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Rosario Vitale
Sant’Onofrio e la contessa
Romanzo
15×21 cm, 176 pp, Euro 18,00
ISBN 978-88-31285-16-2

Disponibile anche in versione digitale su più piattaforme.

Credo di aver imboccato la giusta via. Sono in Italia, la terra della musica, giusto? Sono a Napoli, la città con la più grande tradizione. Se non qui, dove?

Napoli, estate del 1737.

Rodolfo Pimi Degli Esposti, giovane benestante paraguaiano con la passione per la musica, sbarca per coronare il suo sogno di studiare nella città con la maggiore tradizione al mondo, Napoli.

Il giovane ha talento e riesce a dimostrarlo, ma non può dimenticare una ragazzina, Natalia, incrociata il giorno dello sbarco: molto povera, sopravvive raccontando storie in cambio di alimenti e qualche moneta. Il giovane ne subisce il fascino, quindi torna più volte al porto sperando di approfondire la conoscenza.

La vita di Rodolfo si svolge tra il conservatorio – dove stringe amicizia con Carmine, cadetto che si era opposto fin dalla più tenera età alla carriera militare e in seguito a quella ecclesiastica – ed il porto, dove pian piano conquista la fiducia di Natalia.
Il rapporto con la ragazza progredisce fino a trasformarsi in una vera relazione, che si compirà pienamente la sera dell’inaugurazione del Teatro San Carlo, alla quale i ragazzi hanno l’onore di partecipare.
A fine serata Rodolfo, Natalia e Carmine raggiungono il camerino del maestro Domenico Sarro per rendergli omaggio. Il maestro li prende subito in simpatia e li invita alla festa che si terrà presso sua sorella Anna. Durante il ricevimento incontrano altre personalità, tra cui Raimondo di Sangro, principe di Sansevero.

Sullo sfondo di una Napoli nel pieno del suo splendore, tutto sembra andare nel migliore dei modi per Rodolfo e Natalia, finché il destino non deciderà altrimenti.


Rosario Vitale
Nato a Castelluccio dei Sauri (FG) il 29 ottobre 1962.
Libraio, bibliotecario, docente di scrittura creativa. Finalista al Torneo IoScrittore 2019, premiato negli ultimi tre anni al Premio letterario città di Olbia, nel 2019 primo classificato nella sezione Racconti brevi per bambini in lingua italiana. Pubblicazioni: Lanterne sul lago (2017), Benedetta Degli Esposti e altre storie di donne fantastiche (2018), Quand’ero bambina avevo un limone (2020).


ESTRATTO 1

Dopo quel primo bacio ce ne sono stati altri e, nonostante quella frase se vuoi un bacio devi chiedere un bacio che mi è rimasta scolpita nel cuore, si sono sempre concretizzati quando Natalia mi ha dimostrato disponibilità e gradimento. Ogni bacio, ogni carezza, anche un lieve sfiorarsi è per me un dono, nulla mi è dovuto, ogni tenerezza prodigamente concessa mi fa sentire indegno di meritare tanta grazia.
Non ho mai compreso espressioni come: conquistare una donna, le ho trovate sempre prive di senso. Una conquista presuppone uno sforzo fisico e una strategia, un metodo; si conquista la vetta d’un monte, affrontando le asperità del cammino, che non sono state apposte per metterti alla prova, sono lì, inerti e indifferenti di fronte al tuo avanzare. Il monte stesso è insensibile, lo scali, raggiungi la cima, magari ci pianti una bandiera, sei soddisfatto e ti inorgoglisci ma per il monte non è cambiato niente, ignora la tua gloria e resta a godere delle albe e dei tramonti, delle nubi che lo solleticano, della pioggia e della neve che lo ristorano e che alimentano le sue sorgenti.
Una donna conquistata è vanità, è un’idea, una noterella sul grande libro della vita, qualcosa di effimero e, in fin dei conti, irrilevante; preferisco pensare che una donna bisogna meritarla, esserne degni, e che il cammino da compiere non debba essere una scalata, un’avanzata. Bisogna procedere fianco a fianco e infine approssimarsi in un reciproco venirsi incontro.


ESTRATTO 2

Eccolo, finalmente mi invita a entrare, poi scompare chiudendo la porta alle sue spalle senza dire una parola. Il maestro mi osserva, resta seduto sulla sua poltrona ben fermo sullo schienale, non fa cenno di accomodarmi. Dopo un breve ma imbarazzante silenzio sto per aprir bocca per salutare e presentarmi, ma proprio in quel momento mi interroga: «Allora, mi dica, cosa è venuto a fare, signor… Signor?».
«Pimi Degli Esposti, Rodolfo Pimi Degli Esposti, molto lieto.»
Faccio un passo in avanti e tendo la mano, lui resta immobile. Ritraggo la mano e torno sui miei passi, mi guarda con sufficienza, sembra annoiato, evidentemente su di lui il mio aspetto non esercita alcun fascino.
«Ecco, dicevo, mi chiamo Rodolfo Pimi Degli Esposti, vorrei visitare la scuola, vorrei conoscere le attività che…»
«E perché?»
«Perché vorrei progredire nelle mie qualità e conoscenze musicali.»
«Vorresti seguire le nostre lezioni?»
«Beh, sì, certo, se…»
Mi zittisce con un cenno della mano, poi quella stessa mano la protende come se si aspettasse di ricevere qualcosa, io non capisco, non so che dire o che fare. Lui mi incalza: «Allora?».
«Allora cosa?»
«La lettera.»
«Non ho nessuna lettera.»
Torna a poggiarsi pesantemente allo schienale, mi guarda con insofferenza, ora il suo viso accenna una lieve espressione di disprezzo.
«Vorresti studiare con noi e non hai nemmeno uno straccio di lettera di presentazione?»
«Sono desolato, non sapevo che fosse necessaria.»
«Sono desolato… Non lo sapevo… Una lettera di presentazione? Io? Il marchesino di Poggio Pingone? Non mi stendete un tappeto rosso e non vi prostrate in un profondo inchino? Ebbene no! Caro il mio signorotto, hai sbagliato scuola, non so come si comportano al Santa Maria di Loreto, o alla Pietà dei Turchini o altrove, ma qui non vogliamo signorini annoiati che desiderano trastullarsi nei propri salotti o che intendono far colpo sulla signora contessa perché hanno mire sulla contessina. Qui proprio non li vogliamo! Piuttosto preferisco prendermi in carico un ragazzo di strada, o un bambino il cui padre ce lo affida già castrato pur di togliersi una bocca da sfamare dal groppone. Qui si studia davvero, caro il mio signorotto, qui si lavora ogni giorno, dieci ore al giorno, senza chiacchiere. È chiaro, ragazzino?»
Sono allibito dalla sua ira che è andata montando sempre più, ora ha quasi il respiro affannato e mi guarda con aria di sfida.
«Sì, è chiaro, infatti io volevo…»
«Io volevo… Io volevo. Qui tu non vuoi niente, qui decido io! Però avanti, dimmi, fammi ridere, cosa volevi? Cosa fa più colpo sulle signore contesse? Vuoi imparare a suonare il violino? O il clavicembalo? Cosa va più di moda? Ah, ecco, ci sono, tu vuoi fare il giovane moderno e ti sei fatto spedire un fortepiano da Venezia per stupire tutti, vero?»
«In verità non so cosa piace alle signore contesse, non sono neanche nobile. Suono discretamente il clavicembalo e il violino e mi diletto al flauto, ma non sono qui per migliorarne la padronanza, vorrei studiare composizione».
«Ollallà! Composizione! Addirittura! Non avrei mai immaginato che la composizione fosse la nuova via per la seduzione! Ma sai almeno di cosa stai parlando?»
Si alza, apre l’anta di un armadio alle sue spalle, tira fuori una risma di carta, la sbatte sulla scrivania e torna a sedersi. Con un gesto eloquente della mano mi invita a guardare; mi avvicino, è la partitura di una messa. Volto subito il foglio del frontespizio e inizio a esaminarla. È molto interessante, mi piace, leggo attentamente e mi lascio trasportare dalla musica. Chiedo il permesso di sedermi, mi viene accordato con malcelata insofferenza. Continuo a voltare le pagine, ogni tanto torno indietro per afferrare meglio la magia contenuta in quei fogli, resto rapito finché non vengo interrotto.
«Allora?»
«È molto bella, avrei però bisogno di esaminarla più a lungo.» Siccome mi guarda sornione riprendo: «Ecco, per esempio mi piace molto questo passaggio, ma anche dopo». Volto i fogli nervosamente. «Ecco, anche questo mi ha molto colpito; qui invece… Un momento, dov’era?» Continuo a voltare ma poi mi rendo conto che l’ho oltrepassato, allora torno indietro. «Ecco, qui, forse avrei dato più spazio all’oboe e al violoncello, ecco, tutta questa parte l’avrei affidata all’oboe. Ma non so, così, su due piedi… È solo un’idea… Sono qui per imparare…»
Mi strappa i fogli dalle mani, li osserva, borbotta tra sé e sé: «Qui… L’oboe al posto del… Il violoncello…» Ha la fronte corrugata, mormora ancora: «L’oboe… Il violoncello…» Poi resta immerso nei suoi pensieri, non parla e non mi rivolge uno sguardo. In attesa che si esprima riprendo a consultare la parte di spartito che non mi ha tolto dalle mani. Riprendo dal principio, leggo attentamente il frontespizio che in precedenza avevo voltato quasi senza guardarlo. L’autore della messa è lui, il maestro Durante.
Arrossisco violentemente, vorrei sprofondare, vorrei scomparire.


RECENSIONI/SEGNALAZIONI

© Mangialibri, 08.06.2022

Sant’Onofrio e la contessa di Rosario Vitale

Autore Rosario Vitale
Genere Romanzo Storico
Editore Gabriele Capelli Editore 2022
Articolo di Maria Cristina Coppini

27 giugno 1737, in prossimità del porto di Napoli. Rodolfo Pimi Degli Esposti è in viaggio da ben tre mesi, diretto a Napoli per proseguire lo studio della musica. Pur avendo già compiuto diciassette anni, i suoi genitori gli hanno accordato il viaggio solo a patto che si facesse accompagnare dal suo istitutore, don Alejandro, che si tratterrà il tempo necessario affinché trovi un’adeguata sistemazione. Sulla nave non potendo suonare il violino, Rodolfo si tiene compagnia con il flauto, almeno fino a quando il mare non diventa così impetuoso da fargli sbattere lo strumento contro i denti. Mancano poche ore allo sbarco, il capitano li invita a preparare i bagagli, il giovane è preso dall’euforia, prova a controllare l’emozione chiacchierando con don Alejandro, che da sempre lo tratta come un figlio, indaga proprio su questo suo atteggiamento, gli chiede come mai abbia rinunciato a avere un figlio suo. L’indiscrezione della domanda crea imbarazzo nel sacerdote che si ammutolisce, svia, ma nell’impeto giovanile Rodolfo insiste e alla fine il prete confessa, con delicatezza e pudore, che non si è mai sentito attratto né mai innamorato di una donna. Finalmente giungono nel porto di Napoli, Don Alejandro resta a controllare i bagagli mentre Rodolfo va in cerca di una carrozza, realizza di capire abbastanza bene la lingua. A un tratto vede un gruppo di gente di età diversa raccolta intorno a una ragazzina cenciosa che racconta una storia, si avvicina incuriosito e…

Con Sant’Onofrio e la contessa Rosario Vitale ci trasporta nella splendida Napoli capitale del Regno delle Due Sicilie, quando, nella prima metà del XVIII secolo, era ancora il principale centro artistico e culturale europeo, città sfarzosa e prossima all’inaugurazione del magnifico Teatro San Carlo. Nel racconto l’autore fa incontrare i protagonisti con il compositore Domenico Sarro, famoso in tutta Europa, cita Raimondo di Sangro, l’illuminato principe di Sansevero, sceglie come insegnante del protagonista di uno dei principali conservatori napoletani, Sant’Onofrio a Porta Capuana, proprio Francesco Durante, allievo di Alessandro Scarlatti, maestro di Pergolesi e di Paisiello, che aveva conosciuto Mozart.
Emerge il legame speciale della città con la musica, i cui conservatori, già a partire dal XVI secolo, erano conosciuti in tutto il mondo.

Vitale racconta con uno stile semplice e elegante, affronta con gentilezza e naturale rispetto tematiche delicate senza mai cadere nel grottesco o nel banale. Tratteggia i personaggi nel profondo con essenziali ma efficaci descrizioni, lascia emergere le emozioni, gli struggimenti e i batticuori per la nascita di un amore, le titubanze nei momenti cruciali della vita, il dolore della separazione e della perdita.
La sensibilità di Vitale ci regala personaggi indimenticabili, pagine intime e coinvolgenti, che suscitano domande su temi attuali. Un piccolo libriccino con un ritmo narrativo lento in cui, purtroppo, la fine arriva troppo in fretta.

Link: Mangialibri


© Corriere del Ticino, 12.04.2022

Storie d’amore e di musica nella Napoli del Settecento

NARRATIVA / Un inedito ritratto della città partenopea nel periodo in cui era l’incontrastata capitale europea delle arti e della cultura al centro del delicato e intenso romanzo di Rosario Vitale «Sant’Onofrio e la contessa»
Di Mauro Rossi

È un tuffo in una Napoli che non siamo soliti considerarequello proposto dal pugliese Rosario Vitale nel romanzo Sant’Onofrio e la contessa, edito da Gabriele Capelli. È la Napoli della prima metà del XVIII secolo, capitale del Regno delle Due Sicilie ma soprattutto principale centro culturale e artistico europeo: una città aperta e cosmopolita in cui usi e tradizioni più diverse convivono pacificamente e all’interno della quale anche le barriere sociali non rappresentano un ostacolo invalicabile.

Ed è in questo scenario, tra personaggi e situazioni reali e di fantasia, che Vitale ambiente la vicenda del diciassettenne Rodolfo Pimi degli Esposti, ricco e talentuoso rampollo di una famiglia paraguaiana di chiare origini italiche il quale, desideroso di migliorare il suo bagaglio musicale, decide di trasferirsi dal natio «Stato dei gesuiti» nella città «con la miglior tradizione musicale al mondo», Napoli appunto. Lì viene accolto dal Conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana (all’epoca una delle principali scuole di musica partenopee che accoglieva anche giovani dotati provenienti dalle classe più umili e numerosi allievi castrati) dove grazie alle sue doti entra nelle grazie del direttore, il severo ma nel contempo aperto e innovativo Francesco Durante (personaggio realmente esistito, già pupillo di Alessandro Scarlatti nonché tra le figure chiave della scena musicale europea del suo tempo) e dove stringe una solida amicizia con il giovanissimo Carmine, una cadetto che dopo aver rifiutato la carriera militare ed ecclesiastica, è stato castrato e «riconvertito» alla musica dalla famiglia. Il più importante incontro di Rodolfo a Napoli è tuttavia il primo: quello con la giovanissima Natalia, una ragazzetta poverissima, da lui incrociata appena sbarcato dalla nave e che si guadagna da vivere raccontando storie ai passanti (una «contessa », appunto). Tra i due, pur tra molte difficoltà iniziali dovute ad una certa diffidenza da parte di lei («Vesti strano, parli strano», è il primo commento di Natalia al primo incontro con Rodolfo) nasce dapprima una tenera amicizia che poi, nel breve volgere di poco tempo si trasforma in una relazione sentimentale che si concretizza quando i due vengono invitati all’inaugurazione del Teatro San Carlo dove, grazie al Maestro Durante, hanno modo di conoscere un altro celebre compositore, Domenico Sarro, nonché un alto esponente della nobiltà partenopea, il principe di Sansevero Raimondo di Sangro. Quando la storia d’amore dei due giovani e la carriera musicale di Rodolfo sembrano avviate a un lieto fine il destino, tuttavia, interviene scombinando completamente le carte sul tavolo, regalando al lettore un finale malinconico e spiazzante.

Sant’Onofrio e la contessa è un racconto agile, intenso e coinvolgente che oltre che sui caratteri dei protagonisti ruota attorno a una Napoli straordinariamente vivace e moderna, dove l’omosessualità non è un tabù («quelli come me [qui] non si vergognano, non si nascondono, si vestono e si comportano da donne e sono liberi di amare gli uomini», spiega uno dei personaggi ), nella quale religione e superstizione (moltissimi riferimenti alle «Janare», le streghe della tradizione popolare) e dove anche le differenze di censo non costituiscono barriere invalicabili di fronte al talento e, soprattutto, all’amore.

Link: CdT


© Septem Literary, 23.03.2022

Sant’Onofrio e la contessa di Rosario Vitale
Recensione a cura di Cinzia Cogni

Napoli, estate del 1737. Rodolfo Pimi Degli Esposti, giovane benestante paraguaiano con la passione per la musica, sbarca per coronare il suo sogno di studiare nella città con la maggiore tradizione al mondo, Napoli. Il giovane ha talento e riesce a dimostrarlo, ma non può dimenticare una ragazzina, Natalia, incrociata il giorno dello sbarco: povera, sopravvive raccontando storie in cambio di alimenti e qualche moneta. Il giovane ne subisce il fascino, quindi torna più volte al porto sperando di approfondire la conoscenza. La vita di Rodolfo si svolge tra il conservatorio – dove stringe amicizia con Carmine, cadetto che si era opposto fin dalla più tenera età alla carriera militare e in seguito a quella ecclesiastica – ed il porto, dove pian piano conquista la fiducia di Natalia. Il rapporto con la ragazza progredisce fino a trasformarsi in una vera relazione, che si compirà pienamente la sera dell’inaugurazione del Teatro San Carlo, alla quale i ragazzi hanno l’onore di partecipare. Sullo sfondo di una Napoli nel pieno del suo splendore, tutto sembra andare nel migliore dei modi per Rodolfo e Natalia, finché il destino non deciderà altrimenti.

La città di Napoli ha da secoli un legame speciale con la musica, in passato, oltre ad aver dato i natali a noti musicisti, compositori e cantanti, le sue scuole musicali erano già riconosciute a partire dal XVI secolo.
Sarà per questo motivo che l’autore Rosario Vitale, seppur di origine pugliese, ha voluto ricordare e celebrare nel suo ultimo romanzo, la città partenopea del XVIII secolo e il ruolo fondamentale della musica nella vita dei napoletani, in quel periodo storico.

“Sto scrivendo una messa da requiem, mi è stata assegnata dal maestro, ha preteso che inserisca l’organo… forse la messa è stata commissionata da qualcuno che ha già in mente la chiesa in cui verrà eseguita, probabilmente c’è un magnifico organo e sarebbe impensabile lasciarlo inoperoso.”

Il Sant’Onofrio che viene citato nel titolo e che è al centro della trama, nel ‘700 fu uno dei principali conservatori di Napoli,
qui insegnarono importanti musicisti come Francesco Durante (1634/1755), compositore ricosciuto a livello europeo e uno dei protagonisti di questo romanzo.
Sarà proprio lui ad accettare al Sant’Onofrio, Rodolfo Pimi degli Espositi, un giovane emigrato dal Paraguay con la passione per la musica e a sua volta,un talento naturale come compositore.

“…qui forse avrei dato più spazio all’oboe e al violoncello… ma non so, così, su due piedi…è solo un’idea…sono qui per imparare…”
Mi strappa i fogli dalle mani, li osserva, borbotta fra sé e sé…
…riprendo dal principio, leggo attentamente il frontespizio… l’autore della messa è lui, il maestro Durante.
Arrossisco violentemente, vorrei sprofondare, vorrei scomparire.”

Rodolfo è un ragazzo sensibile e riservato, ma la voglia di emergere e l’ardore giovanile non gli mancano, caratteristiche importanti che gli permetteranno di realizzare in parte i suoi sogni. Lavora sodo per se stesso e per la famiglia che ha lasciato in Paraguay, a cui deve il suo futuro, e anche se non vede l’ora di tornare, preferisce aspettare di diventare “qualcuno” prima di far ritorno in Patria.

“…per essere felice, non importa quello che è ma quello che credi; non conta quello che vedono gli altri, conta solo ciò che gli occhi tuoi vedono.”

Per Rodolfo la musica è tutto: la sua passione, il suo futuro, la sua carriera, la sua fortuna, niente sembra poter sostituire questo “amore” nella sua vita…ma il destino ordisce trame strane e il giorno dello sbarco nel porto di Napoli, vede una ragazza che racconta storie ai bambini, da quel momento, il viso e la voce di lei occuperanno i suoi pensieri.
Natalia, così si chiama la giovane, è un’ orfana scappata dal convento dove è cresciuta, che vive dell’elemosina delle persone che apprezzano le sue storie. Riservata, intelligente e dal carattere forte, a causa del suo passato non si fida di nessuno e per questo fatica ad accettare l’amicizia di Rodolfo, il quale pur di conquistarla, inizia un vero e proprio corteggiamento.

”Ora ne sono certo, mi sono innamorato, la vedo bellissima, vedo i suoi piedi sporchi, le unghie nere, il vestito liso e lurido, eppure non riesco a immaginare una ragazza più bella di lei.”

In sottofondo a questa storia emerge il settecento borbonico che portò alla città di Napoli sfarzo, migliorie e nuove costruzioni; nello specifico l’autore racconta l’inaugurazione del Teatro San Carlo, che avverrà proprio in quegli anni e dove i protagonisti avranno l’occasione di conoscere il maestro Domenico Sarro, altro importante compositore italiano famoso in tutta Europa.

“Lo sfarzo e la cura dei dettagli era già evidente nell’atrio e lungo la scalinata ma, quando infine giungiamo in sommità e la vastità del teatro si apre alla nostra vista in tutto il suo splendore, è impossibile non restare incantati.“

Con uno stile semplice e raffinato, l’autore riesce a riportare il lettore indietro nel tempo e a fargli rivivere l’epoca di cui narra; questo anche grazie all’attenzione ai dettagli storici e al linguaggio assolutamente consono al contesto.
Se la musica e l’amore sono il fulcro di questo romanzo, anche i temi dell’amicizia e delle diversità lasciano un segno importante in questa storia; sono tematiche che anche se non approfondite, sottolineano la sensibilità di Rosario Vitale; molti infatti, sono anche i messaggi tra le righe che emergono e fanno riflettere.
È stato strano leggere un romanzo storico dove non ci sono eroi e battaglie epiche, dove i protagonisti non sono solo i personaggi citati, ma dividono la scena con Napoli e la sua musica, tra storie e leggende, in un atmosfera reale ma che lascia spazio ai sogni…ed è proprio per questo che lo consiglio vivamente!

“Conosci il Paraguay?”
“So tante cose.”
“E come le sai?”
“Ascolto la gente, leggo, me le sogno la notte.”
“Sai leggere? Sei andata a scuola?”
“Tu vuoi sapé troppe cose.”
…“Perdonami, vorrei solo parlare ancora, non andare via.”
…”Allora torna domenica prossima” aggiunge senza voltarsi.

Link: Septem Literary


© Il Quotidiano del Sud (Ed. Irpinia), 05.03.2022

Letti per voi – Un libro per il week end


© Cooperazione n. 8 del 22.02.2022

Segnalazione del romanzo Sant’Onofrio e la contessa di Rosario Vitale


© ANSA.it, 13.02.2022

Libri: esce ‘Sant’Onofrio e la contessa’ di Rosario Vitale

Napoli, la musica e il ‘700 nel romanzo dell’autore pugliese

(ANSA) – Arriva domani in libreria il nuovo romanzo dello scrittore pugliese Rosario Vitale, ‘Sant’Onofrio e la contessa’ (Gabriele Capelli Editore).

Ambientato a Napoli, nell’estate del 1737, il libro racconta la storia di un paraguaiano benestante con la passione per la musica, Rodolfo Pimi Degli Esposti, che sceglie Napoli per i suoi studi musicali.

“Un ragazzo umile”, come si presenta lo stesso protagonista, “ma che non ama essere umiliato”; un giovane dal cuore puro, legato alla madre lasciata in Paraguay e alla quale scrive lettere colme d’amore, che si lascia affascinare prima da una janara, una giovanissima strega e abile cantastorie, e poi dalla “contessa” Natalia, in realtà una trovatella scappata via dall’orfanotrofio.

La trama del romanzo è anche un abile pretesto per conoscere meglio eventi storici importanti come l’inaugurazione del Teatro San Carlo (avvenuta proprio nel 1737) e personaggi che hanno segnato quel secolo lontano, da Raimondo di Sangro principe di Sansevero (“la mente più eccelsa in città”) a Francesco Durante, allievo di Alessandro Scarlatti e insegnante al conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana. Un personaggio purtroppo un po’ dimenticato, Francesco Durante, e che pure fu maestro di Pergolesi e soprattutto di Paisiello, che ebbe la fortuna di conoscere Mozart.
Tra i protagonisti del libro non manca il compositore Domenico Sarro, anch’egli pugliese (nacque a Trani nel 1679), proprio come l’autore del romanzo, che ha vissuto a lungo a Foggia anche se oggi risiede a Padova.

‘Sant’Onofrio e la contessa’ è un libro capace di trasportarci in un secolo affascinante, farci ammirare la bellezza immortale di Napoli e anche farci riflettere.

“Per essere felice, non importa quello che è – dice la janara nel romanzo – ma quello che credi; non conta quello che vedono gli altri, conta solo ciò che gli occhi tuoi vedono”.

Link: ANSA


© La Lettrice Assorta, 11.02.2022

SANT’ONOFRIO E LA CONTESSA di Rosario Vitale

Una romanzo con il pregio della scorrevolezza, dagli affascinanti toni favolistici e uno stile che fa dimenticare di stare leggendo.

Il libro è ambientato a Napoli, nell’estate del 1737. Dopo un lungo viaggio dal Paraguay, il giovane Rodolfo sbarca nella città partenopea con l’intento di studiare musica. Quel giorno stesso s’imbatte per caso in una ragazzina molto povera di nome Natalia che per sopravvivere racconta delle storie in cambio di qualche moneta o roba da mangiare: ne rimane folgorato!

La trama si svolge intorno alle vicende di Rodolfo presso il conservatorio di Sant’Onofrio, la sua amicizia con Carmine e il rapporto che man mano diventa sempre più stretto, con la bella Natalia. Suggestioni arrivano dall’atmosfera che si respira tra le pagine, riporta indietro nel tempo e coccola con il sapore delle tradizioni e i gesti oramai perduti; in particolare il delicato sentimento di Rodolfo per Natalia, il silenzioso struggimento, per non parlare della vecchia locanda di Carmela. La musica impera e regge tutto il romanzo.

“Forse quello era il momento giusto per dichiararle il mio amore, ne sono stato anche tentato ma non ne ho avuto la forza; forse avrei dovuto scriverlo, cantarlo, urlarlo ai quattro venti. O forse in certi momenti il silenzio è sufficiente.”

Link: La Lettrice Assorta


© l’Attacco, 10.02.2022

Sant’Onofrio e la contessa, Napoli tra amore e musica
Il nuovo romanzo storico di Rosario Vitale
di Silvia Guerrieri

Link: l’Attacco


One thought on “Rosario Vitale, “Sant’Onofrio e la contessa”

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