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© Septem Literary, 13.10.2021

Domenica Matta: Storia di una strega e del suo boia di Gerry Mottis
di Cinzia Cogni

Trama. Venezia, 1615. Durante i festeggiamenti per la nomina del nuovo doge, un uomo incappucciato sventa un attentato in piazza San Marco. Nessuno sa che quell’individuo è il boia del Comungrande di Mesolcina, da dove è fuggito l’anno prima in tutta segretezza.
Assoldato quale Maestro d’ascia nel potente Arsenale navale della Serenissima, cerca di ricostruirsi una vita lontano dai clamori delle esecuzioni capitali. Ma una verità inconfessata lo riporta ben presto sulle orme del passato e della donna amata, Saphira, lasciata in balia del proprio destino nel piccolo borgo alpino di Roveredo dove, a un anno di distanza, si sta consumando una persecuzione spietata di streghe.
Nelle maglie del Tribunale dei Trenta è caduta Domenica Matta, additata per aver partecipato ai “giochi del Berlotto”, cioè al Sabba.
Al boia spetta un’ultima difficile prova: redimere la donna in nome della ragione oppure condurla al patibolo per riscattare il proprio amore e sua figlia.
Basato sul verbale autentico del processo, il romanzo si sviluppa in una trama avvincente e carica di tensione.

Se conoscete l’autore Gerry Mottis e avete letto il suo romanzo precedente, intitolato “Terra bruciata. Le streghe, il boia e il diavolo”, allora saprete quanto siano veritiere e di conseguenza cruente, le descrizioni inerenti le torture perpetrate dal Tribunale dei Trenta nel comune di Roveredo, nella Svizzera italiana, alle donne accusate di stregoneria.
Nel XVII sec. infatti, furono numerosi i processi alle presunte “streghe” in questo piccolo comune, dove la maggioranza finì al rogo confessando sotto atroci torture, crimini “assurdi” e in realtà mai commessi.

”Il 6 ottobre 1583 giunse così a Roveredo l’inquisitore comasco Borsatto, che nel giro di tre settimane fece catturare, imprigionare e torturare ben 110 persone… sei liberate per limiti d’età. Tra di loro vi era una bambina di 9 anni… la ragazzina si chiamava Domenica…”

Se in “Terra bruciata” impariamo a conoscere questa realtà tramite Kaspar Abadeus, il boia di Roveredo che si innamora di Saphira, una delle sue vittime, accusata di stregoneria e condannata al rogo dall’inquisizione; nel secondo romanzo, intitolato “Domenica Matta. La storia di una strega e del suo boia”, Mottis riprende la storia precedente e ritroviamo così il boia Kaspar fuggito da Roveredo e giunto a Venezia, dove trova lavoro come maestro d’ascia presso l’arsenale della serenissima.

”Non si sfugge alla propria ombra” gli aveva insegnato il giovane padre, boia erede di altre generazioni di carnefici nella Contea di Tirolo. ”Se nasci nella famiglia di un boia, lo resterai per sempre!”

Le vicende personali del boia si intrecciano con una storia vera, che vede protagonista una giovane donna che per due volte viene interrogata dall’inquisizione; un caso molto raro, ma trascritto nei documenti conservati nell’archivio di Circolo di Roveredo, studiati dall’autore e riportati anche nel romanzo.
Il suo nome era Domenica Matta e nel 1616 venne incarcerata ed “interrogata” per due mesi, affinché confessasse la sua partecipazione ai giochi del Barlotto e di conseguenza la sua complicità col diavolo.
Questa donna già all’età di 9 anni fu liberata dell’inquisizione per limiti di età; ma trentatre anni dopo, alcune compaesane la denunciarono, esattamente come accadde a Saphira, dando credito a
quelle voci basate su fanatismo e ignoranza: ”la buona donna era soprattutto guardata con sospetto non tanto per le sue pratiche “magiche” quanto per un’altra voce insistente. Non si sapeva come mai, ma la Domenica sapeva leggere.”

L’autore deve amare molto questo territorio, la valle alpina Elvetica infatti, sia nel primo volume che in questo, è in parte protagonista di questa storia; le descrizioni del paesaggio, del paese, dei vari scorci suggestivi e della vita semplice dei suoi abitanti, aiuta a comprendere meglio la mentalità dei personaggi principali.

“Bisognava stare in guardia. Il Diavolo ha mille volti e maneggia l’arte dell’inganno con pazienza e maestria. Bisognava salvaguardare le donne del paese, più inclini – per loro natura – a cascare preda della tentazione.“

Il romanzo prende una piega inaspettata quando Kaspar decide di tornare a Roveredo, da dove scappò l’anno precedente, prima che Saphira venisse giustiziata; il dubbio che non sia morta e che giaccia abbandonata in qualche fetida cella, lo attanaglia e pur di
scoprire la verità è disposto a farsi riassumere dal Tribunale dei Trenta e aiutarli a scacciare il diavolo dal loro territorio, dove da tempo è in atto una grave carestia.
“Domenica Matta” è un romanzo storico, dove il contesto e i dialoghi sono assolutamente credibili, dove la fantasia dell’autore si fonde completamente con la realtà del periodo raccontato e credo sia giusto sottolineare che è una lettura dai toni forti che non risparmia le descrizioni di dolori e sofferenze. Non è facile, anche se sappiamo bene in cosa consistevano le torture, restare indifferenti a tali crudeltà, soprattutto dopo che si è empatizzato con un personaggio, e questo anche grazie alla capacità dell’autore di caratterizzarlo e renderlo “vero”.
Gli autori come Gerry Mottis che riportano in luce storie sepolte da secoli e che ci aiutano a comprendere meglio il passato, sono da ammirare e ringraziare; tra approfonditi studi e in nome della verità,contribuiscono a tenere viva la memoria storica, ridanno voce agli ultimi, ai dimenticati e a quei piccoli eroi anonimi che non avranno mai riconoscimenti, ma che meritano comunque di essere ricordati.

“… alla Domenica spettava un quarto collegio di corda, secondo le consuete procedure criminali. Presto o tardi anche il Diavolo, che possedeva quella femmina, avrebbe capitolato e riconosciuto i propri inganni. Bisognava esser tenaci. Al maligno non andava concessa alcuna tregua.“

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