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Pedro Lenz
La bella Fanny
Traduzione di Amalia Urbano

15×21 cm, 184 pp, Euro 18,00, ISBN 978-88-97308-67-6

Jackpot è uno scrittore esordiente che è alla ricerca disperata del filo conduttore del suo romanzo. Luis e Grunz sono due pittori che amano la vita e le sue bellezze. Tutti e tre si dedicano all’arte e il destino sembra non essergli sfavorevole… fino al giorno in cui entra nella loro vita la bella Fanny. Al comparire della femme fatale vacillano gli equilibri che tenevano insieme l’amicizia dei tre uomini.Per i tre artisti bohemiens il passato ritorna spesso attraverso vecchie melodie e si unisce allo scotto di aver vissuto il ‘68 in maniera spudorata.
Grande inno all’amicizia, che non sembra conoscere limiti di tempo e spazio.
Bella e intrigante la lingua di Lenz: saltella dal discorso diretto al flusso interiore con incredibile leggerezza. Unisce il colloquiale e quotidiano a profonde riflessioni sull’esistenza, senza mai annoiare.

Il romanzo, scritto con ironia, è una sorta di trascrizione dei dialoghi interiori del protagonista e scaturisce dalla tradizione narrativa orale di Pedro Lenz.

L’autore riesce con grande abilità a rendere uno spaccato del suo mondo bernese, con tutta la monotonia della vita di provincia mista di ricordi.


Pedro Lenz si è diplomato nel 1984 come muratore. In seguito ha conseguito la maturità nel 1995. Ha studiato per un semestre Letteratura Spagnola presso l’Università di Berna. Dal 2001 lavora a tempo pieno come scrittore.
Lenz scrive su diversi giornali e riviste, attualmente per la NZZ e la WOZ. Ha scritto articoli per vari gruppi di teatro e per la Radio Svizzera. Pedro Lenz vive a Olten.

Per la GCE ha pubblicato nel 2011 “In porta c’ero io!
Nel 2014 la regista Sabine Boss cura la trasposizione cinematografica del romanzo.

Premi
* Premio letterario svizzero, 1994
* Borsa di studio letteraria della città di Berna a Glasgow, 2005
* Premio alla cultura „Goldener Biberfladen Appenzell“, 2005
* Premio alla cultura della città di Langenthal, 2005
* Premio letterario del Canton Berna, 2008
* Premio letterario del Canton Berna per “Der Goalie bin ig” (In porta c’ero io), 2010
* Premio alla cultura dell’Ufficio Federale della Cultura, 2010
* Selezione al Premio svizzero del libro per “Der Goalie bin ig” (In porta c’ero io), 2010
* Premio Schiller per la letteratura per “Der Goalie bin ig” (In porta c’ero io), 2011
* Premio svizzero della scena 2015


Amalia Urbano è nata a Zurigo. Ha conseguito la Laurea in traduzione presso la Scuola Superiore per interpreti e traduttori di Trieste nel 1986 (tedesco, francese, spagnolo), ha insegnato tedesco nelle scuole secondarie superiori per 17 anni in Italia e dal 2008 al 2017 ha ricoperto l’incarico di lettrice ministeriale presso la Humboldt Universität di Berlino dove, oltre ad altri sette corsi, ha tenuto per nove anni il corso di traduzione dal tedesco in italiano. Per i suoi studenti ha organizzato numerosi incontri sulla traduzione con grandi traduttori contemporanei come Moshe Kahn, Anette Kopetzki, Marina Pugliano, Hinrich-Schmidt Henkel e altri ancora.
Ha deciso di mettere a frutto le sue conoscenze frequentando il laboratorio di formazione per traduttrici e traduttori editoriali presso la casa dei traduttori Looren.


Dello stesso autore:

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RECENSIONI/SEGNALAZIONI

 

© Leggere:tutti, n. 134 Novembre 2019, p. 49

Pedro Lenz, La bella Fanny, Recensione
di Antonella Quaglia

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Link. Leggere:tutti


© Corriere dello Spettacolo, 06.11.2019

“La bella Fanny”, il romanzo dello scrittore svizzero Pedro Lenz
di Antonella Quaglia

La bella Fanny è uno di quei romanzi che entrano in punta di piedi nella mente del lettore, per poi conquistarla irrimediabilmente. La storia del protagonista Jackpot assomiglia a quella di tanti giovani che affrontano l’esistenza pieni di dubbi sul proprio essere e sul proprio destino. Jackpot non sa ancora se riuscirà a diventare uno scrittore, e se avrà finalmente modo di badare a sé stesso senza l’aiuto di suo fratello. Nonostante questo egli si muove nella cittadina svizzera di Olten con un’apparente calma che lo fa sembrare un ragazzo felice e appagato, incurante della sua precarietà. La malinconia del monotono sobborgo di Olten è l’ambientazione ideale per far emergere le contraddizioni che in realtà risiedono nella mente e nel cuore del protagonista, risvegliato da un incontro che sconvolge la sua quotidianità e che gli offre accesso a sensazioni mai provate. Gli occhi magnetici della bella Fanny lo intrappolano in un sogno che diventa incubo, che ritorna poi un sogno che ricade nell’incubo. La ragazza sembra averlo stregato, così come è accaduto ai suoi due amici, gli anziani pittori Louis e Grunz.

E c’è chi racconta in giro che ella porti con sé una maledizione, e che frequentarla conduca inevitabilmente alla disperazione. Jackpot non crede a quelle parole e ama Fanny alla follia, si ossessiona a tal punto da rendere reali le dicerie sul suo conto. Egli si butta anima e corpo in un sogno di rapporto che non avrà mai un inizio concreto, così come sta accadendo al suo romanzo, orfano di un incipit convincente che non gli permette di dare una degna conclusione alla storia.

In questa affascinante opera in cui si riflette profondamente sull’esistenza e in cui si mettono in scena gli affanni degli amanti e degli artisti, si analizza la natura passeggera dell’amore e dell’ispirazione, a volte con ironia, altre con amarezza.

L’amore va e viene come l’ispirazione, croce e delizia di ogni scrittore, che non arriva mai al momento opportuno ma quando appare è una benedizione, e va fissata sulla pagina prima che scompaia. Jackpot si dedicherà finalmente al suo romanzo, quando l’ossessione per Fanny si sarà consumata nel suo stesso fuoco, dimenticherà sé stesso e racconterà una storia troppo a lungo rimasta in sospeso. E un giorno, forse, quegli occhi torneranno a guardarlo, e questa volta lui saprà cogliere il momento, e saprà godere di quella parentesi di vita senza dolore, senza aspettative, per il solo gusto di vivere.

Link: Corriere dello Spettacolo


© blastingnews.com, 26.10.2019

“La bella Fanny” di Pedro Lenz racconta la storia di un’ossessione

Recensione del romanzo di narrativa contemporanea, un’opera introspettiva e ironica. Libro edito dalla casa Editrice: Gabriele Capelli Editore.
di LDG (articolo) e Antonella D’Amico (video)

È una lettura piacevole e coinvolgente La bella Fanny, il nuovo romanzo di Pedro Lenz, che racconta di un aspirante scrittore vero e complesso. Lenz è uno scrittore svizzero che ha già pubblicato in Italia da Gabriele Capelli Editore con In porta c’ero io!

Un viaggio nell’anima e nella mente

Nella sua ultima opera l’autore presenta il personaggio di Jackpot, un giovane aspirante scrittore che della vita ha capito abbastanza per cercare di darne la sua personale interpretazione.

E quello che ancora gli sfugge è sviscerato dai suoi due amici pittori, Louis e Grunz, anziani abbastanza da aver visto molto e aver imparato ancora di più. Louis e Grunz hanno fatto il sessantotto, hanno conosciuto la libertà e la spregiudicatezza, hanno amato all’estremo e hanno sperimentato i propri limiti. Ancora alimentati dal sacro fuoco dell’arte, i due pittori si immergono nella vaghezza dei sogni ma sempre ancorati alle esperienze di vita vissuta, che permettono loro di razionalizzare ciò che accade.

Per Jackpot, Louis rappresenta la voce della coscienza, la parola giusta detta al momento giusto, l’illuminazione improvvisa mentre vaga nell’oscurità. Con Grunz il rapporto è più conflittuale: egli è un uomo elegante e fascinoso, che sa ammaliare con le parole e che mostra un’energia di gran lunga superiore a quella che dovrebbe avere un uomo della sua età. Ma nonostante qualche attrito l’amicizia tra i tre è solida, e rappresenta un bell’esempio di rapporto sincero e costruttivo.

Pedro Lenz costruisce un romanzo in cui i dialoghi sono molto importanti, e in cui le parole hanno un peso rilevante; nel contempo l’autore presenta un denso flusso di coscienza del protagonista, che ha una vita interiore estremamente vivace e burrascosa. Jackpot è dilaniato dalla lotta alla pagina bianca da un lato, e dalla lotta contro l’ossessione che ha stravolto la sua vita dall’altro. E Fanny è l’oggetto della sua ossessione: una ragazza bellissima, eterea, che sembra fluttuare tra i comuni mortali come se non fosse soggetta a gravità. Fanny è la modella e musa dei due anziani pittori, ed è il sogno inarrivabile di Jackpot così come di tanti altri uomini.

Amore, attrazione e ossessione

L’ossessione per Fanny sconvolge le già poche certezze del protagonista, ne monopolizza i giorni e le notti passati a cercare di incontrarla, a tentare di conquistarla. Ma Fanny appartiene solo a sé stessa, e Jackpot dovrà presto accettare che l’amore è fugace, è un attimo che va colto per poi lasciarlo andare. Perché non c’è tregua per l’animo innamorato, finché non si comprende che ogni cosa al mondo ha un inizio e una fine, come in un romanzo.

Link: blastingnews.com


© recensionilibri.org, 23.10.2019

La bella Fanny | Pedro Lenz
di Antonio Pagliuso

La bella Fanny è il titolo del nuovo romanzo dello scrittore elvetico Pedro Lenz, edito da Gabriele Capelli Editore.

Si chiama Fanny ed è lei l’ossessione di Frank, Jackpot per tutti. Il giovane uomo vive nella cittadina di Olten e avrebbe tanto a cui pensare. Come tanti giovani della sua età non ha ancora chiaro cosa fare della sua vita, bloccato dalla monotonia cronica della vita di paese, anche se coltiva il sogno di divenire uno scrittore famoso. Aspirazione che viene messa in disparte da quando è comparsa nella sua vita Fanny.

Lei ha quel fascino che solo pochissime hanno. Intendo, quell’insieme di fascino e naturalezza allo stesso tempo.

È evanescente Fanny, come suggerisce anche l’immagine riportata in copertina. L’ossessione vera e propria per la donna porterà il protagonista a terra, quasi ad abbandonare le sue aspirazioni. Il romanzo che ambisce a pubblicare, in effetti, è ben lungi dall’essere finito, nonostante l’ottimismo di Jackpot che immagina di avere la fila di editori una volta che avrà scritto la parola fine al manoscritto.

Non sono nemmeno riuscito a capire se mi aveva riconosciuto. Per me è stato molto più facile ricordarmi di lei, perché dopo aver visto una donna del genere saprei dire anche dopo mille anni dove, quando e in che situazione l’ho incontrata per la prima volta.

Jackpot sarebbe disposto a mollare tutto per l’amata – le ambizioni, i sogni di gloria, se stesso –, ma a riportalo coi piedi per terra ci pensano due amici ben più navigati ed esperti delle cose della vita di lui; entrambi una sorta di deus ex machina della storia: i vecchi pittori Louis e Grunz.

Il protagonista del romanzo si abbandonerà alle sirene del suo amore oppure troverà una soluzione meno azzardata grazie al sostegno dei due pittori?

La bella Fanny è un romanzo scritto con una spiccata vena ironica, ma in cui Pedro Lenz inietta tutti suoi più profondi intenti alla riflessione che il lettore sicuramente coglierà.

Link: recensionilibri


© piego di libri, 15.10.2019

Letteratura / Novità
La bella Fanny – Pedro Lenz

La casa editrice Gabriele Capelli pubblica La bella Fanny, il nuovo romanzo dello scrittore svizzero Pedro Lenz.

Il protagonista del romanzo di Pedro Lenz è Jackpot, un uomo col sogno di diventare uno scrittore. Jackpot vive a Olten, nel Canton Soletta, e non sa bene cosa troverà dinanzi a sé domattina, ma questa incertezza, che potrebbe procurargli un crescente senso di inquietudine, non lo turba; anzi, l’uomo si trova bene, forte della sua giovinezza, in questa condizione.

In effetti ben altro occupa la sua testa: l’amore per Fanny, una giovane misteriosa ma bella da far perdere i sensi.

È come un cielo d’inverno. Ha lo sguardo di un vitellino e un’espressione raggiante da far rizzare i capelli in testa anche a un calvo. Non mi crederai, ma penso di non aver mai dipinto una donna così bella, perlomeno non negli ultimi vent’anni. Te lo giuro. Lei, Fanny, ha proprio tutto, la grazia, la profondità di pensiero, il senso dello humour e poi ha anche un non so che di misterioso, lei è un insieme di ardore e di stile…

Un amore che ha le sembianze dell’ossessione sicché Jackpot diverrà totalmente dipendente della sua amata: un autentico amore tossico.

A soccorrerlo arriveranno due anziani pittori: Louis e Grunz. Esperti del momento che il giovane sta vivendo, cercheranno di metter chiarezza nella testa di Jackpot e di portarlo con il pensiero al romanzo che sta tentando di scrivere.

Il sostegno degli anziani amici si unirà alla passione per Fanny e Jackpot riuscirà a trovare l’incipit del suo romanzo che sarà più autobiografico di quanto non avrebbe mai pensato.

La bella Fanny è un romanzo fluido e diretto che, partendo dal tema generale dell’amore, giunge ad analizzare tutte le incertezze che possono albergare nel cuore e nella mente di un giovane innamorato intento a traversare uno dei momenti più importante della vita di un essere umano. La scrittura agile e incalzante di Pedro Lenz si inserisce in una storia con venature molto introspettive.

Link: piego di libri


© artapartofculture.net, 12 ottobre 2019

IndipendenteMente #14. La bella Fanny di Pedro Lenz
Di Isabella Molonia

Un racconto introspettivo. Una narrazione intima. Un libro che sa di spensieratezza, ma allo stesso tempo intenso. È il nuovo romanzo di Pedro Lenz, scrittore svizzero detentore di molteplici premi, intitolato La bella Fanny (Gabriele Capelli Editore).

Ed è proprio la bella Fanny uno dei cardini intorno ai quali ruota la vicenda descritta in queste pagine: una giovane ragazza, irraggiungibile e misteriosa, che reca intorno a sé un’aura di maledizione e irresistibilità.

Jackpot, il protagonista, prende un’infatuazione pesante per questa ragazza, scaturita da un semplice “Sorry!” sussurrato sull’uscio dell’atelier di Louis, un pittore amico del giovane. È proprio da qui che parte il racconto, un flusso di coscienza interminabile, intervallato a dialoghi sull’arte con gli amici di una vita, Louis e Grunz, e a viaggi alla scoperta di luoghi nuovi, di se stessi e delle persone più prossime.

Il lettore accompagna Jackpot per mano nel percorso alla ricerca del suo posto nel mondo, dell’ispirazione per la stesura del suo romanzo d’esordio, grazie al quale desidera diventare un artista a tutti gli effetti e uno scrittore conclamato, così come della realizzazione della sua storia d’amore con Fanny.

In questo viaggio quasi utopistico, in cui si riconoscono i tratti tipici della spensieratezza e dell’irrequietezza giovanile, della necessità del ragazzo di uscire dagli schemi e della volontà di realizzare il suo sogno, il protagonista viene riportato con i piedi per terra dalla presenza saggia e cosciente di Louis e Grunz: essi sono due pittori navigati, con una grande esperienza alle spalle, non soltanto riguardo l’arte, ma anche concernente la vita stessa e l’amore, effimero e caduco come lo è la stessa arte, quasi fossero due gemelli eterozigoti, estremamente diversi, ma intimamente legati.

È solamente grazie a loro che, finalmente, Jackpot riesce a razionalizzare la sua storia d’amore con Fanny, capendo che, in realtà, non è altro che una distrazione passeggera nel suo tortuoso cammino verso la realizzazione; e pian piano, pagina dopo pagina, la figura di Fanny diventa sempre più evanescente, quasi scomparendo tra le nubi che incorniciano la cittadina svizzera dov’è ambientato il romanzo: Olten.

La razionalizzazione dell’innamoramento fugace permette al protagonista di proseguire nella stesura del suo libro, riuscendo infine anche a trovare quel tanto agognato incipit che non era in grado di scovare.

L’incipit del suo racconto, quindi, sembra quasi coincidere con l’inizio della sua nuova esistenza, la prima pagina del libro della vita fatto di fogli bianchi, tutti da riempire con esperienze nuove e significative. Jackpot riesce a spiccare il volo, a districarsi da una rete che lo trattiene nel suo paese, assopito nella nostalgia di un passato glorioso, incapace di star dietro all’incedere del tempo a un ritmo straordinario, e statico nella sua quotidianità.

Una cittadina che, come si può ben capire, frena i giovani nei loro desideri, non permette loro di realizzarsi umanamente e lavorativamente, quasi obbligandoli a cercare fortuna altrove. E invece Jackpot ce la fa a ottenere il suo riscatto, senza lasciarsi sopraffare dalla monotonia e dalla malinconia che circonda la sua cittadina.

La scrittura di Pedro Lenz, dal ritmo incalzante, tiene incollato il lettore alle pagine del suo romanzo, lo invoglia a proseguire nella lettura facendosi trasportare dalle onde del flusso di coscienza del protagonista, sprofondando nei suoi pensieri e facendolo, in parte o in toto, riconoscere nel suo animo.

È una scrittura scorrevole, all’apparenza semplice e frivola, ma allo stesso tempo intensa e profonda; permette al lettore di immergersi nella complessità della mente e dell’esistenza umana, facendogli comprendere la sua natura intricata con un linguaggio accessibile a chiunque.

Sulla scia del successo avuto con il precedente romanzo, In porta c’ero io!, che ha permesso all’autore di vincere svariati premi, anche La bella Fanny ha tutte le carte in regola per diventare un romanzo conosciuto e apprezzato da molti lettori: tratta temi impegnativi, certo, quali l’amore e l’arte, ma ne parla in una maniera così leggera e scanzonata da togliere loro tutto il peso che portano con sé, permettendo a qualsiasi lettore di immergersi completamente nella narrazione.

Link: artapartofculture.net


© colori vivaci magazine, 09.10.2019

La bella Fanny: flusso di coscienza sull’amore per l’arte e sull’arte dell’amore
di Annalisa Falcicchio

Scritto dal pluripremiato autore svizzero Pedro Lenz, tradotto in italiano da Amalia Urbano e pubblicato in Italia dalla casa editrice Gabriele Capelli Editore, La bella Fanny è un romanzo ironico e introspettivo, che conduce in un viaggio nell’anima e nella mente di Jackpot, l’aspirante scrittore protagonista della narrazione. La vicenda è ambientata in Svizzera, per la precisione nel comune di Olten, paese circondato da un’aura di piattezza e malinconia, dove il tempo appare immobile e la vita sembra svolgersi nella nostalgia del passato. Il libro ruota intorno alla vita interiore di Jackpot, al suo bisogno imprescindibile di trovare un senso alla natura sfuggente dell’amore e dell’arte, e al suo desiderio apparentemente inesaudibile di trovare il suo posto da artista in un mondo frenetico e quasi impossibile da raggiungere.

Jackpot, il cui vero nome è Frank, è uno scrittore alle prime armi, che cerca nella sua quotidianità e nei suoi incontri il filo conduttore del suo romanzo. Avanza quasi in punta di piedi nella cittadina svizzera dove vive, quasi per paura di turbare quella tranquillità e noia che tanto la caratterizza. Le sue giornate trascorrono tra riflessioni e incontri, in particolare con due artisti, Louis e Grunz, due pittori amanti della vita e delle bellezze che essa offre. Le conversazioni con loro, le riflessioni profonde e la profonda esperienza lo conducono per mano alla scoperta e all’amore per l’arte, fino a quando il loro equilibrio, all’apparenza solido, ma in sostanza caduco e precario, viene interrotto dalla comparsa di una vera e propria femme fatale, la bella Fanny: una presenza improvvisa che fa il loro rapporto di amicizia. È l’arrivo di una donna che, a detta di un amico di Jackpot, è portatrice di una maledizione, che si cela dietro la sua aurea angelica e misteriosa. Il passato e i ricordi di una vita trascorsa iniziano a prendere il sopravvento in molti momenti della quotidianità dei tre artisti, attraverso vecchie melodie e il pensiero di aver vissuto il ’68, che fanno da sottofondo a un vero e proprio inno all’amicizia, senza la quale anche l’amore perde significato, perché rappresenta un appiglio sicuro, nel tempo e nello spazio, che non lascia mai precipitare nel baratro che, spesso, la sofferenza per amore apre, lacerante, dentro ognuno di noi.

La scrittura di Lenz è particolare e coinvolgente: alternando i dialoghi con il flusso di coscienza, permette al lettore di lasciarsi trasportare, pagina dopo pagina, dai pensieri di Jackpot, dalla sua inquietudine, dalla sua quotidianità, che, nella loro semplicità, acquisiscono man mano una sorta di straordinarietà. E così, il lettore accompagna questo giovane uomo alla ricerca del suo posto nel mondo, rendendosi partecipe del suo essere “felice di non essere potente e potentemente felice”, ma allo stesso tempo malinconico e disincantato; una ricerca che scorre in una tranquillità apparente, improvvisamente interrotta dall’arrivo di questa giovane donna che, come si evince dall’inizio del romanzo, stravolge in maniera profonda la sua vita, entrandone a far parte in modo prepotente, e coinvolgendolo in un amore devoto, passionale, angoscioso, quasi morboso: una passione che letteralmente brucia la sua lucidità, intossica i suoi pensieri e divora la sua anima. I due anziani amici pittori si rivelano fondamentali in questo momento così delicato, rivestendo un ruolo molto importante: quello della coscienza del giovane, che gli dà la possibilità di ritornare alla realtà nonostante l’irrequietezza giovanile, facendogli capire la dolorosa tangibilità della fugacità dell’amore, così come fugace è anche l’arte.

Siamo di fronte a un romanzo semplice, diretto, ma che, nel prosieguo del racconto, si svela in tutta la sua complessità e profondità; è un romanzo che, parallelamente, riflette anche sull’amore, sulla sua presenza ma anche sulla sua assenza, sul bisogno e la brama di un giovane che attende disperatamente l’inizio di una storia d’amore con una donna stupenda, così come anela angosciosamente all’ispirazione per un incipit degno di questo nome per il suo romanzo.

La bella Fanny, quindi, parla di arte e di amore, di amore per l’arte e dell’arte dell’amore, dando al lettore la possibilità di perdersi in un flusso di coscienza talvolta incomprensibile, talvolta troppo profondo da perdercisi dentro, talvolta così realistico e veritiero da potersi, intimamente, riconoscercisi dentro.

Link: colori vivaci magazine


© ukizero, le muse, 3.10.2019

Intervista a Pedro Lenz, autore del romanzo “La bella Fanny”
by ukizero

Uscito l’ultimo romanzo del pluripremiato autore svizzero. Un’opera introspettiva che accompagna il lettore alla scoperta dell’anima e della mente di un ragazzo che sta cercando il suo posto nel mondo.

Pedro Lenz ha intrapreso la sua carriera letteraria nel 2001. Scrive inoltre su diversi giornali e riviste, per vari gruppi di teatro e per la Radio Svizzera. In Italia ha pubblicato “In porta c’ero io!” (Gabriele Capelli Editore, 2011), vincitore di diversi premi letterari, e nel 2014 la regista Sabine Boss ha curato la trasposizione cinematografica del romanzo. “La bella Fanny” è il suo ultimo lavoro, tradotto e pubblicato in Italia nel 2019 da Gabriele Capelli Editore.

Di cosa tratta la sua nuova opera La bella Fanny?
In realtà è una storia sull’amicizia, sull’amore e sull’arte. È anche un omaggio ad alcuni amici artisti di Olten.

Quali sono state le fonti di ispirazione per il suo romanzo?
Questi amici artisti che mi hanno ispirato sono due pittori ultra 70enni di Olten, amici miei, tipi eleganti, bohemiens, di grande spirito e amanti della vita notturna.

Jackpot, Louis, Grunz e Fanny sono personaggi intensi e tridimensionali, di quelli che lasciano un segno profondo nel lettore. Qual è il personaggio de “La bella Fanny” che più ha amato caratterizzare, e perché?
Ho preferito caratterizzare Jackpot. Attraverso i suoi occhi vediamo tutte le altre figure. Inoltre il suo amore per Fanny lo acceca. Idealizza la giovane donna, di cui in realtà sappiamo poco. È Jackpot che ci rivela quasi tutto di quello che sappiamo su Fanny.

Il protagonista de “La bella Fanny”, Jackpot, è un aspirante scrittore. C’è una componente autobiografica nel suo personaggio?
In effetti ci sono legami autobiografici tra noi. Per molti anni anch’io non mi sentivo accettato come scrittore. Che un giorno avrei pubblicato libri lo credevamo solo io, mio padre ed alcuni cari amici. Gli altri consideravano le mie ambizioni come sogni, così come per Jackpot.

Il romanzo “La bella Fanny” è ambientato nella cittadina svizzera di Olten. Quali sono i motivi della sua scelta? Che valore aggiunto ha apportato questa ambientazione alla sua storia?
Scrivo sempre volentieri di luoghi che conosco bene. Olten è una città in cui vivo da 10 anni. Amo città piccole, la Svizzera è ricca di cittadine. Chi nel nostro paese non ama le città piccole, va in montagna o all’estero.

Nel 2014 la regista Sabine Boss ha curato la trasposizione cinematografica del suo primo romanzo tradotto in Italia, dal titolo “In porta c’ero io!”. Ci racconta qualche dettaglio sulla sua opera e sulla sua trasposizione?
“In porta c’ero io!” era un romanzo sulla fine degli anni 80, periodo in cui molti giovani erano distrutti dall’eroina. Spesso erano persone sensibili e dotate che finivano nell’ambiente della droga. Il protagonista di “In porta c’ero io!” vuole liberarsi dal mondo della droga e iniziare una nuova vita. Ma il suo passato lo raggiunge di continuo. Quando Sabine Boss ha girato il film, ha dovuto evidentemente adattare il libro. La trasposizione cinematografica non racconta esattamente la stessa storia, ma lo spirito è rimasto intatto. Il risultato è un film meraviglioso con attori fantastici.

Quali sono tre motivi importanti per i quali si dovrebbe leggere “La bella Fanny”?
Ci si immerge nel colorato mondo artistico. Si scopre qualcosa sulla pittura, sull’amore e sull’amicizia. Spero anche che il libro possa sorprendere il lettore.

Link: ukizero


Il libro più venduto nella Svizzera italiana
4.10.2019

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La bella Fanny” è in vetta alle classifiche. Complimenti a Pedro Lenz e un ringraziamento ai lettori.


© Leggere: tutti, 02.10.2019

Intervista a Pedro Lenz, “La bella Fanny”
A cura di Leonardo Biccari

«Ci presenta il suo romanzo La bella Fanny?».
La bella Fanny è un romanzo sull’amicizia tra artisti, sulla creazione artistica e sull’amore.

«Jackpot è un protagonista complesso, sfaccettato, estremamente umano. Ci racconta come è nato, e cosa o chi ha ispirato la sua caratterizzazione?».
Jackpot è nato poiché cercavo una figura narrante che non fosse neutrale, un narratore che raccontasse in modo soggettivo. Mi risulta più facile raccontare attraverso una figura, che non tramite una voce narrante onnisciente. La sfaccettatura di Jackpot si è sviluppata con il racconto. Cerca un suo ruolo nel mondo dell’arte, ma dubita di se stesso. È il destino di molti artisti.

«Ne La bella Fanny si parla di amore, del colpo di fulmine che squarcia l’anima, e dell’ossessione che a volte può accompagnare l’innamoramento. Jackpot è abbagliato da Fanny, ed è trascinato in un vortice di sentimenti che lo stravolge. Non è un caso che il giovane regali all’amico Grunz la raccolta di poesie di Charles Bukowski L’amore è un cane che viene dall’inferno. Dal suo romanzo: “Quando il treno è partito, ho visto Fanny sparire nel sottopassaggio. E quando non l’ho più vista, mi è sembrato che lo scompartimento diventasse un po’ buio”. Fanny ha tutte le caratteristiche della “femme fatale”, della donna che fa girare la testa a ogni uomo che incontra. Ci parla più nel dettaglio di questo interessante personaggio femminile?».
In realtà come lettori non capiamo come sia veramente Fanny. Principalmente la vediamo attraverso gli occhi dell’innamorato, quindi danno un quadro sfocato. Anche i pittori Grunz e Brunner hanno un’immagine molto personale di Fanny. Lei stessa nel romanzo parla e agisce piuttosto poco. La figura di Fanny resta enigmatica e il lettore può quindi farsi una propria immagine del personaggio.

«Ne La bella Fanny trova molto spazio anche la riflessione sull’arte e sugli artisti in generale, una riflessione a volte amara e disincantata, in cui l’arte è definita sfuggente, come lo è l’amore. Ha detto Thomas Mann: “Lo scrittore è un uomo che più di chiunque altro ha difficoltà a scrivere”. Jackpot è spesso mostrato nella sua accanita e a volte fallimentare lotta giornaliera contro la pagina bianca, e nel romanzo sono molto interessanti le parti in cui Louis, un anziano pittore, cerca di aiutarlo a destreggiarsi tra gli ostacoli della sua neonata carriera di scrittore. Come sono stati i suoi inizi come autore di narrativa? Quali sono stati i suoi maestri?».
L’inizio della mia carriera di scrittore è stato ancora più difficile di quello di Jackpot. C’è voluto molto tempo prima di sentirmi accettato e rispettato nel mondo della letteratura. Soprattutto nei primi 5-10 anni sono stato molto grato ai colleghi più anziani che mi hanno motivato e incoraggiato. Gli scrittori svizzeri Beat Sterchi e Jörg Steiner sono stati molto importanti per me.

«Cosa significa per lei scrivere e raccontare storie?».
Scrivo per capire. Scrivere e raccontare per me è essenziale, direi esistenziale. Non potrei vivere senza letteratura.

«Ne La bella Fanny è presente molta musica, che per Jackpot rappresenta un momento di pace, di riflessione, di condivisione di emozioni universali. C’è una colonna sonora che consiglierebbe da tenere di sottofondo mentre si sta leggendo il suo romanzo?».
No, la colonna sonora deve essere personale! Ognuno reagisce differentemente alla musica. Nel libro i brani musicali sono come piccoli commenti di quello che succede. Ma non so quali emozioni provocano nel lettore.

«Jackpot è un personaggio a cui ci si affeziona in breve tempo. Ha in programma di scrivere una continuazione della sua storia?».
No, per il momento no, sto lavorando ad un romanzo con un’altra figura narrante, un apprendista muratore diciassettenne. Ma chi lo sa, magari un giorno tornerò su Jackpot…

Link: Leggere: tutti


© RSI RETE UNO – Librintasca, 27.09.2019

Pedro Lenz e la bella Fanny
A cura di Rossana Maspero

Protagonisti di La bella Fanny di Pedro Lenz (ora tradotto in italiano per Gabriele Capelli editore) sono tre amici: l’aspirante romanziere Frank – detto Jackpot – e due pittori: Luis e Grunz che si frequentano parlando di sè, della loro vita più o meno bohemienne, del passato e dell’arte, quando sulla scena irrompe la giovane e bellissima quanto inarrivabile Fanny. L’entrata in scena della femme fatale destabilizza e modifica i rapporti tra i tre amici, che a diverso titolo sono ammaliati e incantati dal fascino di Fanny.

Il libro si sviluppa con ironia attraverso l’infatuazione, le sensazioni e le emozioni che la stessa suscita in Jackpot. Fanny diventa così un filtro attraverso il quale Pedro Lenz ci racconta il mondo, il passato e il rapporto con i due amici. Da qui emergono anche considerazioni su l’amore, l’arte, e la vita.

Un romanzo breve e un inno contemporaneamente all’arte e alla normalità che ci tuffa nella quotidianità e nella testa del protagonista con passaggi continui tra discorso indiretto libero e flusso interiore.

Link: Librintasca


© domani press, 25.09.2019

Letteratura indipendente
“La bella Fanny”: l’ultimo romanzo del pluripremiato autore svizzero Pedro Lenz

“La bella Fanny” è l’ultimo romanzo del pluripremiato autore svizzero Pedro Lenz. È un opera introspettiva, che accompagna il lettore alla scoperta dell’anima e della mente di un ragazzo che sta cercando il suo posto nel mondo: Jackpot, il cui vero nome è Frank. La vicenda si svolge nella cittadina svizzera di Olten, circondata da un’aura malinconica e piatta, in cui la vita si svolge sempre con gli stessi ritmi, senza interruzione alcuna, quasi il tempo fosse immobile.

È una narrazione interiore, che mostra come il protagonista stia cercando di trovare il modo per affermarsi, per soddisfare il suo desiderio di diventare uno scrittore e così, finalmente, di poter riscoprire la sua identità. Un ruolo fondamentale in questo suo percorso ce l’hanno due pittori, Louis e Grunz, più anziani di lui, i quali rappresentano la sua coscienza e che fungono da guida non soltanto nel suo percorso per diventare un artista, ma anche nel suo cammino a braccetto con l’amore. Come racconta il protagonista stesso all’inizio del romanzo, narrato in prima persona, un incontro improvviso fuori dall’atelier dell’amico Louis gli ha sconvolto profondamente la vita: quello con la bella Fanny, una ragazza che, si scoprirà poi, studia all’Accademia di Belle Arti, ed è l’allieva prediletta di Grunz.

Questa giovane donna si rivela essere una vera e propria femme fatale, che, con i suoi modi di fare, ammalia profondamente Jackpot; il giovane è infatuato a tal punto che la ragazza diventa una vera e propria fissa, fino quasi a distrarlo dal suo “compito” di portare a termine il suo romanzo. Un’infatuazione che, grazie all’aiuto degli amici pittori, con grande esperienza sia nell’arte che nell’amore, pian piano si affievolisce, rendendo la figura di Fanny, verso la fine del romanzo, una presenza effimera ed evanescente, e permettendo al protagonista di proseguire nella stesura del suo libro d’esordio. Un romanzo al quale, però, manca un incipit, la parte più importante, ma allo stesso tempo più complessa da scovare. È una ricerca che è metafora anche del suo costante anelare verso l’inizio della sua vita vera, una vita da artista, da scrittore affermato, dalla cui penna scaturiscono storie che affascinano la gente.

Tra divagazioni sull’arte e sul passato, che richiamano alla mente l’attivismo dei due pittori durante il ’68, la narrazione si dipana tra le pagine permettendo al lettore di immergersi completamente nel flusso di coscienza del protagonista, che riflette sulla sua vita, sull’arte e sull’amore da un punto di vista quasi disilluso, inesperto e bisognoso di una guida. Una guida che serve a riportarlo alla realtà, a domare la sua irrequietezza giovanile, e a fargli scoprire la dolorosa verità della fugacità dell’amore, così come dell’arte e dell’ispirazione.

Attraverso una scrittura semplice, diretta e agile, Lenz ci fa invece conoscere un animo profondo e complesso, la verità talvolta crudele e amara sull’arte e sulla professione dell’artista, la necessità da parte di un qualsiasi artista di andare oltre il suo vissuto per fare arte nel senso più puro del termine, e l’importanza del saper cogliere la realtà e trasformarla, seguendo il proprio estro, per creare delle opere d’arte degne di questo nome. Allo stesso tempo, il romanzo parla al lettore dell’amore: della sua presenza, ma anche della sua assenza; dell’attesa disperata di un innamorato perché la sua storia con una ragazza stupenda, ma all’apparenza irraggiungibile, inizi; di come l’innamoramento così profondo influenzi l’esistenza intera di qualsiasi persona lo sperimenti.

Passando in maniera prepotente dal discorso diretto, alla narrazione delle vicende, al flusso di coscienza del protagonista, l’autore fa una commistione di quotidiano e colloquiale con riflessioni più profonde sull’esistenza umana, riuscendo a restituire al lettore in maniera esemplare la monotonia della vita di un paese provinciale, dove la quotidianità sembra troppo immersa nei ricordi e nel passato per poter veramente vivere la realtà presente e futura. È una narrazione intrigante, intensa, ma allo stesso tempo brillante e leggera, che coinvolge il lettore senza annoiarlo mai.

Link: domanipress


© Diderot, RSI RETE DUE, 11.09.2019

Pedro Lenz: “Die schöni Fanny” ovvero “La bella Fànny”
di Barbara Camplani

Link: Diderot


© Turné, RSI LA1, 14.09.2019

Pedro Lenz alla Casa della letteratura.
Claudia Iseli intervista l’autore bernese sul suo romanzo La bella Fanny, appena tradotto in italiano, Gabriele Capelli Editore.

Video RSI/Turné: La bella Fanny di Pedro Lenz
dal minuto 05.30

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© EXTRA SETTE, 13.09.2019, p. 20

Tra le righe
Nuove uscite e sorprese in libreria
a cura di Sergio Roic

Quella musa tentatrice di Zofingen

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© La lettrice assorta, 10.09.2019

LA BELLA FANNY BY PEDRO LENZ
Lettrice Assorta

Questa settimana ho avuto l’occasione di leggere in anteprima LA BELLA FANNY di Pedro Lenz, edito da Gabriele Capelli Editore e tradotto dallo svizzero tedesco da Amalia Urbano.

La bella Fanny è un romanzo dal carattere fresco e dinamico, ambientato nello sfondo del contesto bernese. Protagonisti assoluti, due pittori e un romanziere, la cui indissolubile amicizia viene profondamente scossa dall’incontro con una donna speciale. “È come un cielo d’inverno. Ha lo sguardo di un vitellino e un’espressione raggiante da far rizzare i capelli in testa anche a un calvo.”.

Il libro è il racconto in prima persona di Frank, detto Jackpot dagli amici, e si dipana attraverso una sagace narrazione degli eventi, impreziosita da brillanti dialoghi.

Centro nevralgico della trama, l’incontro con Fanny, che destabilizza i tre amici. In particolare Jackpot, romanziere alla perenne ricerca d’ispirazione, rimane molto colpito dalla donna la quale diventa per lui quasi un ossessione, al punto da sentirsi spinto perfino a seguirla di nascosto, e provare gelosia nei confronti di Louis e Grunz, amici pittori settantenni, che stanno lavorando con lei per realizzare dei quadri. Questa infatuazione diventa una sorta di lente, attraverso la quale l’aspirante romanziere osserva i suoi amici e il mondo. Le domande che pone loro, con un inedito interesse, danno vita a sfavillanti discorsi e considerazioni sull’amore, l’arte e l’esistenza in generale. Interessanti le incursioni nel passato di Jackpot attraverso i suoi pensieri estemporanei che, alla stregua delle macchie di Rorschach, evocano collegamenti con episodi della sua vita passata, volti a spiegare alcuni aspetti del suo carattere. Come, per esempio, il momento in cui l’uomo riflette sulla motivazione, e come questa sia qualcosa di impagabile; ritorna con la mente a quando da ragazzino ha risparmiato per potersi comprare una bici da corsa, coadiuvato dal fatto che suo padre era un accanito tifoso delle corse ciclistiche. L’improvvisa perdita del padre gli fa capire che per lui “quello che abbiamo dentro è il motore e quello che abbiamo fuori è la scintilla. E quando suo padre è morto, il motore c’era ancora, ma senza la scintilla per l’accensione non poteva più farlo partire.” Queste riflessioni di Jackpot, assieme ai dialoghi assolutamente umoristici, mondani e brillanti, sono il punto di forza di questo romanzo. A fare la parte del leone anche il sentimento dell’amicizia, indissolubile e forte. Una storia positiva, vivace, adatta a tutti.

Link: La lettrice assorta


© Corriere del Ticino, 10.09.2019

Esce anche in italiano il bel romanzo del fenomeno letterario rossocrociato Pedro Lenz
a cura di Carlo Silini

PDF: CDT-LENZ -10_09_2019-24


© Circolo dei libri, 06.09.2019

Pedro Lenz, La bella Fanny
Gabriele Capelli editore
Recensione a cura di Michele Fazioli

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Video recensione

Un libro un po’ romantico senza sbavature, un po’ alcolico senza cattiveria, stravagante, che racconta di persone sempre un po’ ai margini dei meccanismi ben oliati di benessere e successo. Dalle parti di Olten, nelle periferie del canton Berna. Gente che fa fatica ma ha ambizioni grandi in campo artistico.È il secondo romanzo di Pedro Lenz, il quale scrive i suoi libri in “berndütsch”, il dialetto-lingua della sua regione e aveva nove anni fa sorpreso il mondo letterario elvetico con un primo romanzo spigliato, fresco, divertente, con qualche malinconia ben dosata: “In porta c’ero io” (Capelli editore). In “La bella Fanny” (sempre edito in italiano da Capelli, tradotto da Amalia Urbano) il protagonista è un giovanotto che ha passato di poco la trentina, si definisce scrittore ma insomma di finito e compiuto a dire il vero non ha ancora scritto nulla. Però ci crede e si dà da fare, fra slanci e pigrizia. Gli danno fiducia solidale alcuni, pochi amici, soprattutto un paio di artisti pittori sulla settantina, tenacemente legati una vocazione che ha dato loro molta speranza, qualche labile successo ma soprattutto poche risorse finanziarie. Ma anche loro ci credono. Poi compare la bella Fanny, una giovane donna davvero molto, molto bella, intorno alla quale lo scrittore in divenire (innamorato cotto) e gli artisti attempati (abbastanza presi anche loro), ronzano come falene attorno a una lampada accesa. Pochi protagonisti, dunque, abbastanza sfaccendati e strani, intorno alla luce della bella Fanny, la quale è poco acciuffabile ma quando c’è si fa sentire, in tutti e cinque i sensi. I maschi sono, come s’è detto, un po’ marginali, con un piede nell’indigenza decorosa e un altro nell’ambizione di lasciare un segno, un guizzo di verità artistica. Fra lo scrittore che non scrive ma forse scriverà e gli artisti che hanno molto dipinto con molta fatica ( se hanno talento, esso è abbastanza misconosciuto) scoppietta e anzi arde come un fuoco un’amicizia che dura, con ironia sdrammatizzante e affetto profondo. Forse la vera protagonista di questo romanzo è proprio l’amicizia, più ancora che l’amore il quale, si sa, è sempre un po’ complicato, ineffabile e spesso sfuggente. Il linguaggio del romanzo è acqua viva della parlata discorsiva dialettale, una simpatia gergale di dialoghi e bevute e chiacchierate infinite in atelier, caffè e appartamenti, e struggimenti d’amore e gelosie patetiche e forse inutili. C’è la freschezza goffa di un grande innamoramento maldestro e un po’ doloroso, come tutti gli innamoramenti dei giovanotti buoni, imprecisi, dotati e svagati. Simpatici. I suoi avversari in amore, acciaccati dagli anni, non lo sono poi davvero ma sono soprattutto amici. E Fanny è da adorare ma anche imprendibile, da non possedere: come molti amori, come l’espressione artistica, cui si può fare la corte con tenacia e fedeltà per tutta la vita. Un romanzo arioso, che racconta la compagnia di giro di tipi un po’ squinternati ma pieni di empatia.

Link: circolodeilibri.ch

4 thoughts on “Pedro Lenz “La bella Fanny”

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