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Mario Casella
Senza scarpe
Romanzo biografico
15×21 cm, 184 pp, Euro 18,00 – isbn 978-88-31285-37-7

Disponibile anche in versione digitale su più piattaforme


© RSI RETE DUE, Laser, 05.09.2022, Le mille storie di Roberto Donetta: fotografo, contadino, emigrantedi Brigitte Schwarz

© SEIDISERA Magazine, RSI RETE UNO, 03.09.2022

© Turné, Radiotelevisione svizzera LA1, 03.09.2022. Servizio televisivo a cura di Claudia Iseli dedicato al romanzo “Senza scarpe” di Mario Casella. Turné, RSI LA1, 03.09.2022. “Per gentile autorizzazione della RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana.Immagini Archivio Roberto Donetta.”

Una narrazione coinvolgente che incrocia la voce del figlio Saulle con la ricostruzione della vita di Roberto Donetta, padre irrequieto e sempre indebitato, contadino della Valle di Blenio, venditore ambulante di sementi, cameriere e poi fotografo.

Roberto Donetta (1865-1932) diventò noto solo una quarantina d’anni fa, grazie al ritrovamento di oltre cinquemila lastre fotografiche da lui realizzate sull’arco di un trentennio. Il recupero di quel tesoro iconografico ha fatto passare in secondo piano un’altra incredibile scoperta: quasi trecento pagine manoscritte in cui l’estroverso bleniese aveva annotato le sue riflessioni e ricopiato gli scritti letterari e scientifici che più lo avevano colpito. Con questi registri personali sono emerse anche decine di lettere e parte della corrispondenza con i suoi sei figli.
Dagli scritti del testardo e semicolto Robertón emerge la coscienza della sua diversità nel contesto rurale della valle in cui viveva.
Fu la caparbietà del montanaro a tenerlo in vita anche nelle peggiori avversità. Lì tra le sue montagne, come scrisse in una delle ultime lettere a Saulle, l’unica risorsa in cui si può e si deve credere è la terra (La terra c’è sempre). Solo quella può garantire da mangiare ogni giorno. Con il passare del tempo però l’egocentrismo e la frustrazione per l’incapacità di strappare dalla miseria la famiglia provocarono la dolorosa rottura con la moglie Linda e con i figli. Saulle fu l’unico che riuscì a stargli vicino per ancora un po’ di anni.

Un romanzo biografico fatto di solitudine e povertà, ma che documenta anche una vita anomala ed eccezionale nel Ticino di fine Ottocento e primo Novecento.


Mario Casella (1959) è giornalista, guida alpina, autore di documentari e di libri.
Dopo un lungo periodo in cui ha lavorato per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI), ha privilegiato la sua attività indipendente di guida alpina, di realizzatore di documentari e di scrittore. Al centro di queste produzioni vi è sempre la montagna intesa non solo come terreno d’avventura, ma soprattutto come un pianeta ricco di storie umane da scoprire e raccontare.
Nella sua produzione letteraria spiccano alcuni volumi che hanno ricevuto importanti riconoscimenti e che sono stati tradotti anche in tedesco e in francese.
Tra questi sono degni di nota “Nero-Bianco-Nero. Un viaggio tra le montagne e la storia del Caucaso” ed. Capelli (Premio ITAS Trento 2013), “Il peso delle ombre” ed. Capelli (secondo premio Leggimontagna 2018 e menzione Premio Mazzotti 2018) e “Oltre Dracula. Un cammino invernale nei Carpazi” ed. Ediciclo (Premio Cortina 2019).
I dettagli della sua attività sono presentati sul sito www.crealpina.ch


Video integrale della presentazione del romanzo di Mario Casella “Senza scarpe” moderata da Michele Fazioli. 3 settembre 2022 – Casa della letteratura per la Svizzera italiana, Lugano

RECENSIONI / SEGNALAZIONI

© Modulazioni Temporali, 24.09.2022

“Senza scarpe”: Mario Casella racconta Roberto Donetta
By Salvatore Di Noia

Roberto Donetta (1865-1932) vissuto nella miseria contadina delle montagne ticinesi diventò famoso negli anni ’70 del Novecento, grazie al ritrovamento di cinquemila lastre fotografiche che realizzò in circa trent’anni, oltre a circa trecento pagine manoscritte in cui l’estroverso bleniese aveva annotato le sue riflessioni e gli scritti letterari e scientifici che più lo avevano colpito. Un uomo che lavorava la terra ogni giorno che ha celato per tutta la vita un vero e proprio tesoro dai cui scritti emerge in maniera portentosa e inusuale la sua diversità nel contesto rurale in cui ha vissuto. Un caparbio montanaro, un artista fenomenale che lì tra le sue montagne, come scrisse in una delle ultime lettere a Saulle, “l’unica risorsa in cui si può e si deve credere è la terra. Solo quella può garantire da mangiare ogni giorno”.

“Senza scarpe” (Gabriele Capelli Editore, pp. 184, euro 18) è il romanzo biografico di Mario Casella, in cui la vita di Roberto Donetta, il suo lavoro di fotografo e soprattutto di contadino ed emigrante in Italia e in Inghilterra, lo hanno reso celebre postumo, a distanza di decenni dalla sua scomparsa. La ricostruzione di Mario Casella è impeccabile, frutto di un approfondito e scrupoloso lavoro di ricerca sugli scritti lasciati da Donetta ritrovati per caso in stato di totale abbandono. Lettere scambiate con i familiari, libri, scritti e stralci e tante fotografie che ridipingono un affresco di vita conflittuale vissuta intensamente tra tanto lavoro per la terra e una costante ricerca di alternative creative e artistiche, in cui Donetta ha dato sfogo insieme a tutta la sua grande immaginazione.

Come afferma l’autore, “Robertòn (com’era soprannominato Donetta) ha lasciato degli scritti di sensibilità rara per un uomo costretto a vivere di lavoro nei boschi e di mille espedienti. Nella sua complessità, fatta di grande talento ma anche di un carattere difficile che lo portò all’abbandono da parte dei suoi familiari, la storia di Donetta è un patrimonio assolutamente prezioso”. E aggiungiamo noi, da condividere, ricordare e trasmettere a chi di curiosità e creatività non eccelle nel suo vivere quotidiano.

Link: Modulazioni Temporali


© La Lettrice Assorta, 20.09.2022

SENZA SCARPE di Mario Casella
Lettrice Assorta

In libreria dal 5 settembre, SENZA SCARPE di Mario Casella, un appassionante romanzo biografico sull’incredibile storia di Roberto Donetta (1865-1932), oggi fotografo di fama internazionale, vissuto nella miseria contadina delle montagne ticinesi a fine ‘800.

L’autore, racconta la vita di Roberto, di sua moglie Linda e i figli e soprattutto della povertà dilagante della valle di Blenio che lo costringe ad emigrare, prima in Italia e poi Inghileterra:

“La miseria ha un vantaggio sicuro: con le tasche vuote non hai nulla da perdere.”

Dalla lettura affiora il ritratto di un uomo molto particolare, di mente irrequieta e curiosa, con ha l’abitudine di ricopiare su un almanacco, le riflessioni di scrittori e religiosi. I pensieri scaturiti dalla scrittura, lo conducono in una dimensione inebriante e allo stesso tempo inquietante.

Descritte in modo coinvolgente, tutte le novità e gli impegni che riempiono le burrascose giornate del contadino e venditore di sementi, Roberto detto Roberton.

La ricostruzione della vita di Donetta è impreziosita dal contributo della voce dell’amato figlio Saulle. Questo espediente narrativo, a mio avviso, contribuisce a restituirne un’immagine a tutto tondo di padre, scosso da molti turbamenti, ma anche talentuoso fotografo. Saulle ricorda come un gioco in famiglia, i momenti in cui il papà tirava fuori la sua “scatola magica”:

“Il momento della magia. Il tempo si fermava e si sentiva solo il canto degli uccelli. Il pà infilava la testa sotto il panno nero e con una mano faceva l’incantesimo trafficando per un attimo con la lente della macchina.”

Rappresentazioni originali dell’epoca scattate da Donnetta, aprono ciascun capitolo e lo arricchiscono, oltre a diversi stralci tratti dai suoi appunti personali e lettere ai famigliari.

L’autore ricostruisce il complesso ritratto di un uomo caparbio, semicolto, in perenne conflitto tra il viscerale attaccamento alla terra e l’ardente foga creativa. A questo proposito, scrive di lui il figlio Saulle:

“Un pittore della luce che piantava fiori e sementi senza avere radici solide per tenere in piedi una vita serena.”

Link: Lettrice Assorta


© L’Eco di Bergamo, 19.09.2022


© Pensieri accesi, 16.09.2022

Mario Casella “Senza scarpe”
di Paola Blandi

La fotografia è il sogno e il riscatto di un contadino che lotta tutta la vita contro la miseria e l’ignoranza. Mario Casella, guida alpina, scrittore e realizzatore di documentari, ricostruisce e racconta la storia vera e commuovente di Roberto Donetta, fotografo-contadino morto 90 anni fa e vissuto nella Valle di Blenio, in Ticino e la cui straordinaria abilità di fotografo è documentata da alcuni scatti che l’editore Capelli ha inserito nel libro; stupefacenti per modernità e accuratezza, qualità e potenza visiva e testimonianze di un’epoca in cui l’arte fotografica era decisamente agli albori e quasi sconosciuta nella Valle ticinese.

Foto Archivio Donetta

Donetta era un contadino visionario e sognatore che per sfamare la famiglia numerosa (sei figli) andava in giro per paesi e casolari a vendere sementi. Ma quando per caso scopre la fotografia, se ne innamora e noleggia un apparecchio con il quale offre per pochi soldi ritratti di vivi e di morti. Entusiasta di questo mezzo di cui impara mano a mano i segreti, spesso costringe la famiglia a posare per lui e mette alla prova la sua abilità con il suo modello preferito, l’ultimogenito Saulle, che gli resterà vicino anche quando la moglie e gli altri figli lo abbandoneranno per andare a lavorare in fabbrica o presso i signori in città, stanchi di quella vita di stenti. Anche lui ci prova, andando a lavorare in Italia e in Inghilterra, ma torna sempre alla sua terra dove sogna un giorno di riunire la famiglia.

Foto Archivio Donetta

La ricostruzione della vita di Robertòn, come veniva chiamato, è avvenuta grazie ad un approfondito lavoro di ricerca sugli scritti che ha lasciato e fortunosamente ritrovati dopo decenni di abbandono. Due almanacchi nei quali nel corso degli anni annotava pensieri e riflessioni, stralci di articoli scientifici che lo colpivano, oltre a decine di lettere scambiate con i famigliari e i creditori.

Oppresso dai debiti e addolorato dalla fuga di moglie e figli, Donetta resta testardamente aggrappato ai suoi sogni convinto che un giorno sarà ripagato di tutti i sacrifici. In effetti qualche soddisfazione in vita la riceve (ritraendo politici e documentando gli eventi e il progresso nella valle) ma muore da solo e in miseria e solo anni dopo la sua morte vengono ritrovate la numerose lastre fotografiche che custodiva nel ripostiglio trasformato in camera oscura.

Foto Archivio Donetta

Oggi è considerato un fotografo di fama internazionale, le cui opere sono conservate presso l’omonimo Archivio di Corzoneso, in Svizzera, ed esposte in diversi paesi. Questa biografia, che mescola abilmente all’esposizione degli eventi, gli scritti di Robertòn e la voce immaginata del figlio Saulle, restituisce onore a un uomo fuori del comune ed è anche una testimonianza preziosa della vita nelle valli ticinesi a cavallo tra ‘800 e ‘900, quando le scarpe erano un lusso che pochi potevano permettersi.

Link: pensieriaccesi Facebook

Link: pensieriaccesi


© Il Quotidiano del Sud, 15.09.2022

Segnalazione del romanzo di Mario Casella “Senza scarpe” sulle pagine de Il Quotidiano del Sud


© Turné, Radiotelevisione svizzera LA1, 03.09.2022

Servizio televisivo a cura di Claudia Iseli dedicato al romanzo “Senza scarpe” di Mario Casella. Turné, RSI LA1, 03.09.2022.

“Per gentile autorizzazione della RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana. Immagini Archivio Roberto Donetta.”

© Convenzionali, 31.08.2022

Libri

“Senza scarpe”
di Gabriele Ottaviani

Senza scarpe, Mario Casella, Gabriele Capelli editore.

Oggi il nome di Roberto Donetta, detto Robertòn, rappresenta per la collettività l’identità di un fotografo di talento sopraffino e fama planetaria, innamorato inquieto della natura e della tradizione, sempre in cerca di novità e affrancamento, le cui opere sono conservate presso l’omonimo Archivio di Corzoneso, in Svizzera, ed esposte in diversi paesi, ma è anche il nome di un contadino di montagna nella ticinese, aspra e bellissima valle di Blenio, dove è nato nel milleottocentosessantacinque ed è morto nel settembre di novanta anni fa, che prima della celebrità ha vissuto nella più mordace miseria e ha provato la fatica del migrante, in Italia e oltremanica.

Il romanzo biografico di Casella, punteggiato proprio da immagini, magnifiche, di Donetta, raffinato, intenso, avvincente, emozionante, mai retorico, bellissimo sin dalla foto in copertina, convincente e coinvolgente, ne tratteggia con delicata empatia la vita straordinaria e complessa, articolata e varia, prendendo le mosse dagli scritti che Donetta medesimo ha lasciato, fortunosamente ritrovati dopo decenni di abbandono, due almanacchi carichi di appunti e decine di lettere scambiate con i famigliari, di cui diversi stralci vengono riportati da Casella nel romanzo.
Imprescindibile.

Link: Convenzionali


© SEIDISERA Magazine, RSI RETE UNO, 03.09.2022

Senza scarpe di Mario Casella
di Angelica Arbasini

Lunedì 5 settembre è uscito l’ultimo libro dello scrittore e giornalista Mario Casella dal titolo “Senza scarpe”, che ricostruisce la vita del fotografo ticinese Roberto Donetta. Mario Casella è stato ospite della trasmissione SEIDISERA Magazine.

Apre oggi al Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano, una mostra dedicata all’artista del Novecento Paul Klee. Si tratta di una straordinaria raccolta di disegni e incisioni provenienti da una collezione privata. Con le curatrici della mostra Arianna Quaglio e Francesca Bernasconi entriamo nello spazio espositivo.

Lunedì 5 settembre invece, esce l’ultimo libro dello scrittore e giornalista Mario Casella dal titolo “Senza scarpe” Gabriele Capelli editore che ricostruisce la vita del fotografo ticinese Roberto Donetta, lo scrittore Mario Casella è nostro ospite.

Nella puntata di oggi ci occupiamo anche di un progetto che coinvolge minorenni non accompagnati richiedenti d’asilo, promosso dall’artista ticinese Sir Taki.

Link intera puntata: SEIDISERA


© RSI RETE DUE, Laser, 05.09.2022

Le mille storie di Roberto Donetta: fotografo, contadino, emigrante
di Brigitte Schwarz

È in libreria da oggi il romanzo biografico dal titolo “Senza scarpe” di Mario Casella (giornalista, guida alpina, autore di documentari e di libri dedicati al mondo della montagna) pubblicato dall’editore Gabriele Capelli.

Il libro ripercorre la vita del fotografo Roberto Donetta sulla scorta del ritrovamento di centinaia di pagine di scritti, appunti, lettere inviate ai famigliari che permettono di penetrare il mondo interiore di questo straordinario personaggio, che è stato contadino, venditore di caldarroste nel Nord Italia e di sementi in patria, lavapiatti e cameriere a Londra, oltre che fotografo autodidatta, autore di immagini di incredibile qualità e suggestione. Di Roberto Donetta, vissuto in Valle di Blenio dove nacque nel 1865 e morì novant’anni fa, nel novembre del 1932, sono meno noti gli scritti, fortunosamente ritrovati dopo anni di abbandono: due almanacchi e decine di lettere su cui l’autore ha lavorato per dar vita ad un racconto che descrive il protagonista attraverso i suoi pensieri, i suoi sogni e i suoi tormenti, restituendo una preziosa testimonianza della vita quotidiana nelle valli ticinesi a cavallo tra ‘800 e ‘900. Brigitte Schwarz ne ha parlato con l’autore.

Link: Laser


© laRegione, 01.09.2022

Letteratura

Sui passi del Robertón (tra estetica e dolore).
In ‘Senza scarpe’, Mario Casella si cala su manoscritti e lettere di Donetta, una biografia a taglio narrativo che ben concilia realtà e interpretazione.
di Roberto Antonini

“Un po’ con le sementi, un po’ con le frasche, un po’ far vimini, ogni tanto qualche ritratto, tanto che finora di fame non son morto (…)”. Roberto Donetta (1865-1932), detto Robertón, nel suo eremo di Casserio, frazione di Corzoneso tiene vivo il suo esile legame con una famiglia ormai dissolta, scrivendo a Saulle, l’ultimo dei figli a mantenere un contatto con il padre. Parole vergate con un corsivo certosino, che scorre pulito nei due registri contabili sui quali il venditore ambulante e fotografo bleniese annota con puntiglio, seppure senza costanza, impressioni, lettere in brutta copia, vicissitudini che lo sprofonderanno nell’isolamento e nella miseria.

In equilibrio fra eccesso di finzione e asciutta sobrietà
È su quei manoscritti e su decine di lettere che Mario Casella si avventura nella rischiosa operazione della biografia a taglio narrativo. Un campo minato sul quale incombe sempre il doppio pericolo: quello dell’eccesso di finzione letteraria o specularmente di un’asciutta sobrietà contabile. Casella riesce nell’impresa di conciliare, con un equilibrio nel quale si sente un grande lavoro di cesellatura e di riscrittura, fatti e narrazione, realtà storica e complementi interpretativi. L’autore entra nel personaggio, ne coglie la natura intrisa di sentimento e follia, ne capta abilmente i chiaroscuri, mentre il testo promana comprensione per lui e una attenzione partecipe per il suo mondo in cui si rincorrono continuamente sofferenze, appelli alla famiglia, ruggini e una sorprendente capacità creativa. Come un rimando continuo tra dolore ed estetica, tra mondo reale e mondo desiderato. Ne emerge il ritratto vivido di un protagonista ingabbiato nelle sue contraddizioni, reale nella sua tormentata intimità, ancorché umanamente meno profilato in negativo di quello descritto da Sandro Bianconi che caratterizzava il Donetta attribuendogli una “testardaggine da montanaro, un uomo egoista incapace di assumersi qualsiasi responsabilità del proprio fallimento”.

‘Senza scarpe’ ha il pregio di condurci, senza cedere alla retorica, su un terreno in cui si incontrano empatia e resoconto puntuale, con una sottaciuta ma riuscita ambizione etnografica, di una pagina coinvolgente della storia locale. Robertón assurge così, pur essendo personalità del tutto singolare che rimanda ad altri artisti ben più celebri vissuti a cavallo del 900, a incarnazione di un’epoca, non tanto remota, in cui nelle valli ticinesi imperversano povertà e fame e un’emigrazione massiccia, mossa dalla disperazione. Situazioni di disagio estremo, di precarietà, agli albori di quel secolo che in valle porterà anche una ventata di ottimismo, l’elettricità, il tram che porrà fine anche all’isolamento di interi villaggi, un secolo che conoscerà però devastanti guerre in Europa e la “spagnola”, la micidiale pandemia che colpirà anche le terre ticinesi. Robertón si arrabatta vendendo sementi, intrecciando ceste e gerli con rami di nocciòlo; in inverno si sposta in Piemonte come marronaio, fa il lavapiatti a Londra ma è assorbito dalla sua passione artistica che sboccia in veri e propri capolavori (oggi custoditi dall’omonima fondazione a Corzoneso) e i pochi soldi che riesce a portare a casa non bastano neppure per comperare le scarpe a moglie e ai sei figli. Struggente la lettera di Clemente e Celestino in cui giovani Donetta implorano il calzaturificio Reber di Bellinzona di poter acquistare a rate degli scarponi, senza i quali non possono emigrare nei Pirenei francesi.

Un mare di solitudine e la meravigliosa novità
La famiglia si sfalda, lo abbandonano la progressivamente Linda la moglie (la “mèma”), figlie e figli, lasciandolo in un mare di solitudine. L’inchiostro si tinge spesso di vetriolo, Roberto Donetta è disperato come una fiera in gabbia, i rimproveri a Linda sono violenti: “Sei l’unica causa (…) per cui d’una bella famiglia non rimane che un triste ricordo”. Ma lo sfogo soffoca nella sua crescente solitudine, Robertón è una fascina che si consuma senza fiamme. Sopravvive e a volte vive, protetto da quella meravigliosa novità che gli fa scoprire Dionigi Sorgesa, scultore emigrato in Francia (e misteriosamente assassinato poco dopo): la macchina fotografica. Quindici delle migliaia di istantanee della Fondazione Archivio Roberto Donetta sono state scelte a corredo del testo: lastre su vetro con gelatina di bromuro d’argento che trasmettono, con dirompente vitalità, un mondo immaginato dal fotografo.

Robertón non si limita in effetti a riprodurre la realtà, ne crea una sua. Mette in scena il suo mondo: vi è creazione, trasposizione del reale. Il documento etnografico si fa arte. Nessun sorriso forzato (come quelli che oggi dilagano rendendo i volti stereotipati e inespressivi) nei soggetti in posa. Gli sguardi in quel mondo rurale così lontano e così vicino sono vividi, al tempo stesso impregnati di maestosità e umiltà, una fierezza che pare riscattare il destino impietoso. La tecnica fotografica consente di andar ben oltre il bianco e nero, vi è un tripudio di sfumature, di curiosità. Le immagini ti catturano, i dettagli sorprendono, incuriosiscono. Così come il testo di Casella ti acchiappa e non ti molla, grazie a un accorgimento narrativo il cui il registro del racconto si snoda, con un accorto gioco di specchi e di rimandi, in un’alternanza continua tra la testimonianza del protagonista e quella del figlio Saulle, l’ultimo a dire addio al padre padrone ormai rinchiuso nella sua grotta mentale, incapace di capire chi gli stava attorno e il mondo nuovo che stava nascendo. Ma brillantemente efficace – e Saulle sembra esserne in parte cosciente – nel crearne uno fittizio, rivoluzionario per l’epoca e il luogo, dove emerge un’altra verità, che disorienta con la sua insondabile bellezza.

Link: laRegione

2 thoughts on “Mario Casella, “Senza scarpe”

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