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© Contorni di noir, 21.01.2020

La pagina di Cecilia Dilorenzo – Recensioni

Luca Brunoni – Silenzi
di Cecilia Dilorenzo

È stata una tragedia silenziosa, quella che si è consumata tra le nostre montagne. Una vicenda triste scaturita da menzogne e segreti tenuti nascosti troppo a lungo. Purtroppo non ci resta che riportare i fatti. Per quanto riguarda il futuro, dovremo essere capaci di guardarci allo specchio e riconoscere i nostri errori.
Altrimenti, Dio ci salvi.
Da una lettera del sindaco Bastian Feld alle autorità.
Grunberg, 15 agosto 1953.

Questo il prologo di Silenzi di Luca Brunoni.
E sono i fatti quelli che ci riporta Brunoni, i fatti di diverse vicende che andranno ad intrecciarsi per poi finire in un epilogo crudo.
Siamo agli inizi degli anni Cinquanta e Ida ha solo tredici anni. Sua madre è morta e il suo patrigno non può tenerla con sé, così verrà affidata agli Hauser – Arthur e Greta – che abitano in un villaggio di montagna. La coppia non ha figli, sono dei contadini proprietari di una piccola fattoria, in cambio di cibo e di un giaciglio Ida dovrà collaborare lavorando duramente, portare avanti una fattoria richiede fatica e tanto lavoro. Per Ida non sarà semplice arrivare in un posto nuovo, ritrovarsi con due persone a lei sconosciute, sobbarcarsi un duro lavoro. Ma nello stesso è una sorta di espiazione, si sente di meritare una vita più dura possibile perché sarà la maniera per cercare di chiedere perdono per un segreto che si porta dentro, che le ha devastato la sua vita, che l’ha resa colpevole di qualcosa di terribile.

Nel villaggio ci si conosce tutti, le vite si intrecciano, ci sono contrasti ed amicizie, amori e odii, vendette e rancori. Il villaggio diventa l’unico mondo, ed è in quel mondo che si lavora duramente, che si crea o si cerca di creare una buona famiglia, si fa il possibile per crescere nel miglior modo possibile i propri figli. Gli adulti, per i quali i sogni non hanno più valenza, non pensano a un altro mondo possibile; gli adolescenti, per i quali i sogni sono fondamentali, pensano ad un altro mondo possibile.
Noah, ad esempio, il figlio del sindaco Bastian Feld. Il suo sogno è andar via. E sarà l’unico con il quale Ida si confiderà, con il quale riuscirà a parlare di quel segreto che le stringe il cuore.

“Ho fatto una promessa” dico, e scoppio in lacrime. Non è la prima volta che piango da quando sono al villaggio. Di solito però le lacrime salgono piano, come liquido che trabocca dall’orlo di un bicchiere. Ora è come se il bicchiere si fosse frantumato di colpo. “Una promessa” dico tra i singhiozzi. “In cambio del perdono.” E insieme alle lacrime, esce tutto il resto.”

E Noah il suo sogno lo vuole condividere con Ida, i due ragazzi faranno un patto, un vero e proprio patto di sangue, andranno via insieme verso una nuova vita tutta da costruire, o tutti e due o nessuno.
Ma un giorno Noah sparisce, non è più a casa e di lui si perderanno le tracce… sarà andato via senza rispettare il patto siglato con Ida?

Silenzi è un libro dolente, che non lascia spazio a nessuna speranza. Sia considerando i protagonisti adulti della storia e sia i protagonisti adolescenti.
Gli adulti sono rassegnati, arrabbiati con la vita e con loro stessi, con la vita che conducono fatta di sacrifici e di duro lavoro, con loro stessi per gli errori fatti e per le scelte sbagliate, ma in fondo di scelte non ne avevano poi tante, nel loro piccolo mondo è sempre stato così, cosi è e così sarà.

La tragicità viene fuori e traspare da ogni loro comportamento, pensiero e gesto fino ad un decadimento fisico, morale e mentale.
Tra gli adolescenti c’è chi gradisce la vita condotta nel villaggio e chi vorrebbe scappare e cerca la luce in fondo al tunnel come una lucina fatta di speranze, ma sarà possibile o il destino deciderà in maniera differente?
Pur nella drammaticità e nella tristezza, una storia e tante storie che mi hanno colpita profondamente, per la riuscita della rappresentazione dei vari protagonisti, leggendo si partecipa umanamente alle loro dolorose vicende, per come è strutturata e congegnata la trama, il gusto intreccio di storie e persone.

I silenzi del titolo sono il fulcro di tutta la storia. Quanto è difficile esternare sempre i sentimenti che prendono forma ma che spesso non trovano la giusta maniera di essere trasmessi, si preferisce pensando di fare bene di non diffonderli troppo per evitare di fare male e così facendo si fa ancora più male, a noi stessi e a chi ci sta accanto. Si soffre insieme ma ognuno con le proprie sofferenze.
In Silenzi non troverete un giallo o un thriller e neanche un noir poliziesco o comunque legato alla vita malavitosa.
È una storia sicuramente noir nei sentimenti e nelle vicende.
È uno sprofondare nella tragicità della vita e negli alti conti da pagare in termini di esistenza. Un’esistenza che mette a dura prova e segna percorsi ostili e sfavorevoli.

Link: Contorni di noir


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