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Noëmi Lerch
La Contadina
12×16.5 cm, 128 pp, Euro 12,00

Traduzione dal tedesco di Anna Allenbach

Premio Schiller Terra-Nova 2016

Una ragazza passa un anno in un paesino sperduto tra le montagne, dove il nonno, grande scalatore, aveva costruito una casa di vacanza per accogliere la moglie che veniva “dall’altra parte del mondo”.
La ragazza, l’io narrante, lavora presso una contadina che da sola gestisce una fattoria di montagna (con qualche mucca, dei polli, un vecchio cavallo, un gatto e un po’ di terreno) e vive nella casa, ormai trasandata, dei nonni in compagnia del fantasma della nonna.

Il libro è scandito dalle stagioni: autunno, inverno, primavera, estate e autunno.
Al ciclo della natura si aggiunge quello della vita: nasce un vitello, muore un corvo…

Nell’apparente immobilità del paesaggio e del contesto rurale, il tempo scorre e quasi nessuno viene chiamato per nome, tranne gli animali e un ragazzo del paese.

Sull’arco di un anno si intrecciano due mondi, uno concreto (la vita insieme alla contadina e gli abitanti del paese, il lavoro in stalla e sui campi) e uno onirico (i ricordi, i desideri, i sogni, la convivenza con la “nonna morta”).

L’autrice definisce la contadina una specie di cardine tra mondo animale e mondo umano, tra natura e civilizzazione, tra vita e morte… mentre l’io narrante si muove tra due vite che sembra non riuscire a conciliare.


Noëmi Lerch, nata nel 1987 a Baden, Svizzera, ha studiato presso l’Istituto letterario di Bienne e l’Università di Losanna. È redattrice della rivista letteraria e di viaggio Transhelvetica, propone serate di lettura e musica con il duo Käser & Lerch ed è membro del Literaturbüro Olten. In inverno vive nel Canton Argovia mentre d’estate lavora su un’alpe.

Anna Allenbach (1980) prima degli studi ha lavorato in fattoria e frequentato la scuola agraria. Oggi è artista e traduttrice. Ha tradotto testi di Peter Bichsel, Anna Kim, Elisabeth Bronfen, Ludwig Hohl e Levin Westermann. Vive e lavora a Mendrisio.


Estratto – quarta di copertina

Faccio un esperimento: mi piazzo là in alto davanti al fienile, le mani nelle tasche dei pantaloni e non sono più quella con le gambe smilze, come un giorno ha detto la Contadina, ma un contadino con gli stivali ben radicati nella terra.
Questa postura non dura a lungo. Recintando il prato sotto la stazione mi pungono i tafani, scivolo su una pietra e finisco in mezzo ai cardi. Vado avanti, mi piego per prendere una scatola di latta e con la faccia finisco nelle ortiche. Quando mi alzo picchio la testa contro un ramo. Con il machete taglio i cardi, le ortiche e i rami. Stai attenta a non tagliarti le gambe, ha detto la Contadina. Quando, infine, attacco il machete alla cintura mi taglio il dito. Finito di recintare mi sdraio sulla panchina davanti a casa. Eppure recintare è la cosa più semplice del mondo, dice la Contadina.


RECENSIONI

 

© Il Segnalibro, 11.05.2018 – RSI RETE DUE

Noëmi Lerch, La Contadina, Gabriele Capelli editore
di Andrea Bianchetti

“La Contadina” di Noëmi Lerch, scrittrice argoviese nata nel 1987, è un romanzo che ha al centro un anno eccezionale: quello vissuto da una ragazza di città in uno sperduto paese di montagna in cerca di sé, in compagnia di gente reale e di qualche malinconico fantasma venuto dal passato. Un’autrice intelligente e originale da tenere d’occhio.
La recensione è di Andrea Bianchetti.

Link: Il Segnalibro


© GERONIMO – RSI RETE DUE
Mercoledì 11 aprile 2018 alle 11:35

La Contadina
di Natascha Fioretti

Per risentire la trasmissione: Geronimo


“La Contadina” a Turné, RSI LA1, venerdì 6 aprile 2018

Per rivedere la puntata:

Schermata 2018-04-09 alle 10.12.32


Pastorale svizzera

© PULP LIBRI – RIVISTA DI LETTERATURA
MERCOLEDÌ 14 MARZO 2018

Noëmi Lerch, La contadina, tr. Anna Allenbach, Gabriele Capelli editore, pp. 104, euro 12,00
Recensisce UMBERTO ROSSI

Noëmi Lerch è una trentunenne scrittrice svizzera che, per quel che è dato sapere, vive all’Aquila, in Abruzzo. Sul sito della casa editrice Die Brotsuppe, che ha pubblicato originariamente il suo romanzo, potete trovare la sua foto: sembra ancora più giovane, e ha un look minimale, semplice, tutt’altro che metropolitano (giusto un’idea di grunge o indie, se proprio vi piacciono le etichette…). Si fatica a non identificarla con l’io narrante del suo romanzo (in originale intitolato Die Pürin), una giovane donna che vive per un anno in una casa di montagna da qualche parte delle Alpi dove si parla tedesco, presumibilmente in Svizzera, anche se non lo si dice mai chiaramente. La casa è del nonno, del quale sappiamo solo che è un alpinista; nei pressi c’è la fattoria della Contadina, una donna che vive anche lei da sola, nonostante sia sposata. Il marito è in giro a sciare; lei bada alle sue mucche (o vacche, come le chiamano in realtà quelli che veramente le allevano), alle galline, gira con una vecchia moto o a cavallo, ha un vecchio gatto di nome Mephisto e un corvo mutilato.
La vita scorre tranquilla seguendo, com’è inevitabile in campagna e in montagna ancor più inevitabile, l’avvicendarsi delle stagioni, che dettano le opere e i giorni. Falciare, ammucchiare il fieno, prepararsi per l’inverno, accudire le vacche, portare i vitelli al macello (restandoci magari male, ma non se ne può fare a meno), passato il freddo portare le vacche al pascolo, su all’alpeggio. Sono cose che si fanno da secoli, e anche se ora ci si aiuta col trattore e il transporter, alla fine la produzione del latte sui monti quella è.
Però questo romanzo autenticamente tascabile intreccia a questo succedersi di lavori agricoli sempre uguali a se stessi ricordi della narratrice, nonché della Contadina; e anche della nonna della narratrice, presente in quanto fantasma, non tanto ectoplasma quanto evocazione della memoria. E ogni tanto ci sono dei comprimari a dire la loro, da Milo il camionista all’uomo delle oche che abita nella fattoria più vicina. La lunghezza del libro farebbe pensare a un racconto lungo più che a un vero e proprio romanzo; ma in così poche pagine Lerch riesce a fare entrare diverse cose, diverse vite, diversi tempi, anche se per frammenti, per accenni, per segni minimi, mai spiegati del tutto, sui quali non ci si dilunga mai. Sta a noi capire, o intuire.
S’intuisce per esempio che l’anno passato a falciare il fieno e mungere le vacche per la giovane narratrice è una pausa tra una vita e un’altra; che, a differenza della Contadina, non si stabilirà lì, non metterà le radici in quella terra di pascoli, boschi e frane incombenti (con pietre morandiniane che vengono giù ogni tanto). Non posso ovviamente anticipare come si chiuderà questa parentesi; posso solo dire che Lerch ha sicuramente un modo originale e spiazzante di raccontare una vita dai ritmi arcaici e immutabili. Il mondo in cui ci porta è antico, ma lo sguardo che vi rivolge decisamente no. L’effetto è senz’altro interessante.
E data la sua residenza attuale, sarei veramente curioso di sentirla descrivere l’Abruzzo di oggi. (Link)


© l’Informatore – 9.03.2018

In un romanzo le stagioni dei contadini di montagna
Il mondo di Noëmi Lerch


© EXTRA SETTE 21

Tra le righe
Nuove uscite e sorprese in libreria
A cura di Sergio Roic

 

 

2 thoughts on “Noëmi Lerch, “La Contadina”

  1. Pingback: Un paio di cose non molto rilevanti – SebaMarvin.com ‒ Sebastiano Marvin Official Website

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