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© ukizero, le muse, 3.10.2019

Intervista a Pedro Lenz, autore del romanzo “La bella Fanny”
by ukizero

Uscito l’ultimo romanzo del pluripremiato autore svizzero. Un’opera introspettiva che accompagna il lettore alla scoperta dell’anima e della mente di un ragazzo che sta cercando il suo posto nel mondo.

Pedro Lenz ha intrapreso la sua carriera letteraria nel 2001. Scrive inoltre su diversi giornali e riviste, per vari gruppi di teatro e per la Radio Svizzera. In Italia ha pubblicato “In porta c’ero io!” (Gabriele Capelli Editore, 2011), vincitore di diversi premi letterari, e nel 2014 la regista Sabine Boss ha curato la trasposizione cinematografica del romanzo. “La bella Fanny” è il suo ultimo lavoro, tradotto e pubblicato in Italia nel 2019 da Gabriele Capelli Editore.

Di cosa tratta la sua nuova opera La bella Fanny?
In realtà è una storia sull’amicizia, sull’amore e sull’arte. È anche un omaggio ad alcuni amici artisti di Olten.

Quali sono state le fonti di ispirazione per il suo romanzo?
Questi amici artisti che mi hanno ispirato sono due pittori ultra 70enni di Olten, amici miei, tipi eleganti, bohemiens, di grande spirito e amanti della vita notturna.

Jackpot, Louis, Grunz e Fanny sono personaggi intensi e tridimensionali, di quelli che lasciano un segno profondo nel lettore. Qual è il personaggio de “La bella Fanny” che più ha amato caratterizzare, e perché?
Ho preferito caratterizzare Jackpot. Attraverso i suoi occhi vediamo tutte le altre figure. Inoltre il suo amore per Fanny lo acceca. Idealizza la giovane donna, di cui in realtà sappiamo poco. È Jackpot che ci rivela quasi tutto di quello che sappiamo su Fanny.

Il protagonista de “La bella Fanny”, Jackpot, è un aspirante scrittore. C’è una componente autobiografica nel suo personaggio?
In effetti ci sono legami autobiografici tra noi. Per molti anni anch’io non mi sentivo accettato come scrittore. Che un giorno avrei pubblicato libri lo credevamo solo io, mio padre ed alcuni cari amici. Gli altri consideravano le mie ambizioni come sogni, così come per Jackpot.

Il romanzo “La bella Fanny” è ambientato nella cittadina svizzera di Olten. Quali sono i motivi della sua scelta? Che valore aggiunto ha apportato questa ambientazione alla sua storia?
Scrivo sempre volentieri di luoghi che conosco bene. Olten è una città in cui vivo da 10 anni. Amo città piccole, la Svizzera è ricca di cittadine. Chi nel nostro paese non ama le città piccole, va in montagna o all’estero.

Nel 2014 la regista Sabine Boss ha curato la trasposizione cinematografica del suo primo romanzo tradotto in Italia, dal titolo “In porta c’ero io!”. Ci racconta qualche dettaglio sulla sua opera e sulla sua trasposizione?
“In porta c’ero io!” era un romanzo sulla fine degli anni 80, periodo in cui molti giovani erano distrutti dall’eroina. Spesso erano persone sensibili e dotate che finivano nell’ambiente della droga. Il protagonista di “In porta c’ero io!” vuole liberarsi dal mondo della droga e iniziare una nuova vita. Ma il suo passato lo raggiunge di continuo. Quando Sabine Boss ha girato il film, ha dovuto evidentemente adattare il libro. La trasposizione cinematografica non racconta esattamente la stessa storia, ma lo spirito è rimasto intatto. Il risultato è un film meraviglioso con attori fantastici.

Quali sono tre motivi importanti per i quali si dovrebbe leggere “La bella Fanny”?
Ci si immerge nel colorato mondo artistico. Si scopre qualcosa sulla pittura, sull’amore e sull’amicizia. Spero anche che il libro possa sorprendere il lettore.

Link: ukizero


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