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© Leggere: tutti, 02.10.2019

Intervista a Pedro Lenz, “La bella Fanny”
A cura di Leonardo Biccari

«Ci presenta il suo romanzo La bella Fanny?».
La bella Fanny è un romanzo sull’amicizia tra artisti, sulla creazione artistica e sull’amore.

«Jackpot è un protagonista complesso, sfaccettato, estremamente umano. Ci racconta come è nato, e cosa o chi ha ispirato la sua caratterizzazione?».
Jackpot è nato poiché cercavo una figura narrante che non fosse neutrale, un narratore che raccontasse in modo soggettivo. Mi risulta più facile raccontare attraverso una figura, che non tramite una voce narrante onnisciente. La sfaccettatura di Jackpot si è sviluppata con il racconto. Cerca un suo ruolo nel mondo dell’arte, ma dubita di se stesso. È il destino di molti artisti.

«Ne La bella Fanny si parla di amore, del colpo di fulmine che squarcia l’anima, e dell’ossessione che a volte può accompagnare l’innamoramento. Jackpot è abbagliato da Fanny, ed è trascinato in un vortice di sentimenti che lo stravolge. Non è un caso che il giovane regali all’amico Grunz la raccolta di poesie di Charles Bukowski L’amore è un cane che viene dall’inferno. Dal suo romanzo: “Quando il treno è partito, ho visto Fanny sparire nel sottopassaggio. E quando non l’ho più vista, mi è sembrato che lo scompartimento diventasse un po’ buio”. Fanny ha tutte le caratteristiche della “femme fatale”, della donna che fa girare la testa a ogni uomo che incontra. Ci parla più nel dettaglio di questo interessante personaggio femminile?».
In realtà come lettori non capiamo come sia veramente Fanny. Principalmente la vediamo attraverso gli occhi dell’innamorato, quindi danno un quadro sfocato. Anche i pittori Grunz e Brunner hanno un’immagine molto personale di Fanny. Lei stessa nel romanzo parla e agisce piuttosto poco. La figura di Fanny resta enigmatica e il lettore può quindi farsi una propria immagine del personaggio.

«Ne La bella Fanny trova molto spazio anche la riflessione sull’arte e sugli artisti in generale, una riflessione a volte amara e disincantata, in cui l’arte è definita sfuggente, come lo è l’amore. Ha detto Thomas Mann: “Lo scrittore è un uomo che più di chiunque altro ha difficoltà a scrivere”. Jackpot è spesso mostrato nella sua accanita e a volte fallimentare lotta giornaliera contro la pagina bianca, e nel romanzo sono molto interessanti le parti in cui Louis, un anziano pittore, cerca di aiutarlo a destreggiarsi tra gli ostacoli della sua neonata carriera di scrittore. Come sono stati i suoi inizi come autore di narrativa? Quali sono stati i suoi maestri?».
L’inizio della mia carriera di scrittore è stato ancora più difficile di quello di Jackpot. C’è voluto molto tempo prima di sentirmi accettato e rispettato nel mondo della letteratura. Soprattutto nei primi 5-10 anni sono stato molto grato ai colleghi più anziani che mi hanno motivato e incoraggiato. Gli scrittori svizzeri Beat Sterchi e Jörg Steiner sono stati molto importanti per me.

«Cosa significa per lei scrivere e raccontare storie?».
Scrivo per capire. Scrivere e raccontare per me è essenziale, direi esistenziale. Non potrei vivere senza letteratura.

«Ne La bella Fanny è presente molta musica, che per Jackpot rappresenta un momento di pace, di riflessione, di condivisione di emozioni universali. C’è una colonna sonora che consiglierebbe da tenere di sottofondo mentre si sta leggendo il suo romanzo?».
No, la colonna sonora deve essere personale! Ognuno reagisce differentemente alla musica. Nel libro i brani musicali sono come piccoli commenti di quello che succede. Ma non so quali emozioni provocano nel lettore.

«Jackpot è un personaggio a cui ci si affeziona in breve tempo. Ha in programma di scrivere una continuazione della sua storia?».
No, per il momento no, sto lavorando ad un romanzo con un’altra figura narrante, un apprendista muratore diciassettenne. Ma chi lo sa, magari un giorno tornerò su Jackpot…

Link: Leggere: tutti


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