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© Viceversaletteratura – 12.04.2019

Recensione: Latte e sangue di Carlo Silini
di Marino Fuchs

Le vicende narrate in Latte e sangue di Carlo Silini prendono il via dalla conclusione del precedente romanzo Il ladro di ragazze (Gabriele Capelli Editore, 2015). Silini conferma la sua abilità nello scrivere trame fitte di intrighi ambientate nel Seicento, tra il Ducato di Milano e i baliaggi svizzeri (l’attuale Ticino). L’attenzione alle fonti documentarie, alla storia, alla geografia, così come all’ambiente sociale, popolare e religioso, dà spessore a una narrazione thriller, tesa ad incatenare fino all’ultimo effetti di suspense e di sorpresa.

Un breve antefatto ripercorre le vicende familiari della protagonista, Maddalena De Buziis, raccontate ne Il ladro di ragazze, ispirate alla leggenda del Mago di Cantone, nota nel sud del Ticino, indentificato con la figura storicamente esistita di Francesco Secco Borella, conte di Vimercate e cavaliere milanese. Il racconto popolare vuole che il Mago di Cantone rinchiudesse in una grotta le ragazze rapite dai suoi scagnozzi per abusarne e poi gettarle in fondo a un pozzo. Maddalena, nipote di Secco Borella, scampata per un soffio alle grinfie del nonno e a una simile fine, viene coinvolta nuovamente nelle trame ordite da un nuovo misterioso cattivo, che vedremo tramare nell’ombra per lunga parte della vicenda, senza però conoscere fino alla fine la sua identità e le ragioni che lo spingono a perseguitare la ragazza. Avvincente fino all’ultimo, Latte e sangue è intriso di sensualità e violenza, desiderio carnale e torbida vendetta.

Il romanzo tuttavia è più di una mera dimostrazione di padronanza dei meccanismi narrativi del genere. Nell’aderenza alla fonte storica, ai personaggi realmente esistiti, ai fatti di cronaca, c’è una precisa volontà di ridare la voce a figure altrimenti silenziate dall’ingiustizia e dalla prevaricazione. Il narratore infatti non ha dubbi circa i personaggi positivi (Maddalena, il curato di campagna, Giacomo e Mea, l’inquisitore Camillo Campeggi «figura rappresentativa di quella svolta della Chiesa cattolica che dopo anni di persecuzioni ai danni delle cosiddette streghe, si trasformava nel principale avvocato degli imputati per stregoneria», p. 478) né su quelli negativi (a partire dalla banda di briganti su cui sovente cade l’ironia fino ai potenti politici e religiosi corrotti). La sua scelta di campo è certamente dovuta anche alla distanza che lo separa dal tempo della finzione, una distanza che si avverte non solo da una diversa sensibilità rispetto ai temi trattati ma anche dall’uso di una lingua che è a noi contemporanea (anche se non mancano degli inserti in latino ecclesiastico e in dialetto) e che nell’intento di parlare al nostro tempo a volte scivola anche nell’uso degli anglicismi («in un’escalation di gravità lessicale», p. 146).

È proprio in questa distanza che si legge l’intento della scrittura romanzesca di Silini; l’autore sceglie di restituire identità e di riscattare dalla storia dimenticata non solo le molte donne giustiziate, perseguitate, rapite, abusate (su cui si soffermano le “Note storiche” in fondo al libro), ma anche la vita di una famiglia non tradizionale che viene a costituirsi con la nascita di un bambino, orfano a causa delle persecuzioni nei confronti di Maddalena. Così, Maddalena farà conoscenza del padre del bambino, Giacomo Storno «un puttano» che vive insieme a un’«ex prevadessa», Rina Balestra detta Mea Pulpa, i quali vivono ingannando le ricche signore innamorate di Giacomo e truffate da Mea con la vendita di filtri amorosi. L’arrivo del bambino sovvertirà gli equilibri introducendo il tema della maternità; Mea Pulpa, che non ha potuto avere figli propri, alleverà, curerà il bimbo come se fosse il suo. A complicare il quadro ci sarà l’incontro di Giacomo con Maddalena e la nascita del loro amore. I quattro si ritroveranno così ad affrontare insieme le avversità, formando una famiglia che, per quanto scompaginata, è fondata su un amore che nutre e cura. Una famiglia che si costituisce come una “cellula di resistenza” di fronte ai soprusi del potere.

Una fermezza che Maddalena esprime attraverso i suoi occhi azzurri, uno sguardo che diventerà l’ossessione dei suoi persecutori, che vorranno non solo uccidere la donna ma annientarla, assumendo morbosamente la sua forza dal sacrificio di sangue. Maddalena però sfugge, non solo ai suoi aguzzini e inquisitori ma anche al crudo realismo delle teste mozzate, degli epiteti ingiuriosi, dei roghi di streghe. Paziente ma fiera, balla immersa nella natura; Maddalena troverà dentro di sé e nell’amore per i suoi cari il coraggio per affrontare il cinismo degli esseri umani.

Link: viceversaletteratura


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Imposed Flat @ Impose ( Cop. Il ladro di ragazze 1b.pdf, page 1 @ Apogee Preflight )

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