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© Il mestiere di leggere, 04.05.2021

Letteratura, Letteratura svizzera, recensioni

Luca Brunoni, Indelebile

«Vorrei tornare alla sua decisione. Di non andare all’università e fare un altro tipo di vita.»
«Fatico a vederla come una decisione. Semplicemente, un giorno mi sono reso conto che non era possibile. Andare a Zurigo con Mora, cercare un nuovo coinquilino per l’appartamento, comprare i libri di diritto, cominciare l’università»
«Ricorda il momento esatto? In cui si è reso conto?»
«Come fosse ieri.»
«Può raccontarmelo?»
«Ero a scuola reclute da circa due mesi. Nei campi, durante le esercitazioni, saliva spesso una nebbia fitta. Noi la chiamavamo ‘il nulla’. Arrancava su per la gola tra le montagne e prendeva possesso dell’altipiano. Non ci si vedeva più niente. Era inevitabile, quella nebbia. Come le bestemmie, il suono degli spari, l’urlo ‘Diana’ alle cinque di mattina, le lamentele. Io avevo preso il mio ritmo. Parlavo poco e obbedivo agli ordini. Ogni tanto chiacchieravo con Josip. Strisciavo, sparavo, pulivo il fucile e gli scarponi, leggevo i manuali da campo, cercavo di tenere il cervello occupato, sfiancavo il corpo per guadagnarmi un sonno immediato. Volevo pensare il meno possibile.» «E poi?» «E poi un giorno, come al solito, una recluta ha indicato l’orizzonte e ha detto: ‘arriva il nulla’. Ho posato il fucile e sono rimasto ad aspettarlo. Ero come ipnotizzato. Il caporale mi urlava dietro: ‘Donati, che cazzo fai, muoviti’. Io non rispondevo. Ho aspettato che il nulla strisciasse fino ai miei piedi, ho allargato le braccia, aperto la bocca. E l’ho lasciato entrare.» (pag.80-81)

Al suo terzo romanzo, Luca Brunoni torna oggi in libreria con una storia bruciante, intima e al tempo stesso segnata da un sentimento comune: il rimorso. Una storia che ruota attorno ad una amicizia tra ragazzi, legati fin da bambini da passioni e interessi comuni, uno di quei legami di fratellanza, di progetti in comune, di esperienze condivise. Un’amicizia che però si è bruscamente interrotta per un fatale incidente. Tre amici, uno perde la vita, gli altri due la fiducia nella vita, nella possibilità di riscattarsi da un errore di gioventù.

Ecco che allora tutto si sgretola come schiacciato da un macigno troppo pesante da portare sulle spalle, tutto viene avvolto da una nebbia che non si alza, che avvolge i pensieri fino a farsi del male, quasi come per punirsi, per continuare a girare in loop intorno a quel giorno fatale. Un nome tatuato sul petto che continua a sanguinare.

Gionata, nel perdere l’amico Fede, ha perso i contatti col suo futuro, gli ha voltato le spalle, vivendo in un oggi fatto di spaccio, di lavori saltuari, di rapporti sfilacciati. Si lascia vivere su un margine in cui il rischio di cadere per sempre si fa sempre più concreto.

La morte dell’amico non è l’unico lutto che ha segnato la sua vita; la perdita in giovane età della madre, la morte improvvisa di un insegnante, sono traumi che hanno messo a dura prova il suo equilibrio; fin da bambino, Gionata ha lottato con il lato fragile della sua personalità, ma dopo l’incidente, avvenuto in quello che doveva essere il viaggio della maturità di tre studenti, prima di affrontare il militare, l’università, la vita adulta, tutto sembra avere perso di significato.

Una storia dal ritmo serrato, una ricerca di redenzione ambientata nella “Amsterdam svizzera” dei primi anni 2000. Quando ritrova una ragazza persa di vista da tempo e decide di aiutarla, il segreto che pensava di avere sepolto per sempre torna violentemente a chiedere il conto: mentre gli “affari” vanno a rotoli e rischia di finire in guai seri, dovrà scegliere se affrontare i fantasmi del passato o lasciarsi trascinare in un vortice senza via d’uscita. Sullo sfondo, una Lugano inconsuetamente noir.

Spiega l’autore Luca Brunoni:

“Indelebile è una sorta di ‘noir esistenziale’, sotto la superficie di una trama veloce e cinematografica nasconde un lato introspettivo. È una storia inventata, costruita però su ricordi ed esperienze che per me sono ancora vividi, indelebili. Un’opportunità per confrontarmi con una scrittura più intima, nella quale frammenti autobiografici trovano spazio in un racconto universale. Ho cercato di utilizzare un immaginario e una voce legati alla mia generazione per parlare anche alle altre, più giovani o più vecchie. Può bastare un solo attimo, un solo errore per segnare un’esistenza e questo romanzo è un’esortazione ad affrontare le proprie ferite e a curare i legami con gli altri”.

Link: Il mestiere di leggere



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Primo classificato Premio Leggimontagna 2020 – Sezione narrativa

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