Brianza è parte integrante dello scenario, per quanto la vicenda fuori del mendrisiotto sia fulcrata su Vimercate nell’andirivieni di personaggi che s’inseguono in un incalzare di brevi capitoli, di cui è difficile abbandonare la lettura per una sorta di prensilità di pagine e personaggi, effetto di scrittura precisa, narrazione incalzante, temperamento dei personaggi, specie quelli femminili. Sarà perché è donna la superstite di protagonisti che intuisce non essere stati cancellati dal mondo: vivono infatti potentemente, prepotentemente anche, nel romanzo, tra pieghe nere – archibugiate, pugnalate letali – e inserti goticheggianti – una riga di formule magiche, in bibliografia Silini registra le fonti – e amori e sentimenti talvolta distesi su panorami letterariamente poco frequentati. È vero che Appiano Gentile è a un dipresso dal confine, ma in un romanzo il paese non aveva mai trovato lo spazio che occupa nella quarta parte, quando riprende l’accelerazione che lo conduce fantasticamente alla fine delle sue 450 pagine, del “Ladro di ragazze”. Appiano Gentile, “meta del suo prossimo lavoro pittorico”, fa da perno all’errabonda famiglia di un artista cui è stato “commissionato il restauro di una cappelleria che un gruppo di soldati ubriachi aveva fatto oggetto di tiro a segno. Avrebbe dovuto coprire con un nuovo strato di calcina il vecchio dipinto murale, stendervi sopra due dita d’intonaco e su quello affrescare la scena del matrimonio della Vergine con San Giuseppe”. Chi, che cosa avrà suggerito quell’ambientazione a Carlo Silini non fa che premiare l’ardimento della verosimiglianza del romanzo.


Scheda libro

Imposed Flat @ Impose ( Cop. Il ladro di ragazze 1b.pdf, page 1 @ Apogee Preflight )

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