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Barlow-copertina

James Barlow
L’anno crudele

15×21 cm
ca 336 pp.

ISBN 978-88-87469-61-5

CHF 29,–
Euro 19,–

Il protagonista, Graham Wier (bello ma trascurato, idealista ma codardo, sensibile ma insicuro) è quel che si potrebbe definire un “pover’uomo”. Anche i poveri uomini tuttavia hanno dei nemici: il peggiore per Wier, insegnante di inglese in un grigio quartiere di periferia, è un suo alunno, Mitchell, un ragazzo di quindici anni piuttosto scaltro, col fisico da adulto, e dal carattere violento e indisciplinato.
Tutti e due sono attratti da Shirley Taylor, una ragazza molto bella, dolce, insinuante, che brilla fra i quaranta alunni – quasi tutti indifferenti e ostili – affidati alle cure di Wier. Mentre l’attrazione che Mitchell prova per la ragazza è puramente sessuale, quella di Wier è senza secondi fini, un amore che si potrebbe definire protettivo, paterno.
La vita di casa non è meno tormentata, per Wier; infatti la moglie, una donna sensuale, intelligente ma volgare e insoddisfatta (uno dei più bei ritratti del romanzo) gli rimprovera di continuo la sua viltà, il suo “amore” per l’alcol e le loro modeste condizioni di vita.
Ma il personaggio che metterà definitivamente in gioco l’equilibrio di Wier e insieme lo rivelerà a se stesso, non è Mitchell, né la moglie. È proprio Shirley Taylor, che sfida con la sua avvenenza — il suo fascino adolescente, il suo amore intempestivo — la passività di Wier fino a mettere in atto un vero e proprio tentativo di “seduzione” durante una gita scolastica a Parigi.
Sorpreso, impaurito da questo slancio, da questo assalto risoluto e maldestro, il protagonista resiste alla sua allieva. Ma sarà proprio questo rifiuto a procurargli una denuncia per molestie mai tentate, e ad esporlo alle insidie di un processo e alla facile condanna morale di un ambiente conformista e ipocrita.
l romanzo è diviso in quattro parti: nella prima — La scuola — si definiscono i caratteri dei personaggi principali e l’ambiente in cui si muovono durante le ultime settimane dell’anno scolastico; nella seconda — All’estero — avviene il tentativo di seduzione da parte dell’intra-prendente allieva; nella terza — Il processo — in una serrata sequenza di battute viene evidenziato il particolare rapporto insegnante-allieva, portando alla luce pregi e difetti del protagonista; nella quarta ed ultima parte – Il verdetto – Graham Wier dovrà fare i conti con tutto quello che “un’avventura” come quella vissuta porterà con sé.
Satira di costume, romanzo della disperazione borghese, resoconto amaro dei sentimenti, “L’anno crudele” apparve agli inizi degli anni ’60, e diventò un film di successo, interpretato da Laurence Olivier.


RECENSIONI

Il ritorno dell’anno crudele di Barlow

FERRARA. Gabriele Capelli Editore ha pubblicato in una nuova edizione (a giorni in libreria), riveduta a corretta, il romanzo di James Barlow L’anno crudele, apparso per la prima volta in italiano nel 1962. Barlow (autore del successo editoriale Torno presto) ha ambientato il romanzo in una città inglese a fine anni ’50 in un quartiere “difficile” di
quelli che si possono trovare oggi in una grande città. Il romanzo – una grande satira di costume – divenne anche un film di successo interpretato da Laurence Olivier.
James Barlow L’anno crudele (Gabriele Capelli Editore, 336 pagine, 19 euro)
La Nuova Ferrara, 19.05.2009


Secondo le informazioni pervenute, James Barlow (1921-1973) dovrebbe essere uno pseudonimo. Si sa che abbandonò il lavoro di ispettore per divenire scrittore a tempo pieno. Durante la seconda guerra mondiale operò nella RAF come istruttore.
Il presente romanzo uscì nel 1962 e ne fu tratto un film (Term of Trial) con attori del calibro d’un Laurence Olivier.
La trama del libro è, tutto sommato, semplice: un professore viene ‘circuito’ da una sua allieva e dovrà difendersi dall’accusa di molestie sessuali.
Più che la trama narrativa, è preziosa quella stilistica: un’indagine psicologica che mette a nudo pulsioni e ipocrisie, ambienti e personaggi.
Di grande impatto la terza parte (Il processo) con la deposizione dei testi.
Luciano nanni,  Literary nr.6/2009


La lotta quotidiana di Graham Wier
La Gabriele Capelli Editore ristampa il bell’affresco inglese di James Barlow

Pusillanime e vile. Questa l’idea che Graham Wier ha di sé stesso, e che ben presto sarà avvalorata da chi lo circonda. Bardato di simili caratteristiche non deve essere facile affrontare una classe di quaranta allievi di un sobborgo del Nord dell’Inghilterra all’inizio degli anni ’60.
Ma è lo scenario che si trova davanti l’insegnante Wier, cui, sopraffatto dalla strisciante violenza in classe, dalla perenne insoddisfazione della moglie Freda e dall’incapacità di comunicare con il resto del corpo docenti, non resta che la fallace consolazione dell’alcol e la spassionata dedizione per quelli che gli sembrano allievi promettenti. E sarà alla fine proprio una di questi, tale dolcissima, tenera Shirley Taylor, innamorata perdutamente di lui (ma di quelle infatuazioni adolescenziali che, proprio perché dettate dall’inesperienza, possono diventare pericolose), a metterlo nei guai, molto di più di quanto avrebbero potuto la frustrazione della moglie o il pressoché costante stato di torpore alcolico.

È attraverso una scrittura brillante, a tratti sorprendente e che induce senza posa alla riflessione pur perseguendo una trama solida, che James Barlow (pseudonimo di un mai identificato scrittore britannico) racconta de L’anno crudele (ripubblicato dopo anni grazie a un’encomiabile operazione di riscoperta da parte di Gabriele Capelli editore di Mendrisio) di Graham Wier. Una storia di seduzione dell’ennesima Lolita, ma anche una ricognizione per i corridoi di un istituto scolastico che solo per caso si trova nel Regno Unito, e solo casualmente all’inizio degli anni ’60.
Discorsi, pensieri, alleanze e fraternizzazioni, ma anche ipocrisie, straniamento e incomprensioni appartengono infatti anche al mondo dell’istruzione istituzionalizzata alle nostre latitudini, concorrendo a creare un percorso professionale sfaccettato e spesso difficile come quello dell’insegnante. Il doppio e precario equilibrio fra ciò che è il rapporto con gli allievi, gruppo plasmabile, sempre pronto ad esplodere, e il corpo insegnanti si tramuta spesso per Wier in un fardello di difficile sopportazione, appesantito dall’infelicità e dall’apparente impossibilità di riscatto di coloro che lo circondano.

L’anno crudele si legge tutto d’un fiato, per capire come uscirà dalla trappola della menzogna Wier, per scoprire se qualcosa cambierà nella sua vita. E sarà a tutti gli effetti così, un piccolo uomo sicuramente rinvigorito dalla disfatta, che nonostante le avversità e le ingiustizie subite non perde di vista fino alla fine quello che dovrebbe essere il motore e allo stesso tempo l’obiettivo di ogni essere umano praticante l’insegnamento: l’affetto e l’amore incondizionati verso l’allievo che si ha davanti. Nonostante la consapevolezza delle difficoltà ad andare avanti giorno dopo giorno:
«L’immutabile cinismo e l’indifferenza dei genitori, la televisione, la compagnia dei ragazzi più grandi, l’evidente inutilità dell’istruzione. In quei tre chilometri quadrati violenza e astuzia innata erano tanto più utili che le parole, i logaritmi, la storia, la geografia! Il loro mondo era una giungla di tre chilometri quadrati, le file di case amorfe e senza bellezza, il puzzo di pesce e di patate fritte, la carne nelle feste comandate, le ciotole di riso e curry all’indiana».
di Simona Sala in Azione, 20.07.2009


Erminio Fischetti, Stradanove.net
L’ANNO CRUDELE, JAMES BARLOW
Un eccellente romanzo della disperazione

Gli inglesi hanno sempre dimostrato grande attenzione nei confronti di tematiche sociali, in particolare nelle forma artistiche dei tardi anni Cinquanta. L’anno crudele è uno dei romanzi più corrosivi della letteratura d’oltremanica di quel tempo. La scrittura di James Barlow, autore del romanzo, scandaglia con occhio dolente e realisticamente contemporaneo, riuscendo anche a riconoscere, con grande lungimiranza, le avvisaglie del totale decadimento dei valori ideologici e sociali. Leggendo le sue parole, le sue riflessioni attraverso il punto di vista del protagonista del romanzo il lettore palpa la tragedia dell’uomo comune, delle trappole nelle quali viene costretto, da se stesso e da altri come lui, a cadere.
Il motore propulsore della storia è Graham Wier, un insegnate di una scuola sita in un quartiere “difficile”. L’uomo ha il vizio della bottiglia, è ideologicamente puro, ma ipocrita perché non riesce a mettere a frutto  il suo coraggio intellettuale. Ogni giorno deve lottare contro studenti disinteressati e, spesso, violenti, colleghi stupidi e inetti, una moglie bella eppure volgare e desiderosa di nascondere le sue umili origini e dimostrare di essere quello che non è, e, soprattutto, contro la sua passività. Unica persona che sembra rispettare il suo lavoro e la sua persona è una timida studentessa quindicenne dotata di una bellezza procace, ma ancora acerba. La giovane metterà a dura prova, più di tutti gli altri, sia i sentimenti dell’insegnante che il suo coraggio e il suo equilibrio di essere umano.
Scritto con forte empatia psicologica, L’anno crudele è forse una delle opere letterarie anglosassoni di maggior impatto perché riesce, a distanza di cinquant’anni dalla sua prima pubblicazione, ad apparire di inquietante attualità. Il romanzo racconta di vittime e fallimenti umani, in un mondo dove non ci sono né vincitori né perdenti, né tantomeno eroi. I suoi protagonisti sono individui inermi e codardi, vittime di loro stessi, dei loro vizi e della “melma umana” di cui si circondano, sui quali, fra tutti, torreggia la figura del mediocre, meschino e idealmente coraggioso professor Wier, che vorrebbe cambiare la sua vita e di chi gli sta attorno come un moderno Don Chisciotte dei poveri, distrutto dalla volgarità e dalla mancanza di qualsiasi forma di “bellezza”. Interessante, senza alcun dubbio, la costruzione del suo personaggio perché porta alla luce tutte le più piccole contraddizioni, i sentimenti inespressi, i difetti più meschini, le ingenuità più effimere.
Le scelte linguistiche dell’autore si dipanano verso uno stile asciutto e scarno, contrapponendo in maniera alquanto equilibrata i lunghi dialoghi alle forme descrittive. Molti sono i fattori che contribuiscono alla compattezza dell’opera narrativa, ma quello che appare senza alcun dubbio di maggior interesse è sicuramente la profonda attenzione antropologica nei confronti dei meccanismi sociali delle classi economicamente disagiate e moralmente corrotte.
Per certi versi, sembra di leggere, in questo testo, alcuni tratti psicologici di quelli creati dalla mente di Tennessee Williams con il vantaggio di un tono morbosamente sotterraneo e non eccessivamente sopra le righe. La forma del realismo di Barlow è dirompente e si affaccia nel panorama letterario con grande empatia, rispetto, eppure condanna e mancanza di pietà nei confronti dei personaggi da lui presentati.

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