La moglie, Anne-Sophie Subilia – ELLE.it
© ELLE.it, 14.11.2023
Il femminismo di Carla Lonzi e altri libri sull’emancipazione femminile.
Un saggio degli anni ’70, una biografia romanzata scritta nel 1945, un racconto sulla vita di una coppia di stranieri a Gaza nel 1974, uscito, per pura coincidenza, in questi giorni.
Di Ornella Ferrarini
La moglie, Anne-Sophie Subilia, Gabriele Capelli editore
Un racconto recente, oggi di tragica attualità. Siamo nel 1974, a Gaza. Sei anni dopo la guerra dei 6 giorni (1967), vinta da Israele, un anno dopo la Guerra del Kippur, 1973, quando gli israeliani sono colti di sorpresa, come oggi, 50 anni dopo. Una coppia di stranieri, Vivian e Piper, si trasferisce e Gaza per un anno.Lui è un delegato della Croce rossa internazionale che ha scelto questa missione nei territori palestinesi, occupati da Israele, per monitorare le condizioni delle prigioni e dei prigionieri. Lei, di origini inglesi, è la moglie al seguito, poco pratica di territori e abitudini medio orientali, non parla arabo, solo un po’ di francese. Gaza è controllata da Israele, non c’è ancora Hamas, non c’è ancora il governo dell’autorità palestinese. Per gli stranieri in missione gli spostamenti sono relativamente facili, la vita è piacevole, c’è il Beach club dove tutti gli expat, governativi o civili, si ritrovano per bere, fare sport, andare al mare, chiacchierare, flirtare. Piper, ansiosa, indecisa e poco sicura di sé, si sente fuori luogo nella veste di privilegiata occidentale, bianca e libera di vestirsi e bere. Vorrebbe fare qualcosa per questa gente, povera: seguire una neonata abbandonata in ospedale, aiutare una piccola figlia di pescatori che vive nelle baracche in riva al mare, parlare con il giardiniere mezzo cieco, vorrebbe diventare amica della psicologa Mona, single, fiera di sé e del suo popolo. Vorrebbe emanciparsi dalla protezione del marito. Ma si accorge che ogni passo che tenta, al di fuori della sua posizione di rappresentanza, può danneggiarlo e la sprofonda nella depressione. Vivian pensa al suo lavoro, vuole che lei si diverta, le regala monili tribali, ma non quello che lei vorrebbe: complicità, riconoscimento, sostegno. La coppia va in crisi. Scritto in terza persona per mantenere la distanza dal racconto, dai luoghi, dai protagonisti. Vivian è chiamato il Delegato, anche dalla moglie, Piper la moglie del delegato.
La lingua è scarna, pochi fronzoli, le giornate sono seguite nei gesti e nei pensieri ossessivi di Piper, che non trovano soluzioni né logica. È un terreno minato, ne esce una Palestina ferita e in miseria, lontana dai disastri di oggi. Alla fine, la situazione di Piper è così complessa, che non trova soluzione. Proprio come quella sociopolitica del territorio.
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