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© La Bottega del Barbieri, 28.11.2022

Senza scarpe

Recensione al romanzo biografico di Mario Casella dedicato alla storia di Roberto Donetta, fotografo che ha vissuto nel Ticino tra Ottocento e Novecento facendo mille lavori, dal contadino al giornalista, grazie ad una personalità e a un’attitudine complessa, ma geniale.
di David Lifodi

Senza scarpe è un bel libro scritto da Mario Casella che racconta lo scorrere della vita e le vicende delle valli ticinesi tra l’Ottocento e il Novecento. Si tratta di un romanzo biografico in cui si incrocia la storia, avventurosa, di Roberto Donetta, del figlio Saulle e, più in generale, di tutta la loro famiglia.

Roberto Donetta, familiarmente conosciuto come Robertón, ha la passione della fotografia e, inizialmente, si guadagna da vivere facendo il contadino e vendendo caldarroste, soprattutto in Lombardia, dove si reca per fare la stagione. Tuttavia, nonostante cerchi di fare il possibile per mandare avanti la sua numerosa famiglia (sette figli), ad un certo punto, Robertón decide di emigrare e tenta la strada della fortuna in Inghilterra. Nella Valle di Blenio, dove lavora come contadino costretto a fare i conti con la povertà, le inquietudini della moglie e i timori per il futuro dei suoi figli, Donetta capisce che non riesce a sopravvivere soltanto dei frutti della terra.

La vita di Robertón viene ricostruita da Mario Casella, giornalista della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, ma anche guida alpina, che compone il romanzo grazie ad un «librone usato con la copertina in tela marrone»: duecento pagine dove Donetta annota la sua vita quotidiana, comprese le tante lettere scambiate con i suoi familiari.

Figura particolarmente irrequieta, Robertón scriveva infatti sui libri contabili (già da questo particolare si percepisce la genialità del personaggio) ciò che lo incuriosiva di più, dalle prime scoperte di ambito tecnologico alle tante missive inviate alla moglie e ai suoi figli. Caratterizzato da una personalità complessa e, al tempo stesso testarda, Donetta non si dà mai per vinto nonostante il «fallimento finanziario di ogni sua iniziativa», dalla coltivazione delle sementi alla vendita delle caldarroste fino all’esperienza poco fortunata a Londra.

Il figlio Saulle racconta le inquietudini, ma anche la caparbietà di un uomo che tramite la fotografia e la scrittura, a inizio ‘900 realizzò oltre cinquemila lastre fotografiche e scrisse centinaia di pagine dedicate a curiosità, episodi di vita vissuta e pensieri personali, si caratterizza per la sua originalità rispetto alla valle in cui viveva.

È lo stesso figlio Saulle a comprendere, dagli sguardi del padre, la curiosità, ma anche la stanchezza di un uomo che, all’inizio del nuovo secolo, perde momentaneamente la voglia di scrivere nei suoi libroni.

Le opere di Roberto Donetta sono conservate in Svizzera, all’Archivio di Corzoneso, ma solo di recente ha ottenuto attenzione. Lo smembramento della famiglia, culminato con l’allontanamento della moglie Linda, e le continue e crescenti difficoltà economiche, lo portano anche a lavorare come giornalista per il Corriere del Ticino, non prima di aver fatto il lavapiatti e il cameriere a Londra, oltre al contadino, il venditore ambulante di sementi: per questo la sua figura può esser definita come quella di un emigrante che conduce una vita avventurosa nel Ticino di fine Ottocento e inizio Novecento allo scopo di realizzare progetti forse impossibili, per i tempi di allora, ma certamente coraggiosi.

Link: La Bottega del Barbieri


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