Begoña Feijoo Fariña, “Come onde di passaggio”
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Premio Svizzero di letteratura 2026
Premio letterario grigione 2026
Begoña Feijoo Fariña
Come onde di passaggio
Romanzo
144 pp, Euro 17,00 (I)
ISBN 978-88-31285-63-6
Disponibile anche in versione digitale su più piattaforme.
In una Genova inconsapevole dell’imminente crollo del Viadotto Polcevera, la vita degli abitanti scorre con la sua apparente normalità. Tra loro ci sono Dario, che sta organizzando una vacanza in Svizzera con la figlia; Sandy, divisa tra un lavoro necessario a finanziarsi gli studi e le difficoltà della madre depressa; Luca, che sogna un impiego in Germania; Marisa, alle prese con un passato ingombrante e con la salute del suo amato gatto; e Dante, alla continua ricerca di una perfezione che sembra sfuggirgli.
Cinque vite, legate solo in parte, che il 14 agosto si troveranno a fare i conti con un evento destinato a scuotere profondamente le loro certezze.
Nata in Galizia, Begoña Feijoo Fariña, arriva in Ticino dall’età di dodici anni.
Dopo aver lavorato per diversi anni in ambito entomologico, nell’ottobre del 2015 lascia il Ticino e si trasferisce a Brusio, dove fonda, con l’amica e collaboratrice Chiara Balsarini, la teatrale Compagnia inauDita, per cui svolge prevalentemente attività di drammaturgia e regia.
È autrice di narrativa e opere teatrali. Ha vinto il Concorso Grandi Progetti del cantone dei Grigioni e ha ricevuto in due occasioni la borsa di creazione letteraria di Pro Helvetia.
Suoi racconti sono stati pubblicati in riviste, antologie e plaquettes artistiche. È ideatrice e direttrice artistica della stagione teatrale i monologanti di Brusio e ideatrice e direttrice del festival letterario Lettere dalla Svizzera alla Valposchiavo.
Per Gabriele Capelli editore ha pubblicato anche Per una fetta di mela secca (2020).
Come onde di passaggio è il suo quarto romanzo.
Il romanzo precedente pubblicato dalla GCE:

RECENSIONI / SEGNALAZIONI
© LaRegione, 20.02.2026
Begoña Feijoo Fariña tra Poschiavo e Genova

Telegiornale RSI La1, 19.02.2026
Intervista a Begoña Feijoo Fariña – Premio svizzero di letteratura 2026
Per rivedere:

Begoña Feijoo Fariña vince il Premio svizzero di letteratura 2026 per il romanzo Come onde di passaggio (Gabriele Capelli Editore, 2025).
Cinque storie si intrecciano prima e dopo il crollo del Ponte Morandi nella calda estate genovese fra l’11 e il 15 agosto 2018.
Begoña Feijoo Fariña è tra le vincitrici del Premio svizzero di letteratura per Come onde di passaggio, pubblicato da Gabriele Capelli Editore, romanzo che ha ottenuto anche il Premio letterario grigione 2026.
In Come onde di passaggio, Begoña Feijoo Fariña intreccia le storie di cinque personaggi – Dario, Sandy, Luca, Marisa e Dante – sullo sfondo di una Genova che non sa ancora di essere alla vigilia del crollo del Viadotto Polcevera. Le loro esistenze, segnate da fragilità, scelte e desideri diversi, vengono improvvisamente attraversate da un evento destinato a cambiarne per sempre il corso, come accadde a molti il 14 agosto 2018.
“… Mi interessava raccontare come la Storia, con la S maiuscola, sia inserita in un’immensa cornice costituita dalle vite dei singoli e dare dignità, nella narrazione, a ciascuna di quelle vite…”, racconta infatti l’autrice.
Un riconoscimento, questo, che conferma l’attenzione del Premio svizzero di letteratura verso opere capaci di interrogare il presente.
Il Premio svizzero di letteratura è assegnato ogni anno dall’Ufficio federale della cultura a opere letterarie pubblicate nell’anno precedente, selezionate attraverso un concorso nazionale. Le vincitrici e i vincitori ricevono un premio di 25.000 franchi ciascuno e beneficiano di un sostegno specifico volto a promuovere le opere premiate su scala nazionale, anche attraverso letture pubbliche organizzate in tutta la Svizzera, oltre i confini linguistici.
Selezionato dalla giuria nell’autunno 2025 e ufficializzato il 19 febbraio 2026 attraverso un comunicato stampa, il premio sarà consegnato a maggio 2026 durante le Giornate letterarie di Soletta.
Sinossi di Come onde di passaggio
In una Genova inconsapevole dell’imminente crollo del Viadotto Polcevera, la vita degli abitanti scorre con la sua apparente normalità. Tra loro ci sono Dario, che sta organizzando una vacanza in Svizzera con la figlia; Sandy, divisa tra un lavoro necessario a finanziarsi gli studi e le difficoltà della madre depressa; Luca, che sogna un impiego in Germania; Marisa, alle prese con un passato ingombrante e con la salute del suo amato gatto; e Dante, alla continua ricerca di una perfezione che sembra sfuggirgli.
Cinque vite, legate solo in parte, che il 14 agosto si troveranno a fare i conti con un evento destinato a scuotere profondamente le loro certezze.
Biografia di Begoña Feijoo Fariña
Nata in Galizia, Begoña Feijoo Fariña arriva in Ticino dall’età di dodici anni.
Dopo aver lavorato per diversi anni in ambito entomologico, nell’ottobre del 2015 lascia il Ticino e si trasferisce a Brusio, dove fonda, con l’amica e collaboratrice Chiara Balsarini, la teatrale Compagnia inauDita, per cui svolge prevalentemente attività di drammaturgia e regia. È autrice di narrativa e opere teatrali. Ha vinto il Concorso Grandi Progetti e il Premio di riconoscimento culturale del cantone dei Grigioni e ha ricevuto in due occasioni la borsa di creazione letteraria di Pro Helvetia. Suoi racconti sono stati pubblicati in riviste, antologie e plaquettes artistiche. È ideatrice e direttrice artistica della stagione teatrale i monologanti di Brusio e ideatrice e direttrice del festival letterario Lettere dalla Svizzera alla Valposchiavo. Per Gabriele Capelli editore ha pubblicato anche Per una fetta di mela secca (2020). Come onde di passaggio è il suo quarto romanzo.
Link: Scheda autrice – Premio svizzero di letteratura
Link: Premio svizzero di letteratura

© Quaderni grigionitaliani
Begoña Feijoó Fariña, Come onde di passaggio, Gabriele Capelli Editore, Mendrisio, 2025.
Recensione di Giovanni Ruatti
Nella produzione letteraria di Begoña Feijoó Fariña, iniziata dieci anni fa con il misconosciuto Potere e P-ossesso dello Zahir, si rivela una costante, il cambiamento. Possiamo infatti considerare il suo cammino letterario e artistico un percorso di virate a sorpresa, alla ricerca di continua ispirazione e di una forma per ogni tema o idea narrativa da sviluppare: dal prosimetro di una dilaniante ossessione della prima opera al romanzetto giallo-rosa di Abigail Dupont (2016), dal romanzo introspettivo di una dipendenza, Maraya (2017), al romanzo di formazione e al contempo lacerazione, Per una fetta di mela secca (2020), alla miscellanea di generi del recente volume La parola alle cose (2024), in collaborazione con la scrittrice e poetessa Laura Di Corcia, non dimenticando tuttavia in questo tracciato la scrittura teatrale con la riproposizione scenica di Maraya (2019) e Mi non sei. Voci dai processi di stregoneria (2017) che portano la firma della compagnia inauDita.
In questo moto zigzagante di sfide personali alla ricerca delle forme e delle espressioni artistiche più idonee, dopo il meritato riconoscimento del Cantone dei Grigioni per le diverse attività di mediatrice culturale e direttrice artistica, Begoña Feijoó Fariña ha pubblicato recentemente per Gabriele Capelli Editore il suo nuovo romanzo Come onde di passaggio. Sono quindi passati circa cinque anni dalla sua ultima e individuale prova letteraria e l’autrice svizzera d’origini galiziane ci riserva un’altra sterzata con un romanzo lontano dai precedenti per collocazione geografica e forma. Da una parte, Genova, apparentemente distante dalla Svizzera; dall’altra l’abbandono di storie a una sola pista narrativa giungendo a un romanzo a più corsie, dove si presentano cinque episodi famigliari ben distinti. La scrittrice, secondo il proprio stile caratterizzato da ritmicità di date, di ore e d’effetti temporali, condensa la trama delle storie in sei giorni, dal 10 al 15 agosto 2018, giorni d’attesa per l’arrivo di Ferragosto, giorni di partenze per vacanze o di pranzi di famiglia per gli italiani.
Nel 2018 il Ferragosto è stato vissuto con una grande dose d’angoscia e smarrimento, a causa del crollo del viadotto del Polcevera il 14 agosto, una tragedia che ha fatto il giro del mondo e ha scosso una città intera. E quell’evento ha colpito anche l’autrice valposchiavina che in quei giorni si trovava a Verbania ed era pronta ad affrontare un viaggio. Il pensiero di percorrere su un’automobile quel ponte, in quell’istante, è passato per la sua testa, lasciando quei soprassalti nella psiche e nella memoria che poi hanno generato le scorie adatte a scrivere quest’opera letteraria. In questo romanzo sono raccontate relazioni famigliari e sentimentali, i piccoli drammi quotidiani di Genova e di una nazione, quella italiana; emblematico è il desiderio di evadere in Germania da parte di Luca, imbianchino che non sente più il motivo di rimanere nel Belpaese. Scopriamo inoltre il perfezionista Dante che vuole plasmare la figlia a sua somiglianza, Sandy alle prese con una madre depressa, Marisa e l’amore verso il proprio gatto malato, la vacanza di Dario in Svizzera per stare del tempo con la figlia.
Sono situazioni ormai comuni nei nuclei famigliari più o meno barcollanti o frammentati della nostra società, che il romanzo all’italiana (o il cinema italiano) d’inizio millennio ha assorbito ed elaborato, con i motivi ricorrenti del dramma delle separazioni, dei tradimenti, dei litigi, della contesa dei figli, e con i personaggi che si trovano di fronte allo scacco della propria identità, a muoversi fra ruoli sociali e famigliari e libertà personali, tra legami affettivi costruiti negli anni e pulsioni contrastanti. Come onde di passaggio suggerisce di pagina in pagina una verticalità. Si guarda spesso il cielo, gli occhi rivolti verso l’alto colgono il volo dei gabbiani e soprattutto la possente e costante presenza del ponte Morandi, solido monumento apparentemente eterno di Genova. Questa verticalità della vita che metafisicamente si glorifica salendo, affonda però con il crollo del viadotto, ed emblematica di questa caduta è la scena che chiude l’opera. Lo sguardo di Franco, amico di Marisa, guarda dal balcone verso il basso il risultato drammatico di questa caduta: «avrà gli occhi posati su coloro che da ieri sostano accanto al cancello, in attesa di sapere se le mura che hanno davanti contengano il corpo di chi hanno amato e stanno cercando».
Nulla è veramente fermo e facile da afferrare in quest’opera. La copertina ci mostra un nuvolone ambiguo, che potrebbe stare a significare la formazione di un cumulonembo oppure di una nuvola di polvere che si alza da un crollo. Eppure, anche il titolo Come onde di passaggio, con quella metafisica della parola presa in prestito da Franco Battiato, richiama sia la prossimità di Genova con il mare, ma soprattutto dà il là a concetti esistenzialisti e filosofici della presenza sulla terra di vite umane. Emerge inoltre il riferimento letterario di Dino Campana, poeta visionario e “cantore orfico” amante delle sinestesie, citato esplicitamente nell’opera, in quel passaggio dove «Ombre di viaggiatori / vanno per la Superba / Terribili e grotteschi come i ciechi». La Genova, sospesa e sognante di Campana, sembra per Begoña Feijoó Fariña un modello narrativo e strutturale per rappresentare il concetto di molteplicità, avanzata quarant’anni or sono da Italo Calvino, ligure illustre, nelle Lezioni americane. La città in effetti è la rappresentazione moderna e post-moderna della complessità sotto vari aspetti, per esempio dalla vita sociale e multiculturale alla varietà architettonica. Così sembra valere anche in quest’opera.
Mediante una metafora, possiamo avvicinare la complessità rappresentata all’arte del tessere, in cui la città è il telaio, le vite delle persone sono i fili, il risultato è una tela che cambia, che ogni giorno si fa e si disfa, si genera e distrugge secondo infinite logiche, e insomma si esprime e si vivifica nel suo fermento, come sembra sottolineare il discorso finale di Marisa:
Che vuoi che interessi alla città? La città non esiste. La città siamo noi. Tu e io. Le puttane e le gran signore con la pelliccia. E abbiamo tutti noi i nostri guai. Ci conviviamo, fingiamo che siano passati e poi un bel giorno scopriamo che sono passati davvero. Quindi passerà anche questa. Non è giusto, ma passerà. Rimarrà una cicatrice, faranno un monumento, forse qualcuno chiederà scusa, senza credere davvero di doverlo fare, e poi avanti! La città andrà avanti! Non possiamo farci niente, Franco. Solo vivere. Possiamo solo vivere.
Infine, merita una considerazione la struttura del romanzo che pone alla luce una composizione di tipo musicale. In Come onde di passaggio emerge infatti il “crescendo emotivo”: s’inizia dal 10 agosto, quando si presentano le vite nella loro normalità in una specie di caos calmo, arrivando al pathos e alle emozioni lancinanti del 14 agosto, in cui questi percorsi di vita fino ad allora separati (o quasi) s’intrecciano in una sorta di sentimento comune e comunitario nel vivere la tragedia di una città. Quasi come il conto alla rovescia di una bomba a orologeria, attraverso la ritmicità di brevi momenti alternati e in sequenza rapida, la scrittrice lancia il lettore in una spirale ad alta tensione e mozzafiato, fino alla caduta a terra di un’intera città sconvolta.
La polifonia è un altro aspetto da far notare. Nella letteratura troviamo romanzi che adottano nella loro forma strutture musicali; si prendano come esempio alcune opere di Milan Kundera o – più vicino al mondo grigionitaliano – di Filippo Tuena che si basano sulla fuga musicale, o rispettivamente sulle variazioni rispetto a un tema. Nel romanzo analizzato ci troviamo di fronte a un romanzo polifonico, con cinque melodie di vita che confluiscono in un vortice sonoro nel momento della tragedia. Le linee melodiche s’uniscono diventando il grande grido di dolore di una collettività.
Il Grigione Italiano, 12.02.2026


Begoña Feijoo Fariña ospite di Casa Svizzera per “Come onde di passaggio”, Premio letterario grigione 2026 – RSI La2
Casa Svizzera, RSI La2, 5.02.2026
Parole che restano, cure che resistono
Con Alice Pedrazzini e Fabrizio Casati

Oggi Casa Svizzera si è svegliata in Valposchiavo, a Brusio, con la nostra antenna Begoña Feijoo Fariña, per raccontare due notizie che parlano di futuro e di responsabilità collettiva. Da una parte il Premio letterario grigione 2026, che Begoña ha vinto con “Come onde di passaggio”, un romanzo ambientato a Genova nei giorni successivi al crollo del Ponte Morandi: una storia di vite ordinarie travolte da un evento straordinario, che riflette sulla fragilità umana e sul senso di comunità. Un riconoscimento importante, che la consacra come scrittrice del Grigioni italiano.
Premio letterario grigione 2026 per Begoña Feijoo Fariña di Poschiavo
Per il suo romanzo «Come onde di passaggio», Begoña Feijoo Fariña di Poschiavo riceve il Premio letterario grigione 2026, dotato di 10’000 franchi. L’avvincente racconto pubblicato nel 2025 ed ambientato a Genova nei giorni a ridosso del crollo del Ponte Morandi è il quarto romanzo della scrittrice e ne dimostra la maturità raggiunta.
La storia proposta da Begoña Feijoo Fariña vede come protagoniste, oltre Genova stessa, cinque persone relativamente comuni, le cui vite scorrono senza sfiorarsi una con l’altra, ed ignare della tragedia che sta per verificarsi in città da lì a poco. Fin da subito l’autrice introduce il lettore nella loro quotidianità più intima: si prende così atto delle fatiche, delle speranze e del-la tanta solitudine dei singoli percorsi di vita. I personaggi descritti appaiono ben presto familia-ri e capaci di suscitare empatia. A differenza dei protagonisti del racconto, il lettore è però a conoscenza della spada di Damocle che incombe su Genova, per cui percepisce una tensio-ne prima ancora che questa si manifesti nel testo con un vero e proprio crescendo drammati-co. In prossimità del crollo del ponte, il ritmo del racconto e delle vite descritte si fa infatti via via più fitto, deciso, a tratti quasi scattante, e le realtà dei protagonisti si avvicinano, apparen-do improvvisamente come tasselli di un quadro più grande.
Presentandoci vite ordinarie e il possibile impatto di un avvenimento straordinario sull’esistenza individuale e su un’intera comunità, Begoña Feijoo Fariña ci spinge a riflettere sulla fragilità umana e a interrogarci su ciò che per ciascuno conta davvero. Lo fa attraverso la descrizione di un campione di vite in un qualche modo rappresentative dell’Italia di oggi, con un linguaggio essenziale, una buona ambientazione e una costruzione narrativa vincente, che rendono la lettura particolarmente scorrevole. Un invito letterario a fare i conti anche con le nostre vite.
Begoña Feijoo Fariña è nata nel 1977 a Vilanova De Arousa in Galizia (Spagna) e vive in Svizzera da oltre trent’anni. Ha studiato scienze biologiche e si è dedicata allo studio della vita degli insetti. Dal 2015 vive in Valposchiavo e si dedica alla cultura a tempo pieno: scrive, fa teatro, organizza il festival letterario «Lettere dalla Svizzera alla Valposchiavo». «Abigail Du-pont» (Demian edizioni, 2016), «Maraya» (AUGH!, 2017) e «Per una fetta di mela secca» (Gabriele Capelli Editore, 2020) sono i titoli dei suoi primi tre romanzi. «Come onde di passag-gio», vincitore del Premio letterario grigione 2026, è stato pubblicato da Gabriele Capelli Edito-re (Mendrisio) nel 2025.
La cerimonia di premiazione si terrà il 18 giugno alle ore 18.00 presso la Casa Torre a Po-schiavo. Il programma prevede la laudatio, letture dell’autrice e un aperitivo con la cuvée litté-raire 2026 della casa vinicola Davaz di Fläsch.
La fondazione Premio letterario grigione conferisce dal 1999 ogni anno un premio dotato di 10’000 CHF. Il consiglio di fondazione, che è anche giuria, è formato da Köbi Gantenbein (Fläsch), Arianna Nussio (Brusio, Andeer), Elisabeth Flury (Lenzerheide), Rita Schmid (Vals) e Rico Valär (Zuoz, Zurigo). Generose donazioni di privati, la Promozione della Cultura del Canton Grigioni, la Pro Grigioni Italiano, la Lia Rumantscha, la Biblioteca Engiadinaisa e la Banca cantonale grigione permettono di conferire il premio.
Begoña Feijóo Fariña, ospite di Rachele Bianchi Porro a “Nero su Bianco”, racconta del festival “Lettere dalla Svizzera alla Val Poschiavo” e parla del suo romanzo “Come onde di passaggio”.
La trasmissione:

Grazie a Teresa Chiriacò per la sua analisi di “Come onde di passaggio” di Begoña Feijoo Fariña.
Il video:
© viceversa letteratura, 21.07.2025
Come onde di passaggio
Romanzo
Begoña Feijoó Fariña
Recensione di Teresa Chiriacò
Come onde di passaggio di Begoña Feijoo Fariña è un romanzo corale, un mosaico di storie raccontate da un narratore esterno che, all’inizio apparentemente slegate, finiscono per intrecciarsi nella cornice tragica del crollo del ponte Morandi a Genova.
Il romanzo segue le vicende di cinque personaggi nei giorni che precedono il crollo del ponte, dal 10 al 15 agosto. In questi giorni cruciali, le loro vite si intrecciano in modo inevitabile, costruendo una trama di tensione crescente. La struttura del libro riflette questa intensità: ogni giornata è raccontata in capitoli distinti, suddivisi a loro volta in sottocapitoli dedicati a ciascun personaggio – Sandy, Dario, Dante, Marisa e Luca. Questa scelta strutturale agisce come un conto alla rovescia, creando un ritmo che accompagna il lettore verso un esito inevitabile. Il romanzo si trasforma così in un crescendo drammatico, in cui la consapevolezza dell’imminenza della tragedia alimenta una continua attesa, pur mantenendo il mistero su come e con quali conseguenze essa si concretizzerà. Le storie si sviluppano su binari paralleli – anche se a volte qualcuna si intreccia casualmente. Ogni protagonista è immerso nei propri drammi, aspirazioni, fragilità. Tuttavia, già in questa prima parte si percepisce un filo invisibile che collega i personaggi: il tema della solitudine, del desiderio di cambiare, della fatica a trovare un posto nel mondo, ma, soprattutto, la città di Genova – sfondo che accoglie le vite di tutti loro.
Attraverso questa costruzione narrativa che alterna storie individuali e che fa crescere la tensione man mano che ci si avvicina al 14 agosto, il libro mostra i diversi modi in cui le vite dei personaggi, pur lontane, possono sfiorarsi nel momento di una tragedia collettiva. Inoltre, tramite una narrazione intensa e frammentata, il romanzo esplora solitudini, desideri e fragilità, mostrando come la tragedia possa infrangere progetti e al contempo generare trasformazioni profonde.
Il 14 agosto segna un punto di svolta: la narrazione si frammenta in paragrafi brevi scanditi dagli orari, seguendo in tempo reale le azioni dei vari protagonisti nel giorno del crollo del viadotto Polcevera. Il ritmo si fa incalzante, quasi cinematografico, e il lettore avverte l’inevitabilità della catastrofe. Nonostante non si verifichi nessuna perdita definitiva, l’evento lascia segni indelebili nei personaggi, segnando un punto di rottura tra ciò che è stato e ciò che verrà.
Particolare attenzione è dedicata alla caratterizzazione dei personaggi, ognuno dei quali è contraddistinto da una serie di contrasti – che contribuiscono a renderli umani – e costruito con una grande sensibilità ai dettagli. Attraverso gesti minimi, ricordi frammentari e desideri inespressi, l’autrice riesce a delineare figure complesse, capaci di suscitare immediata empatia nel lettore. Ogni personaggio porta con sé una ferita, un conflitto interiore che si intreccia ai temi più ampi della narrazione, rendendo il tessuto del romanzo ancora più vivido e stratificato. È proprio nella cura dei cavilli emotivi, nei silenzi e nelle esitazioni, che emergono nitidi i tratti caratteristici di ciascuno di loro. Nonostante l’accuratezza nella definizione psicologica, i personaggi possono apparire leggermente stereotipati: la giovane fragile e insicura, il padre in cerca di redenzione, l’uomo ossessionato dall’apparenza, la donna combattuta tra paura e desiderio di rinascita. Tuttavia, questi elementi non intaccano l’efficacia complessiva della narrazione. Anzi, è forse proprio attraverso figure riconoscibili e comuni che l’autrice riesce a rappresentare l’ordinarietà dell’esistenza, conferendo forza emotiva alla straordinarietà della tragedia che irrompe improvvisa nelle loro vite. I personaggi, pur nella loro semplicità archetipica, si fanno specchio delle fragilità comuni, permettendo a chi legge di rispecchiarsi nelle loro paure, nei loro sogni, nelle loro perdite.
Tra i protagonisti c’è Sandy, giovane donna intrappolata in un rapporto complesso con la madre, che da anni si è chiusa in quella che si intuisce essere una forte depressione. Sandy combatte ogni giorno tra il bisogno di felicità e il senso di inadeguatezza che la perseguita: osserva le altre ragazze con invidia, finge con le amiche Marta e Sara di vivere una spensieratezza che in realtà non le appartiene, mentre si rifugia spesso nel bar di Marisa per assaporare, almeno per qualche istante, il calore di una normalità che sente distante.
Entrerà nei negozi, sopporterà voci e sguardi, si farà scudo con il sorriso più grande di cui è capace e cercherà di arrivare al lavoro se non felice almeno ancora un po’ fiera di sé. Pranzerà con lo sguardo perso nel vuoto oltre il porto, con una fetta di pizza e una pesca comprate strada facendo. (p. 13)
L’inadeguatezza di Sandy è evidente anche nella sua abitudine di guardare al passato, rappresentativa del suo desiderio di fuggire dal presente che abita. Il contrasto tra il bisogno di essere amata e l’assenza affettiva della madre è una delle dinamiche più dolorose della sua storia.
Sono brava sai? Sono tra i migliori agli esami, anche se devo lavorare perché papà da solo non ce la fa. Vorrei che fossi fiera di me. Vorrei che mi chiedessi come sto, com’è andata la giornata, se sono innamorata di qualcuno, come sono i professori in università, cosa voglio fare da grande. (p. 82)
Paradossalmente, sarà proprio la tragedia a risvegliare la madre dal suo sonno immobile, spingendola ad alzarsi dal letto e a provare a ricominciare a vivere, per sé stessa, per il marito e per Sandy.
La stessa potenza salvifica della catastrofe si manifesta anche nella storia di Dario, ex detenuto che tenta disperatamente di essere un buon padre per la figlia Serena, mentre resta estraneo al figlio Sandro. Anche qui, in modo paradossale, il crollo del ponte, pur segnando una tragedia, si rivela anche un’occasione di riscatto per lui. In un momento di caos e paura, la perdita imminente apre la possibilità di riparare un legame interrotto da anni. La catastrofe, in un contesto di grande dolore, diventa così un’occasione di redenzione: un momento in cui Dario si trova finalmente costretto a fare i conti con se stesso e con la sua famiglia, riscoprendo, attraverso la paura e la sofferenza, una nuova possibilità di connessione e di ricostruzione, in particolare con il figlio Sandro.
Dante, invece, è un uomo ossessionato dall’apparenza e dal giudizio altrui, incapace di trasmettere amore in modo sano, soprattutto verso la figlia di sette anni, Giulia, che colpevolizza per il suo crescente sovrappeso. Un atteggiamento che, come in ogni suo giudizio netto e privo di mediazione, rivela la sua stessa fragilità interiore.
Dante dice che Giulia non dovrebbe mangiarle. […] No, la cipolla non mi piace e dopo una pausa grazie nonna, prima di volgere al padre lo sguardo, cercando un’approvazione che confonde con qualche forma di amore. Sette anni compiuti da poco, Giulia non sa che suo padre da piccolo era molto più in sovrappeso di lei. Lo sapesse, forse troverebbe il coraggio di dirgli che lei è quello che è e lui, con il suo farle guadagnare ogni grammo d’affetto, non fa che rischiare di essere amato di meno. Ma non lo sa e avere l’amore del padre è il suo scopo più grande. Così consuma il pasto fingendo che le carote davvero le bastino e alla fine le viene concessa anche una piccola fetta di torta, a colmare una fame che diventa in realtà sempre più grande. (pp. 76-77).
Marisa, la barista che vive nel ricordo di un amore perduto, si confronta con la solitudine – attenuata dal suo gatto, perché «non ha figli e Furia è il surrogato migliore che ha saputo inventarsi» (p. 25) – trovando conforto solo nel bar che gestisce e a cui riserva gran parte dell’amore di cui è capace, prendendosi cura dei clienti.
Infine vi è Luca che, schiacciato dal peso delle responsabilità familiari in seguito alla morte del padre, a soli venticinque anni coltiva il sogno fragile di mantenere la madre e di garantire un futuro al fratello minore. Il suo è un senso del dovere antico, quasi istintivo, che tuttavia convive con il desiderio inespresso di una vita diversa, più libera e più leggera. Nel sogno di una fuga a Berlino — città lontana, idealizzata, simbolo di un altrove possibile — Luca proietta tutte le sue speranze di cambiamento. Eppure, sotto la superficie della determinazione, affiorano la paura dell’incertezza, la consapevolezza dei propri limiti e il sospetto che quel sogno sia, in fondo, solo un’illusione costruita per resistere al peso della realtà.
Il rapporto conflittuale con la sua città d’origine, Genova — percepita come ostile, soffocante, ma anche come una parte insostituibile di sé —, riflette l’ambivalenza che segna il suo cammino: il bisogno di partire si scontra con il timore di tradire le proprie radici, rendendo Luca uno dei personaggi più struggenti nel suo tentativo di conciliare gli obblighi interiori con il diritto alla felicità.
Le atmosfere del romanzo oscillano tra un senso di immobilità soffocante e brevi lampi di speranza. L’uso dei tempi verbali, in particolare il futuro, crea un effetto di sospensione emotiva che amplifica l’empatia del lettore:
Martedì sera saranno arrivati sull’isola. Riposerà poco, ma potrà fare il bagno, mangiare del pesce e scattare fotografie alla spiaggia, a sua moglie e alle figlie. Saranno fotografie bellissime. Ne sceglierà una di cui fare una stampa su tela da mettere in salotto, accanto alla scelta dell’anno passato e degli anni prima di quello. (p. 22).
Il fatto che i personaggi nel presente narrativo si proiettino continuamente nel futuro pensando a ciò che faranno crea un forte distacco rispetto alla tragedia incombente. Dal punto di vista strutturale, questo amplifica il senso di imprevedibilità: essi si muovono inconsapevoli verso un evento che spezzerà bruscamente i loro progetti; sul piano emotivo, l’uso del futuro genera una forma di ironia drammatica: il lettore, che sa della tragedia intorno a cui ruota il libro, avverte l’amarezza e la fragilità di quelle speranze. Inoltre la pianificazione dà ai personaggi l’illusione di avere il controllo sul proprio destino, che però si oppone fortemente all’imprevedibilità dell’evento: il futuro non è mai come si pensava e questo scarto tra ciò che ci si immagina e la realtà genera una tensione narrativa molto interessante, alimentata anche da alcune immagini – i sorrisi come «crepe dorate nel buio» (p. 82), l’odio per la città che si trasforma in desiderio di abbraccio, il dolore come compagno silenzioso – che contribuiscono a costruire un universo narrativo compatto e profondamente umano.
Infine il titolo, Come onde di passaggio, richiama perfettamente il senso profondo del romanzo: le vite scorrono, si sfiorano, si infrangono e si riformano come onde, in un movimento incessante che lega passato, presente e futuro. Il crollo del ponte diventa metafora della fragilità delle costruzioni umane – materiali e interiori –, ma anche della possibilità di ricominciare nonostante tutto. Accanto a questi temi si innesta il motivo centrale della memoria e del ricordo: i grandi eventi sembrano, nell’immediatezza, impossibili da dimenticare; ci si illude che il loro peso resti per sempre inciso nella coscienza collettiva. Eppure, con il passare del tempo, la vita riprende il suo corso, la distanza dall’accaduto si allunga, e il rischio dell’oblio si fa sempre più reale.
In questo senso, il romanzo assume anche un valore simbolico e metaletterario: esso si oppone all’effimero fluire del tempo, fissando nella narrazione il ricordo di un evento che non deve essere ridotto a semplice “onda di passaggio”. Scrivere diventa allora un atto di resistenza contro la dimenticanza, un modo per rendere indelebile, attraverso la letteratura, ciò che nella vita reale tende inevitabilmente a svanire.
© Azione, 02.06.2025
Begoña Feijoo Fariña
Come onde di passaggio
Capelli Editore
C’è un tempo in cui tutto sembra ordinario, ma in realtà ogni singolo gesto nasconde la possibilità di una frattura improvvisa. Nel romanzo Come onde di passaggio di Begoña Feijoo Fariña, la quotidianità di cinque vite si intreccia, rivelando una Genova che ignora l’imminente catastrofe del crollo del Viadotto Polcevera. Dario, Sandy, Luca, Marisa e Dante sono i protagonisti di storie diverse, ognuna con le proprie sfide: da una vacanza in Svizzera con la figlia alla gestione di un grave malessere familiare, dalla ricerca di una carriera in Germania alla lotta con un passato doloroso. Tuttavia, il destino li costringerà a confrontarsi con un evento che cambierà per sempre il corso delle loro esistenze, come accade a molti il 14 agosto del 2018, quando si verificò il dramma.
Feijoo Fariña, che dopo anni in Ticino si è trasferita a Brusio in Valposchiavo, fonde la narrazione con il respiro di una realtà che a volte scivola via senza lasciare traccia, nel tentativo di catturare l’inquietudine di un presente sospeso e l’urgenza di riconsiderare le proprie certezze. La vita è un flusso inarrestabile, proprio come le onde, che con forza colpiscono, ma che lasciano anche spazio alla speranza.
© LuciaLibri, 18.05.2025
Letture
Feijoo Fariña, vite minuscole prima del crollo del ponte Morandi
di Alessandra Chiappori
Piccole tappe prima del baratro, prima che Genova non sia più la stessa, con il crollo del ponte Morandi. “Come onde di passaggio” di Begoña Feijoo Fariña è un romanzo corale, con capitoli concitati, che somigliano a racconti, e una sinfonia di personaggi che si toccano o si sfiorano, quando la tragedia è imminente. Tra angosce, desideri, tensioni, ferite d’amore…
Sono proprio Come onde di passaggio le vite dei personaggi messi sulla carta dall’autrice galiziana Begoña Feijoo Fariña nel suo quarto romanzo (144 pagine, 17 euro), pubblicato da Gabriele Capelli. Eppure hanno la sembianza di racconti: ogni capitolo sembra dedicato a un volto, a una piccola esistenza con i suoi inciampi e ostacoli. Ma ben presto si scopre che siamo dentro una storia corale, una storia che ha sullo sfondo la tragedia segnante del Ponte Morandi di Genova. È agosto, una manciata di giorni al disastro: si srotolano in questi peculiari giorni le esistenze che l’autrice seleziona e si diverte a far sfiorare, in un crescendo di tensione che va, letteralmente, in pezzi con il crollare del ponte. Una catarsi inaspettata, colta nella mediocrità di piccole vite irrisolte, tenute su a fatica, una facciata di finto intonaco, scricchiolante.
Un afoso agosto
È l’11 agosto quando le vicende si aprono offrendosi al lettore: un colloso mese estivo senza spiaggia, affannato, oppresso da piccole e grandi scontentezze che caratterizzano l’agire – o il non agire – dei personaggi. C’è Sandy con una madre malata di depressione, il lavoro svogliato al market asiatico, c’è Dante che punta a una perfezione inesistente, Luca che sogna la Germania per ricominciare, in un futuro migliore dei turni in fabbrica e dei lavoretti occasionali, e poi Dario, che cerca di riconquistare la fiducia di una figlia e organizza per lei una vacanza, e Marisa, il suo saper leggere le persone al bar, competenza cardine della sua precedente vita da dimenticare, e poi un gatto e un veterinario premuroso. Nella sospensione angosciante delle ferie padri, madri, figli, sorelle, aspirazioni e sogni, rimorsi e ostacoli si attivano, nodi di una sinfonia di personaggi che un po’ si toccano, a volte si sfiorano. Sale strisciante, storia dopo storia, la loro tensione tra quella che sembra una stasi paralizzante tipica di agosto, e ciò che il lettore già conosce e che si avvicina, carico di dramma. Ogni capitolo, una data che avanza verso il 14 agosto, piccole tappe che portano i personaggi sull’orlo del baratro. E poi rischiano di caderci, in quel ponte che sprofonda. Sfiorate le loro esistenze, sfiorato il dramma di una città lacerata, di morti senza risposte.
L’onda d’urto
Nei giorni tutti uguali, costellati di piccole cose che, prese insieme, fanno le vite imperfette di ciascuno, improvvisamente arriva, potente, drammatica, inattesa, l’onda d’urto del Ponte. Uno spostamento che è impossibile ignorare, che disvela con forza le esistenze tenacemente tenute insieme di ciascuno, strappa via con forza le piccole incertezze e inchioda davanti alla propria miseria. Miseria condivisa da una città con una ferita profondissima. Impossibile ignorare l’onda d’urto del Ponte in pagine finali che si fanno sempre più concitate nella mente del lettore. Il quotidiano non è più tale, ogni semplice storia diventa l’attimo di un’esistenza che si scopre, che riaffiora a galla, che si ricarica di slancio. Il quotidiano, all’improvviso, non è più tale, e teatralmente, dopo la scarica di tensione, tutto si scioglie: l’angoscia accumulata, i desideri a tenuta stagna, i sogni mai detti di personaggi molto diversi tra loro per estrazione sociale. Storie trasversali, piccole realtà intessute di attimi quotidiani così semplici, colti nella loro banale enormità. Eppure storie che restano davanti ad attimi fatali. Che cosa c’è dietro ciascun volto, dietro ciascun percorso, dettato dalla pura casualità? Un lago di miseria da attraversare, da guardare in faccia per poter riattraversare una valle, una ferita d’amore che innesca le storie di tutti, e si richiude, drammatica, su una Genova che non sarà più la stessa. Esattamente come i cinque personaggi che, in un apatico agosto, l’autrice sorprende a fare i conti con le proprie piccole vite.
Link: lucialibri.it
© La Domenica – Corriere del Ticino, 18.05.2025
«A Poschiavo ho ritrovato le mie origini»
Il percorso letterario ma anche geografico di un’autrice dalle molte storie e sfaccettature.

© L’Adigetto.it
Storie di donne, letteratura di genere/587 – Di Luciana Grillo
Begoña Feijoo Fariña, «Come onde di passaggio» – In una Genova inconsapevole dell’imminente crollo del Viadotto, la vita degli abitanti scorre… normalmente.

Titolo: Come onde di passaggio
Autrice: Begoña Feijoo Fariña
Genere: Narrativa femminile contemporanea
Editore: GCE, 2025
Pagine: 144, Rilegato
Prezzo di copertina: € 17
La prima pagina si apre con una data, Venerdì 10 agosto. Genova.
Nelle pagine successive, l’autrice racconta sprazzi di vita di persone comuni, che lavorano, ridono, soffrono, insomma: vivono.
Le segue con attenzione discreta, giorno dopo giorno.
L’ultimo capitolo si apre con un’altra data: Mercoledì 15 agosto.
È nello spazio limitato di questi giorni che si dipanano le vite di Marisa, Dante, Sandy, Luca, Dario: Marisa ha un bar e un passato doloroso e difficile; Dante ha una bella famiglia, una moglie in carriera e due bambine di cui si occupa con amore; Sandy è una studentessa che d’estate non ha il tempo di andare al mare perché lavora in un negozio, «i soldi le servono per i libri, la carta, le penne e un nuovo PC».
Ha anche una mamma chiusa nel silenzio e nel buio della sua camera; Luca non ha più il papà, ma una mamma e un fratello minore a cui pensare; Dario è un marito abbandonato dalla moglie e un padre che vede poco i figli… l’11 agosto impariamo a conoscere meglio questi personaggi, così veri che ti sembra di incontrarli per strada, di conoscerli da sempre.
È questo uno dei pregi di B.F. Fariña, una scrittura, la sua, naturale e lineare, senza fronzoli, ma amara e profonda, quando è necessario che sia così.
Dunque, Marisa quel giovedì dopo trent’anni rivede Barbara, Dante riceve in giardino gli amici – le donne parlano di tate e Annalisa si chiede cosa ci sia in comune fra loro – la grigliata è pronta da mangiare, i bambini escono veloci dalla piscina; Sandy, finito il turno, va verso casa e si ferma da Marisa per bere un caffè freddo, freddissimo; Luca, prima di tornare a casa, compra una papaya per la mamma, è cara, ma aspetta che Marisa lo paghi perché le ha ridipinto le pareti del bar; Dario si prepara ad andare in vacanza con la figlia, è orgoglioso di lei, quando Serena è con lui «gli sembra che ci sia qualcosa del passato che torna, ma amputato delle due presenze che mancano: Sandro e Manuela… È con questo pensiero che alla fine prende sonno: avere ancora due figli e una moglie da amare».
Anche la domenica passa, è il 12 agosto: Marisa ha incontrato Barbara e parlato a lungo con lei, dopo aver salutato velocemente Luca; Dante discute al telefono con suo fratello, il loro non è un rapporto facile; poi, insieme a moglie e figlie, va a prendere la nonna Maria per andare a Messa. Infine, pranzo dalla nonna e progetti di vacanze; Sandy ha un altro turno di notte, torna a casa, rivede la mamma rannicchiata sul letto, la scopre con rabbia, butta giù il lenzuolo…
La tensione cresce, passano i giorni e serpeggia un’ansia condivisa e incontrollabile, che anche chi legge percepisce.
Martedì 14 agosto: «La sveglia di Dante suona…sono le otto e tra poco dovranno partire… Mentre lavora, Luca sente stringere al petto un’ansia che raramente lo visita… Sono e nove e ventisette quando Sandy esce di casa, il vento muove le chiome degli alberi… alle nove e trentacinque minuti, Dante inizia a caricare le valigie nell’auto…», Dario attende che Serena lo chiami per partire, Marisa non ha clienti, «la pioggia trattiene altrove coloro che altrimenti sarebbero venuti per un aperitivo o un caffè… In città il vento alterna momenti di pace ad altri in cui, con grande violenza, rovescia gli ombrelli e scaraventa la pioggia su vetri e pareti»… poi urla, confusione, incredulità, «c’è chi parla senza fare una pausa, chi vaga tra gli armadietti confuso e chi chiama o scrive a qualcuno che non si riesce a sapere dov’è».
Poi, c’è anche il «dopo», il 15 agosto, che lascio alla curiosità di chi vorrà leggere questo romanzo straordinario.
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Link: L’Adigetto.it
Rivista di Lugano, 11.04.2025

Il Grigione Italiano, 10.04.2025
Articolo pubblicato dopo la presentazione del romanzo “Come onde di passaggio” di Begoña Feijoo Fariña.

Rete Due, 07.04.2025
Un attimino. Che ne è della lingua italiana?
La rubrica dedicata alla nostra lingua
A cura di Andrea Fazioli e Marco Pagani
Dal minuto 2.50 fino al minuto 6.50, Andrea Fazioli e Marco Pagani in dialogo con Begoña Feijoo Fariña.
ALICE – RETE DUE, 05.04.2025
Begoña Feijoo Fariña, Come onde di passaggio
di Rachele Bianchi Porro
Unica TG . La Provincia, 04.04.2025
Intervista (dal minuto 18.54) a Begoña Feijoo Fariña, autrice del romanzo “Come onde di passaggio”.

Radio Città Fujiko, Bologna, 02.04.2024
Breakfast Club | Voltiamo Pagina
Si parla di “Come onde di passaggio” su Radio Città Fujiko, Bologna
Presentati:
Begoña Feijoo Fariña “Come onde di passaggio” (Gabriele Capelli Editore)
Esther Kinsky “Di luce e polvere” (Iperborea Casa Editrice)
In collaborazione con: Libreria Ubik Irnerio Bologna
In studio: William Piana, Silvia Albertazzi
© Cooperazione, 27.03.2025
La vertigine di un crollo
“Come onde di passaggio” di Begoña Feijoo Fariña

Corriere del Ticino, 25.03.2025
“Genova non deve morire”
NARRATIVA / Il nuovo toccante romanzo della scrittrice poschiavina Begoña Feijoo Fariña intreccia abilmente le esistenze inconsapevoli di cinque persone che si troveranno coinvolte nella tragica e insensata vicenda del crollo del Ponte Morandi.
Di Sergio Roic

© Il Secolo XIX, 24.03.2025
Conque vite minacciate dal crollo del Morandi


SEIDISERA Magazine, 23.03.2025
“Come onde di passaggio” – Begoña Feijoo Fariña
Di Angelica Arbasini
In una Genova inconsapevole dell’imminente crollo ponte Morandi, la vita degli abitanti scorre con la sua apparente normalità. Tra loro ci sono Dario, che sta organizzando una vacanza in Svizzera con la figlia; Sandy, divisa tra un lavoro necessario a finanziarsi gli studi e le difficoltà della madre depressa; Luca, che sogna un impiego in Germania; Marisa, alle prese con un passato ingombrante e con la salute del suo amato gatto; e Dante, alla continua ricerca di una perfezione che sembra sfuggirgli. Stiamo parlando del nuovo romanzo Begoña Feijoo Fariña: “Come onde di passaggio” che uscirà domani, edito da Gabriele Capelli.
© La Provincia, 22.03.2025
Tante vite “Come onde di passaggio”.
L’incontro con la scrittrice a Tirano


RSI Radiotelevisione svizzera, 7.03.2024
Voci del Grigioni italiano – Begoña Feijoo Fariña
Con la penna in mano (estratto)
Spazio a Begoña Feijoo Fariña, la scrittrice originaria della Galizia che vive a Poschiavo.
Un nome già noto soprattutto nel panorama grigionese (ma non solo), sia per i tre libri dati alle stampe – il quarto verrà presentato a giorni – sia per le numerose iniziative letterarie messe in campo che le sono valse più di un riconoscimento. L’ultimo dei quali è proprio di pochi giorni fa.
Comunicato stampa: “Come onde di passaggio” di Begoña Feijoo Fariña in libreria dal 24 marzo
Begoña Feijoo Fariña
Come onde di passaggio
Romanzo
In una Genova rovente e inconsapevole dell’imminente crollo del Viadotto Polcevera, la vita scorre con la sua apparente normalità.
Cinque personaggi, ritratti dall’autrice con straordinaria sensibilità ed empatia, si muovono tra le strade della città. Dario, separato, sta organizzando una vacanza con la figlia, Sandy divide le sue giornate tra il lavoro per finanziarsi gli studi e le difficoltà di una madre depressa, Luca sogna un impiego in Germania, Marisa affronta il peso di un passato ingombrante, Dante insegue una perfezione che sembra sempre sfuggirgli.
Non hanno nulla in comune, se non la città che abitano e l’imminente arrivo di Ferragosto.
Cinque vite, osservate nella routine quotidiana fatta di desideri e fragilità, che si sfiorano senza mai intrecciarsi davvero fino a quando tutto si ferma, il 14 agosto 2018, alle 11:36, al crollo del viadotto Polcevera.
Dal 10 al 15 agosto: cinque giorni, cinque capitoli, scanditi come un inesorabile conto alla rovescia verso il tragico evento. Pagine che ci ricordano che, di fronte alla complessità dell’esistenza, il destino può intervenire senza preavviso, costringendoci al confronto con eventi capaci di scuotere nel profondo ogni nostra certezza.
Begoña Feijoo Fariña, Come onde di passaggio, GCE Gabriele Capelli Editore, pp,144, Euro 17,00 (I) ISBN 9788831285636
Begoña Feijoo Fariña Nata in Galizia arriva in Ticino dall’età di dodici anni.
Dopo aver lavorato per diversi anni in ambito entomologico, nell’ottobre del 2015 lascia il Ticino e si trasferisce a Brusio, dove fonda, con l’amica e collaboratrice Chiara Balsarini, la teatrale Compagnia inauDita, per cui svolge prevalentemente attività di drammaturgia e regia.
È autrice di narrativa e opere teatrali. Ha vinto il Concorso Grandi Progetti del cantone dei Grigioni e ha ricevuto in due occasioni la borsa di creazione letteraria di Pro Helvetia.
Suoi racconti sono stati pubblicati in riviste, antologie e plaquettes artistiche. È ideatrice e direttrice artistica della stagione teatrale i monologanti di Brusio e ideatrice e direttrice del festival letterario Lettere dalla Svizzera alla Valposchiavo. Nel febbraio 2025 è stata insignita del premio di riconoscimento alla cultura del Cantone dei Grigioni.
Per Gabriele Capelli editore ha pubblicato anche Per una fetta di mela secca (2020).
Come onde di passaggio è il suo quarto romanzo.

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