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Le Corbusier
Il Modulor + Modulor 2
Saggio su una misura armonica a scala umana universalmente applicabile all’architettura e alla meccanica

A cura di Emanuele Saurwein

2 volumi in cofanetto
14,5×14,5 cm
240 + 344 pp
ca 300 ill. Bn.

ISBN 88-87469-31-8
Italiano

Esattamente trent’anni fa usciva la prima edizione del Modulor di Le Corbusier. Sembra incredibile, ma quello che potrebbe essere definito come una pietra miliare degli scritti d’architettura del XX secolo non è più stato disponibile per tutti questi anni. Finalmente, questa edizione viene a colmare un’incredibile lacuna editoriale nel campo degli scritti d’architettura. È un libro a noi contemporaneo e per questo viene riproposto. Contemporaneo, poiché i problemi trattati sono ancora oggi al centro della società della globalizzazione. L’interesse di Le Corbusier è per l’uomo; nella sua totalità. L’uomo che utilizza l’architettura, l’uomo che progetta uno spazio, l’uomo che percorre una strada, l’uomo che abita e vive nel mondo contemporaneo. A partire da questa lucidaconsapevolezza e per tutta la sua vita, il maestro svizzero misura, raccoglie informazioni, verifica quotidianamente rapporti, altezze, proporzioni. Senza sosta, senza interruzioni, incessantemente. Per questo motivo, le sue opere e in particolare i suoi scritti ci appaiono ancora oggi familiari. Proprio nel quotidiano, nelle azioni ripetute, si colloca il suo lavoro. Scritti, architetture, industrial design, dipinti, piani urbanistici, grafica, sono la quotidianità. In una lettera del 22 novembre 1908 al suo amico e maestro Charles L’eplattenier, Le Corbusier scrive:
“è inutile dirvi che la mia vita non è una burla, ma fatta di lavoro intenso, necessario. […] Ma non è la quiete che oggi mi interessa e mi prepara la futuro. E meno ancora forse il successo popolare. Io però vivrò – sincero – e sarò felice dell’inventiva. Il vigore che c’è in me parla, e quando dico queste cose non sogno…”
Il modulor, pubblicato nel 1950 – straordinario anno per Le Corbusier – è la sintesi di questa visione. È un libro che ascolta gli insegnamenti degli antichi e parla ai posteri. Un libro fatto di logica, di ricerca e di osservazioni pazienti sulla realtà. A distanza di 54 anni, il Modulor parla ancora la lingua della contemporaneità. Con strabiliante anticipazione, il libro espone tematiche oggi dibattute con fervore; sistemi modulari di standardizzazione, rete di servizi e di trasporti, urbanistica e alloggi sociali, tipografia e design. Le Corbusier è un architetto che sul cantiere ha imparato la realtà e che sul cantiere ha imparato a comunicare con parole semplici, comprensibili a tutti. Il modulor è uno strumento di lavoro e per Le Corbusier significa che questi due volumi, contenuti in cofanetto, dovrebbero sempre stare sul tavolo di lavoro degli architetti, alla pari degli altri strumenti di lavoro, così come il nastro con le misure del modulor stava sempre nella tasca della sua giacca. Le Corbusier, massimo architetto del XX secolo, crede in una architettura che sia pratica. Egli è un pensatore pratico, un uomo di azione. Ecco il motivo per il quale dalla sua mente, nel corso degli anni, non può che nascere il modulor. Una vita passata a misurare, a raccogliere informazioni contenute nei preziosi quaderni neri, a riordinare idee e appunti non può che trasformarsi in uno strumento di lavoro. Non esiste riflessione all’interno di queste pagine che non sia direttamente collegata con il costruire, con il cantiere, con l’incessante lavoro dell’atelier di 35, Rue de Sevrès. In tutti i modi e con tenacia, sia all’interno delle pagine del modulor che negli edifici, Le Corbusier ripete lo stesso attuale messaggio: l’architettura è anzitutto un fatto pratico che richiede azione e forza, poiché si tratta di occupare uno spazio e un tempo che prima erano vuoti. È un solco in un prato, un tratto di matita sulla carta oppure una parola su un foglio bianco. E anche le parole hanno un peso e una misura. La presente revisione ha voluto ridare al testo la sua originaria carica espressiva, la sua forza comunicativa mettendo in risalto il particolare modo di scrivere dell’architetto svizzero: diretto, senza enfasi, da uomo che deve dare ordini in cantiere per far nascere un’architettura. Una frase di Albert Einstein, che incontrò Le Corbusier a Princeton, sintetizza con disarmante semplicità i contenuti del Modulor:
“È una scala di proporzioni che rende il male difficile e il bene facile”.
È questa la scrittura di un uomo pratico che ha come solo scopo quello di fare dell’architettura una poesia. Frammento di un’opera assai vasta ma tutta basata sulla forza del lavoro.

“Io penso che se si vuole attribuire qualche significato alla mia opera di architetto, bisogna riconoscere il valore profondo di questa fatica segreta”.

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