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© La bottega dei libri, 02.11.2021

Recensione: “Domenica Matta” di Gerry Mottis
di Sahira

Titolo: Domenica Matta. Storia di una strega e del suo boia
Autore: Gerry Mottis
Genere: romanzo storico
Casa editrice: GCE
Formato: cartaceo, ebook
Pagine: 336

Venezia, 1615. Durante i festeggiamenti per la nomina del nuovo doge, un uomo incappucciato sventa un attentato in piazza San Marco. Nessuno sa che quell’individuo è il boia del Comungrande di Mesolcina, da dove è fuggito l’anno prima in tutta segretezza.
Assoldato quale Maestro d’ascia nel potente Arsenale navale della Serenissima, cerca di ricostruirsi una vita lontano dai clamori delle esecuzioni capitali. Ma una verità inconfessata lo riporta ben presto sulle orme del passato e della donna amata, Saphira, lasciata in balia del proprio destino nel piccolo borgo alpino di Roveredo dove, a un anno di distanza, si sta consumando una persecuzione spietata di streghe.
Nelle maglie del Tribunale dei Trenta è caduta Domenica Matta, additata per aver partecipato ai “giochi del Berlotto”, cioè al Sabba.
Al boia spetta un’ultima difficile prova: redimere la donna in nome della giustizia oppure condurla al patibolo per riscattare il proprio amore e sua figlia.
Basato sul verbale autentico del processo, il romanzo si sviluppa in una trama avvincente e carica di tensione.
Séguito di Terra bruciata, Domenica Matta narra la storia – più unica che rara – di una donna processata per stregheria per ben due volte, da bambina e trentatré anni dopo.
Una vicenda che riporta drammaticamente alla luce un passato scomodo fondato sulle superstizioni, l’intolleranza e l’ingiustizia.

«Essendo detenuta nelle forze dell’Officio ai fini della nostra inquisizione e ad istanza del fisco nostro camerale, è interrogata de plano Domenica Matta, di Roveredo, per indizi di stregarie…»

Con “Domenica Matta. Storia di una strega e del suo boia”, Gerry Mottis ci aiuta a fare luce su un periodo storico buio, intriso di superstizioni e paura.

Siamo agli inizi del 1600; pestilenze, carestie, malattie o incidenti, venivano visti come interferenze del demonio sulla vita degli uomini.

La sommaria giustizia che veniva praticata cercava di trovare a tutti i costi un colpevole che giustificasse ogni evento negativo, personale o collettivo, che si abbatteva sui membri di una comunità. Dare in pasto un presunto stregone, o una strega, alla folla significava rassicurarla, garantire, almeno a parole, un possibile miglioramento delle condizioni problematiche e di indigenza in cui le persone si trovavano a vivere. D’altronde, come dice un famoso proverbio, “tolto il dente, tolto il dolore”. Non aveva importanza la colpevolezza o l’innocenza della persona accusata, l’unica cosa che contava era che su di essa venisse scaricata la responsabilità di ogni malessere o preoccupazione che affliggeva la zona.

È in questo clima di paura, malafede e crudeltà che viene ambientato questo romanzo; basato su fatti storici, coadiuvati dalla realistica fantasia dell’autore, “Domenica Matta” si è rivelato essere scorrevole e interessante da leggere, ma anche molto incisivo. Prendendo come protagonisti una strega e il suo boia, mostra come, da entrambe le parti, sia difficile misurarsi con il concetto di giustizia del periodo senza farsi troppe domande.

La presunta strega della quale si parla nel libro è, appunto, Domenica Matta di Roveredo. Ha poco più di 42 anni al principio della nostra storia e un passato difficile, che per fortuna non ricorda bene. Fa strani sogni, incubi pesanti che la portano a vivere notti agitate. Ma saranno davvero incubi? Il dubbio si palesa in lei quando due sue compaesane, note nella zona per la pratica di strani riti dal sapore ambiguo, le svelano il segreto: lei è una strega a pari loro e, come loro, partecipa a riti satanici presieduti dal “Martino”, il demonio in persona. Non sono sogni i suoi, solo ricordi annebbiati.

“Le due donne si avventarono sulla Domenica e le scoprirono la spalla destra…
«Questo è il bollo di Satana!»
La Domenica scoppio in lacrime. Un segno informe rossastro appariva anche sulla sua spalla, costellato da nei e porri informi”

Domenica non può credere a tutto questo. Lei è una fervente cattolica, ama fare del bene, aiutare gli altri, nonostante da loro non riceva altro che sguardi ostili e diffidenza a causa del suo passato controverso. Aveva solo 9 anni quando venne accusata di stregoneria. Troppo piccola per essere condannata, troppo piccola per ricordare precisamente ogni passo del suo interrogatorio di allora.

La cattura delle due donne decreta la sua fine. La accusano di aver partecipato ai “giochi del Berlotto” e di altre abominevoli azioni nefaste.

Verrà strappata alla sua famiglia e lasciata marcire in un carcere maleodorante e sporco. Ma questo sarà il minimo. Come presunta strega sa cosa le aspetta: giorni di torture senza fine e morte certa.

“Sarebbe stato bello continuare a fare quello che aveva sempre fatto… Aiutare le persone, guarirle, consigliarle, leggere dei brani della Bibbia, istruire i propri figli e vederli crescere forti e sani. capì che tutto questo non sarebbe più stato possibile”

Il destino però pare tenderle la mano in maniera del tutto inaspettata. Il suo boia sarà anche il suo angelo custode. Lui e sua figlia Diana la aiuteranno a sopportare le ferite che verranno inflitte al suo corpo e alla sua anima, fino al momento in cui il silenzio non accoglierà la sua mente.

Sentir parlare di processi di stregoneria mi ha sempre creato un certo disagio. Non riesco a pensare, senza provare un brivido, a quelle donne e a quegli uomini innocenti destinati al rogo sulla base di inutili chiacchiere di paese. Immagino lo strazio di queste persone, il dolore delle loro famiglie, la paura per una fine prossima e ingiusta

E i carnefici? Avete mai provato a mettervi nei loro panni? Secondo voi chi deve eseguire pene capitali come si pone di fronte alla propria coscienza?

Vorrei complimentarmi con l’autore per avere, tramite la figura di Kasper, preso in considerazione anche i sentimenti di coloro che, per lavoro, si trovavano costretti a recidere il filo della vita.

È davvero bella la figura di questo boia. Gerry Mottis ha descritto un uomo apparentemente tutto d’un pezzo, forte, deciso. Lui non tentenna, cala la sua spada senza alcuna esitazione, usa i suoi strumenti di tortura con indifferenza, senza scomporsi. Ma nel buio delle sue stanze, il peso delle sue azioni lo tormenta, rendendolo debole e sofferente.

Kasper sente l’innocenza di Domenica, ma non può andare contro la legge. Cerca di alleviare con unguenti e gocce le sofferenze che la donna subisce dalle sue mani. Aiutato da Diana, la sua figlia adottiva, l’assiste negli ultimi giorni della sua vita, le promette una sepoltura degna e di portare ai suoi figli i suoi messaggi d’amore.

“«Tu dovrai essere forte , Domenica Matta» fece serio Kasper…
«Perchè volete aiutarmi se non c’è più alcuna speranza per me?»…
«Perchè c’è del buono dentro di te. io lo vedo. tu non sei quello che loro credono tu sia…»”

Un uomo con un cuore grande Kasper, nascosto sotto un atteggiamento freddo e che incute timore, una sorta di corazza per salvaguardare il suo animo.

La dovizia con cui sono stati descritti i processi subiti da Domenica e dalle altre sue compaesane definite “streghe”, mi ha sorpresa, aggiungerei, piacevolmente se per me non fosse stata fonte di ansia addentrarmi in quei macabri particolari. Indubbia la bravura dell’autore nel trasmettere al lettore il sentire delle accusate. Ha riportato scrupolosamente i passi dei verbali originali del processo, integrandoli alla perfezione nel romanzo. Naturalmente ha dovuto adattarli all’italiano odierno per rendere agevole la comprensione al lettore.

Per gli amanti però dell’idioma del tempo, nelle ultime pagine del libro ha riportato alcuni passaggi tratti dai documenti originali. Grazie a questi e ad altre informazioni, che inserisce nelle note a piè pagina e nella postfazione, Gerry Mottis trasforma il suo romanzo in un buon punto di partenza per chiunque voglia approfondire l’argomento.

La fluidità, la chiarezza e la trama di “Domenica Matta” rendono il libro semplice e contemporaneamente difficile da leggere. La difficoltà deriva dal non accettare che queste pagine dicano il vero; vedere la crudeltà, l’ignoranza e la malafede così ben rappresentate toglie loro quel velo che la fantasia avrebbe potuto drappeggiarle addosso, permettendoci di relegarle in un angolo della nostra mente e di dimenticarle.

Gerry Mottis non ce lo permette, non ci consente di distogliere da esse lo sguardo… e forse ha ragione lui!

Link: labottegadeilibri


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