“Una storia che vi rimarrà addosso come un tatuaggio, come fa la letteratura quando compie al meglio il suo dovere” – Indelebile


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© Mangialibri

Indelebile
Autore Luca Brunoni
Genere Romanzo
Editore Gabriele Capelli Editore 2021
Articolo di Enza Audino
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  1. Lugano. Gionata ha il corpo ricoperto di tatuaggi o, come li chiama qualcuno, data l’artigianalità degli stessi, di ghirigori. Spesso, tira fuori ago e inchiostro di notte, quando si risveglia da un sogno, o durante le veglie date dall’insonnia di cui soffre, oppure dopo che il dialogo con qualcuno gli ha lasciato impressa nella mente una frase che ha risvegliato qualche ricordo che vuole rimanga indelebile sulla pelle. Vive con Pippo e i suoi due gerbilli, ai quali sembra più affezionato del padrone stesso, e non ha un lavoro fisso per scelta personale. Accetta quello che gli offre l’agenzia soltanto nei momenti in cui è al verde: facchino, decoratore, operaio. Il lavoro non è altro che un modo per pagarsi affitto e bollette, quando lo spaccio di marijuana non gli procura abbastanza guadagno. L’unico amico che ha è Josip, conosciuto durante la leva militare, che, un giorno, lo porta ad un concerto. Lì incrocia lo sguardo con una ragazza dai capelli neri che indossa una gonna di jeans e una maglietta arrotolata fin sopra l’ombelico con la scritta Crass. Durante il pogo, lei lo prende per mano e lo porta fuori dalla calca, presentandosi con un cognome che a Gionata è fin troppo familiare…

Dopo Silenzi, vincitore del premio Leggimontagna, Luca Brunoni, classe 1982, professore universitario, scrive, come commentato da Daniele Mencarelli, “una storia che vi rimarrà addosso come un tatuaggio, come fa la letteratura quando compie al meglio il suo dovere”. Il romanzo, ambientato nella città che negli anni Duemila era considerata come l’Amsterdam svizzera, è un percorso introspettivo del protagonista, al quale piace la propria condizione del nulla nel quale è sprofondato, dove non è costretto a fare i conti con il passato che lo tormenta e con un futuro nel quale non riesce a proiettarsi. Il parallelismo tra l’indelebilità dei tatuaggi e la dolorosissima vicenda che gli ha cambiato l’esistenza rimane ben presente, senza risultare ridondante, dalla prima all’ultima pagina, inducendo chi legge a provare empatia per Gionata, nonostante la vita sregolata e questa apparente apatia per la vita. La narrazione scorre fluida, poiché è ben congegnata, in quanto i momenti di seduta psicologica, brevi e mai prolissi, ben si incastrano nello spezzone narrato, contribuendo a mettere in evidenza i concetti che l’autore vuole che il lettore raccolga, come i pezzi di un puzzle che alla fine ricompone. In alcuni passaggi, soprattutto la parte narrata, nonostante sia inframmezzata da dialoghi e poche parti descrittive, sembra un groviglio di pensieri che determina un effetto impasse, dal quale si ha l’impressione di rimanere incastrati, saltando da una vicenda o un’azione all’altra senza linearità. Tuttavia, proprio grazie alla semplicità della storia che non ha alcuna pretesa di avere i connotati educativi e i tratti giuridici, ma semplicemente si attiene ad essere la trasposizione di un’esperienza, il messaggio è chiaro ed efficace e la sofferenza di Gionata, alla ricerca del proprio equilibrio, entra nell’anima del lettore, fino al momento in cui realizza che la sua rinascita deve passare necessariamente dalla verità.

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