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© Viceversa letteratura, 27.10.2021

Indelebile, Romanzo di Luca Brunoni
Recensione di Luca Santià

Il terzo romanzo di Luca Brunoni, Indelebile, narra la storia di un personaggio precipitato in una brutta situazione e tormentato da ricordi cupi e dal senso di colpa. Durante un viaggio in Thailandia che doveva sancire l’ingresso nella vita adulta è avvenuto un dramma di cui Gionata Donati, l’eroe del romanzo, è in parte responsabile. Travagliato da ricordi strazianti, non riesce più a trovare il senso del proprio progredire nella vita, sceglie di non andare a studiare a Zurigo e si butta nello spaccio di droga. Fino a che il giovane luganese ricoperto di tatuaggi fatti in casa non è richiamato al proprio dovere e non prova così a trovare una via di redenzione: decide di aiutare la sorella di un amico morto, tornando a confrontarsi con il passato. È questa la fabula ricostruibile leggendo il romanzo, il quale stilla disordinatamente le informazioni – e il segreto finale – in un intreccio lavoratissimo e avvincente. Mentre si raccontano le vicende capitate a Gionata nel 2007, si aprono via via – in parte grazie al protagonista stesso, che parla alla sua dottoressa – squarci che permettono di capire ciò che avvenne nel 2002 (anno del viaggio in Thailandia) e, così, spiegare il presente della narrazione. Ma sarebbe troppo facile affermare che chi spaccia è solo vittima di un passato traumatizzante; quella di Gionata è una coerente reazione a una mancanza di senso, la conseguenza del nichilismo di chi accetta la vuotezza di tutto e rimane indifeso di fronte alla paura della morte. Gionata rappresenta il normale essere umano confrontato alle contraddizioni e alle assurdità del mondo. Senza risposte di fronte al nulla che lo invade, si lascia andare alla deriva – come fa chi si droga, allontanato dal proprio corpo da un’illusione falsamente piacevole che nega il mondo reale e porta all’alienazione.

Brunoni risponde alla domanda ‘come mai un ragazzo in gamba e dal futuro promettente si ritrova in una vita precaria e infelice quattro anni più tardi?’ Questo romanzo ispirato alla vita reale dell’autore e dei suoi amici favorisce da parte del lettore un giudizio positivo del personaggio e un coinvolgimento emotivo alle sue sciagure, così da far attribuire gli errori al suo passato. Intanto, l’altra causa delle scelte di Gionata, la derelizione di un essere senza punti di riferimento, è abbastanza universale perché non gliene sia attribuita la responsabilità. Prodotto di una società che va avanti senza sapere dove né perché, Gionata trasforma le normali interrogazioni adolescenziali (che senso ha tutto quanto? a che serve stare al mondo?) in un vuoto esistenziale che lo fa precipitare nel modo di vivere che presto adotta. Gionata evolve in un’atmosfera, veicolata da buona parte del romanzo, di piscio sangue sperma alcol fumo droga denaro sporco buio controcultura sporcizia bruttezza tatuaggi non igienici; e il lettore può provare qualche disagio a esservi immerso tramite la letteratura. Da questo mondo di bassa lega sembra poter uscire poca bellezza morale, e invece, grazie al ricordo di un’amicizia interrotta e alla voglia di aiutare qualcuno, Gionata percorrerà la via del riscatto morale e opererà da giusto. Senza cercare morale dove non c’è favola, il lettore per così dire “equilibrato” ottiene dalla lettura di Indelebile tanto una certa conoscenza (insieme a un certo disgusto) del mondo underground dei piccoli delinquenti – in una Lugano non del tutto fotogenica – quanto un’occasione di interrogare i propri valori e obiettivi esistenziali alla luce del nichilismo inquieto di Gionata.

L’intero romanzo, dalla grande tensione narrativa, porta alla rivelazione di un segreto, che libera il personaggio e scioglie il racconto. Nonostante l’atmosfera buia e le attività illecite dei suoi protagonisti, Indelebile non è un noir né un thriller, bensì il romanzo, cupo, di un’adolescenza difficile e dei suoi errori, di una discesa nel cuore delle tenebre –, nel cuore dell’uomo. Grazie ad uno stile diretto ed incisivo (uso dell’indicativo presente, frasi corte o nominali, molti accapo, lessico orale), Brunoni cattura con brio l’attenzione del lettore, il quale, coinvolto nella vita e negli errori del protagonista, condivide il suo malessere, prova il disagio della sua difficile situazione e del pesante senso di colpa che lo schiaccia. Indelebile è anche il ritratto di un Ticino dei margini, della clandestinità, degli spacciatori, dei drogati, in un’epoca – i primi anni del nostro secolo – in cui Lugano era paragonabile ad Amsterdam. I molti toponimi, le espressioni dialettali, e gli altri riferimenti al Ticino (un tatuaggio del protagonista esibisce la scritta ‘LILU1’, acronimo del Liceo di Lugano 1) ci additano un cantone familiare e nel contempo contribuiscono a raffigurare un mondo estraneo e sotterraneo – molto diverso dal Ticino da cartolina. La tensione tra riconoscimento ed estraniazione disorienta e provoca (insieme alle altre caratteristiche del romanzo) una fertile irrequietezza.

Se l’eroe segue una terapia dal medico e se l’intero romanzo si presenta in qualche modo come la terapia stessa (in adeguatezza, nel paesaggio letterario contemporaneo, con il topos della letteratura come riparazione), Indelebile non fa però parte di certa letteratura stucchevole e sedativa il cui unico scopo è distogliere l’attenzione dei lettori dai mali che imperversano. Comunque sia, la confessione di Gionata alla dottoressa Ozkan è la prova e il sigillo della sua liberazione (dal peso di un segreto, e quindi dal suo stato purgatoriale), la condizione del racconto che leggiamo e la testimonianza (di verità letteraria) del mondo così come è, se è vero che la letteratura deve ambire a dire il mondo, il male, l’uomo. Succedaneo moderno del prete, il dottore aiuta il paziente-peccatore a partorire il suo discorso, esorcizza le sue paure; allegoria del lettore, raccoglie la confessione e ne fa buon uso. Indelebile come un tatuaggio più volte inchiostrato nella carne, la confessione di Gionata viaggia al termine della notte.

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