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© Lankenauta – Letteratura e altri mondi, 17.10.2022

Casella Mario, Senza scarpe
Di Simone Bachechi

La letteratura ha spesso la capacità di portare alla luce traendo dal buio assoluto vite qualsiasi, salvo in alcuni casi scoprire che queste sono state a loro modo straordinarie e probabilmente altrimenti destinate a rimanere per sempre sconosciute. Basterebbe questo per farne un elogio spassionato e sentire il dovere di affrontare ogni sforzo per custodire il suo patrimonio immateriale come un tesoro prezioso, difendendola con tutti i mezzi in un’epoca, come in tutte le epoche del resto nelle quali essa è stata minacciata nei più svariati modi, dalla censura al più naturale oblio o tramite l’assordante basso continuo del volatile sciocchezzaio quotidiano senza contenuti che divora le esistenze e sembra voler proclamare con noncuranza e malcelato entusiasmo il trionfo della barbarie e della banalità.

Anche una vita e una figura apparentemente residuale come quella di Roberto Donetta (1865-1932) per merito della scrittura trova la sua giusta collocazione. È quello che è riuscito a fare Mario Casella, giornalista, guida alpina e già autore di volumi che hanno ricevuto prestigiosi riconoscimenti, con il suo Senza scarpe, edizioni Gabriele Capelli (Svizzera italiana) pagg. 181, euro 18,00 uscito il 5 settembre scorso. Il romanzo biografico (questo il sottotitolo) è il racconto dell’incredibile vita di Robertón (questo il vezzeggiativo affibbiato a Donetta), oggi fotografo di riconosciuta fama internazionale e vero e proprio pioniere dell’arte fotografica, vissuto in assoluta povertà da montanaro e contadino tra 800 e 900, nelle valli svizzere del Ticino.

La sua notorietà inizierà quarant’anni fa grazie al ritrovamento della sua opera fotografica consistente in oltre cinquemila lastre e degli scritti, quasi trecento pagine manoscritte, insieme ai registri contabili e alla sua corrispondenza. La dedizione di alcuni appassionati di fotografia e di storia locale, siamo nella Valle del Blenio, nel Canton Ticino, porterà alla nascita della Fondazione Archivio fotografico Roberto Donetta (www.robertodonetta.ch).

La storia di Donetta è ricostruita sulla base delle sue visionarie fotografie (richieste da diverse città europee per mostre negli ultimi anni) e dei suoi intensi scritti, di fatto ignorati dagli storici e dal pubblico, fino al lavoro di Casella.

Spiega l’autore: “La qualità e la potenza visiva degli scatti di Robertón hanno sempre assorbito completamente l’attenzione degli storici e del pubblico ma la ricchezza degli scritti che ha lasciato, di sensibilità rara per un uomo costretto a vivere di lavoro nei boschi e di mille espedienti, completano un quadro che non poteva restare sconosciuto. Nella sua complessità, fatta di grande talento ma anche di un carattere difficile che lo portò all’abbandono da parte dei suoi famigliari, la storia di Donetta è un patrimonio assolutamente prezioso”.

La sua vita, i suoi studi, il suo lavoro di contadino sono il tema di questo romanzo biografico, un testo ibrido tra il saggio, la biografia di artista e in parte il romanzo epistolare, infatti alle voci alternate tra l’io narrante (Casella), che ricompone le memorie di Donetta e della sua famiglia e la voce dell’amato figlio Saulle, “il bravo Saullìn”, l’unico con il quale riesce a mantenere una vicinanza, si sovrappongono stralci di lettere di Robertòn verso e dagli altri sei figli e la moglie Linda che lo abbandonerà, e lettere scritte alle autorità delle sue terre per problemi amministrativi o a negozianti ai quali chiede di ricevere credito. Alla memoria della parola scritta si unisce nel volume quella fotografica degli scatti qui ospitati per concessione dell’Archivio Donetta. Il romanzo biografico diventa una sorta di diario e piccola saga familiare con al centro Robertòn e le sue preoccupazioni, con il dramma della povertà e dell’emigrazione, con Robertòn costretto a trasferirsi nell’Italia del nord dove si metterà a fare il marronaio, per poi passare alla breve esperienza a Londra dove sarà lavapiatti e cameriere, per fare successivamente ritorno nella sua valle convinto che la terra sia quella che permetterà di sfamare la sua famiglia, diventando venditore di sementi. Ma sarà la scoperta e la nuova avventura della fotografia tramite la quale pensa di poter contribuire al mantenimento dei propri cari, fotografia che se sarà anche la causa dell’abbandono della moglie, a posteriori, molti anni dopo la sua morte che costituirà la sfida vinta da Donetta; la fotografia come anche la scrittura che costituirà per il contadino bleniese la fondamentale valvola di sfogo di una prepotente necessità espressiva e allo stesso tempo fuga dalle sofferenze del quotidiano. “Trascrivere fedelmente un testo – lo ricordava dai suoi primi giorni di scuola – gli incideva nella mente quelle frasi”. Il volume di Casella è anche un omaggio all’avventura e al piacere della scrittura tramite la quale Donetta riesce a fissare il suo entusiasmo per scoperte scientifiche e rivoluzionari strumenti che lo elettrizzano ma anche vicende più intimistiche come l’incontro con la futura moglie Linda, attraversando con la memoria della sua penna gli eventi del suo tempo che fanno da sfondo al racconto, dalle vicende politiche delle sue terre al primo conflitto mondiale, dalle varie epidemie che si sono succedute, prima la “russa” poi la “spagnola” al trauma del pignoramento dei beni. Lo accompagna nel suo percorso la gioia e la dedizione all’arte fotografica, come ricerca del segno, la fotografia con la quale cerca di catturare i momenti e i fratti del suo passato e quello della sua gente. Del “fotografo sempre indebitato”, modo con il quale veniva spregiativamente definito Donetta dai valligiani il figlio Saulle dirà: “Ero figlio di un pittore della luce che piantava fiori e sementi senza avere radici solide per tenere in piedi una vita serena”. La camera oscura, il suo regno incontrastato e inaccessibile dove dare luce ai ricordi. “La luce è vita, la morte è il buio, la fotografia deve illustrare questi due mondi” dirà invece il padre al figlio.

Il libro di Casella ha il merito di mettere in evidenza una dolorosa vicenda esistenziale ed artistica contrassegnata da storie di separazioni, sofferenze, miseria e un destino di solitudine al quale il suo protagonista sembra autocondannarsi rendendosi allo stesso tempo responsabile del fallimento famigliare. Gli stralci della sua storia emergono tramite una scrittura viscerale e appassionata che sembra seguire il ritmo e l’affanno del respiro rotto dall’emozione per le vicende famigliari, senza che manchi per questo uno slancio e uno sguardo fiducioso verso il futuro come appare dalle lettere accorate ai figli, spesso scritte sui registri contabili prima di essere copiate in bella, nella speranza di una riappacificazione familiare in un periodo nel quale gli affari legati alla fotografia, fra cui la stampa di cartoline, sembrano dare una prospettiva di riscatto, testimoniata anche dal racconto di Saulle circa l’attività di andare su richiesta a fotografare i morti nelle case altrui, lugubre attività che diventerà una fonte di guadagno regolare. Lo svolgersi dell’esistenza di Donetta e l’afflizione dei debiti racconterà un altro destino ma la sua memoria, anche grazie a questo prezioso e commovente romanzo biografico di Mario Casella, lascia rivivere e rende dignità all’esistenza di Roberto Donetta il quale da povero eremita diviene un pellegrino dell’arte fotografica, oltre a costituire il volume una preziosa testimonianza delle condizioni di vita montana e contadina dell’epoca nelle valli della Svizzera italiana.


Edizione esaminata e brevi note

Mario Casella (1959) è giornalista, guida alpina, autore di documentari e di libri.
Dopo un lungo periodo in cui ha lavorato per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI), ha privilegiato la sua attività indipendente di guida alpina, di realizzatore di documentari e di scrittore. Al centro di queste produzioni vi è sempre la montagna intesa non solo come terreno d’avventura, ma soprattutto come un pianeta ricco di storie umane da scoprire e raccontare.
Nella sua produzione letteraria spiccano alcuni volumi che hanno ricevuto importanti riconoscimenti e che sono stati tradotti anche in tedesco e in francese.
Tra questi sono degni di nota “Nero-Bianco-Nero. Un viaggio tra le montagne e la storia del Caucaso” ed. Capelli (Premio ITAS Trento 2013), “Il peso delle ombre” ed. Capelli (secondo premio Leggimontagna 2018 e menzione Premio Mazzotti 2018) e “Oltre Dracula. Un cammino invernale nei Carpazi” ed. Ediciclo (Premio Cortina 2019).

Il ticinese Roberto Donetta (1865-1932) è un outsider della fotografia svizzera. Si guadagnava da vivere come fotografo ambulante e venditore di sementi. Alla sua morte ha lasciato 5’000 negativi, conservati un po’ per caso. Immagini che documentano la vita arcaica nella sua Valle di Blenio e il lento arrivo della modernità.

Pagine internet su Roberto Donetta: www.archviodonetta.ch

Mario Casella, Senza scarpe, Gabriele Capelli editore

Link: lankenauta


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