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Carlo Silini
Il ladro di ragazze

Dissotterrarla no.
Da qualche minuto Cesarino Fontana stava lottando col proprio vocabolario mentale per trovare il verbo che potesse definire esattamente l’operazione che avrebbe dovuto svolgere assieme al complice.
«Dobbiamo disseppellirla», finì col dire insoddisfatto di sé. «… Sì, insomma, tirarla fuori da lì» comunicò indicando una pozza all’uomo coperto di cicatrici che divideva con lui i brividi di quella notte.
«Ma è mai possibile che…»
«… lascia perdere, Mala, ci tocca farlo e basta. L’ha detto Quello Là.»
L’uomo brontolò una mezza bestemmia. Giorgio Malachisio, detto “il Mala”, non era originario del baliaggio. Basso, tracagnotto, volto e braccia solcati da strisce di pelle più bianca e raggrumata – segni di antiche ferite – il Malachisio era infaticabile e di buon comando e il suo capo se lo portava appresso ogni volta che c’era da risolvere qualche detestabile incombenza.
«Dobbiamo recuperare il corpo dall’acqua», tagliò corto Cesarino Fontana – uno dei più feroci briganti nel baliaggio di Mendrisio e nella pieve di Balerna – mentre continuava a cercare la parola giusta. La gente l’aveva soprannominato “il Crapanegra”, un po’ per via dei lunghi capelli corvini che gli cadevano fino alle spalle, un po’ perché dava l’idea che nella sua testa abitassero solo pensieri oscuri. Nessuno, in sua presenza, osava chiamarlo col soprannome.
«Ma cosa crede di farci con una morta?», chiese a vuoto il Mala.
Non voglio neanche saperlo, pensò il Cesarino.
Sputò per terra guardando in tralice il compare. Considerò un nuovo vocabolo.
Pescarla?
No, non lo convinceva.
L’altro capì che non c’era mezzo di discutere e cominciò controvoglia – peggio: con ribrezzo – a immergere le braccia nella pozza.
«Bisognerebbe buttarle dentro con un capo della fune legato a un piede e l’altro appeso qua fuori» disse mentre rimestava l’acqua alla ricerca del cadavere. «Così, se poi le si vuole recuperare, basta tirare la corda e… Presa!» gridò di colpo, illuminandosi come un bambino. «Aiutami, dai.»
La tirarono fuori per i capelli e se ne staccò una piccola ciocca. Ma ormai erano riusciti a farla emergere quanto bastava per afferrarla sotto le ascelle e portarla via. Le membra erano scivolose. La ragazza nuda. Anche svuotata dell’anima risultava ben fatta. L’odore, meglio non pensarci. Ma sembrava meno peggio di quanto avessero previsto. Malgrado là dentro fosse piuttosto buio, i due sapevano che doveva avere la pelle di un bianco orribilmente trasparente.
Avevano avuto serate migliori, va bene, ma perché si sentivano così inquieti? In fondo erano uomini ricercati, nel bene e nel male, proprio per la loro efferatezza.
Il fatto è che a uccidere i vivi ci erano abituati. Ma questa mania di infierire sui corpi delle vittime dopo la loro morte, no: come si faceva a giocare con le anime dei trapassati senza avvertire un fondo cupo di paura e di disgusto? Infatti, una volta estratta la ragazza, sia il Mala che il Crapanegra, goffamente, si segnarono. Era per non pensarci troppo che il Cesarino si era incaponito in quella assurda ricerca della parola esatta.
Disannegarla, provò.
Il Malachisio lo riportò subito alla realtà che tentava di ignorare.
«Perché, poi, il capo deve sempre trastullarsi con i corpi mezzi marci delle…» commentò lo sgherro pieno di cicatrici.
«Taci», lo troncò il Cesarino nauseato. «Dobbiamo portargliela in casa entro mezz’ora e basta.»
Ma fra sé e sé, abbandonata l’inutile ricerca del verbo, pensava la stessa cosa. E un’altra, quasi romantica, visto l’uomo che era:
Che peccato, Andreina, eri così bella.

Imposed Flat @ Impose ( Cop. Il ladro di ragazze 1b.pdf, page 1 @ Apogee Preflight )

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