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Luca Brunoni
Silenzi
15×21 cm, 200 pp., EURO 18,00
ISBN 978-88-97308-88-1

Disponibile anche in versione digitale su più piattaforme

Jasmin Mattei legge “Silenzi” – Lettura 1 (00:04:49)
Jasmin Mattei legge “Silenzi” – Lettura 2 (00:05:57)
Jasmin Mattei legge “Silenzi” – Lettura 3 (00:04:12)
Jasmin Mattei legge “Silenzi” – Lettura 4 (00:04:27)

Schermata 2019-11-26 alle 13.36.21

Video integrale della presentazione


TRAMA

Inizi Anni Cinquanta.

Ida ha tredici anni quando deve trasferirsi dalla città in un piccolo villaggio di montagna. Porta con sé un segreto lacerante e l’impatto con la vita da contadina – complice la severità dei genitori affidatari – non aiuta a lenire la ferita. Intanto, nel villaggio l’atmosfera si è fatta cupa: misteri e bugie gravano sempre più sugli abitanti come le nuvole avvinghiate alle cime delle montagne.

Ida intravede uno spiraglio di felicità grazie all’amicizia clandestina con Noah, un adolescente irrequieto che sogna una vita lontana da lì. Una mattina, però, la ragazza si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato e quello che accade cambierà tutto.

Lei e Noah decidono di fuggire insieme, ma una serie di eventi improvvisi e insospettabili complica i loro piani, costringendo Ida a fare i conti non soltanto con il suo segreto ma anche con quelli dell’intero villaggio.


Luca Brunoni è nato a Lugano nel 1982. Ha studiato giurisprudenza e letteratura e vive tra la sua città natale e Neuchâtel. Silenzi è il suo secondo romanzo.



 

RECENSIONI/SEGNALAZIONI

 

© Viceversa letteratura, 22.02.2020

Silenzi di Luca Brunoni
Recensione di Alceo Crivelli

È nei primi anni Cinquanta che si svolge la sconcertante vicenda di Ida Bühler, tredicenne protagonista del secondo romanzo di Luca Brunoni – Silenzi – pubblicato nel 2019 presso Capelli editore. In seguito alla morte della madre, Ida è assegnata alla custodia dello Stato e collocata presso una famiglia affidataria costituita da una coppia di contadini dell’Oberland bernese, lontana dall’ambiente cittadino della capitale al quale era abituata. Qui riceverà vitto e alloggio solo a patto di sottostare alle severe imposizioni e alle pressanti pretese dei padroni di casa, Arthur e Greta Hauser, adeguandosi alla vita contadina fatta di ristrettezze, duro lavoro e priva di agi, sperimentando una serie di patimenti e soprusi che Ida sopporterà di buon grado, convinta in cuor suo di dover così scontare la colpa dell’inconfessabile segreto che si porta appresso riguardo alla morte della madre.

Teatro degli eventi una piccola borgata protestante aggrappata al fianco della montagna, dalla mentalità arretrata e dalla religiosità ancora rigidamente legata al rispetto della forma, in cui, data l’assenza della pratica confessionale, quello della colpa – immaginata o reale che sia – è un fardello che ognuno deve portare da sé senza possibilità di remissione attraverso la parola assolutoria, poiché «i tuoi peccati sono tra te e il nostro Signore» (p. 16). Difficilmente Brunoni avrebbe dunque potuto pensare a un titolo più appropriato per il suo nuovo romanzo, il quale a ben vedere costituisce la cronaca di un lungo susseguirsi e intrecciarsi di non detti e incomunicabilità di varia natura, cui il silenzio – eccezion fatta per il «silenzio diverso, riempito di gesti» (p. 21) e di parole che era quello amorevole della madre muta – è spesso associato all’assenza, al segreto, alla bugia e alla colpa, che con il suo marchio infamante aleggia mortifera sull’intero villaggio, dando luogo a un’atmosfera cupa e di reciproca diffidenza. A partire dal prologo, in cui il sindaco del villaggio accenna alla «tragedia silenziosa» (p. 7), fino all’epilogo, in cui la protagonista ricade mestamente «nel suo mutismo» (p. 196), tutto il romanzo è fittamente disseminato di cose fatte di nascosto, da dire sottovoce o di cui è meglio non parlare affatto pena l’umiliazione, la punizione o il pubblico biasimo della piccola società rurale, in cui il peccato sembra segnare a vita con il “marchio del diavolo” e ripercuotersi inevitabilmente sui membri della propria famiglia, trasmessa non solo dai genitori ai figli, ma anche viceversa («Devo averlo cresciuto male», p. 105).

In un simile contesto, i racconti che i ragazzi del villaggio si scambiano di nascosto nel bosco assumono per Ida un carattere quasi salvifico e di fuga momentanea dalla sua opprimente condizione, al punto di rischiare gravi ritorsioni da parte degli Hauser «solo perché desidera sedersi attorno a un fuoco ad ascoltare storie» (p. 59), ma soprattutto per poter finalmente rompere il silenzio e «parlare senza abbassare la voce, senza guardarmi le spalle, senza timore» (p. 56). È forse con lo stesso intento liberatorio che, pur senza mai dare a intendere di voler trattare l’argomento in maniera sistematica, Silenzi allude alla dolorosa questione – anch’essa troppo a lungo rimasta sepolta nel silenzio – dei molti bambini vittime della politica famigliare Svizzera in vigore tra gli anni venti e gli anni sessanta, bruscamente sottratti alle loro famiglie per essere collocati presso istituti minorili o famiglie affidatarie, privati di ogni affetto, utilizzati come forza lavoro e costretti a vivere in condizioni degradanti.

Se tanto il prologo – costituito da un estratto di «una lettera del sindaco Bastian Feld alle autorità» (p. 7) – quanto l’epilogo – riportato «da una nota del Sig. Gottfried Glauser, tutore» (p. 195) – possono lasciar spazio alla supposizione che l’autore stia citando prove documentarie e che il romanzo sia ispirato a un caso realmente accaduto, di fatto il personaggio e la triste storia di Ida sono – come affermato dall’autore stesso (vedi la sezione dei Ringraziamenti, p. 199) – frutto di fantasia. Questo fatto, lungi dallo sminuire l’impatto emotivo della vicenda, le permette al contrario di andare al di là dei confini dell’episodio specifico, facendone una delle molte storie possibili, da cui è più facile sentirsi rappresentati, e da cui più facilmente si traggono delle verità generali rispetto alla testimonianza biografica. In altre parole, l’essere un personaggio di finzione fa sì che Ida possa idealmente – guardandosi bene dal generalizzarne l’esperienza in un cliché – rappresentare in una certa misura l’insieme delle vittime della pratica degli affidi.

Restano infine da segnalare le scelte formali per certi versi inconsuete pensate dall’autore affinché la sua storia acquisisse il valore aggiunto della forma letteraria e incrementasse così la sua incisività. Brunoni opta infatti per un’esplicita suddivisione del romanzo in due parti – La fattoria e Il villaggio – velatamente preannunciate nel primo capitolo durante il viaggio di trasferimento di Ida, in cui, ormai vicini alla meta, «la strada si biforca: un ramo porta a una fattoria costruita alla base di una collina […]. L’altro ramo conduce al villaggio…» (p. 14). Mentre la prima parte è narrata al presente della prima persona da Ida stessa, che ci racconta l’intera vicenda dal suo punto di vista, nella seconda parte la narrazione, questa volta in terza persona, si fa corale. È allora che l’autore, riprendendo il tutto dall’inizio, attraverso il vissuto dei vari abitanti del villaggio ci fornisce i tasselli mancanti della storia costituiti da tutto quello che Ida non poteva conoscere, arrivando fino a riproporre alcune scene già narrate in precedenza, ribaltandone la prospettiva narrativa e fornendone così una lettura differente e chiarificatrice ai fini della comprensione della trama. Questo sembra essere l’ambizioso disegno dell’autore, la cui non facile realizzazione risente però un poco di una scelta stilistica sfortunatamente non sempre inseguita fino in fondo. Più che all’esposizione delle individuali versioni dei fatti da parte degli abitanti del villaggio, nella seconda parte il lettore si trova di fronte un narratore onnisciente che, spostando continuamente la sua attenzione da un personaggio all’altro – e nonostante la trama ben costruita – finisce suo malgrado per disinnescare la varietà e la potenziale dinamicità della narrazione a più voci, attutendole attraverso uno sguardo e un linguaggio forse troppo unificanti considerato il loro intento polifonico.

Questi gli aspetti principali di un romanzo dal contenuto maturo, in grado di toccare il lettore coinvolgendolo emotivamente con una scrittura dalle frasi brevi e dal linguaggio semplice ma non scontato, in grado di aderire facilmente al moto irregolare dei pensieri e, evitando formulazioni complesse, di infondere un senso di spontaneità e di immediatezza a una narrazione costruita su una trama solida, fatta di silenzi e successive rivelazioni sapientemente gestite attraverso un meccanismo narrativo funzionale.

Link: Viceversa letteratura


© Ticino magazine, febbraio-marzo 2020

Luca Brunoni – “Silenzi” è un romanzo molto crudo e realista

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Link: Ticino magazine


© Leggere Tutti, n. 136, gennaio-febbraio 2020

Luca Brunoni, Silenzi
di Leonardo Biccari

Lo scrittore Luca Brunoni presenta Silenzi, un romanzo crudo e doloroso, uno spaccato di miseria e ingiustizia ambientato negli anni Cinquanta in un villaggio svizzero di montagna.
Una storia di abbandono e crudeltà, in cui la piccola protagonista Ida dovrà imparare in fretta a badare a sé stessa e a non soccombere alla disperazione.

Ida è un’orfana, costretta a lasciare la propria terra per ritrovarsi in una casa inospitale e con gente sconosciuta, gretta e ignorante.

Brunoni tratta con delicatezza della piaga dei bambini svizzeri “all’asta”, privati del loro candore, dell’amore di una famiglia e della spensieratezza che dovrebbe caratterizzare l’infanzia. Ida viene dipinta con i colori accesi della gioventù, ma troppo nero arriva a macchiare la sua tela, a trasformare un’età felice in un faticoso travaglio.

La ragazzina è un esempio di resilienza, della inesauribile capacità dell’uomo di galleggiare sopra la melma che vuole sommergerlo.

Una storia dura, ma anche profondamente umana.

Link: Leggere tutti


© Piego di libri, 25.01.2020

Letteratura italiana
Silenzi – Luca Brunoni
di Antonio Pagliuso

Lo scrittore elvetico Luca Brunoni presenta Silenzi (Gabriele Capelli Editore), un romanzo crudo quanto reale con protagonista una adolescente e un enigmatico villaggio.

In Silenzi è raccontata la storia di Ida, abbandonata dalla famiglia all’indomani della prematura morte della mamma; una ragazza dalla infanzia macchiata in un dedalo di vicende e storie che trovano palcoscenico in un piccolo villaggio di montagna.

Nelle prime pagine del romanzo Brunoni racconta di come Ida si ritrova in una nuova realtà, in una nuova famiglia, con nuovi modi di vivere e di approcciarsi agli altri.

La sera gli Hauser mi accolgono per la prima volta nella loro casa. Il soffitto è basso, il pavimento di legno scuro. Un tavolo da pranzo, due seggiole di fronte al camino. Greta prepara la cena in cucina, l’angolo più buio della casa visto che lì non vi sono finestre. La stufa serve da piano di cottura, con un tubo di metallo che sparisce nel muro e sale al piano di sopra.

Ciò che gli Hauser non sanno (forse) è che Ida porta con sé, seppur la giovane età, un tremendo segreto. Silenzi narra l’aspra vita contadina, fatta di menzogne, ipocrisie, egoismo ed equilibri secolari che coinvolgeranno la protagonista e, susseguentemente alla conoscenza di Noah, figlio del sindaco, ne stravolgeranno l’esistenza.

I giorni passano. I risvegli, la stalla, il latte, il bucato, i pasti, il sole, la nebbia, la pioggia, il riposo. La stagione che cambia, il verde che avvolge e soffoca la montagna.

Nella seconda parte del volume l’autore si concentra sul modo di approcciarsi alla vita degli abitanti di un villaggio avvolto sempre di più da una spessa coltre di mistero.

Il romanzo, riconducibile in parte al genere noir, è scritto con un linguaggio che alterna fasi liriche a fasi più rudi e corre rapido di pagina in pagina. Ida riuscirà a conquistare il diritto di avere dalla vita momenti felici?

Link: Piego di libri


© ticino 7, n. 4, 24.01.2020

Pagine da scoprire
A cura dell’Associazione Librai e Editori della Svizzera Italiana

Umanità che tace
di Cristina Pinho

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© recensionilibri.org, 22.01.2020

Silenzi | Luca Brunoni
Di Antonio Pagliuso

Quella di Silenzi, il romanzo di Luca Brunoni edito Gabriele Capelli, è una storia dolorosa di segreti e asprezze che vede protagonista una giovane ragazza.

Corrono i primi anni Cinquanta. Ida Bühler è rimasta orfana della mamma e il padrino decide di affidarla a una coppia di contadini senza prole – Arthur e Greta Hauser – che vive in un piccolo villaggio nelle montagne svizzere. Un posto che potrebbe essere propedeutico a una nuova serenità, ma nel quale, invece, la protagonista si troverà ad affrontare rinnovate difficoltà e le incertezze che ogni cambiamento comporta:

La vallata si apre alla vista. L’aria è più fredda e i colori della sera macchiano i bordi del cielo. Penso alla notte che mi aspetta, agli odori della stalla. Osservo le mani spellate. Arthur e Greta sembrano contenti di come lavoro, ma temo che passati i primi giorni diventeranno più esigenti.

Silenzi è diviso in due parti: La fattoria e Il villaggio. Dall’incontro con la famiglia Hauser per Ida comincerà una nuova esistenza, un tentativo di resurrezione da un passato cupo; scoperte e amarezze si alterneranno, stravolgendola e facendola crescere. Il popolo del villaggio – ignorante, omertoso, legato a una condizione di vita antica e fatalista – è rappresentato da vari personaggi che ci permettono di capire meglio le dinamiche del micromondo ricco di intrecci e misteri in cui è stata catapultata la protagonista e che è maggiormente sviluppato nella seconda sezione del volume. Tra questi personaggi, ruolo preponderante assume Noah, un giovane come Ida con il quale la ragazza sviluppa una comunione di intenti che le farà credere di poter realmente dare una svolta alla sua misera esistenza.

Luca Brunoni è autore di un libro scritto con una penna dinamica, in cui una pagina tira l’altra sino all’epilogo finale che non potrà far altro che alimentare quel magone e senso di commiserazione per Ida cresciuti nel corso della lettura.

Link: recensionilibri.org


© artapartofculture.net, 21.01.2020

IndipendenteMente #22

I segreti non taciuti diventano guai
di Valentina Capogna

Luca Brunoni in Silenzi racconta uno spaccato di vita nella Svizzera rurale degli anni 50 dipanando una storia certamente emblematica per quel che riguarda un certo stile di vita legato; l’uso del tempo è funzionale perché permette di raccontare realtà comune in quel periodo – cioè le vessazioni dalla povertà e dal sopruso– ancorandola saldamente a tematiche sociali attualissime, prima fra tutte la questione degli affidi di minori senza genitori.

Le vite spezzate, in sostanza, sono quelle di ieri come quelle di oggi, e questa è un’inevitabile riflessione che sale a galla prepotentemente.

A rendere la lettura appassionante non è solo questo doppia valenza temporale (una reale, l’altra interpretativa), ma anche la struttura stessa del romanzo che, suddiviso in due capitoli, aiuta il lettore a fasi permeare dalla storia nel modo più naturale.

L’inizio, intimo e riflessivo, in cui la voce narrante è quella della protagonista (una ragazzina di tredici anni che nella vita ha più inciampato che camminato), lascia il posto a una seconda parte affidata a un narratore esterno che racconta le vicissitudini del villaggio in cui Ida – questo il suo nome – viene trasferita in seguito alla perdita della madre, per essere affidata a una famiglia mai vista prima.

Se inizialmente si innesca un meccanismo di affezione ed empatia, subentra poi la diretta ricezione dei fatti, così come sono avvenuti: dall’emozione si passa alla cognizione che permette di assorbire i contenuti fino ad allora solo letti.

I dolori, le incertezze, gli stenti che si “sentono” nella prima parte è come se si oggettivassero ai nostri occhi, permettendoci di comprendere ogni sfaccettatura, non solo della protagonista, ma anche degli altri personaggi e, con essi, anche il corposo scenario della storia.

Ma non c’è solo Ida, prima di tutto Noah di cui è bene non dire nulla perché la loro amicizia è tutta da leggere; poi ci sono Greta e Arthur, i genitori affidatari di Ida, pieni zeppi di disarmonie e di verità celate; c’è il sindaco Bastian Feld e i suoi due figli, fondamentali per lo svolgersi della storia; c’è Emil, che scompare creando un rincorrersi di sospetti e accuse tra i paesani e tanti, tanti altri.

Ma soprattutto c’è un personaggio difficile da incontrare “realmente”, seppur ingombrante: l’asfittica società del paesino in cui si trova catapultata la protagonista; i pettegolezzi, le chiacchiere, la morbosa e invadente attenzione per ogni mossa, scelta o peccato compiuto.

Nel delineare tutto questo, la narrazione diventa corale, e paradossalmente più aumentano le voci, più si sente il peso del silenzio: è la stessa Ida a capire ben presto che alcune cose, pur sapendole, non devono essere dette perché i segreti e i misteri esistono finché sono taciuti, dopo diventano guai.

Link: artapartofculture.net


© Contorni di noir, 21.01.2020

La pagina di Cecilia Dilorenzo – Recensioni

Luca Brunoni – Silenzi
di Cecilia Dilorenzo

È stata una tragedia silenziosa, quella che si è consumata tra le nostre montagne. Una vicenda triste scaturita da menzogne e segreti tenuti nascosti troppo a lungo. Purtroppo non ci resta che riportare i fatti. Per quanto riguarda il futuro, dovremo essere capaci di guardarci allo specchio e riconoscere i nostri errori.
Altrimenti, Dio ci salvi.
Da una lettera del sindaco Bastian Feld alle autorità.
Grunberg, 15 agosto 1953.

Questo il prologo di Silenzi di Luca Brunoni.
E sono i fatti quelli che ci riporta Brunoni, i fatti di diverse vicende che andranno ad intrecciarsi per poi finire in un epilogo crudo.
Siamo agli inizi degli anni Cinquanta e Ida ha solo tredici anni. Sua madre è morta e il suo patrigno non può tenerla con sé, così verrà affidata agli Hauser – Arthur e Greta – che abitano in un villaggio di montagna. La coppia non ha figli, sono dei contadini proprietari di una piccola fattoria, in cambio di cibo e di un giaciglio Ida dovrà collaborare lavorando duramente, portare avanti una fattoria richiede fatica e tanto lavoro. Per Ida non sarà semplice arrivare in un posto nuovo, ritrovarsi con due persone a lei sconosciute, sobbarcarsi un duro lavoro. Ma nello stesso è una sorta di espiazione, si sente di meritare una vita più dura possibile perché sarà la maniera per cercare di chiedere perdono per un segreto che si porta dentro, che le ha devastato la sua vita, che l’ha resa colpevole di qualcosa di terribile.

Nel villaggio ci si conosce tutti, le vite si intrecciano, ci sono contrasti ed amicizie, amori e odii, vendette e rancori. Il villaggio diventa l’unico mondo, ed è in quel mondo che si lavora duramente, che si crea o si cerca di creare una buona famiglia, si fa il possibile per crescere nel miglior modo possibile i propri figli. Gli adulti, per i quali i sogni non hanno più valenza, non pensano a un altro mondo possibile; gli adolescenti, per i quali i sogni sono fondamentali, pensano ad un altro mondo possibile.
Noah, ad esempio, il figlio del sindaco Bastian Feld. Il suo sogno è andar via. E sarà l’unico con il quale Ida si confiderà, con il quale riuscirà a parlare di quel segreto che le stringe il cuore.

“Ho fatto una promessa” dico, e scoppio in lacrime. Non è la prima volta che piango da quando sono al villaggio. Di solito però le lacrime salgono piano, come liquido che trabocca dall’orlo di un bicchiere. Ora è come se il bicchiere si fosse frantumato di colpo. “Una promessa” dico tra i singhiozzi. “In cambio del perdono.” E insieme alle lacrime, esce tutto il resto.”

E Noah il suo sogno lo vuole condividere con Ida, i due ragazzi faranno un patto, un vero e proprio patto di sangue, andranno via insieme verso una nuova vita tutta da costruire, o tutti e due o nessuno.
Ma un giorno Noah sparisce, non è più a casa e di lui si perderanno le tracce… sarà andato via senza rispettare il patto siglato con Ida?

Silenzi è un libro dolente, che non lascia spazio a nessuna speranza. Sia considerando i protagonisti adulti della storia e sia i protagonisti adolescenti.
Gli adulti sono rassegnati, arrabbiati con la vita e con loro stessi, con la vita che conducono fatta di sacrifici e di duro lavoro, con loro stessi per gli errori fatti e per le scelte sbagliate, ma in fondo di scelte non ne avevano poi tante, nel loro piccolo mondo è sempre stato così, cosi è e così sarà.

La tragicità viene fuori e traspare da ogni loro comportamento, pensiero e gesto fino ad un decadimento fisico, morale e mentale.
Tra gli adolescenti c’è chi gradisce la vita condotta nel villaggio e chi vorrebbe scappare e cerca la luce in fondo al tunnel come una lucina fatta di speranze, ma sarà possibile o il destino deciderà in maniera differente?
Pur nella drammaticità e nella tristezza, una storia e tante storie che mi hanno colpita profondamente, per la riuscita della rappresentazione dei vari protagonisti, leggendo si partecipa umanamente alle loro dolorose vicende, per come è strutturata e congegnata la trama, il gusto intreccio di storie e persone.

I silenzi del titolo sono il fulcro di tutta la storia. Quanto è difficile esternare sempre i sentimenti che prendono forma ma che spesso non trovano la giusta maniera di essere trasmessi, si preferisce pensando di fare bene di non diffonderli troppo per evitare di fare male e così facendo si fa ancora più male, a noi stessi e a chi ci sta accanto. Si soffre insieme ma ognuno con le proprie sofferenze.
In Silenzi non troverete un giallo o un thriller e neanche un noir poliziesco o comunque legato alla vita malavitosa.
È una storia sicuramente noir nei sentimenti e nelle vicende.
È uno sprofondare nella tragicità della vita e negli alti conti da pagare in termini di esistenza. Un’esistenza che mette a dura prova e segna percorsi ostili e sfavorevoli.

Link: Contorni di noir


© Some Books Are, 3.01.2020

[Recensione] “Silenzi” di Luca Brunoni
Ci siamo: cominciamo il nuovo anno con una recensione – la prima del 2020, che però riguarda l’ultimo libro letto nel 2019.

Il suo autore non mi è però sconosciuto perché di suo ho già letto Il cielo di domani e ringrazio l’editore per la copia digitale omaggio in cambio di una mia onesta recensione.

Titolo: Silenzi
Autore: Luca Brunoni
Data di uscita: 17 ottobre 2019
Pagine: 200
Editore: Gabriele Capelli Editore

Trama: Inizi Anni Cinquanta. Ida, orfana tredicenne, viene mandata a lavorare in un piccolo villaggio di montagna. È tormentata da un segreto e l’impatto con la vita da contadina – complice la severità dei genitori affidatari – non aiuta a lenire la ferita. Intanto, nel villaggio l’atmosfera si è fatta cupa: misteri e bugie gravano sempre più sugli abitanti come le nuvole avvinghiate alle cime delle montagne. Ida intravede uno spiraglio di felicità grazie all’amicizia clandestina con Noah, un adolescente irrequieto che sogna una vita lontana da lì. Una mattina, però, la ragazza si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato e quello che accade cambierà tutto. Lei e Noah decidono di fuggire insieme, ma una serie di eventi improvvisi e insospettabili complica i loro piani, costringendo Ida a fare i conti non soltanto con il suo segreto ma anche con quelli dell’intero villaggio.

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La mia prima esperienza di lettura con Luca Brunoni è stata nell’aprile 2017 e ricordo ancora quanto il suo modo di scrivere mi avesse catturata e quanto non vedessi l’ora di arrivare in fondo alla storia per conoscerne la conclusione.

Ed è stato così anche in questo caso.

Silenzi racconta di Ida, tredicenne in anni difficili come quelli agli inizi del 1950.
Ida si ritrova ad essere trasferita dalla città alle montagne svizzere perché il patrigno non la vuole più con sé e Ida non fa storie, accompagnata da rimpianti e sensi di colpa che vuole trovare il modo di espiare per sperare un giorno di essere perdonata.

Viene affidata ad Arthur e Greta Hauser, due coniugi che possiedono una fattoria. Il tutore dice ad Ida che sono brava gente e che se non si comporterà bene è pronto a tornare a prenderla per portarla in un istituto – e quello non le piacerebbe.
Ida viene messa subito al lavoro nella fattoria in cambio di cibo e di un letto in una stanza della casa che dovrà guadagnarsi e intanto sopporta le punizioni inflitte dalla signora Greta – anche quando non meritate – e le occhiate del signor Arthur come un modo per espiare la propria colpa.

È difficile farsi amici perché gli Hauser la tengono sempre a guinzaglio corto – è facile per una ragazzina che sembra già una donna mettersi nei guai se i ragazzi iniziano a ronzarle attorno e il paese ha già il suo esempio sempre sotto gli occhi da quattro anni.

Eppure in qualche modo Ida stringe amicizia con Noah – Noah che ha quattordici anni e che è il figlio del sindaco e già da anni sogna il giorno in cui lascerà il villaggio. Vorrebbe portare Ida con sé, ma la fuga è davvero possibile?

Il romanzo è diviso in due parti: la prima è ambientata alla fattoria e vediamo la vita attraverso gli occhi di Ida mentre la seconda è ambientata al villaggio, parallela alla prima, ma con il punto di vista di diversi personaggi.

La fattoria non è un posto in cui Ida viene trattata bene, ma l’accetta come parte della punizione che sente di meritare e il cui passato in città noi scopriremo piano piano – così come scopriremo i silenzi che hanno caratterizzato da sempre la sua vita famigliare e i silenzi che continua tuttora a tenere per quieto vivere fino a quando non confiderà la sua storia a Noah.

Il villaggio è un’altra “bestia” a sé: anche se il sindaco ha una visione moderna e vorrebbe tutti quanti al passo con i tempi, i suoi abitanti restano ancorati alle tradizioni di una volta e alle proprie visioni ristrette su come dovrebbe andare la vita.
Ecco quindi che sparlano degli Hauser a causa della vita passata della madre di Arthur e della loro povertà rispetto ad altri contadini. Ecco che sparlano di Anne, la figlia del carbonaio che una volta era detta “la bimba dei miracoli” ma che poi ha avuto una figlia fuori dal matrimonio con Emil Reus, il figlio del falegname – quest’ultimo sparito ora da tre mesi lasciando moglie e figlia al villaggio. E i pettegolezzi si sprecano: c’è chi dice che abbia avuto un “incidente” – intenzionale o meno – e c’è chi dice che sia fuggito. Vengono riportate alla luce storie di quando era adolescente e di quello che aveva fatto in compagnia dei suoi amici Sepp e Reto – quest’ultimo il figlio maggiore del sindaco – e che non è mai stato dimenticato e perdonato.

Il villaggio – così come la fattoria degli Hauser – è un luogo claustrofobico ma, a differenza della fattoria degli Hauser, questo vive e respira una vita tutta sua perché popolato da molte più persone che ritengono di avere la verità in mano e che però battono in ritirata facendo gli indifferenti o badando ai proprio interessi quando gli conviene.

Come era successo due anni fa, lo stile scorrevole di Luca Brunoni mi ha catturata e mi ha fatto divorare il romanzo in pochissimo tempo. Si avverte per tutto il libro il sentore di qualcosa non va, di qualcosa che sta per accadere – si aspetta con il cuore in gola ciò che accadrà nella pagina successiva esattamente come si aspetta il sussulto sulla poltrona quando guardi un film che ti tiene sulle spine.
Sai che sta per accadere, lo aspetti eppure non puoi fare niente per impedirlo.

Silenzi è un romanzo che vi prenderà allo stomaco, che vi trascinerà nelle vite dei suoi personaggi e che saprà anche spezzarvi il cuore – sinceramente non riesco ad immaginare un altro finale diverso da quello che l’autore ha scritto perché il suo rappresenta la vita in tutte le sfumature più dolorose, specialmente se pensiamo agli anni in cui è ambientato.
È un romanzo dove le emozioni fanno da padrone, senza essere timorose di mostrare anche la cattiveria e l’egoismo che da sempre ci contraddistingue.

Link: Some Books Are


© libri.icrewplay.com, 18.12.2019

Leggilo anche tu: Silenzi di Luca Brunoni
di Erika Zappoli

Domani sarà uguale, e dopodomani pure. Però se continuo a lavorare bene avrò il mio letto, avrò da mangiare e una vita come ce l’hanno tante altre persone. Una vita che, anche se dura, non è certo una punizione.

Caro iCrewer oggi ho il piacere di segnalarti il nuovo romanzo di Luca Brunoni edito Gabriele Capelli Editori disponibile dal 17 ottobre 2019.

In Silenzi, nonostante il romanzo sia crudo e realista, Luca Brunoni riesce a trattare il dolore e la miseria con delicatezza rivelando una bellezza visibile solo a chi osserva più in profondità. Il romanzo è ambientato negli anni cinquanta in un villaggio svizzero di montagna, il cui tempo è scandito dalla ripetitività dei lavori nelle fattorie, dal lungo tempo impiegato per compierli e dalle inutili e perfide chiacchiere di paese. Una storia durissima senza filtri, incentrata su un periodo storico in cui un bambino non aveva il diritto e il piacere di vivere la propria infanzia. Ida Bühler è una ragazzina di tredici anni rimasta orfana di madre, il cui patrigno non volendo più occuparsi di lei, decide di affidarla allo Stato che la manda dagli Hauser, una povera famiglia in un villaggio lontano da ciò che lei aveva sempre chiamato casa.

Silenzi è diviso in due parti ben distinte. Nella prima intitolata La fattoria, l’autore racconta da vicino le vicende della protagonista Ida, ragazzina sfruttata, picchiata e lasciata sola con il suo dolore. Nella seconda, Il villaggio mostra invece la vita degli abitanti del borgo dove Ida viene mandata, ripercorrendo i tristi episodi che la vedono protagonista, mostrando i punti di vista degli altri personaggi coinvolti che condividono con lei l’indigenza e il grigiore dell’esistenza serbando nel cuore segreti inconfessabili, in un mondo di bugie e omertà. Nonostante la ragazzina soffra la fame e il freddo, in lei brilla sempre una piccola luce, una speranza seppur minima, che la vita potrebbe riservarle ancora uno spiraglio di felicità. Questo suo aggrapparsi con dignità al poco che possiede e che serba in lei, ne fanno un personaggio unico e indimenticabile. Una protagonista eroica, nonostante la giovane età, vittima del dolore e dell’ingiustizia. Un’anima innocente che riesce a rendere poetica anche una storia triste e cupa quanto i lividi che porta sul suo bel viso.

Link: icrewplay


© Ticino Vino Wein, n. 4, Anno XIX, Inverno 2019

La vita di montagna tra segreti e Silenzi

IMG_6663Link: Ticino Vino Wein


© Lecce night, 05.12.2019

Intervista a Luca Brunoni, autore del romanzo Silenzi.

Luca Brunoni (Lugano, 1982) è uno scrittore e professore universitario. Esordisce nella narrativa con “Il cielo di domani” (Fontana Edizioni, 2016). “Silenzi” (Gabriele Capelli Editore, 2019) è il suo secondo romanzo.

«Ci presenti il tuo nuovo romanzo Silenzi?».
Mi piace definirlo come un “noir rurale”: racconto uno spaccato di vita di montagna negli anni Cinquanta, ma uso il contesto per sviluppare un intrigo ricco di mistero e dalle tonalità cupe. Se da una parte c’è la storia di Ida, ragazzina tredicenne che arriva in un villaggio remoto portandosi dietro un segreto, dall’altra c’è quella del villaggio stesso, in subbuglio per la misteriosa sparizione di un giovane…

«So che per sviluppare la storia raccontata in Silenzi hai fatto ricorso a testimonianze storiche e a testi specifici in cui si parla di affido, tra i quali il libro Anime rubate. Bambini svizzeri all’asta. Quali sono state le altre fonti di ispirazione per il tuo romanzo?».
Amo le storie con un’ambientazione “chiusa”, dove le risposte ai misteri devono per forza arrivare dall’interno, dai personaggi e dalle loro vicende. In questo senso, i villaggi di montagna o campagna sono ideali. Esiste un vero e proprio filone letterario che racconta il mondo rurale attraverso una lente noir, che parte da Faulkner e McCarthy ed arriva in Europa con autori come Bouysse. Apprezzo poi in modo particolare gli scrittori che utilizzano strutture atipiche – ma ben congeniate – per raccontare le loro storie; anche da loro ho tratto ispirazione.

«La storia della piccola protagonista di Silenzi, Ida Bühler, ricorda alla lontana quella del personaggio dell’orfana Anna nel romanzo Anna dai capelli rossi di Lucy M. Montgomery. Vuoi parlarci della tua intensa e sfortunata protagonista?».
Ida è una ragazzina la cui vita ha preso una svolta improvvisa, brutale; rimasta orfana, ha dovuto trasferirsi dalla città in montagna e lavorare per una coppia di contadini. È un personaggio che mi è piaciuto raccontare perché se da un lato sembra accettare un destino crudele con rassegnazione, dall’altro mostra resilienza, una forza della quale nemmeno lei si rendo conto. Non si perde mai d’animo, anche quando la situazione precipita e architettare una fuga sembra essere l’ultima soluzione rimasta.

«Ida, Noah, Konstantin, Greta e Arthur sono alcuni dei personaggi presenti nel romanzo Silenzi. Qual è stato il personaggio più difficile da caratterizzare, e qual è quello che senti più vicino a te?».
Tutti mi hanno messo di fronte a una grande sfida a livello di caratterizzazione, ognuno a modo suo. Volevo un romanzo senza buoni e cattivi, innanzitutto. Ogni personaggio ha le sue motivazioni, i suoi pregi e i suoi difetti: io descrivo le loro azioni e racconto le loro storie, ma lascio al lettore il compito di giudicare… o di rivedere magari un giudizio emesso troppo frettolosamente.

«Quali sono tre buoni motivi per i quali è importante leggere Silenzi?».
È un libro che mette a confronto con un periodo storico ricco di spunti d’interesse, ma che cerca anche di far luce sul presente. Ad esempio, viviamo in una società che ci sta sempre più abituando a giudicare le persone e le situazioni sulla base di elementi superficiali, come il titolo di un articolo di giornale, una fotografia su un social network. Silenzi obbliga i lettori a scavare nel profondo e a guardare le cose da più punti di vista prima di poter dirsi sicuri di avere in mano tutte le risposte. Credo inoltre che sia stimolante leggere storie ambientate nel passato ma raccontate in modo moderno, con uno stile di scrittura attuale e una struttura coinvolgente.

«Cosa significa per te scrivere e raccontare storie?».
Significa mettere una croce su gran parte del mio tempo libero! A parte gli scherzi, ho sempre avuto la passione di raccontare, e il romanzo è il formato che mi piace di più. Lascia una grande libertà a livello di contenuto e struttura e permette allo scrittore di raccontare la sua storia senza compromessi. Ciò non significa dilungarsi, anzi: apprezzo in modo particolare i libri che non contengano pagine, capitoli, scene “di troppo” e cerco di fare la stessa cosa nei miei.

«Vuoi raccontarci di cosa parla il tuo romanzo d’esordio Il cielo di domani?».
Il cielo di domani mette in scena un trentenne alle prese con le manipolazioni e il lato oscuro dell’azienda per cui lavora. Si tratta di un romanzo molto diverso da “Silenzi”, sia per la trama, che per la voce narrante, che per l’ambientazione. Il punto di partenza creativo però è identico: dei personaggi ben delineati, delle tematiche che mi stanno a cuore, e la sensazione di avere trovato una storia che meriti di essere raccontata; che meriti il mio tempo (entrambi i libri hanno richiesto più di tre anni di elaborazione), ma soprattutto il tempo di chi vorrà leggerla.

Link: Lecce nightguide


© Librintasca, RSI RETE UNO, 06.12.2019

I silenzi di Ida nel breve romanzo di Luca Brunoni
A cura di Rossana Maspero

Intervista Integrale a Luca Brunoni per “Silenzi”


Silenzi di Luca Brunoni, appena pubblicato da Gabriele Capelli, è un romanzo ambientato negli anni ’50 in un villaggio svizzero di montagna e narra di un’infanzia -quella di Ida – violata e non tutelata.

Ida Bühler è una tredicenne che rimasta orfana di madre, viene affidata allo Stato dal padrino che intende liberarsene; e lo stato la manda dalla famiglia Hauser in un villaggio che le è del tutto estraneo e lontano da casa.

Ida incarna qui la vita di quelli che furono in quegli anni dei ragazzi invisibili, trattati come merce e come forza lavoro a cui fu sottratto ogni affetto, vittime innocenti di un sistema ingiusto.

Il romanzo è dichiaratamente bipartito: La fattoria – in cui emerge la vita della bambina – e Il villaggio che invece mette in scena la vita del villaggio e degli altri attorno a in questa suddivisione cambia anche il punto di vista da quello della bambina a quello corale agli altri.

Link: Librintasca


© Leggere:tutti, 26.11.2019

Luca Brunoni: “Silenzi” – Intervista
A cura di Antonella Quaglia

Luca Brunoni è nato a Lugano nel 1982. Pubblica nel 2016 per Fontana Edizioni “Il cielo di domani”. Nel 2019 esce per Gabriele Capelli Editore il suo ultimo romanzo “Silenzi”.

«Di cosa parla il tuo romanzo Silenzi?».
Parla di una ragazzina di 13 anni che deve trasferirsi dalla città in uno sperduto villaggio di montagna. La ragazzina si porta dietro un segreto che pesa come un macigno, ma scoprirà che il villaggio ne nasconde molti di più. È la storia di un’orfana che deve far fronte alla freddezza dei genitori adottivi e alle difficoltà della vita in montagna, ma è anche quella di un villaggio dove i silenzi – le cose non dette, o quelle che nessuno può o osa dire – nascondono una realtà complessa e inquietante.

«Qual è il messaggio che hai voluto veicolare attraverso la tua opera?».
Volevo provare a scrivere un libro carico di tensione e di mistero, ma senza personaggi buoni o cattivi. Descrivo esseri umani che portano avanti le loro vite come meglio gli riesce, in un contesto di difficoltà e povertà; a volte le situazioni drammatiche sono un risultato inevitabile di ciò, senza che ci sia bisogno di un cattivo, di una lotta tra il bene e il male. C’è però anche da dire che non comincio mai un libro con l’intenzione di veicolare un messaggio. Credo che il compito di un romanzo sia quello di far provare emozioni, suscitare interesse e curiosità, quindi la priorità quando scrivo è quella. Poi, man mano che vado avanti, vedo delinearsi temi e problematiche; solo allora comincio a lavorarci perché risultino più d’impatto.

«Il romanzo Silenzi è diviso in due parti: nella prima presenti il punto di vista della protagonista Ida, una ragazzina rimasta orfana e affidata a una famiglia di fattori in un piccolo villaggio svizzero; la seconda ripercorre le tappe della storia di Ida focalizzandosi però sui punti di vista degli altri personaggi presenti nel romanzo. Quali sono i motivi della tua scelta stilistica?».
Direi che è stata LA scelta. Avevo in testa la storia, avevo già delle bozze, ma non avevo ancora bene in chiaro il modo in cui volevo raccontarla. Una volta decisa la struttura in due parti mi sono convinto di essere sulla strada giusta: sapevo dove arrivare e come arrivarci. E ho capito anche il tipo di esperienza che volevo far vivere al lettore.

«Dal tuo romanzo: “Magari nella vita avrò ancora diritto a dei momenti felici. Ma non ora, non prima di aver pagato fino in fondo per le mie colpe”. Silenzi è un romanzo che parla delle conseguenze del senso di colpa, e in questo caso la natura di questo sentimento è resa ancora più dolorosa dal fatto che a provarlo è una ragazzina innocente. Quali sono gli altri temi portanti dell’opera?».
Uno su tutti: l’idea che uno sguardo superficiale sulle persone e sugli eventi porta spesso a conclusioni errate. Può sembrare evidente, ma quante volte si cade in questa trappola? Un altro tema è sicuramente la necessità di imparare dagli errori del passato: non soltanto quello remoto, ma anche – e soprattutto – quello recente.

«Quali sono le tue abitudini nella scrittura? Come hai gestito le fasi di ideazione e stesura del tuo romanzo?».
Durante la prima stesura scrivo soprattutto la mattina, appena sveglio, prima di andare al lavoro, e poi ancora quando torno a casa. Cerco di tenere un buon ritmo ma non forzo nemmeno il processo, nel senso che lascio maturare le idee, e raramente mi metto a scrivere senza sapere dove voglio andare a parare in quel capitolo, quella scena. Però mi lascio anche sorprendere durante la scrittura; se una dialogo ad esempio prende una direzione inaspettata, ben venga; ci sarà tempo più tardi per decidere cosa tenere e cosa no. Riguardo alle fasi, ogni romanzo è una storia a sé. In generale però i miei libri attraversano molte iterazioni prima di arrivare alla versione finale; è un processo che funziona ma richiede un sacco di tempo! Sto cercano di migliorare il questo senso…

«Quali sono le opere e gli autori che hanno influenzato il tuo percorso di scrittore?».
Ho iniziato a leggere tardi, verso i 19 anni. I primi autori che mi hanno veramente stupito sono stati Eco e Steinbeck. Una seconda tappa importante è stata scoprire la corrente degli americani “espatriati” a Parigi: Hemingway e Fitzgerald, ma soprattutto Henry Miller. Poi è stato il turno dei grandi romanzi noir, da Thompson a McCain con il suo “Il postino suona sempre due volte”. Leggo molto, è essenziale avere consapevolezza di quello che esiste già se si ha l’ambizione di proporre qualcosa di originale. Io adoro quando un romanzo riesce a stupirmi, magari con una struttura innovativa o con una scelta coraggiosa; di recente mi è successo con 7 del francese Garcia e con Paradise Rot di Jenny Hval (Norvegia).

«Scriverai un seguito delle vicende di Ida Bühler? O sei a lavoro su un altro progetto letterario?».
Chissà, magari in futuro. Forse tra qualche anno ripenserò a Ida e comincerò a immaginare una nuova storia. Ma dovrà avvenire in modo spontaneo, naturale, altrimenti meglio lasciar perdere. Scrivere richiede molto tempo, il che significa che si rinuncia ad altre cose, magari anche banali, come una passeggiata in montagna o un pomeriggio in compagnia. È dunque essenziale scegliere bene i progetti; il romanzo a cui sto lavorando ora, ad esempio, è molto diverso da Silenzi, ma le due opere hanno in comune la cosa più importante: sono storie che volevo a tutti i costi mettere su carta.

Link: Leggere:tutti


© Tio.ch, 27.11.2019

Dalle aziende lava cervello al villaggio dei misteri
Ecco “Silenzi”, il secondo romanzo del giovane ricercatore Luca Brunoni. Un libro che ci riporta nel passato, in una cupa località di valle, piena di segreti
di Redazione

LUGANO – Di mestiere fa il professore e il ricercatore all’Istituto di lotta contro la criminalità economica dell’Alta scuola di gestione di Neuchâtel.

Luca Brunoni, luganese, classe 1982, si è però anche scoperto scrittore. Nel 2017 ha stupito la critica con “Il cielo di domani” (Fontana Edizioni). Ora ecco il suo secondo romanzo, “Silenzi“, stavolta edito da Gabriele Capelli.

Luca, il tuo primo romanzo parlava di aziende lava cervello. Silenzi è a tinte noir ed è ambientato nel mondo rurale. Tra i due sembra esserci un abisso. Ci spieghi questo passaggio?
Mi lascio trasportare dalla storia che ho voglia di raccontare, senza mettermi dei limiti in quanto a genere o ambientazione. Inoltre, siccome un romanzo mi tiene occupato per anni, mi piace variare. Scrivere Silenzi mi ha permesso di staccare dalla frenesia del mondo moderno e spostarmi con la testa in montagna, in un’epoca passata.

“Silenzi” in poche parole?
Silenzi racconta di una ragazzina che deve trasferirsi dalla città in un piccolo villaggio di montagna, negli anni ’50; porta con sé un segreto, ma scoprirà che il villaggio ne nasconde molti di più.

Da dove nasce questa storia?
L’avevo in testa da anni, avevo già delle bozze, pagine e pagine di appunti. Però sentivo che l’idea doveva ancora maturare. Aspetto sempre di avere ben chiaro il tono, il modo di raccontare, la struttura, e il tipo di emozioni che voglio far provare al lettore; solo allora comincio a lavorare a quella che diventerà la versione definitiva.

Un lavoro laborioso…
Per i primi due libri il processo è stato molto lungo. Si dice che il vero mestiere di chi crea romanzi non sia scrivere, ma riscrivere: capitoli, dialoghi, a volte il libro intero. In futuro mi piacerebbe riuscire ad affinare il metodo e magari procedere un po’ più spedito!

Un libro ambientato negli anni ’50 presuppone una ricerca storica. È così?
La fase di ricerca è stata importante, non soltanto per l’accuratezza storica, ma anche perché era essenziale creare la giusta atmosfera: volevo un villaggio di montagna svizzero isolato, un po’ cupo, in un’epoca in cui il richiamo delle città si faceva sempre più forte. Un palcoscenico dove fare muovere i miei personaggi e fare venire alla luce una serie di verità nascoste.

In Silenzi l’ambientazione non fa solo da sfondo alla trama, ne è parte integrante.
Il problema della ricerca è che genera una grande quantità di informazioni, e il rischio è che il romanzo poi risulti pesante, perché il lettore vuole una storia, non un manuale di storia. Spesso un dettaglio scelto bene ha molto più impatto che dieci messi in fila per dimostrare di avere fatto i compiti.

Vendere libri in un mondo che sembra essere sempre più pigro. Una sfida non da poco.
Le persone hanno un tempo limitato da dedicare alle storie, e la concorrenza di film e serie TV è spietata… In più escono decine di migliaia di libri ogni anno. Credo che sia sempre più importante, per chi scrive di romanzi, cercare di essere originali non solo nel soggetto, ma anche nel modo di raccontare.

Poi c’è l’altro lato della questione: far conoscere il libro al pubblico.
Oggi molti si affidano ai social network, ma non bisogna illudersi: un conto è ottenere un like o un cuoricino, un altro è guadagnarsi un nuovo lettore. Quel che è sicuro, però, è che l’autore non può starsene con le mani in mano una volta uscito il libro.

Link:tio


© DomaniPress, 26.11.2019

Letteratura indipendente
Luca Brunoni: in libreria “Silenzi” il nuovo libro elogio del non detto
Di Stefania De Marco

Andresti a trovare una persona che ti ha detto che, per lei, è come se tu fossi morto?
«Dipende in che momento lo ha detto. Nella vita si dicono tante cose. Poi il tempo passa, cambiano le prospettive».

Nella vita si dicono tante cose, una verità che si può adattare a ogni esistenza e che crea un meraviglioso ossimoro con il titolo di questo libro – Silenzi – e forse anche con il suo senso profondo.

Luca Brunoni sa quello che dice quando lo scrive, e infatti in questo libro scrive tante cose. Scrive di vite che non sanno comunicare l’una con l’altra se non tramite il codice comune della sofferenza, scrive di disagio e paura, di separazioni e stravolgimenti, di voci che si sommano e che pur parlando nella stessa lingua, riconoscono spesso solo il silenzio, appunto. Un silenzio che è caloroso, come quello della mamma della protagonista, o inquietante come l’omertà della provincia; scrive di un tempo lento, che procede a singhiozzi, sempre uguale e scandito dalla ripetitività dei lavori nelle fattorie e dal “non detto” – spesso maligno – di un paesello arrampicato sulle montagne.

Non è facile riuscire a rendere tutto questo calandosi perfettamente nelle atmosfere di una realtà di montagna anni 50, descrivendo personaggi perfettamente idonei all’atmosfera, creando un romanzo che è insieme realista, di formazione e corale. Non è facile neanche fare tutto questo con convinzione e abilità, tanto da permettere al lettore, pagina dopo pagina, di accogliere, comprendere e seguire ogni singola voce e soprattutto i loro silenzi.
Tacere non significa solo non proferire parola, ma lasciare spazio alle pause, sacrosante: in musica servono a cadenzare il ritmo, nella pagina scritta servono a tirare il fiato e procedere, così, nella vita di tutti i giorni, hanno un valore inestimabile perché concedono il lusso della riflessione, dell’apprendimento e quindi della crescita.

Il silenzio, la pausa, il vuoto: è quello che non c’è, come l’esistenza di cui si parla, quella della tredicenne Ida, una ragazza “invisibile”, sferzata dall’abbandono e dal sopruso. Eppure, anche nella delineazione di questo personaggio, subentra il silenzio, quando Ida dice a se stessa: “Non oggi, mi dico. Non adesso. […] Piangerai stasera nel letto se proprio devi”. Un silenzio che in questo caso è censura di sé per evitare di cadere nel baratro. Una chiave di lettura molto personale, questa, ma forse l’autore vuole suggerirci l’importanza della sospensione rispetto al pragmatismo asettico, del “fare piano” – in tutti i sensi – per poter comprendere ciò che si vive; e quando ciò che si vive è anche sofferenza, non è detto che sfuggirle sia la soluzione: ci sta di fronte, la vediamo, la incontriamo, la evitiamo per una sera, poi però viviamo con lei e la superiamo.
In silenzio.

Link: Domanipress


© Alice, RSI RETE DUE, 23.11.2019

Mistero del rapporto fra letteratura e vita
di Yari Bernasconi

[…] Infine “Alice” farà un ulteriore ritorno al passato, in un villaggio montano dell’inizio degli anni ’50, con il romanzo “Silenzi” di Luca Brunoni, nel quale affiorano il grande tema dei diritti dell’infanzia e dell’affido.

Il rapporto sotterraneo che lega vita e letteratura, e che si dipana in una moltitudine di declinazioni (più o meno coscienti) fra chi scrive e chi legge, rimane fra gli aspetti più misteriosi e affascinanti del mondo dei libri. Così non ci stupiremo di scoprire che la scrittrice Silvia Ricci Lempen, nata a Roma nel 1951 e dall’età di 24 anni residente nella Svizzera francese, ha scritto il suo ultimo romanzo due volte, in due lingue, l’italiano e il francese, considerando però ognuno dei due volumi pubblicati come una versione originale e sdoppiando così la sua identità letteraria: “I sogni di Anna” da una parte, “Les Rêves d’Anna” dall’altra. Un testo che risale il tempo a ritroso fino all’inizio del Novecento per narrare la storia di cinque giovani donne, ma anche un testo in cui, malgrado tutto, fanno capolino sorprendenti pagine autobiografiche. In modo non dissimile, poi, una difficile vicenda personale e familiare ha ispirato l’ultima pubblicazione di Antoinette Rychner, scrittrice e drammaturga originaria di Neuchâtel che, come ci racconterà Pierre Lepori, negli ultimi tempi si è trovata sotto i riflettori dell’attualità culturale romanda. Tutta una vita di passione, impegno e ostinazione sarà anche al centro dell’incontro con uno dei massimi fumettisti che la bande dessinée abbia avuto, François Schuiten, insieme a Benoît Peeters autore della serie di culto “Les cités obscures”, per un anno al centro di una mostra alla Maison d’Ailleurs di Yverdon-les-Bains. In parte autobiografico pure l’ultimo, importante libro di Gipi, “Momenti straordinari con applausi finti”, che verrà presentato dalla voce esperta di Matteo Stefanelli.
Infine “Alice” farà un ulteriore ritorno al passato, in un villaggio montano dell’inizio degli anni ’50, con il romanzo “Silenzi” di Luca Brunoni, nel quale affiorano il grande tema dei diritti dell’infanzia e dell’affido.

Link: Alice


© paeseroma.it, 24.11.2019

Il nuovo libro di Luca Brunoni: ‘Silenzi’
Un romanzo ambientato negli anni ’50 che narra di una triste e dura storia di una ragazza invisibile.
di Lisa Di Giovanni

Luca Brunoni nel suo ultimo libro “Silenzi”, racconta una storia dura ed estremamente realistica, raccontata con sensibilità dallo scrittore, che tratta temi forti come la povertà e il dolore con raffinatezza. Così dal suo racconto prende vita una storia di commovente bellezza e sensibilità.
La protagonista è Ida, la sua storia riflette quella di tanti ragazzi invisibili, che in anni duri hanno conosciuto la sofferenza dell’abbandono. Che come inservibili pacchi sono stati spediti in luoghi stranieri, consegnati a gente estranea, martiri innocenti di un mondo che non li meritava.

“Silenzi” è un romanzo ambientato alla fine degli Cinquanta in un piccolo villaggio svizzero di montagna, dove il tempo scorre lentamente e si ripetono sempre le stesse situazioni: dai lavori nelle fattorie alle inservibili malignità di paese.
A quel tempo l’infanzia non era affatto tutelata e nemmeno il momento storico regalava agi e spensieratezza, così l’autore racconta di una triste storia di un’infanzia rubata, abusata e dolorosa. Ida Bühler rimane orfana di madre a tredici anni e il suo patrigno la affida allo Stato che la spedisce dagli Hauser. Quest’ultima non è che una povera famiglia in un villaggio lontano.
Ida è una fanciulla martoriata da un grosso senso di colpa, che le arrovella lo stomaco, facendole passare notti insonni. Le lacrime di Ida sono trattenute perché si fa coraggio da sola e accetta il suo calvario anche se sa di non meritare quella vita.
Il lettore attraverso la narrazione combatte con la protagonista vivendo la sua miserevole e iniqua esistenza, divisa tra lo stancante lavoro della fattoria e i maltrattamenti patiti a causa dalla padrona di casa, Greta.
Il libro si divide in due parti: una dal titolo “La fattoria” dove si assiste da vicino alle vicende di Ida, fanciulla svuotata, malmenata, abbandonata al suo dolore; nella seconda, “Il villaggio” si racconta della quotidianità vissuta dagli abitanti della borgata, ripercorrendo le tristi vicende che avevano visto Ida persona di primo piano, dando spazio ai punti di vista degli altri personaggi coinvolti: Theodore, Noah, Konstantin e Anne.
Personaggi che con Ida dividono la miseria e la cupezza della vita, che conservano nel proprio cuore segreti vergognosi, e che vivono in un mondo di falsità e omertà.
Ida è una protagonista coraggiosa, anche se piccola, benché vittima del dolore e dell’ingiustizia.
Silenzi è uno di quei romanzi che appassionano nonostante la profonda crudezza.

Link: paeseroma


© La Gazzetta dello Spettacolo, 21.11.2019

Libri e Scrittori
Silenzi, il nuovo di Luca Brunoni

La montagna ha un alto valore simbolico: è l’elevazione ad aver portato la tradizione letteraria ad associarla a mitica dimora degli dei, luogo in cui rifugiarsi e purificarsi, allegoria di ispirazione e rappresentazione fedele delle contraddizioni umane.

Questo perché sa essere meditativa, ma anche inospitale e pericolosa. Qualcosa che non può essere sfuggito a Luca Brunoni, svizzero, inevitabilmente trasportato da scenari a lui noti, calati in un tempo lontano.

Montagna significa anche lavoro manuale, duro, ripetuto ad ogni ora, per tutti i giorni. Una monotonia che diventa viatico per andare avanti, perché la vita povera ha bisogno di sopravvivere per vivere. È in questo scenario, e nel momento storico degli anni 50, che Brunoni cala i suoi personaggi e la sua storia; una storia molto dura, che racconta impunemente di un periodo in cui non c’era tutela: per l’infanzia, per la crescita, per la società. Tutto si svolgeva tra luci e ombre, nelle albe assonnate dei risvegli e nel commiato di una notte che arrivava molto prima del crepuscolo.

Ida ha solo tredici anni e ha già sofferto per due vite intere: orfana, rifiutata, abbandonata, piena di sensi di colpa, trasferita, sfruttata. C’è un passo esemplare che unisce la dimensione rude della montagna, il lavoro sempre identico e impeccabile, alla perduta spensieratezza di una vita vessata da adulti che non conoscono l’accoglienza: “Greta si arrabbia ogni volta che mi trova seduta, mi chiama pigra, fannullona, anche se ho lavorato duro prima di concedermi un attimo di pausa. Una volta mi ha sgridata perché avevo lasciato qualche goccia di latte nella mammella […]. Arthur trova sempre qualcosa da brontolare sulla pulizia della stalla. Però poi la sera mi dicono spesso: “Brava, ti sei meritata la cena”. “Fannullona”, “pulizia della stalla”, “ti sei meritata la cena”.
C’è qualcosa di atroce in tutto questo, è evidente.

Ed è proprio la compassione per questa vita disagiata a farcela entrare nel cuore, avvicinandola tra l’altro a una tradizione va da Dickens agli sfortunati personaggi dei cartoni animati della nostra infanzia.
Personaggi eroici, che seppur piccoli e vittime di un’ingiustizia gratuita, sanno far risaltare le proprie anime pure, ripulendo per quel che possono la sporcizia del mondo che li circonda, proprio come una stalla da pulire dal letame, ogni giorno.

Personaggi che pur respirando “l’aria buona della montagna”, sentono che l’asfissia è vicina, stoicamente la sopportano, ma sperano di cambiare qualcosa:

«[…] se penso […] a restare inchiodato quassù tutta la vita, mi vengono i brividi».
«E cos’altro vorresti fare?».
Un cenno verso la vallata. «Andarmene. […] Ho una vita sola e non mi va di passarla in mezzo alla merda di mucca».
Appunto.

Link: La Gazzetta dello Spettacolo


© Turné, RSI LA1, 16.11.2019

Turné circense

Dal minuto 17.05. I non detti di un villaggio immaginario degli anni ’50, al centro di “Silenzi”, il secondo romanzo del luganese Luca Brunoni, Capelli editore. Servizio di Lisa Mangili. Intervista a Luca Brunoni.

I temi della settimana:
Il mentalista Francesco Tesei approda a Chiasso con “Human”. Servizio di Lisa Mangili. Intervista a Francesco Tesei.
100 anni di circo nazionale. Franco Knie Junior, ospite di Debora Caccaviello.
Remo Rossi e il circo in mostra alla Fondazione Remo Rossi di Locarno. Servizio di Cristina Savi. Intervista alle curatrici Diana Rizzi e Ilaria Filardi.
Joseph Albers e il quadrato protagonisti a Villa dei Cedri. Servizio di Francesca Pusek. Intervista alla direttrice del Museo Carole Haensler Huguet e a Gabriele Neri, professore Accademia Architettura Mendrisio.
I non detti di un villaggio immaginario degli anni ’50, al centro di “Silenzi”, il secondo romanzo del luganese Luca Brunoni, Capelli editore. Servizio di Lisa Mangili. Intervista a Luca Brunoni.

Link: Turné


© Albachiara, RSI RETE UNO, 18.11.2019

Silenzi, il nuovo romanzo di Luca Brunoni
con Julie Arlin e Alessio Veronelli

È fresco di stampa e pronto per diventare il perfetto regalo di Natale il secondo romanzo di Luca Brunoni. Lui, classe 1982 nato e cresciuto a Lugano ma ora adottato dalla Svizzera Romanda dove insegna diritto alla scuola universitaria di Neuchâtel, è venuto a trovarci per chiacchierare e raccontarci di “Silenzi” la sua nuova fatica.

Link: Albachiara

Link video a partire da 1:54:20: Albachiara video


© agoravox, 15.11.2019

Silenzi è il nuovo libro dello scrittore svizzero Luca Brunoni

Lo scrittore svizzero Luca Brunoni presenta “Silenzi”, un romanzo crudo e realista, raccontato con la delicatezza di un autore che riesce a trattare il dolore e la miseria con lirismo, rivelando una struggente bellezza che non è visibile a chi guarda con superficialità.

La storia di Ida rispecchia quella di tanti ragazzi invisibili, che in anni duri hanno conosciuto la sofferenza dell’abbandono, e che come inutili pacchi sono stati spediti in luoghi stranieri, affidati a gente sconosciuta, vittime innocenti di un mondo che non li meritava.

«Domani sarà uguale, e dopodomani pure. Però se continuo a lavorare bene avrò il mio letto, avrò da mangiare e una vita come ce l’hanno tante altre persone. Una vita che, anche se dura, non è certo una punizione. Il che significa che la punizione arriverà in un altro modo […]».

Silenzi di Luca Brunoni è un romanzo ambientato negli anni cinquanta in un villaggio svizzero di montagna, il cui tempo è scandito dalla lentezza e ripetitività dei lavori nelle fattorie, e dalle inutili e maligne chiacchiere di paese. Una storia molto dura, che racconta senza filtri di un momento storico in cui l’infanzia non era tutelata, in cui la spensieratezza era un lusso che non ci si poteva permettere. Ida Bühler è una ragazzina di tredici anni rimasta orfana di madre; il suo patrigno decide di affidarla allo Stato che la manda dagli Hauser, una povera famiglia in un villaggio lontano da ciò che lei aveva sempre chiamato casa. Ida è una ragazzina tormentata da un pesante senso di colpa, che si è raggomitolato nel suo piccolo stomaco e non la fa vivere serena. Ha voglia di piangere Ida, ma non sempre ci riesce: “Non oggi, mi dico. Non adesso. Hai da fare, da lavorare, non hai tempo per fare la bamboccetta. Piangerai stasera nel letto se proprio devi”. Si raccomanda di essere forte, di accettare la vita come la punizione che sente di meritare. E il lettore affronta con lei la sua misera e ingiusta esistenza, divisa tra un lavoro in fattoria sfiancante e le angherie subite dalla padrona di casa, Greta. Il romanzo è diviso in due parti nette: in una, intitolata “La fattoria” si partecipa da vicino alle vicende di Ida, ragazzina sfruttata, picchiata, lasciata sola con il suo dolore; nella seconda, “Il villaggio” si mostra la vita degli abitanti del borgo, ripercorrendo i tristi episodi che avevano visto Ida protagonista, e mostrando i punti di vista degli altri personaggi coinvolti, da Theodore a Noah, da Konstantin ad Anne. Personaggi che con Ida condividono l’indigenza e il grigiore dell’esistenza, che serbano nel cuore segreti inconfessabili, e che vivono in un mondo di bugie e omertà. Come il gattino spelacchiato Dumas, la ragazzina soffre la fame e il freddo, ma c’è sempre una piccola luce che brilla in lei, una timida speranza che forse la vita possa riservarle ancora uno spiraglio di felicità. “Se sei povero la vita è dura dappertutto”, dice Ida al suo amico Noah, ma è proprio la calma resilienza della giovane, è il suo aggrapparsi al poco che ha con dignità che ne fanno un personaggio unico, indimenticabile. Una protagonista eroica, seppur piccola, seppur vittima del dolore e dell’ingiustizia; un’anima innocente che rende poetica anche una storia sporca come il letame e cupa quanto i lividi che Ida deve portare sul suo bel viso. Silenzi è uno di quei romanzi che lasciano il segno, che sconvolgono con le loro verità, che emozionano nel profondo con la loro realtà.

TRAMA. Inizi Anni Cinquanta. Ida ha tredici anni quando deve trasferirsi dalla città in un piccolo villaggio di montagna. Porta con sé un segreto lacerante e l’impatto con la vita da contadina – complice la severità dei genitori affidatari – non aiuta a lenire la ferita. Intanto, nel villaggio l’atmosfera si è fatta cupa: misteri e bugie gravano sempre più sugli abitanti come le nuvole avvinghiate alle cime delle montagne. Ida intravede uno spiraglio di felicità grazie all’amicizia clandestina con Noah, un adolescente irrequieto che sogna una vita lontana da lì. Una mattina, però, la ragazza si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato e quello che accade cambierà tutto. Lei e Noah decidono di fuggire insieme, ma una serie di eventi improvvisi e insospettabili complica i loro piani, costringendo Ida a fare i conti non soltanto con il suo segreto ma anche con quelli dell’intero villaggio.

BIOGRAFIA. Luca Brunoni è nato a Lugano nel 1982. Laureato in diritto e letteratura, lavora come professore in una scuola universitaria. Esordisce nella letteratura con “Il cielo di domani” (Fontana Edizioni, 2016). “Silenzi” (Gabriele Capelli Editore, 2019) è il suo secondo romanzo.

Link: agoravox


© TgTalk, teleticino, 15.11.2019

Luca Brunoni, autore del romanzo “Silenzi”, ospite a TgTalk

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© Il vizio di leggere, 13.11.2019

SILENZI di Luca Brunoni
di Lettrice assorta

Già dalle prime pagine del romanzo SILENZI di Luca Brunoni si crea un’alchimia, una connessione che spinge a leggere voracemente pagina dopo pagina, fino a ritrovarsi alla fine del libro con un groppo alla gola.

La trama si snoda negli anni Cinquanta, attorno alle toccanti vicende della tredicenne Ida che a seguito della morte della mamma, viene data in affidamento allo Stato dal patrigno. Le pagine iniziali descrivono una macchina nella quale viaggiano Ida e il suo tutore, una persona sgradevole, che non fa nulla per mettere a suo agio la ragazzina, anzi minaccia di portarla in un istituto, nel caso si fosse comportata male con la famiglia affidataria, gli Hauser. L’arrivo presso la piccola fattoria è di forte impatto emotivo, ma è nulla rispetto a quello che la povera Ida dovrà passare in seguito.

SILENZI è romanzo intenso e vibrante. La vita di un piccolo villaggio di campagna viene messa sotto una lente impietosa che lascia emergere storie di menzogne, sensi di colpa e soprattutto vergogna. Un paese reticente, nel quale ciascuno bada ai fatti propri, chiudendo gli occhi su quanto avviene attorno, e che fa fatica a adattarsi ai tempi che cambiano.

Ida ha tredici anni, ma a causa del suo fisico robusto ne dimostra almeno sedici. Si trascina addosso un bagaglio di sensi di colpa, che la induce a credere di meritare la sofferenza come giusto castigo per aver commesso un errore fatale; accoglie il dolore passivamente, quasi riconoscente, poiché le permette di piangere le lacrime a lungo serbate.

Il romanzo si suddivide in due parti: nella prima parte Ida, racconta i vari accadimenti filtrati attraverso il suo punto di vista. Nella seconda parte invece, la storia viene ripercorsa attraverso la prospettiva degli abitanti del villaggio, e arricchita di ulteriori particolari e sfaccettature. Il risultato è una trama appassionante di segreti e sangue.

I coniugi Hauser inizialmente suscitano grande antipatia, ma poi man mano che la lettura procede, ci si rende conto che sono vittime di povertà e ignoranza, accettate da entrambi con tacita rassegnazione, dignità, e duro, ostinato, lavoro.

Protagonista assoluto, il silenzio; da quello amorevole della mamma di Ida, fatto di sguardi complici, cenni, forme con le mani e movimenti con la bocca, a quello della famiglia affidataria, scandito da ignoranza e imbarazzi, per finire con quello degli abitanti del villaggio, che tutto sanno, ma fingono di non sapere.

Una lettura emozionante. Consigliatissima!

Link: Il vizio di leggere


© Il mestiere di leggere, 12.11.2019

Letteratura, Letteratura svizzera, recensioni
Luca Brunoni, Silenzi. Misteri e segreti di un tranquillo villaggio di montagna

Nadia torna a giocare sull’altalena. Anne osserva la vallata. La mattina giunge al termine e un bagliore rosa tinge i bordi delle montagne. Quando sposta di nuovo lo sguardo sulla figlia, la bimba non è più sola. La ragazza che dondola sull’altalena di fianco le rivolge un saluto. È la ragazza nuova, quella della fattoria Hauser. Anne risponde con un sorriso. Sta per chiederle come si chiama quando nota la gonna che fluttua nell’aria. Sente una stretta nelle viscere. Immagina i vestiti addosso a un corpo diverso. (pag. 128)

Silenzi, di Luca Brunoni, Gabriele Capelli Editore Mendrisio, Svizzera, 2019

Luca Brunoni – che già avevo conosciuto nella lettura del romanzo Il cielo di domani – torna in libreria con il suo secondo romanzo; una prova di grande maturità, sia per i contenuti che per la scrittura.

Il romanzo di cui parlo oggi è ambientato nella Svizzera rurale degli anni Cinquanta e coinvolge il lettore in una storia dolorosa e emblematica dello stile di vita di quella realtà. Ma l’ambientazione nel passato trasla solo temporalmente – creando il distacco necessario a vagliare certi argomenti – una serie di tematiche nient’affatto estranee al presente. Il romanzo è strutturato in due parti: nella prima, la voce narrante è una ragazzina di tredici anni a cui il destino ha riservato un cammino pieno di inciampi; nella seconda, è il narratore esterno a raccontare la vita e i segreti degli abitanti del villaggio in cui la ragazza viene trasferita a seguito del lutto che l’ha colpita.

La prima parte – “La fattoria” – dicevo, vede protagonista Ida che, avendo perso la madre in un tragico evento e non potendo più essere accudita dal patrigno, viene data in affido ad una famiglia di contadini che vivono in una sperduta fattoria ai margini di un villaggio sulle montagne svizzere. La bellezza del paesaggio incontaminato e maestoso non riesce a contrastare il senso di spaesamento e le paure della giovane proiettata da una realtà cittadina ad una rurale, ma soprattutto accolta da due persone severe, che da lei si aspettano obbedienza, duro lavoro e nessuna pretesa di gesti affettuosi. Del resto l’alternativa sarebbe finire in un istituto e quindi Ida si convince che sia necessario fare di tutto, accettare qualsiasi imposizione o punizione, pur di rimanere agganciata a questa possibilità che le viene data. La fattoria in cui viene accolta campa su pochi animali e tanto duro lavoro, che viene largamente re-distribuito sulle spalle di una ragazzina a cui nulla viene concesso, poiché tutto – anche il cibo – deve essere meritato.

Ida è preda di mille incertezze: porta sulle spalle il peso del passato ed è preda dei suoi sensi di colpa; cerca in tutti i modi di compiacere i suoi nuovi genitori ma allo stesso tempo vorrebbe potere vivere i suoi tredici anni con la spensieratezza che meritano. Al villaggio conosce Noah, un suo coetaneo dallo spirito ribelle, che le confida la sua intenzione di andarsene dal paese, di lasciarsi alle spalle la mentalità ristretta e un futuro senza possibilità di scelte. I due stringono amicizia e Noah vuole coinvolgere Ida nella fuga.

In questa prima parte la narrazione si svolge su un registro riflessivo, intimo, in cui il lettore si addentra nei pensieri di Ida, ne conosce la vita dura e soprattutto la mancanza di affetti che dovrebbero invece rischiarare la sua esistenza. Gli eventi e i pensieri vengono narrati dal punto di vista di una adolescente, ingenua e timorosa, già avvezza alle difficoltà della vita, pronta ad accogliere il futuro senza aspettarsi grandi miglioramenti eppure fiduciosa, un giorno, di potere fare tesoro delle esperienze vissute. Ida, sradicata dalla sua città, si trova catapultata in un villaggio in cui il silenzio della natura nasconde il chiacchiericcio che le persone alimentano focalizzando l’attenzione sui presunti peccati degli abitanti. E deve presto imparare che certe cose si sanno – o si pensa di sapere – ma non si devono dire. Uno spaccato ben definito della società rurale, in cui i pettegolezzi, i giudizi lapidari possono gravare sull’esistenza delle persone come dei marchi indelebili, costringendole a rimanere intrappolate in una visione da cui non riescono ad allontanarsi. Aspetti, questi, che emergono con ancora più forza nella seconda parte del romanzo – “Il villaggio” – dove la narrazione assume un aspetto corale, mostrando al lettore il paese e suoi abitanti colti nelle loro esistenze abitudinarie ma anche nei tanti segreti e misteri di cui è meglio tacere. I silenzi necessari a mantenere una quiete artificiosa, mentre al disotto ribollono umori, dissapori familiari, recriminazioni e voglia di riscatto.

Oltre a Ida, ci sono molti personaggi che spiccano nel dipanarsi della storia e contribuiscono a dare un’identità collettiva alla comunità che popola questi monti. In primis i genitori affidatari, Greta e Arthur, ciascuno con le sue verità scomode e una vita insieme non sempre armoniosa. I loro caratteri rudi non facilitano l’inserimento di Ida nel nucleo familiare. Poi il sindaco Bastian Feld e i suoi due figli, Reto e Noah, che hanno nella trama un ruolo determinante. Ci sono Anne e la figlioletta Nadia abbandonate dal marito Emil, personaggio misterioso di cui si sono perse le tracce, la cui sparizione ha dato adito ad un castello di supposizioni e di accuse. E poi molti altri, un intero paese e la sua gente.

Brunoni racconta un mondo, quello rurale, che spesso viene idealizzato ma che, andando a scavare, riserva non poche contraddizioni. La bellezza della natura non basta a rendere il villaggio un bel posto in cui vivere. Le persone si mostrano per quello che sono, nel bene e nel male, e non sempre i “buoni sentimenti” bastano a creare armonia. Sulle vite degli abitanti aleggia un senso di inquietudine, a volte così palpabile da potersi trasformare in una minaccia alla tranquillità. E questa tensione si avverte nella lettura, e tiene col fiato sospeso.

Inoltre, nel romanzo troviamo un tema che appartiene alla cultura e alla consuetudine di questi luoghi, ma che ha una valenza universale, e cioè la questione degli affidi di minori senza genitori. Tema che, come afferma lo stesso autore nei ringraziamenti, non vuole essere qui sviscerato in modo sistematico, ma che semplicemente si inserisce per mostrare una realtà che ha interessato centinaia di bambini e adolescenti, non sempre con esiti positivi. Bambini invisibili, affidati per risolvere un problema – quello degli orfani negli istituti – un po’ alla spicciolata, senza tenere conto delle loro attitudini o esperienze, spesso accolti per aumentare le braccia utili al lavoro, senza riguardo all’età.

In conclusione, un bel romanzo che si legge tutto d’un fiato.

Link: Il mestiere di leggere


© Satisfiction, 11.11.2019

Luca Brunoni, “Silenzi”
di Silvia Castellani

Siamo agli inizi degli Anni Cinquanta e Ida, la protagonista di questo romanzo di Luca Brunori intitolato Silenzi, appena uscito con Gabriele Capelli Editore, deve trasferirsi dalla città in cui vive in un piccolo villaggio di montagna. La madre, infatti, è venuta a mancare e il patrigno non è più intenzionato a tenerla con sé. Ida, sapendo di essere nata per errore, ha fatto di tutto per essere “una cosa buona”, ma la sua ferma volontà nel cercare di far funzionare le cose nulla ha potuto al cospetto di un destino infausto che ha deciso di farla rimanere orfana per poi essere data in affido a una coppia di severi contadini che vivono in una piccola fattoria nelle montagne svizzere. Attraverso il personaggio di Ida l’autore riesce perfettamente a raccontarci una storia di bambini che provano paura perché se rifiutano di obbedire agli ordini, verranno spediti in qualche istituto dove le condizioni di vita potrebbero essere anche peggiori di quelle che sono tenuti a sopportare nei villaggi di montagna, svolgendo duri lavori niente affatto adatti al loro delicato corpo. Così tacciono e sopportano in silenzio ogni genere di umiliazione, anzi le nascondono, per timore di una punizione più grave che potrebbe abbattersi sulle loro fragili esistenze.

Silenzi è un romanzo che colpisce come una pugnalata, riuscendo a fornire – pur senza averne le pretese, così come lo stesso autore sottolinea nei ringraziamenti finali del libro – uno spaccato della dimensione sociale dei villaggi di montagna svizzeri nel corso degli anni Cinquanta, con riferimento particolare al tema degli affidi. E questo attraverso le vicende di una storia inventata che non pretende certo di fornire una descrizione accurata né del contesto in cui si svolge né del fenomeno degli affidi, ma che tuttavia apre una finestra di riflessione su un tema dibattuto e importante facente parte della storia sociale svizzera.

Tornando alla trama del romanzo, il personaggio di Ida è intenso e commovente: Ida che ha soltanto tredici anni anche se ha il corpo già formato di una ragazza, e che in realtà non è nient’altro che una bambina indifesa che si trova a fare i conti con la durezza dei contadini presso la cui casa vive e lavora, senza poter contare su nessun altro all’infuori di sé. Unica consolazione e spiraglio di felicità sarà per lei l’amicizia clandestina con Noah, un coetaneo irrequieto che la contagerà con il proprio sogno di andarsene lontano da quel luogo sperduto, per cambiare vita. I due programmeranno di fuggire insieme, ma una serie di eventi improvvisi complicherà i piani, costringendo Ida a fare i conti con il segreto lacerante che porta con sé e anche con quelli dell’intero villaggio.

Questo di Brunori è un libro in cui vi sono silenzi talmente grandi da divenire assordanti, cui si accompagnano quelli più lievi legati al ritmo frenetico dei lavori in fattoria. Poi vi sono silenzi profondi che denotano assenze, e questi stringono il cuore e bagnano gli occhi di Ida, nel buio della notte. Questo è anche un libro di solitudini che sembra di poterle toccare, tanto sono reali, intorno a corpi poco più che bambini ma già così avvezzi alla fatica e al dolore che loro malgrado si trovano ad affrontare per sé stessi. Non è bene parlare né fidarsi, infatti, nel piccolo villaggio narrato che nasconde segreti, soprattutto non è bene credere a quello che nel villaggio si dice. O si tace. Silenzi infine è un libro in cui si avverte forte, a tratti, la paura che, serpeggiando anche lei silenziosa lungo le pagine, improvvisa emerge per gridare a gran voce insieme a Ida, nella speranza di farsi ascoltare.

Brunori con questo romanzo riesce a toccare le corde del cuore e lo fa con un linguaggio diretto e autentico attraverso la voce appassionata dei protagonisti: una voce capace di abbattere il muro di silenzio dietro cui sono costretti, per divenire suono che si propaga, ancora e ancora, restituendoci un’immagine intensa e viva delle umane vicende narrate.

*

In una giornata limpida come quella di oggi, dalla fattoria Feld si possono vedere le case estendersi lungo il falsopiano sino al punto in cui la montagna precipita verso la valle. Mi godo il panorama, i ghirigori delle nuvole nel cielo azzurro. Poi noto il ragazzo seduto nel prato. È il più giovane dei fratelli Feld, il biondo, quello che occupa sempre il posto a sinistra del padre in chiesa. Deve avere pressappoco la mia età e ha una faccia simpatica, di quelle che ti rubano un sorriso ogni volta che la guardi. Impugna una fionda e mira verso un secchio appeso a un albero: un bersaglio distante, difficile da colpire. Ma appena molla l’elastico, un rumore metallico risuona nell’aria. Il secchio fa due giri attorno al ramo.
Mi avvicino e domando: «Riesci a rifarlo?»
Lui carica, lascia partire e manca il bersaglio di un soffio. «A quanto pare no.» Mi porge la fionda. «Vuoi provare tu?»
Penso a come reagirebbe Arthur se uscisse e mi trovasse con quell’aggeggio in mano. «Magari un’altra volta.»
«Sei la ragazza nuova, giusto? Alla fattoria Hauser.»
«Mi chiamo Ida.»
«Io sono Noah. Vieni dalla città?»
«Sì.»
Noah proietta lo sguardo lontano e socchiude gli occhi, come se cercasse di viaggiare fin lì col pensiero. «Dev’essere tutta un’altra vita.»
«È diverso.»
«Migliore?»
«Se sei povero la vita è dura dappertutto.»
Noah raccoglie un sassolino e lascia partire un nuovo colpo. Il secchiello compie due giri, poi un terzo. «Diverso è più che abbastanza.»
«Tuo papà è un uomo importante qui, o sbaglio?»
«Dipende cosa intendi. È il sindaco, e si occupa dei rapporti con il comune. Per la gente del posto, poi, è una specie di consigliere. Vengono da lui a chiedere suggerimenti. Se capita una bega, cerca di risolverla. Cose del genere.»
«Devono avere una gran fiducia in lui.»
«In lui e nel suo cognome. È cominciato col mio trisnonno e ormai è una tradizione. Le persone vanno dal pastore per le questioni di fede, per gli affari di famiglia, ma per le cose pratiche bussano dal sindaco.»
«Quindi verranno a chiedere consigli a te, un giorno?»
Noah ride. «Stai parlando col fratello sbagliato. Reto è il maggiore, il privilegio spetta a lui. Tanto meglio: una catena in meno che mi tiene legato qui.»
«Cosa vuoi dire?»
«Che me ne andrò presto. Ora è complicato, perché Reto deve aiutare il falegname. Non so se lo sai, ma Emil Reus, il figlio del falegname, qualche mese fa è sparito dal villaggio.»
«Ne ho sentito parlare. Greta Hauser dice che è un mascalzone, che ha lasciato da sola la moglie e la figlia piccola.»
«Sia quel che sia, siccome mio padre è molto amico del falegname, gli ha prestato Reto per un po’. Rimaniamo io e il babbo per fare il formaggio, e non posso lasciarlo da solo. Ma appena torna tutto alla normalità levo le tende. Nessuno vuole credermi, ma lo farò. Ci crederanno quando sarò lontano.»
Di nuovo osserva l’orizzonte, il cielo che cambia colore lungo il profilo delle montagne. «E tu? Come mai sei finita quassù in affido?»
«La mia mamma… è morta da poco. Il patrigno non mi voleva più e mi ha data allo Stato.»
«Mi dispiace» dice lui. «Anch’io ho perso la mamma. Però non è la stessa cosa, è successo tanto tempo fa. Tutto quello che so di lei me lo ha raccontato il babbo.»

Estratto da Silenzi di Luca Brunori, Gabriele Capelli Editore, 2019, pp. 199, euro 18,00.

Link: Satisfiction


 

2 thoughts on “Luca Brunoni, “Silenzi”

  1. Pingback: Luca Brunoni, Silenzi. Misteri e segreti di un tranquillo villaggio di montagna – Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

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