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Cla Biert
La müdada
15×21 cm, 384 pp
978-88-97308-60-7 – EURO 20,00
Traduzione dal romancio di Walter Rosselli

Müdada: mutamento, cambio, cambiamento, trasformazione, modifica, ma anche svolta e trasloco.

Per descrivere al meglio il libro, citiamo liberamente alcuni passaggi dell’articolo “Perché gli italiani non leggono Cla Biert” (di Walter Rosselli, Babylonia 1/2016).

Il romanzo descrive la progressiva mutazione che hanno vissuto le nostre zone di montagna (e non solo) nel corso del ventesimo secolo, passando da un’economia prevalentemente basata sull’agricoltura di sussistenza e su professioni artigianali famigliari a quella dell’agricoltura di mercato e delle attività a scala industriale; dall’emigrazione temporanea o periodica all’esodo rurale e definitivo; da una collettività di paese basata su una certa comunanza a una società apparentemente più individualista; da una realtà relativamente chiusa, perché geograficamente piuttosto isolata, all’apertura sul mondo creata dall’avvento del turismo. Cla Biert descrive questi fenomeni con obiettiva distanza, senza schierarsi né a favore della conservazione né della mutazione (di entrambe discerne con lucidità vantaggi e inconvenienti), senza slanci nostalgici nei confronti di un mondo che scompare. Ciononostante, è consapevole del fatto che lo sviluppo cui è sottoposta la società di valle sta cancellando per sempre, oltre a usi e costumi sociali, gran parte di un savoir-faire contadino che implica la conoscenza di innumerevoli strumenti e delle relative tecniche di lavoro, di cui La müdada illustra un censimento minuzioso e degno di un museo etnografico.

Avendo vissuto egli stesso in quegli anni, Cla Biert è allo stesso tempo spettatore, attore e cronista di questo mutamento, appartenendo quindi appieno alla generazione della “müdada”. Si tratta di una mutazione nella quale, oltre all’Engadina, possono certamente riconoscersi diverse regioni alpine, prealpine e, più in generale, di montagna.

Innovativo Cla Biert lo è stato anche nella struttura de La müdada. Questo artista polivalente ma con una spiccata predilezione per i testi brevi in prosa, in particolare per i racconti, ha infatti consapevolmente redatto questo romanzo sotto forma di capitoli indipendenti e finiti, lasciando ai lettori il compito di ricostruire l’intera storia, anticipando in questo modo un metodo di costruzione narrativa che, una generazione più tardi e in modo ancora più intenzionalmente ellittico e frammentario, caratterizzerà le opere maestre di altri grandi scrittori romanci quali Leo Tuor e Arno Camenisch.

Perché gli italiani e gli italofoni in generale non leggono Cla Biert? Perché esistono poche traduzioni italiane delle sue opere.
Una traduzione del racconto Betschlas malmadüras, Pigne acerbe, a cura di Paolo Gir (1981), si trova nei Quaderni grigionitaliani. Una recensione in italiano de Las fluors dal desert, I fiori del deserto, contenente alcuni estratti, si legge nella stessa rivista, sempre a cura dello stesso Gir (1994), ma purtroppo non c’è una traduzione italiana completa delle opere di Cla Biert.


Cla Biert, 1920–1981, è cresciuto a Scuol, in Engadina, ed è stato professore a Coira, Zuoz e Scuol. È uno dei rappresentanti più importanti della letteratura romancia. Collaboratore e redattore per il giornale Il Sain Pitschen, ha scritto per numerosi giornali e riviste ed è stato redattore per la televisione e per la radio. Ha presieduto l’« Uniun da scripturs rumantschs » (l’unione degli scrittori romanci) tra il 1967 e il 1971 ed è stato caporedattore della rivista Novas litteraras. È conosciuto, insieme ad altri membri della sua famiglia, come autore e compositore di alcune canzoni popolari della sua regione. Il suo romanzo intitolato La müdada è un’opera importante della letteratura romancia e uno dei primi romanzi scritti in questa lingua. Diverse sue opere sono state tradotte in tedesco, francese e italiano.


Walter Rosselli è nato nel 1965, a Preonzo. Vive nella Svizzera romanda. Ha studiato lettere retoromanze, iberoromanze e scandinave a Friburgo e Zurigo. Premio Terra Nova della Fondazione Schiller Svizzera nel 2014 per la traduzione.


Il lavoro di traduzione de La müdada, eseguito egregiamente da Walter Rosselli, e la revisione, sotto gli occhi capaci della scrittrice Dada Montarolo (tralasciamo tutto il lavoro di redazione), è stato lungo ed impegnativo e ha rischiesto due anni di lavoro. Sarebbe stato impossibile arrivare alla pubblicazione senza i preziosi sostegni di: “Fondazione ch” per la collaborazione confederale (grazie al contributo di tutti i 26 cantoni); di Pro Helvetia, Fondazione svizzera per la cultura che ha sovvenzionato la traduzione; il Fondo Swisslos, Promozione della cultura Cantone dei Grigioni e la Fondazione Oertli. L’editore, a nome di tutti gli attori, ringrazia per i preziosi contributi. E da ultimo, non certo per importanza, un doveroso ringraziamento va agli eredi Biert per la disponibilità e la cortesia.


RECENSIONI

 

© Argicoltore ticinese, n. 37, 13.09.2019

La müdada: un’escursione letteraria nel mondo rurale grigionese del secolo scorso


© Ticino magazine, settembre/ottobre 2019, p. 39

Tradotto in italiano “La müdada” di Cla Biert


© Turné – RSI LA1, 15.06.2019

“La Müdada”. Si continua in lettere con un’altra traduzione, quella del romanzo dell’autore romancio Cla Biert “La Müdada” a cura di Gabriele Capelli edizioni (dal minuto 5:08).
Servizio di Claudia Iseli.
Intervista all’esperto di lingua e letteratura romancia Chasper Pult.

Link: Turné – RSI LA1


© Circolo dei libri – 14.06.2019

Cla Biert, “La müdada”,

I turbamenti del giovane Tumasch

Recensione a cura di Michele Fazioli

Link al video:

Schermata 2019-06-17 alle 08.39.19

Link: Circolo dei libri


© Extra Sette n. 24 – 14.06.2019

Tra le righe
a cura di Sergio Roic

La müdada – Anche la vita in montagna può mutare


© L’Osservatore magazine – 23, Millelibri
8.06.2019 – Cla Biert, La müdada

Com’era verde la mia valle…
Di Michele Fazioli

Ecco, tradotto in italiano da Walter Rosselli per l’editore Gabriele Capelli, a quasi sessant’anni dalla sua uscita in romancio, un romanzo sorprendente, caldo di emozione e di struggimento per il trascorrere del tempo e per l’inesorabile cambiamento di una comunità di montagna. Potremmo chiamarlo un “Fondo del sacco” romancio, con la coscienza di una mutazione (“müdada” vuol dire cambiamento, trasformazione) cui si può assistere passivamente oppure nella quale si può cercare di vivere con sguardo dinamico e senza tagliare le radici. Cla Biert, nato nel 1920, morto nel 1981, fu uno scrittore e intellettuale romancio importante. Questo suo romanzo è il cantico di un’epoca (fra gli anni ‘20 e gli anni ‘60 del ‘900) in cui il villaggio di Plaz, in Bassa Engadina, vive la trasformazione economica, sociale ed esistenziale (comune anche alle nostre valli ticinesi) che di fatto sancisce la fine della civiltà contadina della montagna, con le piccole comunità di secolare tradizione poste di fronte alle sfide dell’accelerazione tecnologica e delle lusinghe della città. Nulla sarà più come prima, e tuttavia la gente tenace di lassù, sia che rimanga ad affaticarsi su prati e alpeggi verticali, sia che parta per la migrazione verso un benessere sognato, sa che non rinuncerà mai a quella radice: «Si può vivere dappertutto, si abita dove si può, ma la patria l’abbiamo in un luogo solo in questo mondo», scriveva Buolf Tach, un emigrante che a metà ‘800 aveva lasciato Plaz. Viene in mente la celebre frase di Pavese in La luna e i falò: «Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti». Discendente di quel Buolf Tach è il giovane Tumasch Tach, protagonista del romanzo (ma attorniato da un “coro” vivido di personaggi importanti e comprimari coloriti). Tumash è contadino, lavora duro con i genitori e i fratelli usando strumenti immutati da secoli. È bello, sensibile, inquieto, piace alle ragazze, lui insegue amori veri. Legge le lettere del suo avo emigrato e coltiva il sogno di andarsene via anche lui, tuttavia frenato dal timore di uno strappo troppo doloroso. Intorno si muove l’aria del cambiamento che investe la comunità e Cla Biert descrive queste “scene dalla vita di un villaggio” con la tecnica della descrizione in presa diretta: storie private nella storia pubblica, brusio di gente, chiacchiere, affetti, pettegolezzi, solidarietà e invidie; e la politica, le fazioni, i gruppi familiari, la montagna, la commistione fra il ritmo antico, atavico, e i sussulti del nuovo. Tumash si strugge perché ama Violanta, la quale ci sta e non ci sta. Finché un giorno appare, mentre lui sta segando l’erba su un prato, una ragazza bella, intrigante, straniera, una villeggiante che alloggia in un grande albergo engadinese: i due si guardano, si fiutano, si piacciono. Vedremo come andrà a finire… Al netto di qualche momento di bozzettismo e di qualche indugio descrittivo di troppo, il romanzo dello scrittore romancio è bello, avvince, parla di un mondo che fu anche il nostro.

Link:

L’Osservatore Magazine

circolodeilibri.ch


© Lettrice Assorta, 18 maggio 2019

LA MÜDADA di Cla Biert

Oggi ho il piacere di parlare della mia ultima lettura che s’intitola La müdada, del bravo autore Cla Biert e tradotto molto bene da Walter Rosselli. Müdada, significa mutamento, cambio, trasformazione, modifica, ma anche svolta e trasloco. L’editore ha scelto di mantenere il titolo originale in quanto non è stata trovata una traduzione in italiano in grado di rendere al meglio l’atmosfera di questo libro.

Il romanzo descrive il mutamento avvenuto nel corso del ventesimo secolo nelle diverse regioni Cla Biertalpine, prealpine e in generale di montagna, caratterizzate prevalentemente da un’economia basata sull’agricoltura necessaria alla sussistenza e sull’artigianato di stampo familiare, e soprattutto da un modo di vivere la comunità fondato sulla solidarietà e sullo scambio reciproco.

Il libro si apre con David Tretsch, il commerciante di Plaz al settimo cielo che si sfrega le mani soddisfatto: gli affari vanno a gonfie vele. Attraverso la vetrina della sua bottega, osserva il microcosmo di persone che gli ruota intorno con occhio critico. Possiede un libretto sul quale puntualmente annota informazioni sulle famiglie clienti, suddividendole in spendaccioni con facoltà, parsimoniosi con facoltà e spendaccioni senza facoltà. A seconda dell’appartenenza all’una o all’altra categoria, i clienti vengono trattati dal bottegaio in maniera differente: serve con pantomime e smorfie, scherza e fa piccoli complimenti, oppure si comporta in modo freddo e sgarbato. Impariamo molto presto che il bottegaio è una persona che attacca il modo di vivere all’antica e la tendenza all’autoapprovvigionamento, ovviamente per motivi meramente opportunistici.

La lettura è caratterizzata dal forte potere immaginifico che l’autore riesce a evocare con le parole: recensionequadri pittoreschi di paesaggi rurali, dipinti con elementi essenziali, ma molto suggestivi, che hanno il sapore nostalgico del tempo passato. Anche l’amore è raccontato da Biert in maniera toccante, delicata, poetica. Mi è piaciuto soprattutto il sentimento di Tumash per Violanda. Una passione che lo rimanda col pensiero agli anni che furono, vissuti da lui quasi come un mondo di favola dove a far da cornice c’era lo spettacolo della natura. Mi è piaciuta molto la descrizione di un ricordo di Tumash di una giornata tra i monti. Il tempo non voleva mettersi al bello, ma i contadini erano saliti ugualmente. Quando scoppia il temporale, Tumash e Violanda trovano riparo vicino al fuoco. Sono bagnati fradici, il vento soffia e attraverso i rami vedono la pioggia cadere di traverso, e scurire la corteccia dei larici da un lato: il mondo scompare, sono soli, come un’isola in mezzo al mare… Un istante fatto di semplicità, delicato, carico di emozioni, impresse a fuoco nella memoria del ragazzo e del lettore.

La struttura narrativa della Müdada è interessante e si fonda su capitoli indipendenti, che la mudadalasciano al lettore il compito di ricostruire la storia. Cla Biert ha un modo di scrivere schietto, genuino, sono rimasta impressionata dalla precisione delle descrizioni di tradizioni, modo di vivere e paesaggi delle zone di montagna nel corso del ventesimo secolo, periodo nel quale è vissuto egli stesso; la Müdada è rappresentata con una modalità che definisco di sospensione del giudizio, grazie alla quale l’autore racconta benefici e svantaggi del mutamento in corso, con grande acume ed obiettività; un’impersonalità che si ritrova come tecnica principale e caratterizzante dei movimenti letterari Naturalisti e Veristi di metà Ottocento, come Zola, Verga e Flaubert. Il passaggio all’economia di mercato e alle attività su scala industriale, oltre che la trasformazione della società basata sulla comunanza in una di stampo più individualista, sono riportati senza malinconia.

Una lettura incantevole, che ha richiesto due anni di intenso lavoro di traduzione e revisione.

Link: il vizio di leggere


 

3 thoughts on “Cla Biert “La müdada”

  1. Pingback: I Grigioni in Ticino: Leta Semadeni, Cla Biert, Walter Rosselli | gabriele capelli editore

  2. Pingback: Da Betlemme al booking online

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