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© Tio, 23.06.2021

Un viaggio nell’“Amsterdam svizzera” dei primi anni 2000
Ecco “Indelebile”, il nuovo romanzo dello scrittore Luca Brunoni.
di Patrick Mancini

LUGANO – Un viaggio nell'”Amsterdam svizzera” dei primi anni 2000. È quanto propone lo scrittore luganese Luca Brunoni con “Indelebile” (Capelli Editore), il suo terzo romanzo.

Partiamo da questa copertina rossa e da questo strappo attraverso il quale si vede lo sguardo di un ragazzo.
«Indelebile combina una trama dalle tonalità noir con un lato più intimo e introspettivo. L’immagine li incorpora entrambi: ha qualcosa di misterioso e allo stesso tempo è come se il giovane guardasse il mondo da dietro una barriera che lo tiene intrappolato».

Il protagonista convive con un segreto.
«Gionata ha ventiquattro anni e vive tra turni in fabbrica e piccoli traffici illegali, in una sorta di limbo. Siamo nella Lugano dei primi anni 2000, quelli in cui la città si era guadagnata il soprannome di “Amsterdam svizzera”. L’equilibrio si spezza quando il passato torna a bussare, attraverso una ragazza persa di vista da anni. Allo stesso tempo gli affari prendono una brutta piega, e Gionata si trova trascinato in un vortice pericoloso».

Il libro trasmette il senso dell’irreversibilità di determinate azioni.
«Nel periodo tra la gioventù e l’età adulta si commettono tante sciocchezze, ma nella maggior parte dei casi non succede nulla di grave. Indelebile racconta di una situazione in cui le cose sono andate per il verso sbagliato, e della coda di conseguenze che il protagonista si trascina: una ricerca di redenzione che si scontra con la realtà».

A proposito di realtà, la Lugano di quel periodo è raccontata in modo molto vivido. Siamo di fronte a un romanzo di fantasia o ispirato a una storia vera?
«È un romanzo di fantasia nutrito da tante storie vere, in particolare per ciò che concerne la parte più introspettiva. Per l’ambientazione mi sono basato sull’esperienza diretta. Sono nato e cresciuto a Lugano, e il romanzo è anche una lettera d’amore alla mia città e alla mia generazione».

I riferimenti al periodo infatti sono tanti: dalla chiusura dei canapai ai Nokia, agli skateboard, ai modi di vestire…
«Ho cercato di utilizzare un immaginario e una voce legati alla mia generazione per parlare anche alle altre, più giovani o più vecchie. Ho anche provato a fotografare una Lugano che in parte è già scomparsa: molti luoghi sono cambiati, sono quasi irriconoscibili. Ogni dettaglio però non è fine a sé stesso, ha un ruolo nella storia, che rimane sempre in primo piano».

L’uscita del libro è stata accompagnata da un interessante book trailer. Come è nata l’idea?
«Il romanzo ha un taglio cinematografico, e mi piaceva l’idea di presentarlo come un film. Non è semplice racchiudere un libro in trenta secondi ma le immagini aiutano. L’importante è realizzare uno storyboard, immaginare già il ritmo del montaggio prima di passare alle riprese. Mi sono divertito a realizzarlo e spero che invogli alla lettura».

Link: TIO



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