“Pellegrino di cemento. Le Voyage d’Orient a 100 anni da Le Corbusier” di Flavio Stroppini… in serbo.
“Pellegrino di cemento. Le Voyage d’Orient a 100 anni da Le Corbusier”, il romanzo di viaggio di Flavio Stroppini, sarà tradotto in serbo e uscirà per la casa editrice Karpos publishing House.
Link: Karpos publishing House
La versione originale:

Una storia raccontata in viaggio.
Nel 1911, Le Corbusier lasciò Berlino ed intraprese un viaggio che sarebbe durato fino alla fine dell’anno e lo avrebbe condotto attraverso la Germania, la Boemia, l’Austria, i Balcani, la Romania, la Bulgaria, l’Ungheria, Istanbul, Atene, fino al Monte Athos, per poi ricondurlo in Svizzera attraverso l’Italia. Chiamò l’esperienza “Voyage d’orient”. Oggi cosa rimane? Perché non raccontare il viaggio di Le Corbusier cento anni dopo, ripercorrendolo?
Non sono un architetto.
Mi affascina l’architettura.
Ma io racconto storie.
Il ritmo mi cattura. Attraverso la Penisola Calcidica, su e giù con la corriera: baie, calette, speroni di roccia. Salonicco: l’eterno sciopero. Verso sud, la Macedonia. La Grecia come le poesie di Elitis La Grecia che con passo sicuro entra nel mare/ La Grecia che mi reca sempre in viaggio/ sui monti nudi gloriosi di neve. Verginia, Dion, Ena potìri nerò crìo, Un bicchiere d’acqua fresca. Il mare a sinistra e l’Olimpo avvolto dalle nebbie sulla destra. Penso a Urano spodestato da Cronos che sposa la sorella Cibele, che partorisce Zeus allevato dalla capra Amaltea, dall’ape Melissa e dall’orsa Klibosura e poi a tutta la mitologia. A Volos gli Argonauti, a Pelio i Centauri. Salite, capre, taverne, discese, pescatori. Perdo la strada e la ritrovo. Gente, chiacchiere, racconti, camelie e olive come carne. Fino alle Termopili, aggrappandomi alla strada sul Parnaso, già in Tessaglia e giù, a rotta di collo, con la motocicletta di Nestor: centauri con due teste. Fino a Itea, l’antica Kirra, porto di Delfi: montagne attorno bruciate dal sole. Mangio, bevo. Le Corbusier scriveva Sono ubriaco come una vacca! Io ho bevuto una tale dose di grappa che tutto mi scappa. Dormo, mi ritrovo e salgo attraverso il mare degli ulivi fino a Delfi, ombelico del mondo antico, dove l’oracolo, scriveva Eraclito, Non rivela la verità, soltanto ne fornisce i segni. All’altare d’Apollo mi fermo. Mi siedo. Respiro. Guardo e ascolto il mondo.
Per poco: cerco Atene.
È questo il viaggio. Sorprendersi continuamente, cambiare mezzi, arrangiarsi. Sono leggero, libero, vivo. Non mi trascino più. Galleggio.
