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© Lecce night, 05.12.2019

Intervista a Luca Brunoni, autore del romanzo Silenzi.

Luca Brunoni (Lugano, 1982) è uno scrittore e professore universitario. Esordisce nella narrativa con “Il cielo di domani” (Fontana Edizioni, 2016). “Silenzi” (Gabriele Capelli Editore, 2019) è il suo secondo romanzo.

«Ci presenti il tuo nuovo romanzo Silenzi?».
Mi piace definirlo come un “noir rurale”: racconto uno spaccato di vita di montagna negli anni Cinquanta, ma uso il contesto per sviluppare un intrigo ricco di mistero e dalle tonalità cupe. Se da una parte c’è la storia di Ida, ragazzina tredicenne che arriva in un villaggio remoto portandosi dietro un segreto, dall’altra c’è quella del villaggio stesso, in subbuglio per la misteriosa sparizione di un giovane…

«So che per sviluppare la storia raccontata in Silenzi hai fatto ricorso a testimonianze storiche e a testi specifici in cui si parla di affido, tra i quali il libro Anime rubate. Bambini svizzeri all’asta. Quali sono state le altre fonti di ispirazione per il tuo romanzo?».
Amo le storie con un’ambientazione “chiusa”, dove le risposte ai misteri devono per forza arrivare dall’interno, dai personaggi e dalle loro vicende. In questo senso, i villaggi di montagna o campagna sono ideali. Esiste un vero e proprio filone letterario che racconta il mondo rurale attraverso una lente noir, che parte da Faulkner e McCarthy ed arriva in Europa con autori come Bouysse. Apprezzo poi in modo particolare gli scrittori che utilizzano strutture atipiche – ma ben congeniate – per raccontare le loro storie; anche da loro ho tratto ispirazione.

«La storia della piccola protagonista di Silenzi, Ida Bühler, ricorda alla lontana quella del personaggio dell’orfana Anna nel romanzo Anna dai capelli rossi di Lucy M. Montgomery. Vuoi parlarci della tua intensa e sfortunata protagonista?».
Ida è una ragazzina la cui vita ha preso una svolta improvvisa, brutale; rimasta orfana, ha dovuto trasferirsi dalla città in montagna e lavorare per una coppia di contadini. È un personaggio che mi è piaciuto raccontare perché se da un lato sembra accettare un destino crudele con rassegnazione, dall’altro mostra resilienza, una forza della quale nemmeno lei si rendo conto. Non si perde mai d’animo, anche quando la situazione precipita e architettare una fuga sembra essere l’ultima soluzione rimasta.

«Ida, Noah, Konstantin, Greta e Arthur sono alcuni dei personaggi presenti nel romanzo Silenzi. Qual è stato il personaggio più difficile da caratterizzare, e qual è quello che senti più vicino a te?».
Tutti mi hanno messo di fronte a una grande sfida a livello di caratterizzazione, ognuno a modo suo. Volevo un romanzo senza buoni e cattivi, innanzitutto. Ogni personaggio ha le sue motivazioni, i suoi pregi e i suoi difetti: io descrivo le loro azioni e racconto le loro storie, ma lascio al lettore il compito di giudicare… o di rivedere magari un giudizio emesso troppo frettolosamente.

«Quali sono tre buoni motivi per i quali è importante leggere Silenzi?».
È un libro che mette a confronto con un periodo storico ricco di spunti d’interesse, ma che cerca anche di far luce sul presente. Ad esempio, viviamo in una società che ci sta sempre più abituando a giudicare le persone e le situazioni sulla base di elementi superficiali, come il titolo di un articolo di giornale, una fotografia su un social network. Silenzi obbliga i lettori a scavare nel profondo e a guardare le cose da più punti di vista prima di poter dirsi sicuri di avere in mano tutte le risposte. Credo inoltre che sia stimolante leggere storie ambientate nel passato ma raccontate in modo moderno, con uno stile di scrittura attuale e una struttura coinvolgente.

«Cosa significa per te scrivere e raccontare storie?».
Significa mettere una croce su gran parte del mio tempo libero! A parte gli scherzi, ho sempre avuto la passione di raccontare, e il romanzo è il formato che mi piace di più. Lascia una grande libertà a livello di contenuto e struttura e permette allo scrittore di raccontare la sua storia senza compromessi. Ciò non significa dilungarsi, anzi: apprezzo in modo particolare i libri che non contengano pagine, capitoli, scene “di troppo” e cerco di fare la stessa cosa nei miei.

«Vuoi raccontarci di cosa parla il tuo romanzo d’esordio Il cielo di domani?».
Il cielo di domani mette in scena un trentenne alle prese con le manipolazioni e il lato oscuro dell’azienda per cui lavora. Si tratta di un romanzo molto diverso da “Silenzi”, sia per la trama, che per la voce narrante, che per l’ambientazione. Il punto di partenza creativo però è identico: dei personaggi ben delineati, delle tematiche che mi stanno a cuore, e la sensazione di avere trovato una storia che meriti di essere raccontata; che meriti il mio tempo (entrambi i libri hanno richiesto più di tre anni di elaborazione), ma soprattutto il tempo di chi vorrà leggerla.

Link: Lecce nightguide


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