«Un romanzo potente e straordinario», “La moglie” di Anne-Sophie Subilia – Mille Splendidi Libri e non solo


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© Mille Splendidi Libri e non solo, 14.11.2023

La moglie di Anne-Sophie Subilia – Gabriele Capelli Editore

“È come se la casa fosse emersa dalla sabbia sotto forma di cubo e si fosse indurita naturalmente all’aria. La casa è sabbia, e la sabbia entra da tutte le parti. Te la ritrovi nei nodi del tappeto, sotto il tappeto, in bocca, nella frutta appena tagliata. Scricchiola e scrocchia sotto i denti come sale.”

Titolo: La moglie
Autrice: Anne-Sophie Subilia
Edizione: Gabriele Capelli Editore
PP:160
Traduzione di Carlotta Bernardoni-Jaquinta

Recensione di Loredana Cilento

Anne-Sophie Subilia, pluripremiata romanziera e poeta svizzera-belga, arriva in Italia grazie a Gabriele Capelli Editore con la traduzione di Carlotta Bernardoni-Jaquinta, con un romanzo che involontariamente coincide con i drammatici eventi nella striscia di Gaza. “La moglie”, il romanzo vincitore del Premio Letterario Svizzero 2023, ci riporta a Gaza nel 1974, un anno dopo la Guerra del Kippur, quarto conflitto arabo-islaeliano dopo la creazione dello Stato di Israele e dove sono ben visibili le macerie, i blindati carbonizzati e i cadaveri di giovani soldati.

Vivian Desarzens, un delegato svizzero del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), si trova in missione accompagnato dalla moglie inglese Piper, di cinque anni più grande, di padre britannico e madre svizzera, Piper lascia la sua vita benestante per seguire il marito nella sua missione umanitaria, scacciando senza risultato quella sabbia che penetra ovunque, che scricchiola sotto i suoi sandali.

Spesso lasciata da sola, la donna, la moglie, protetta dalla bandiere del CICR sulla sua nuova casa, annoiata anche dalle serate del venerdì al Beach Club con gli altri expat, si guarda intorno. Incontri speciali come il vecchio giardiniere Hadj che non riesce a trovare suo fratello in prigione, o la piccola Naima che vive sulla spiaggia in una baracca che presto sarà abbattuta.

“Si rimbocca le maniche, libera Naima dal suo regalo, parlandole in un francese stentato che la bambina non capisce. Non ho idea di cosa bisogna fare con dei granchi. Scoppia a ridere nervosamente.”

Ma a dare una scossa alla sua inquietudini è l’incontro con un neonato abbandonato in ospedale, al quale darà un nome, se ne prenderà cura ma poi sarà adottato.

Il conflitto israelo-palestinese è un’eco, un riverbero nel vortice emozionale della protagonista, l’autrice lo cotestualizza nella quotidianità dei personaggi che inevitabilmente ne risentono, come i controlli alle frontiere, gli sguardi ostili degli uomini, la mancanza di corrente, le perquisizioni in spiaggia.

La protagonista viene chiamata “la donna” nome comune di persona, accentuando “l’essere femminile” in un contesto dove il ruolo delle donne è marginalizzato alla casa, al marito, ai figli, Piper è una donna che rappresenta altre donne, che in tutti i modi vuole sradicare il concetto di minoranza di genere emanciparsi dall’essere semplicemente la moglie di…

Affascinata da Mona, la psichiatra fuori dal comune, che ha fondato un’associazione dedicata alle prigioniere e ai prigionieri rilasciati e alle loro famiglie, scegliendo di non sposarsi e di istruirsi per aiutare le persone in difficoltà.

“Come definire l’insolita attrazione che la moglie del delegato prova per Mona?
Non è invidia, piuttosto ispirazione.”

La moglie incarna l’archetipo di ogni donna, una fra tante, Piper è però privilegiata in un tessuto di estrema povertà, si metterà in discussione, vincerà i suoi dubbi e deciderà di restare a Gaza, rifiorendo come il suo giardino…

“Adesso quel posto è un pozzo di sole, un’incantevole gloriette. Si sta così bene. La donna rimane a bocca aperta per la gratitudine. Hadj e i suoi figli hanno pulito tutto per liberare la vegetazione preesistente. Limoni, buganvillee, un kumquat in piena fioritura che non avevano ancora visto. Rivolte verso i limoni, due poltrone di vimini, ormai grigie per l’usura, danno le spalle a una pianta sconosciuta e rigogliosa, molto profumata, che non è né vigna né kiwi, ma anche lei rampicante”

Una costruzione narrativa evocativa e poetica senza mai essere banale o edulcorata, le parole si trasformano in immagini e le immagini in un romanzo potente e straordinario.

Anne-Sophie Subilia (Losanna, 1982) è svizzera-belga. Ha studiato letteratura francese e storia all’Università di Ginevra. Si è laureata all’Istituto letterario svizzero di Bienne. Poeta e narratrice, è autrice di L’Épouse (Zoé, 2022), abrase (Empreintes, 2021, borsa di studio Pro Helvetia), Neiges intérieures (Zoé, 2020, Zoé poche 2022), Les hôtes (Paulette, 2018), Qui-vive (Paulette, 2016), Parti voir les bêtes (Zoé, 2016, Arthaud poche 2018, borsa Leenaards) e Jours d’agrumes (L’Aire, 2013, premio ADELF-AMOPA 2014). Con L’ÉpouseLa moglie – ha vinto un Premio svizzero di letteratura 2023.

TRADUTTRICE
Carlotta Bernardoni-Jaquinta si è laureata in letteratura francese e russa all’Università di Losanna. Traduttrice e moderatrice, collabora con diverse manifestazioni e istituzioni culturali

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