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© LFmagazine, 13.03.2020

Il carisma del “guaritore”, il nuovo romanzo di Damiano Leone.
Loredana Filoni

In una notte della Gerusalemme di duemila anni fa, una figura veglia il cadavere di un condannato. Una scena abbastanza usuale per l’epoca, ma così non è. Quell’uomo, nudo e inerme, è Mark Sacks, proviene dal nostro tempo e deve portare a termine il compito più straordinario mai affidato a un singolo individuo: perché il corpo vegliato potrebbe essere quello di un uomo passato alla storia con il nome di Gesù di Nazareth.

A uno dei capitoli del suo romanzo “Il Guaritore” Damiano Leone dà il titolo de “Il potere del carisma”. E questo concetto è molto in linea coi tempi di cui tratta l’opera, ambientata fra l’epoca dei primi cristiani e l’immediato futuro rispetto ad oggi (i tempi del papa Clemente XV).

Il termine greco carisma (χάρισμα) deriva dal sostantivo χάρις, («grazia»). Dio è colui che dà nella sua misericordia. Ma dà solo in modo che si dia: concede il dono di una vita che vuole spesa “al servizio dei fratelli”. Il credente riceve, quindi, il carisma della grazia (fede, profezia, guarigioni), per essere lui stesso in grado di dare. Nella Bibbia, il carisma è anche una vocazione missionaria. Per persone carismatiche si intendono coloro che riescono ad esercitare una forte influenza sugli altri. Tutte queste accezioni della parola “carisma” le ritroviamo nel protagonista del “Guaritore”, Jeshua, che viene considerato dagli scienziati del Centro Avanzato di ricerca di Ginevra “il Gesù storico”, tant’è che essi decidono, in concomitanza con il Vaticano capeggiato da Clemente XV, di “fare un salto” nell’epoca della Resurrezione per confermarla come un fatto avvenuto e comprovare o confutare, una volta per tutte, la “scientificità dell’esistenza di Dio”.

A Mark Sacks tocca l’arduo e difficile compito di recarsi nel passato e di tornare. Per un errore che compie Mark, Jeshua di Nazaret viene trasportato anch’egli nella modernità. E si trova a diffondere la parola divina con i metodi comprensibili agli uomini di oggi. Jeshua allaccia i rapporti con il Vaticano, conosce personalmente Clemente XV, non disdegna i mass media: ha, forse, una scelta? Può, forse, opporsi ai potenti mezzi di comunicazione che l’umanità ha sviluppato in duemila anni passati dal suo avvento precedente?

Fedele all’antica traduzione, Jeshua non disdegna nemmeno le guarigioni, anche se deve constatare che, pur guarendo, la gente non si affretta a convertirsi né a dedicarsi alla professione della fede, bensì attende manifestazioni sempre più palesi dei poteri divini. Per Jeshua questa mancata gratitudine è un grave affronto.

Ce la farà a continuare a vivere fra gli uomini oppure si ritirerà di nuovo nella sua vita da eremita in uno spazio o in una dimensione diversa? E, soprattutto: si tratta davvero del Gesù storico? È mai avvenuta la Resurrezione o il corpo del rabbi sarebbe stato, come sostengono alcuni oppositori del cristianesimo, trafugato dai suoi discepoli dopo la sua sepoltura?

Lasciamo al lettore scoprire, come, secondo Damiano Leone, sono andate le cose.

Lasciamolo in balia dell’autentico carisma di Jeshua e di questo affascinante romanzo.

Link: LFmagazine


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