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Luca Brunoni
Silenzi
15×21 cm, 200 pp., EURO 18,00
ISBN 978-88-97308-88-1

Disponibile anche in versione digitale su più piattaforme

Jasmin Mattei legge “Silenzi” – Lettura 1 (00:04:49)
Jasmin Mattei legge “Silenzi” – Lettura 2 (00:05:57)
Jasmin Mattei legge “Silenzi” – Lettura 3 (00:04:12)
Jasmin Mattei legge “Silenzi” – Lettura 4 (00:04:27)

Schermata 2019-11-26 alle 13.36.21

Video integrale della presentazione


TRAMA

Inizi Anni Cinquanta.

Ida ha tredici anni quando deve trasferirsi dalla città in un piccolo villaggio di montagna. Porta con sé un segreto lacerante e l’impatto con la vita da contadina – complice la severità dei genitori affidatari – non aiuta a lenire la ferita. Intanto, nel villaggio l’atmosfera si è fatta cupa: misteri e bugie gravano sempre più sugli abitanti come le nuvole avvinghiate alle cime delle montagne.

Ida intravede uno spiraglio di felicità grazie all’amicizia clandestina con Noah, un adolescente irrequieto che sogna una vita lontana da lì. Una mattina, però, la ragazza si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato e quello che accade cambierà tutto.

Lei e Noah decidono di fuggire insieme, ma una serie di eventi improvvisi e insospettabili complica i loro piani, costringendo Ida a fare i conti non soltanto con il suo segreto ma anche con quelli dell’intero villaggio.


Luca Brunoni è nato a Lugano nel 1982. Ha studiato giurisprudenza e letteratura e vive tra la sua città natale e Neuchâtel. Silenzi è il suo secondo romanzo.



 

RECENSIONI/SEGNALAZIONI

 

© Leggere:tutti, 26.11.2019

Luca Brunoni: “Silenzi” – Intervista
A cura di Antonella Quaglia

Luca Brunoni è nato a Lugano nel 1982. Pubblica nel 2016 per Fontana Edizioni “Il cielo di domani”. Nel 2019 esce per Gabriele Capelli Editore il suo ultimo romanzo “Silenzi”.

«Di cosa parla il tuo romanzo Silenzi?».
Parla di una ragazzina di 13 anni che deve trasferirsi dalla città in uno sperduto villaggio di montagna. La ragazzina si porta dietro un segreto che pesa come un macigno, ma scoprirà che il villaggio ne nasconde molti di più. È la storia di un’orfana che deve far fronte alla freddezza dei genitori adottivi e alle difficoltà della vita in montagna, ma è anche quella di un villaggio dove i silenzi – le cose non dette, o quelle che nessuno può o osa dire – nascondono una realtà complessa e inquietante.

«Qual è il messaggio che hai voluto veicolare attraverso la tua opera?».
Volevo provare a scrivere un libro carico di tensione e di mistero, ma senza personaggi buoni o cattivi. Descrivo esseri umani che portano avanti le loro vite come meglio gli riesce, in un contesto di difficoltà e povertà; a volte le situazioni drammatiche sono un risultato inevitabile di ciò, senza che ci sia bisogno di un cattivo, di una lotta tra il bene e il male. C’è però anche da dire che non comincio mai un libro con l’intenzione di veicolare un messaggio. Credo che il compito di un romanzo sia quello di far provare emozioni, suscitare interesse e curiosità, quindi la priorità quando scrivo è quella. Poi, man mano che vado avanti, vedo delinearsi temi e problematiche; solo allora comincio a lavorarci perché risultino più d’impatto.

«Il romanzo Silenzi è diviso in due parti: nella prima presenti il punto di vista della protagonista Ida, una ragazzina rimasta orfana e affidata a una famiglia di fattori in un piccolo villaggio svizzero; la seconda ripercorre le tappe della storia di Ida focalizzandosi però sui punti di vista degli altri personaggi presenti nel romanzo. Quali sono i motivi della tua scelta stilistica?».
Direi che è stata LA scelta. Avevo in testa la storia, avevo già delle bozze, ma non avevo ancora bene in chiaro il modo in cui volevo raccontarla. Una volta decisa la struttura in due parti mi sono convinto di essere sulla strada giusta: sapevo dove arrivare e come arrivarci. E ho capito anche il tipo di esperienza che volevo far vivere al lettore.

«Dal tuo romanzo: “Magari nella vita avrò ancora diritto a dei momenti felici. Ma non ora, non prima di aver pagato fino in fondo per le mie colpe”. Silenzi è un romanzo che parla delle conseguenze del senso di colpa, e in questo caso la natura di questo sentimento è resa ancora più dolorosa dal fatto che a provarlo è una ragazzina innocente. Quali sono gli altri temi portanti dell’opera?».
Uno su tutti: l’idea che uno sguardo superficiale sulle persone e sugli eventi porta spesso a conclusioni errate. Può sembrare evidente, ma quante volte si cade in questa trappola? Un altro tema è sicuramente la necessità di imparare dagli errori del passato: non soltanto quello remoto, ma anche – e soprattutto – quello recente.

«Quali sono le tue abitudini nella scrittura? Come hai gestito le fasi di ideazione e stesura del tuo romanzo?».
Durante la prima stesura scrivo soprattutto la mattina, appena sveglio, prima di andare al lavoro, e poi ancora quando torno a casa. Cerco di tenere un buon ritmo ma non forzo nemmeno il processo, nel senso che lascio maturare le idee, e raramente mi metto a scrivere senza sapere dove voglio andare a parare in quel capitolo, quella scena. Però mi lascio anche sorprendere durante la scrittura; se una dialogo ad esempio prende una direzione inaspettata, ben venga; ci sarà tempo più tardi per decidere cosa tenere e cosa no. Riguardo alle fasi, ogni romanzo è una storia a sé. In generale però i miei libri attraversano molte iterazioni prima di arrivare alla versione finale; è un processo che funziona ma richiede un sacco di tempo! Sto cercano di migliorare il questo senso…

«Quali sono le opere e gli autori che hanno influenzato il tuo percorso di scrittore?».
Ho iniziato a leggere tardi, verso i 19 anni. I primi autori che mi hanno veramente stupito sono stati Eco e Steinbeck. Una seconda tappa importante è stata scoprire la corrente degli americani “espatriati” a Parigi: Hemingway e Fitzgerald, ma soprattutto Henry Miller. Poi è stato il turno dei grandi romanzi noir, da Thompson a McCain con il suo “Il postino suona sempre due volte”. Leggo molto, è essenziale avere consapevolezza di quello che esiste già se si ha l’ambizione di proporre qualcosa di originale. Io adoro quando un romanzo riesce a stupirmi, magari con una struttura innovativa o con una scelta coraggiosa; di recente mi è successo con 7 del francese Garcia e con Paradise Rot di Jenny Hval (Norvegia).

«Scriverai un seguito delle vicende di Ida Bühler? O sei a lavoro su un altro progetto letterario?».
Chissà, magari in futuro. Forse tra qualche anno ripenserò a Ida e comincerò a immaginare una nuova storia. Ma dovrà avvenire in modo spontaneo, naturale, altrimenti meglio lasciar perdere. Scrivere richiede molto tempo, il che significa che si rinuncia ad altre cose, magari anche banali, come una passeggiata in montagna o un pomeriggio in compagnia. È dunque essenziale scegliere bene i progetti; il romanzo a cui sto lavorando ora, ad esempio, è molto diverso da Silenzi, ma le due opere hanno in comune la cosa più importante: sono storie che volevo a tutti i costi mettere su carta.

Link: Leggere:tutti


© Tio.ch, 27.11.2019

Dalle aziende lava cervello al villaggio dei misteri
Ecco “Silenzi”, il secondo romanzo del giovane ricercatore Luca Brunoni. Un libro che ci riporta nel passato, in una cupa località di valle, piena di segreti
di Redazione

LUGANO – Di mestiere fa il professore e il ricercatore all’Istituto di lotta contro la criminalità economica dell’Alta scuola di gestione di Neuchâtel.

Luca Brunoni, luganese, classe 1982, si è però anche scoperto scrittore. Nel 2017 ha stupito la critica con “Il cielo di domani” (Fontana Edizioni). Ora ecco il suo secondo romanzo, “Silenzi“, stavolta edito da Gabriele Capelli.

Luca, il tuo primo romanzo parlava di aziende lava cervello. Silenzi è a tinte noir ed è ambientato nel mondo rurale. Tra i due sembra esserci un abisso. Ci spieghi questo passaggio?
Mi lascio trasportare dalla storia che ho voglia di raccontare, senza mettermi dei limiti in quanto a genere o ambientazione. Inoltre, siccome un romanzo mi tiene occupato per anni, mi piace variare. Scrivere Silenzi mi ha permesso di staccare dalla frenesia del mondo moderno e spostarmi con la testa in montagna, in un’epoca passata.

“Silenzi” in poche parole?
Silenzi racconta di una ragazzina che deve trasferirsi dalla città in un piccolo villaggio di montagna, negli anni ’50; porta con sé un segreto, ma scoprirà che il villaggio ne nasconde molti di più.

Da dove nasce questa storia?
L’avevo in testa da anni, avevo già delle bozze, pagine e pagine di appunti. Però sentivo che l’idea doveva ancora maturare. Aspetto sempre di avere ben chiaro il tono, il modo di raccontare, la struttura, e il tipo di emozioni che voglio far provare al lettore; solo allora comincio a lavorare a quella che diventerà la versione definitiva.

Un lavoro laborioso…
Per i primi due libri il processo è stato molto lungo. Si dice che il vero mestiere di chi crea romanzi non sia scrivere, ma riscrivere: capitoli, dialoghi, a volte il libro intero. In futuro mi piacerebbe riuscire ad affinare il metodo e magari procedere un po’ più spedito!

Un libro ambientato negli anni ’50 presuppone una ricerca storica. È così?
La fase di ricerca è stata importante, non soltanto per l’accuratezza storica, ma anche perché era essenziale creare la giusta atmosfera: volevo un villaggio di montagna svizzero isolato, un po’ cupo, in un’epoca in cui il richiamo delle città si faceva sempre più forte. Un palcoscenico dove fare muovere i miei personaggi e fare venire alla luce una serie di verità nascoste.

In Silenzi l’ambientazione non fa solo da sfondo alla trama, ne è parte integrante.
Il problema della ricerca è che genera una grande quantità di informazioni, e il rischio è che il romanzo poi risulti pesante, perché il lettore vuole una storia, non un manuale di storia. Spesso un dettaglio scelto bene ha molto più impatto che dieci messi in fila per dimostrare di avere fatto i compiti.

Vendere libri in un mondo che sembra essere sempre più pigro. Una sfida non da poco.
Le persone hanno un tempo limitato da dedicare alle storie, e la concorrenza di film e serie TV è spietata… In più escono decine di migliaia di libri ogni anno. Credo che sia sempre più importante, per chi scrive di romanzi, cercare di essere originali non solo nel soggetto, ma anche nel modo di raccontare.

Poi c’è l’altro lato della questione: far conoscere il libro al pubblico.
Oggi molti si affidano ai social network, ma non bisogna illudersi: un conto è ottenere un like o un cuoricino, un altro è guadagnarsi un nuovo lettore. Quel che è sicuro, però, è che l’autore non può starsene con le mani in mano una volta uscito il libro.

Link:tio


© DomaniPress, 26.11.2019

Letteratura indipendente
Luca Brunoni: in libreria “Silenzi” il nuovo libro elogio del non detto
Di Stefania De Marco

Andresti a trovare una persona che ti ha detto che, per lei, è come se tu fossi morto?
«Dipende in che momento lo ha detto. Nella vita si dicono tante cose. Poi il tempo passa, cambiano le prospettive».

Nella vita si dicono tante cose, una verità che si può adattare a ogni esistenza e che crea un meraviglioso ossimoro con il titolo di questo libro – Silenzi – e forse anche con il suo senso profondo.

Luca Brunoni sa quello che dice quando lo scrive, e infatti in questo libro scrive tante cose. Scrive di vite che non sanno comunicare l’una con l’altra se non tramite il codice comune della sofferenza, scrive di disagio e paura, di separazioni e stravolgimenti, di voci che si sommano e che pur parlando nella stessa lingua, riconoscono spesso solo il silenzio, appunto. Un silenzio che è caloroso, come quello della mamma della protagonista, o inquietante come l’omertà della provincia; scrive di un tempo lento, che procede a singhiozzi, sempre uguale e scandito dalla ripetitività dei lavori nelle fattorie e dal “non detto” – spesso maligno – di un paesello arrampicato sulle montagne.

Non è facile riuscire a rendere tutto questo calandosi perfettamente nelle atmosfere di una realtà di montagna anni 50, descrivendo personaggi perfettamente idonei all’atmosfera, creando un romanzo che è insieme realista, di formazione e corale. Non è facile neanche fare tutto questo con convinzione e abilità, tanto da permettere al lettore, pagina dopo pagina, di accogliere, comprendere e seguire ogni singola voce e soprattutto i loro silenzi.
Tacere non significa solo non proferire parola, ma lasciare spazio alle pause, sacrosante: in musica servono a cadenzare il ritmo, nella pagina scritta servono a tirare il fiato e procedere, così, nella vita di tutti i giorni, hanno un valore inestimabile perché concedono il lusso della riflessione, dell’apprendimento e quindi della crescita.

Il silenzio, la pausa, il vuoto: è quello che non c’è, come l’esistenza di cui si parla, quella della tredicenne Ida, una ragazza “invisibile”, sferzata dall’abbandono e dal sopruso. Eppure, anche nella delineazione di questo personaggio, subentra il silenzio, quando Ida dice a se stessa: “Non oggi, mi dico. Non adesso. […] Piangerai stasera nel letto se proprio devi”. Un silenzio che in questo caso è censura di sé per evitare di cadere nel baratro. Una chiave di lettura molto personale, questa, ma forse l’autore vuole suggerirci l’importanza della sospensione rispetto al pragmatismo asettico, del “fare piano” – in tutti i sensi – per poter comprendere ciò che si vive; e quando ciò che si vive è anche sofferenza, non è detto che sfuggirle sia la soluzione: ci sta di fronte, la vediamo, la incontriamo, la evitiamo per una sera, poi però viviamo con lei e la superiamo.
In silenzio.

Link: Domanipress


© Alice, RSI RETE DUE, 23.11.2019

Mistero del rapporto fra letteratura e vita
di Yari Bernasconi

[…] Infine “Alice” farà un ulteriore ritorno al passato, in un villaggio montano dell’inizio degli anni ’50, con il romanzo “Silenzi” di Luca Brunoni, nel quale affiorano il grande tema dei diritti dell’infanzia e dell’affido.

Il rapporto sotterraneo che lega vita e letteratura, e che si dipana in una moltitudine di declinazioni (più o meno coscienti) fra chi scrive e chi legge, rimane fra gli aspetti più misteriosi e affascinanti del mondo dei libri. Così non ci stupiremo di scoprire che la scrittrice Silvia Ricci Lempen, nata a Roma nel 1951 e dall’età di 24 anni residente nella Svizzera francese, ha scritto il suo ultimo romanzo due volte, in due lingue, l’italiano e il francese, considerando però ognuno dei due volumi pubblicati come una versione originale e sdoppiando così la sua identità letteraria: “I sogni di Anna” da una parte, “Les Rêves d’Anna” dall’altra. Un testo che risale il tempo a ritroso fino all’inizio del Novecento per narrare la storia di cinque giovani donne, ma anche un testo in cui, malgrado tutto, fanno capolino sorprendenti pagine autobiografiche. In modo non dissimile, poi, una difficile vicenda personale e familiare ha ispirato l’ultima pubblicazione di Antoinette Rychner, scrittrice e drammaturga originaria di Neuchâtel che, come ci racconterà Pierre Lepori, negli ultimi tempi si è trovata sotto i riflettori dell’attualità culturale romanda. Tutta una vita di passione, impegno e ostinazione sarà anche al centro dell’incontro con uno dei massimi fumettisti che la bande dessinée abbia avuto, François Schuiten, insieme a Benoît Peeters autore della serie di culto “Les cités obscures”, per un anno al centro di una mostra alla Maison d’Ailleurs di Yverdon-les-Bains. In parte autobiografico pure l’ultimo, importante libro di Gipi, “Momenti straordinari con applausi finti”, che verrà presentato dalla voce esperta di Matteo Stefanelli.
Infine “Alice” farà un ulteriore ritorno al passato, in un villaggio montano dell’inizio degli anni ’50, con il romanzo “Silenzi” di Luca Brunoni, nel quale affiorano il grande tema dei diritti dell’infanzia e dell’affido.

Link: Alice


© paeseroma.it, 24.11.2019

Il nuovo libro di Luca Brunoni: ‘Silenzi’
Un romanzo ambientato negli anni ’50 che narra di una triste e dura storia di una ragazza invisibile.
di Lisa Di Giovanni

Luca Brunoni nel suo ultimo libro “Silenzi”, racconta una storia dura ed estremamente realistica, raccontata con sensibilità dallo scrittore, che tratta temi forti come la povertà e il dolore con raffinatezza. Così dal suo racconto prende vita una storia di commovente bellezza e sensibilità.
La protagonista è Ida, la sua storia riflette quella di tanti ragazzi invisibili, che in anni duri hanno conosciuto la sofferenza dell’abbandono. Che come inservibili pacchi sono stati spediti in luoghi stranieri, consegnati a gente estranea, martiri innocenti di un mondo che non li meritava.

“Silenzi” è un romanzo ambientato alla fine degli Cinquanta in un piccolo villaggio svizzero di montagna, dove il tempo scorre lentamente e si ripetono sempre le stesse situazioni: dai lavori nelle fattorie alle inservibili malignità di paese.
A quel tempo l’infanzia non era affatto tutelata e nemmeno il momento storico regalava agi e spensieratezza, così l’autore racconta di una triste storia di un’infanzia rubata, abusata e dolorosa. Ida Bühler rimane orfana di madre a tredici anni e il suo patrigno la affida allo Stato che la spedisce dagli Hauser. Quest’ultima non è che una povera famiglia in un villaggio lontano.
Ida è una fanciulla martoriata da un grosso senso di colpa, che le arrovella lo stomaco, facendole passare notti insonni. Le lacrime di Ida sono trattenute perché si fa coraggio da sola e accetta il suo calvario anche se sa di non meritare quella vita.
Il lettore attraverso la narrazione combatte con la protagonista vivendo la sua miserevole e iniqua esistenza, divisa tra lo stancante lavoro della fattoria e i maltrattamenti patiti a causa dalla padrona di casa, Greta.
Il libro si divide in due parti: una dal titolo “La fattoria” dove si assiste da vicino alle vicende di Ida, fanciulla svuotata, malmenata, abbandonata al suo dolore; nella seconda, “Il villaggio” si racconta della quotidianità vissuta dagli abitanti della borgata, ripercorrendo le tristi vicende che avevano visto Ida persona di primo piano, dando spazio ai punti di vista degli altri personaggi coinvolti: Theodore, Noah, Konstantin e Anne.
Personaggi che con Ida dividono la miseria e la cupezza della vita, che conservano nel proprio cuore segreti vergognosi, e che vivono in un mondo di falsità e omertà.
Ida è una protagonista coraggiosa, anche se piccola, benché vittima del dolore e dell’ingiustizia.
Silenzi è uno di quei romanzi che appassionano nonostante la profonda crudezza.

Link: paeseroma


© La Gazzetta dello Spettacolo, 21.11.2019

Libri e Scrittori
Silenzi, il nuovo di Luca Brunoni

La montagna ha un alto valore simbolico: è l’elevazione ad aver portato la tradizione letteraria ad associarla a mitica dimora degli dei, luogo in cui rifugiarsi e purificarsi, allegoria di ispirazione e rappresentazione fedele delle contraddizioni umane.

Questo perché sa essere meditativa, ma anche inospitale e pericolosa. Qualcosa che non può essere sfuggito a Luca Brunoni, svizzero, inevitabilmente trasportato da scenari a lui noti, calati in un tempo lontano.

Montagna significa anche lavoro manuale, duro, ripetuto ad ogni ora, per tutti i giorni. Una monotonia che diventa viatico per andare avanti, perché la vita povera ha bisogno di sopravvivere per vivere. È in questo scenario, e nel momento storico degli anni 50, che Brunoni cala i suoi personaggi e la sua storia; una storia molto dura, che racconta impunemente di un periodo in cui non c’era tutela: per l’infanzia, per la crescita, per la società. Tutto si svolgeva tra luci e ombre, nelle albe assonnate dei risvegli e nel commiato di una notte che arrivava molto prima del crepuscolo.

Ida ha solo tredici anni e ha già sofferto per due vite intere: orfana, rifiutata, abbandonata, piena di sensi di colpa, trasferita, sfruttata. C’è un passo esemplare che unisce la dimensione rude della montagna, il lavoro sempre identico e impeccabile, alla perduta spensieratezza di una vita vessata da adulti che non conoscono l’accoglienza: “Greta si arrabbia ogni volta che mi trova seduta, mi chiama pigra, fannullona, anche se ho lavorato duro prima di concedermi un attimo di pausa. Una volta mi ha sgridata perché avevo lasciato qualche goccia di latte nella mammella […]. Arthur trova sempre qualcosa da brontolare sulla pulizia della stalla. Però poi la sera mi dicono spesso: “Brava, ti sei meritata la cena”. “Fannullona”, “pulizia della stalla”, “ti sei meritata la cena”.
C’è qualcosa di atroce in tutto questo, è evidente.

Ed è proprio la compassione per questa vita disagiata a farcela entrare nel cuore, avvicinandola tra l’altro a una tradizione va da Dickens agli sfortunati personaggi dei cartoni animati della nostra infanzia.
Personaggi eroici, che seppur piccoli e vittime di un’ingiustizia gratuita, sanno far risaltare le proprie anime pure, ripulendo per quel che possono la sporcizia del mondo che li circonda, proprio come una stalla da pulire dal letame, ogni giorno.

Personaggi che pur respirando “l’aria buona della montagna”, sentono che l’asfissia è vicina, stoicamente la sopportano, ma sperano di cambiare qualcosa:

«[…] se penso […] a restare inchiodato quassù tutta la vita, mi vengono i brividi».
«E cos’altro vorresti fare?».
Un cenno verso la vallata. «Andarmene. […] Ho una vita sola e non mi va di passarla in mezzo alla merda di mucca».
Appunto.

Link: La Gazzetta dello Spettacolo


© Turné, RSI LA1, 16.11.2019

Turné circense

Dal minuto 17.05. I non detti di un villaggio immaginario degli anni ’50, al centro di “Silenzi”, il secondo romanzo del luganese Luca Brunoni, Capelli editore. Servizio di Lisa Mangili. Intervista a Luca Brunoni.

I temi della settimana:
Il mentalista Francesco Tesei approda a Chiasso con “Human”. Servizio di Lisa Mangili. Intervista a Francesco Tesei.
100 anni di circo nazionale. Franco Knie Junior, ospite di Debora Caccaviello.
Remo Rossi e il circo in mostra alla Fondazione Remo Rossi di Locarno. Servizio di Cristina Savi. Intervista alle curatrici Diana Rizzi e Ilaria Filardi.
Joseph Albers e il quadrato protagonisti a Villa dei Cedri. Servizio di Francesca Pusek. Intervista alla direttrice del Museo Carole Haensler Huguet e a Gabriele Neri, professore Accademia Architettura Mendrisio.
I non detti di un villaggio immaginario degli anni ’50, al centro di “Silenzi”, il secondo romanzo del luganese Luca Brunoni, Capelli editore. Servizio di Lisa Mangili. Intervista a Luca Brunoni.

Link: Turné


© Albachiara, RSI RETE UNO, 18.11.2019

Silenzi, il nuovo romanzo di Luca Brunoni
con Julie Arlin e Alessio Veronelli

È fresco di stampa e pronto per diventare il perfetto regalo di Natale il secondo romanzo di Luca Brunoni. Lui, classe 1982 nato e cresciuto a Lugano ma ora adottato dalla Svizzera Romanda dove insegna diritto alla scuola universitaria di Neuchâtel, è venuto a trovarci per chiacchierare e raccontarci di “Silenzi” la sua nuova fatica.

Link: Albachiara

Link video a partire da 1:54:20: Albachiara video


© agoravox, 15.11.2019

Silenzi è il nuovo libro dello scrittore svizzero Luca Brunoni

Lo scrittore svizzero Luca Brunoni presenta “Silenzi”, un romanzo crudo e realista, raccontato con la delicatezza di un autore che riesce a trattare il dolore e la miseria con lirismo, rivelando una struggente bellezza che non è visibile a chi guarda con superficialità.

La storia di Ida rispecchia quella di tanti ragazzi invisibili, che in anni duri hanno conosciuto la sofferenza dell’abbandono, e che come inutili pacchi sono stati spediti in luoghi stranieri, affidati a gente sconosciuta, vittime innocenti di un mondo che non li meritava.

«Domani sarà uguale, e dopodomani pure. Però se continuo a lavorare bene avrò il mio letto, avrò da mangiare e una vita come ce l’hanno tante altre persone. Una vita che, anche se dura, non è certo una punizione. Il che significa che la punizione arriverà in un altro modo […]».

Silenzi di Luca Brunoni è un romanzo ambientato negli anni cinquanta in un villaggio svizzero di montagna, il cui tempo è scandito dalla lentezza e ripetitività dei lavori nelle fattorie, e dalle inutili e maligne chiacchiere di paese. Una storia molto dura, che racconta senza filtri di un momento storico in cui l’infanzia non era tutelata, in cui la spensieratezza era un lusso che non ci si poteva permettere. Ida Bühler è una ragazzina di tredici anni rimasta orfana di madre; il suo patrigno decide di affidarla allo Stato che la manda dagli Hauser, una povera famiglia in un villaggio lontano da ciò che lei aveva sempre chiamato casa. Ida è una ragazzina tormentata da un pesante senso di colpa, che si è raggomitolato nel suo piccolo stomaco e non la fa vivere serena. Ha voglia di piangere Ida, ma non sempre ci riesce: “Non oggi, mi dico. Non adesso. Hai da fare, da lavorare, non hai tempo per fare la bamboccetta. Piangerai stasera nel letto se proprio devi”. Si raccomanda di essere forte, di accettare la vita come la punizione che sente di meritare. E il lettore affronta con lei la sua misera e ingiusta esistenza, divisa tra un lavoro in fattoria sfiancante e le angherie subite dalla padrona di casa, Greta. Il romanzo è diviso in due parti nette: in una, intitolata “La fattoria” si partecipa da vicino alle vicende di Ida, ragazzina sfruttata, picchiata, lasciata sola con il suo dolore; nella seconda, “Il villaggio” si mostra la vita degli abitanti del borgo, ripercorrendo i tristi episodi che avevano visto Ida protagonista, e mostrando i punti di vista degli altri personaggi coinvolti, da Theodore a Noah, da Konstantin ad Anne. Personaggi che con Ida condividono l’indigenza e il grigiore dell’esistenza, che serbano nel cuore segreti inconfessabili, e che vivono in un mondo di bugie e omertà. Come il gattino spelacchiato Dumas, la ragazzina soffre la fame e il freddo, ma c’è sempre una piccola luce che brilla in lei, una timida speranza che forse la vita possa riservarle ancora uno spiraglio di felicità. “Se sei povero la vita è dura dappertutto”, dice Ida al suo amico Noah, ma è proprio la calma resilienza della giovane, è il suo aggrapparsi al poco che ha con dignità che ne fanno un personaggio unico, indimenticabile. Una protagonista eroica, seppur piccola, seppur vittima del dolore e dell’ingiustizia; un’anima innocente che rende poetica anche una storia sporca come il letame e cupa quanto i lividi che Ida deve portare sul suo bel viso. Silenzi è uno di quei romanzi che lasciano il segno, che sconvolgono con le loro verità, che emozionano nel profondo con la loro realtà.

TRAMA. Inizi Anni Cinquanta. Ida ha tredici anni quando deve trasferirsi dalla città in un piccolo villaggio di montagna. Porta con sé un segreto lacerante e l’impatto con la vita da contadina – complice la severità dei genitori affidatari – non aiuta a lenire la ferita. Intanto, nel villaggio l’atmosfera si è fatta cupa: misteri e bugie gravano sempre più sugli abitanti come le nuvole avvinghiate alle cime delle montagne. Ida intravede uno spiraglio di felicità grazie all’amicizia clandestina con Noah, un adolescente irrequieto che sogna una vita lontana da lì. Una mattina, però, la ragazza si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato e quello che accade cambierà tutto. Lei e Noah decidono di fuggire insieme, ma una serie di eventi improvvisi e insospettabili complica i loro piani, costringendo Ida a fare i conti non soltanto con il suo segreto ma anche con quelli dell’intero villaggio.

BIOGRAFIA. Luca Brunoni è nato a Lugano nel 1982. Laureato in diritto e letteratura, lavora come professore in una scuola universitaria. Esordisce nella letteratura con “Il cielo di domani” (Fontana Edizioni, 2016). “Silenzi” (Gabriele Capelli Editore, 2019) è il suo secondo romanzo.

Link: agoravox


© TgTalk, teleticino, 15.11.2019

Luca Brunoni, autore del romanzo “Silenzi”, ospite a TgTalk

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© Il vizio di leggere, 13.11.2019

SILENZI di Luca Brunoni
di Lettrice assorta

Già dalle prime pagine del romanzo SILENZI di Luca Brunoni si crea un’alchimia, una connessione che spinge a leggere voracemente pagina dopo pagina, fino a ritrovarsi alla fine del libro con un groppo alla gola.

La trama si snoda negli anni Cinquanta, attorno alle toccanti vicende della tredicenne Ida che a seguito della morte della mamma, viene data in affidamento allo Stato dal patrigno. Le pagine iniziali descrivono una macchina nella quale viaggiano Ida e il suo tutore, una persona sgradevole, che non fa nulla per mettere a suo agio la ragazzina, anzi minaccia di portarla in un istituto, nel caso si fosse comportata male con la famiglia affidataria, gli Hauser. L’arrivo presso la piccola fattoria è di forte impatto emotivo, ma è nulla rispetto a quello che la povera Ida dovrà passare in seguito.

SILENZI è romanzo intenso e vibrante. La vita di un piccolo villaggio di campagna viene messa sotto una lente impietosa che lascia emergere storie di menzogne, sensi di colpa e soprattutto vergogna. Un paese reticente, nel quale ciascuno bada ai fatti propri, chiudendo gli occhi su quanto avviene attorno, e che fa fatica a adattarsi ai tempi che cambiano.

Ida ha tredici anni, ma a causa del suo fisico robusto ne dimostra almeno sedici. Si trascina addosso un bagaglio di sensi di colpa, che la induce a credere di meritare la sofferenza come giusto castigo per aver commesso un errore fatale; accoglie il dolore passivamente, quasi riconoscente, poiché le permette di piangere le lacrime a lungo serbate.

Il romanzo si suddivide in due parti: nella prima parte Ida, racconta i vari accadimenti filtrati attraverso il suo punto di vista. Nella seconda parte invece, la storia viene ripercorsa attraverso la prospettiva degli abitanti del villaggio, e arricchita di ulteriori particolari e sfaccettature. Il risultato è una trama appassionante di segreti e sangue.

I coniugi Hauser inizialmente suscitano grande antipatia, ma poi man mano che la lettura procede, ci si rende conto che sono vittime di povertà e ignoranza, accettate da entrambi con tacita rassegnazione, dignità, e duro, ostinato, lavoro.

Protagonista assoluto, il silenzio; da quello amorevole della mamma di Ida, fatto di sguardi complici, cenni, forme con le mani e movimenti con la bocca, a quello della famiglia affidataria, scandito da ignoranza e imbarazzi, per finire con quello degli abitanti del villaggio, che tutto sanno, ma fingono di non sapere.

Una lettura emozionante. Consigliatissima!

Link: Il vizio di leggere


© Il mestiere di leggere, 12.11.2019

Letteratura, Letteratura svizzera, recensioni
Luca Brunoni, Silenzi. Misteri e segreti di un tranquillo villaggio di montagna

Nadia torna a giocare sull’altalena. Anne osserva la vallata. La mattina giunge al termine e un bagliore rosa tinge i bordi delle montagne. Quando sposta di nuovo lo sguardo sulla figlia, la bimba non è più sola. La ragazza che dondola sull’altalena di fianco le rivolge un saluto. È la ragazza nuova, quella della fattoria Hauser. Anne risponde con un sorriso. Sta per chiederle come si chiama quando nota la gonna che fluttua nell’aria. Sente una stretta nelle viscere. Immagina i vestiti addosso a un corpo diverso. (pag. 128)

Silenzi, di Luca Brunoni, Gabriele Capelli Editore Mendrisio, Svizzera, 2019

Luca Brunoni – che già avevo conosciuto nella lettura del romanzo Il cielo di domani – torna in libreria con il suo secondo romanzo; una prova di grande maturità, sia per i contenuti che per la scrittura.

Il romanzo di cui parlo oggi è ambientato nella Svizzera rurale degli anni Cinquanta e coinvolge il lettore in una storia dolorosa e emblematica dello stile di vita di quella realtà. Ma l’ambientazione nel passato trasla solo temporalmente – creando il distacco necessario a vagliare certi argomenti – una serie di tematiche nient’affatto estranee al presente. Il romanzo è strutturato in due parti: nella prima, la voce narrante è una ragazzina di tredici anni a cui il destino ha riservato un cammino pieno di inciampi; nella seconda, è il narratore esterno a raccontare la vita e i segreti degli abitanti del villaggio in cui la ragazza viene trasferita a seguito del lutto che l’ha colpita.

La prima parte – “La fattoria” – dicevo, vede protagonista Ida che, avendo perso la madre in un tragico evento e non potendo più essere accudita dal patrigno, viene data in affido ad una famiglia di contadini che vivono in una sperduta fattoria ai margini di un villaggio sulle montagne svizzere. La bellezza del paesaggio incontaminato e maestoso non riesce a contrastare il senso di spaesamento e le paure della giovane proiettata da una realtà cittadina ad una rurale, ma soprattutto accolta da due persone severe, che da lei si aspettano obbedienza, duro lavoro e nessuna pretesa di gesti affettuosi. Del resto l’alternativa sarebbe finire in un istituto e quindi Ida si convince che sia necessario fare di tutto, accettare qualsiasi imposizione o punizione, pur di rimanere agganciata a questa possibilità che le viene data. La fattoria in cui viene accolta campa su pochi animali e tanto duro lavoro, che viene largamente re-distribuito sulle spalle di una ragazzina a cui nulla viene concesso, poiché tutto – anche il cibo – deve essere meritato.

Ida è preda di mille incertezze: porta sulle spalle il peso del passato ed è preda dei suoi sensi di colpa; cerca in tutti i modi di compiacere i suoi nuovi genitori ma allo stesso tempo vorrebbe potere vivere i suoi tredici anni con la spensieratezza che meritano. Al villaggio conosce Noah, un suo coetaneo dallo spirito ribelle, che le confida la sua intenzione di andarsene dal paese, di lasciarsi alle spalle la mentalità ristretta e un futuro senza possibilità di scelte. I due stringono amicizia e Noah vuole coinvolgere Ida nella fuga.

In questa prima parte la narrazione si svolge su un registro riflessivo, intimo, in cui il lettore si addentra nei pensieri di Ida, ne conosce la vita dura e soprattutto la mancanza di affetti che dovrebbero invece rischiarare la sua esistenza. Gli eventi e i pensieri vengono narrati dal punto di vista di una adolescente, ingenua e timorosa, già avvezza alle difficoltà della vita, pronta ad accogliere il futuro senza aspettarsi grandi miglioramenti eppure fiduciosa, un giorno, di potere fare tesoro delle esperienze vissute. Ida, sradicata dalla sua città, si trova catapultata in un villaggio in cui il silenzio della natura nasconde il chiacchiericcio che le persone alimentano focalizzando l’attenzione sui presunti peccati degli abitanti. E deve presto imparare che certe cose si sanno – o si pensa di sapere – ma non si devono dire. Uno spaccato ben definito della società rurale, in cui i pettegolezzi, i giudizi lapidari possono gravare sull’esistenza delle persone come dei marchi indelebili, costringendole a rimanere intrappolate in una visione da cui non riescono ad allontanarsi. Aspetti, questi, che emergono con ancora più forza nella seconda parte del romanzo – “Il villaggio” – dove la narrazione assume un aspetto corale, mostrando al lettore il paese e suoi abitanti colti nelle loro esistenze abitudinarie ma anche nei tanti segreti e misteri di cui è meglio tacere. I silenzi necessari a mantenere una quiete artificiosa, mentre al disotto ribollono umori, dissapori familiari, recriminazioni e voglia di riscatto.

Oltre a Ida, ci sono molti personaggi che spiccano nel dipanarsi della storia e contribuiscono a dare un’identità collettiva alla comunità che popola questi monti. In primis i genitori affidatari, Greta e Arthur, ciascuno con le sue verità scomode e una vita insieme non sempre armoniosa. I loro caratteri rudi non facilitano l’inserimento di Ida nel nucleo familiare. Poi il sindaco Bastian Feld e i suoi due figli, Reto e Noah, che hanno nella trama un ruolo determinante. Ci sono Anne e la figlioletta Nadia abbandonate dal marito Emil, personaggio misterioso di cui si sono perse le tracce, la cui sparizione ha dato adito ad un castello di supposizioni e di accuse. E poi molti altri, un intero paese e la sua gente.

Brunoni racconta un mondo, quello rurale, che spesso viene idealizzato ma che, andando a scavare, riserva non poche contraddizioni. La bellezza della natura non basta a rendere il villaggio un bel posto in cui vivere. Le persone si mostrano per quello che sono, nel bene e nel male, e non sempre i “buoni sentimenti” bastano a creare armonia. Sulle vite degli abitanti aleggia un senso di inquietudine, a volte così palpabile da potersi trasformare in una minaccia alla tranquillità. E questa tensione si avverte nella lettura, e tiene col fiato sospeso.

Inoltre, nel romanzo troviamo un tema che appartiene alla cultura e alla consuetudine di questi luoghi, ma che ha una valenza universale, e cioè la questione degli affidi di minori senza genitori. Tema che, come afferma lo stesso autore nei ringraziamenti, non vuole essere qui sviscerato in modo sistematico, ma che semplicemente si inserisce per mostrare una realtà che ha interessato centinaia di bambini e adolescenti, non sempre con esiti positivi. Bambini invisibili, affidati per risolvere un problema – quello degli orfani negli istituti – un po’ alla spicciolata, senza tenere conto delle loro attitudini o esperienze, spesso accolti per aumentare le braccia utili al lavoro, senza riguardo all’età.

In conclusione, un bel romanzo che si legge tutto d’un fiato.

Link: Il mestiere di leggere


© Satisfiction, 11.11.2019

Luca Brunoni, “Silenzi”
di Silvia Castellani

Siamo agli inizi degli Anni Cinquanta e Ida, la protagonista di questo romanzo di Luca Brunori intitolato Silenzi, appena uscito con Gabriele Capelli Editore, deve trasferirsi dalla città in cui vive in un piccolo villaggio di montagna. La madre, infatti, è venuta a mancare e il patrigno non è più intenzionato a tenerla con sé. Ida, sapendo di essere nata per errore, ha fatto di tutto per essere “una cosa buona”, ma la sua ferma volontà nel cercare di far funzionare le cose nulla ha potuto al cospetto di un destino infausto che ha deciso di farla rimanere orfana per poi essere data in affido a una coppia di severi contadini che vivono in una piccola fattoria nelle montagne svizzere. Attraverso il personaggio di Ida l’autore riesce perfettamente a raccontarci una storia di bambini che provano paura perché se rifiutano di obbedire agli ordini, verranno spediti in qualche istituto dove le condizioni di vita potrebbero essere anche peggiori di quelle che sono tenuti a sopportare nei villaggi di montagna, svolgendo duri lavori niente affatto adatti al loro delicato corpo. Così tacciono e sopportano in silenzio ogni genere di umiliazione, anzi le nascondono, per timore di una punizione più grave che potrebbe abbattersi sulle loro fragili esistenze.

Silenzi è un romanzo che colpisce come una pugnalata, riuscendo a fornire – pur senza averne le pretese, così come lo stesso autore sottolinea nei ringraziamenti finali del libro – uno spaccato della dimensione sociale dei villaggi di montagna svizzeri nel corso degli anni Cinquanta, con riferimento particolare al tema degli affidi. E questo attraverso le vicende di una storia inventata che non pretende certo di fornire una descrizione accurata né del contesto in cui si svolge né del fenomeno degli affidi, ma che tuttavia apre una finestra di riflessione su un tema dibattuto e importante facente parte della storia sociale svizzera.

Tornando alla trama del romanzo, il personaggio di Ida è intenso e commovente: Ida che ha soltanto tredici anni anche se ha il corpo già formato di una ragazza, e che in realtà non è nient’altro che una bambina indifesa che si trova a fare i conti con la durezza dei contadini presso la cui casa vive e lavora, senza poter contare su nessun altro all’infuori di sé. Unica consolazione e spiraglio di felicità sarà per lei l’amicizia clandestina con Noah, un coetaneo irrequieto che la contagerà con il proprio sogno di andarsene lontano da quel luogo sperduto, per cambiare vita. I due programmeranno di fuggire insieme, ma una serie di eventi improvvisi complicherà i piani, costringendo Ida a fare i conti con il segreto lacerante che porta con sé e anche con quelli dell’intero villaggio.

Questo di Brunori è un libro in cui vi sono silenzi talmente grandi da divenire assordanti, cui si accompagnano quelli più lievi legati al ritmo frenetico dei lavori in fattoria. Poi vi sono silenzi profondi che denotano assenze, e questi stringono il cuore e bagnano gli occhi di Ida, nel buio della notte. Questo è anche un libro di solitudini che sembra di poterle toccare, tanto sono reali, intorno a corpi poco più che bambini ma già così avvezzi alla fatica e al dolore che loro malgrado si trovano ad affrontare per sé stessi. Non è bene parlare né fidarsi, infatti, nel piccolo villaggio narrato che nasconde segreti, soprattutto non è bene credere a quello che nel villaggio si dice. O si tace. Silenzi infine è un libro in cui si avverte forte, a tratti, la paura che, serpeggiando anche lei silenziosa lungo le pagine, improvvisa emerge per gridare a gran voce insieme a Ida, nella speranza di farsi ascoltare.

Brunori con questo romanzo riesce a toccare le corde del cuore e lo fa con un linguaggio diretto e autentico attraverso la voce appassionata dei protagonisti: una voce capace di abbattere il muro di silenzio dietro cui sono costretti, per divenire suono che si propaga, ancora e ancora, restituendoci un’immagine intensa e viva delle umane vicende narrate.

*

In una giornata limpida come quella di oggi, dalla fattoria Feld si possono vedere le case estendersi lungo il falsopiano sino al punto in cui la montagna precipita verso la valle. Mi godo il panorama, i ghirigori delle nuvole nel cielo azzurro. Poi noto il ragazzo seduto nel prato. È il più giovane dei fratelli Feld, il biondo, quello che occupa sempre il posto a sinistra del padre in chiesa. Deve avere pressappoco la mia età e ha una faccia simpatica, di quelle che ti rubano un sorriso ogni volta che la guardi. Impugna una fionda e mira verso un secchio appeso a un albero: un bersaglio distante, difficile da colpire. Ma appena molla l’elastico, un rumore metallico risuona nell’aria. Il secchio fa due giri attorno al ramo.
Mi avvicino e domando: «Riesci a rifarlo?»
Lui carica, lascia partire e manca il bersaglio di un soffio. «A quanto pare no.» Mi porge la fionda. «Vuoi provare tu?»
Penso a come reagirebbe Arthur se uscisse e mi trovasse con quell’aggeggio in mano. «Magari un’altra volta.»
«Sei la ragazza nuova, giusto? Alla fattoria Hauser.»
«Mi chiamo Ida.»
«Io sono Noah. Vieni dalla città?»
«Sì.»
Noah proietta lo sguardo lontano e socchiude gli occhi, come se cercasse di viaggiare fin lì col pensiero. «Dev’essere tutta un’altra vita.»
«È diverso.»
«Migliore?»
«Se sei povero la vita è dura dappertutto.»
Noah raccoglie un sassolino e lascia partire un nuovo colpo. Il secchiello compie due giri, poi un terzo. «Diverso è più che abbastanza.»
«Tuo papà è un uomo importante qui, o sbaglio?»
«Dipende cosa intendi. È il sindaco, e si occupa dei rapporti con il comune. Per la gente del posto, poi, è una specie di consigliere. Vengono da lui a chiedere suggerimenti. Se capita una bega, cerca di risolverla. Cose del genere.»
«Devono avere una gran fiducia in lui.»
«In lui e nel suo cognome. È cominciato col mio trisnonno e ormai è una tradizione. Le persone vanno dal pastore per le questioni di fede, per gli affari di famiglia, ma per le cose pratiche bussano dal sindaco.»
«Quindi verranno a chiedere consigli a te, un giorno?»
Noah ride. «Stai parlando col fratello sbagliato. Reto è il maggiore, il privilegio spetta a lui. Tanto meglio: una catena in meno che mi tiene legato qui.»
«Cosa vuoi dire?»
«Che me ne andrò presto. Ora è complicato, perché Reto deve aiutare il falegname. Non so se lo sai, ma Emil Reus, il figlio del falegname, qualche mese fa è sparito dal villaggio.»
«Ne ho sentito parlare. Greta Hauser dice che è un mascalzone, che ha lasciato da sola la moglie e la figlia piccola.»
«Sia quel che sia, siccome mio padre è molto amico del falegname, gli ha prestato Reto per un po’. Rimaniamo io e il babbo per fare il formaggio, e non posso lasciarlo da solo. Ma appena torna tutto alla normalità levo le tende. Nessuno vuole credermi, ma lo farò. Ci crederanno quando sarò lontano.»
Di nuovo osserva l’orizzonte, il cielo che cambia colore lungo il profilo delle montagne. «E tu? Come mai sei finita quassù in affido?»
«La mia mamma… è morta da poco. Il patrigno non mi voleva più e mi ha data allo Stato.»
«Mi dispiace» dice lui. «Anch’io ho perso la mamma. Però non è la stessa cosa, è successo tanto tempo fa. Tutto quello che so di lei me lo ha raccontato il babbo.»

Estratto da Silenzi di Luca Brunori, Gabriele Capelli Editore, 2019, pp. 199, euro 18,00.

Link: Satisfiction


 

One thought on “Luca Brunoni, “Silenzi”

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