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Copertina e titolo provvisori

Cla Biert
La mutazione
15×21 cm
978-88-97308-60-7
Traduzione dal romancio di Walter Rosselli

PERCHÉ GLI ITALIANI NON LEGGONO CLA BIERT?
Walter Rosselli
Babylonia 1|2016

Perche nu legian ils Talians a Cla Biert?
Certamente non perché l’autore abbia mancato di talento né a causa di una scarsa produzione letteraria.
Lo scrittore engadinese Cla Biert (1920-1981) è autore di innumerevoli racconti in vallader, il romancio della Bassa Engadina, e di un gran romanzo della letteratura romancia e svizzera, anch’esso in vallader, La müdada (1962). Quest’ultimo descrive la progressiva mutazione che hanno vissuto le nostre zone di montagna nel corso del ventesimo secolo, passando da un’economia prevalentemente basata sull’agricoltura di sussistenza e su professioni artigianali famigliari a quella dell’agricoltura di mercato e delle attività a scala industriale; dall’emigrazione temporanea o periodica all’esodo rurale e definitivo; da una collettività di paese basata su una certa comunanza a una società apparentemente più individualista; da una realtà relativamente chiusa, perché geograficamente piuttosto isolata, all’apertura sul mondo creata dall’avvento del turismo. Cla Biert descrive questi fenomeni con obiettiva distanza, senza schierarsi né a favore della conservazione né della mutazione (di entrambe discerne con lucidità vantaggi e inconvenienti), senza slanci nostalgici nei confronti di un mondo che scompare, sentimenti “qui trop souvent nourrissent la littérature rhéto-romanche” (Keller, 2005: 224). Ciononostante, è consapevole del fatto che lo sviluppo cui è sottoposta la società di valle sta cancellando per sempre, oltre a usi e costumi sociali, gran parte di un savoir-faire contadino che implica la conoscenza di innumerevoli strumenti e delle relative tecniche di lavoro, di cui La müdada illustra un censimento minuzioso e degno di un museo etnografico.
Avendo vissuto egli stesso in quegli anni, Cla Biert è allo stesso tempo spettatore, attore e cronista di questo mutamento, appartenendo quindi appieno a “la generaziun da la müdada, dalander eir la paisa ch’el ha dat a seis roman cul medem titul” (Peer, 2011: 111). Si tratta di una mutazione nella quale, oltre all’Engadina, possono certamente riconoscersi diverse regioni alpine e prealpine svizzere, fra cui indubbiamente anche le valli svizzere di lingua italiana.
Fra i racconti spiccano quelli di carattere onirico (Cla Biert aveva capito l’interesse dei sogni leggendo C. G. Jung, come aveva dichiarato lui stesso al Fögl Ladin nel 1971), dal piacevole contenuto e di gran qualità lirica, quali “Las utschellas” (Le ragazze-uccello) e “Las fluors dal desert”, dall’omonima raccolta (Biert, 1993).
Parecchi sono anche quelli ispirati dai ricordi d’infanzia, nei quali l’autore sa descrivere con distacco ma con gran minuzia la crudeltà e il cinismo dei giochi fra bambini. Ne sono due esempi “Oura pro’ls puozs” (Biert, 1979), in cui un gruppo di ragazzi, ai laghetti in riva all’Inn, danno da fumare a un rospo e poi lo arrostiscono vivo in una latta, e “Quella da Jonin chi faiva chatschöl” (Biert, 1979): la virilità del ragazzo che impara a lavorare a maglia viene messa in dubbio dai compagni che lo trattano da femminuccia. Vi sono però anche i ricordi grati, ad esempio “Co ch’eu n’ha imprais a chantar” (Biert, 1979) – in cui la figura del padre è quella di un gradevole compagno, contrariamente al severo patriarca che si trova in altri racconti – “Duonnanda Baua” e “L’ocarina” (Biert, 1993), quest’ultima tinta di quell’erotismo infantile che appare anche ne “Il bütsch da la svedaisa” (Biert, 1979) e nelle citate “Las utschellas” e “Las fluors dal desert”. L’erotismo adulto si esprime invece ad esempio ne “La runa” (Biert, 1956), gentile iniziazione all’amore di un goffo giovanotto di paese da parte di una disinibita signorina di città durante una notte passata nel cavo di una méta di fieno.
La tematica dei tempi che cambiano e delle diverse reazioni delle persone nei loro confronti non manca neppure nei racconti, nei quali è spesso raccontata con uno sguardo ironico e, come ne La müdada, senza difendere una posizione a favore o contro il progresso: “Honda” (Biert, 1993) e “Quels da Patnaglia ed il prüm automobil” (Biert, 1979). In quest’ultimo, apparso per la prima volta nel Chalender Ladin del 1958, si osserva già la ricerca stilistica nella polifonia linguistica e nella varietà di registri che si svilupperà appieno ne La müdada. Cla Biert è un autore fondamentale della letteratura svizzera in lingua romancia.
Nel periodo in cui è stato attivo come scrittore, la seconda metà del secolo scorso, questo versatile artista ha rivoluzionato la letteratura romancia forgiando una nuova maniera di scrivere la prosa letteraria.

La rivoluzione letteraria operata da Cla Biert si osserva tanto ne La müdada quanto nei racconti, nei suoi stratagemmi narrativi e stilistici, che introducono una considerevole innovazione nella prosa letteraria romancia: l’adattamento dei registri, in particolare il loro abbassamento a un livello relativamente popolare, e l’integrazione della lingua colloquiale in una polifonia mimetica (cfr. Riatsch, 2005: 66), rispetto a un’espressione più formale, più convenzionale nei testi letterari fino alla metà del ventesimo secolo, ma allo stesso tempo anche un ampliamento lessicale alle espressioni settoriali e tecniche, come risultati di una lunga ricerca formale (cfr. Ganzoni & Page, 2010: 249; Ganzoni, 2008: 23). Innovativo Cla Biert lo è stato anche nella struttura de La müdada. Questo artista polivalente ma con una spiccata predilezione per i testi brevi in prosa, in particolare per i racconti, ha infatti consapevolmente redatto questo romanzo sotto forma di capitoli indipendenti e finiti, lasciando ai lettori il compito di ricostruire l’intera storia (cfr. Ganzoni & Page, 2010: 253), anticipando in questo modo un metodo di costruzione narrativa che, una generazione più tardi e in modo ancora più intenzionalmente ellittico e frammentario, frammentario, caratterizzerà le opere maestre di altri grandi scrittori romanci quali Leo Tuor e Arno Camenisch.
A conferma della loro indipendenza, diversi capitoli dell’opera destinata a diventare il romanzo originariamente e provvisoriamente intitolato Il figl dal paur, poi definitivamente La müdada, sono stati letti in pubblico, in particolare i primi sei, ancora intitolati “In butia”, “Il god”, “La mastralia”, “Prada da munt”, “La süttina”, “Inscunter culla signura”, “Hotel de Luxe” (cfr. Ganzoni, 2008: 26; Bezzola, 1979: 509), mentre “Stachettas e chanella” è stato pubblicato nel Fögl ladin nel 1958 (cfr. Ganzoni, 2008: 21).
Perché gli italiani e gli italofoni in generale non leggono Cla Biert? Perché non esistono traduzioni italiane delle sue opere.
Una traduzione del racconto “Betschlas malmadüras”, Pigne acerbe, a cura di Paolo Gir (1981), si trova nei Quaderni grigionitaliani. Una recensione in italiano de Las fluors dal desert, I fiori del deserto, contenente alcuni estratti, si legge nella stessa rivista, sempre a cura dello stesso Gir (1994) e alcuni racconti di quest’opera sono stati tradotti recentemente dal sottoscritto nell’ambito di uno spettacolo musicale, ma purtroppo non c’è una traduzione italiana completa delle raccolte di racconti di Cla Biert né de La müdada, la sua opera maestra. È mia intenzione contribuire a colmare questa lacuna nei prossimi anni.


Cla Biert, 1920–1981, è cresciuto a Scuol, in Engadina, ed è stato professore a Coira, Zuoz e Scuol. È uno dei rappresentanti più importanti della letteratura romancia. Collaboratore e redattore per il giornale Il Sain Pitschen, ha scritto per numerosi giornali e riviste ed è stato redattore per la televisione e per la radio. Ha presieduto l’« Uniun da scripturs rumantschs » (l’unione degli scrittori romanci) tra il 1967 e il 1971 ed è stato caporedattore della rivista Novas litteraras. È conosciuto, insieme ad altri membri della sua famiglia, come autore e compositore di alcune canzoni popolari della sua regione. Il suo romanzo intitolato La müdada (La mutazione) è un’opera importante della letteratura romancia e uno dei primi romanzi scritti in questa lingua. Le sue opere sono state tradotte in tedesco, francese e italiano.

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