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cover salvia

Flavio Stroppini
Niente salvia a maggio

12×16 cm
64 pp.
PB

ISBN 88-87469-37-7
Italiano

CHF 9,–
EURO 6.–

Disponibile anche in versione E-BOOK

“Niente salvia a maggio” è un detto popolare che dice: “se mangi salvia a maggio, vivi più a lungo”. In questo caso, modificato e usato come titolo, è piuttosto esplicito riferito al contenuto della pubblicazione.

“Comparve tra le curiosità del mondo, in ultima pagina sui quotidiani nazionali, un piccolo trafiletto d’agenzia: la notizia del suicidio. L’uomo si era decapitato costruendosi una ghigliottina nella camera da letto. Sembra che l’avesse costruita in una sola giornata, approfittando dell’assenza dei famigliari. Perché? Pensai che l’uomo ci volesse comunicare qualcosa. Sentii il bisogno di capire.” Da questa breve introduzione dell’autore si può intuire che l’argomento trattato nel racconto è uno di quelli di cui, spesso, si preferisce non parlare. Purtroppo il suicidio è qualche cosa di così complesso e intimo che spesso si cade in commenti stereotipati: voler chiedere aiuto, ecc. Non bisogna dimenticare che a questo estremo gesto si può arrivare con una lucidità e una convinzione che la maggior parte della gente stenta a capire. Nel racconto il protagonista, stanco di una “vita piatta” e conscio di non aver saputo o voluto fare nulla per cambiarla, decide, dopo un mea culpa che raccoglie critiche verso se stesso e il mondo in generale, di suicidarsi. Si fa carico delle colpe di tutta l’umanità quasi a voler purificare la società con il suo gesto ed esortandola ad andare avanti con spirito di miglioramento. La sua non è una critica generale alla società, ma una critica all’inedia alla quale il nostro modo di vivere ci ha abituati. Ci stiamo dimenticando di vivere. Per far sì che il suo gesto non passi inosservato, senza per questo voler dare l’impressione del gesto di un folle, decide di rifarsi alla storia costruendosi una ghigliottina in camera da letto. In queste pagine è raccolta l’ultima giornata della sua vita tra personaggi bizzarri, situazioni comiche e, paradossalmente, amore per la vita, o, per essere esatti, amore per alcuni momenti della vita.


RECENSIONI

http://www.stradanove.it

Niente salvia a maggio

E’ UN PICCOLO LIBRO, DI UNA PICCOLA CASA EDITRICE SVIZZERA E L’AUTORE, Flavio Stroppini, è un giovanissimo svizzero del sud. La storia è costruita con un acuto senso dell’architettura e della rifinitura.
Partiamo dal titolo decisamente ispirato e arriviamo alla struttura oraria, che ricorda “L’Odio” di Kassowitz: una giornata scandita dal conteggio ore e minuti che inquadrano situazioni, sviluppi, processi.
Si parte di mattina, alle 9.56 e si chiude a notte fonda ad un emblematico, forse, 03.33.
Si sviluppa con frasi ad effetto e battute alla Sergio Leone. Scivola qua e là in evitabili giovanilismi o riferimenti che non servono troppo alla finalità della storia se non a renderla concreta: una sceneggiatura in prosa.
Il final countdown è bene scandito e articolato e si blocca un secondo prima dell’evento, che innesca la storia. Il libro non finisce, rimane sospeso e noi tutti con lui, forse prevedibilmente, ma veniamo comunque ingannati. I lettori si sentono furbi e sempre pronti a scovare il trucco dello scrittore, ma, inguaribili e inconsci creduloni, ci cascano sempre.
E per assonanza mi torna alla mente una frase di Joao Guimares Rosa “Le persone non muoiono, restano incantate”. Bello, no!


http://www.ilpotereelagloria.com

Niente salvia a maggio

Gabriele Capelli Editore, Mendrisio (Svizzera), 2004
Flavio Stroppini, giovane autore svizzero da noi sconosciuto ma di talento, ha appena sfornato per la Gabriele Capelli Editore ‘Niente salvia a maggio’, non tanto un romanzo quanto piuttosto un racconto lungo, e per niente semplice. Già il titolo ci rivela la sua drammaticità: si fa infatti riferimento ad un detto popolare secondo cui mangiando salvia si vive di più, ma il ‘niente’ iniziale sta ad indicare la negazione della leggerezza del proverbio. E’ infatti il suicidio il tema attorno a cui ruota tutto il racconto.
La storia parte dalla lettura della notizia di un uomo che si è appunto suicidato con una ghigliottina: un modo alquanto strano per morire, una maniera che prevede premeditazione e una lunga preparazione. Veniamo quindi trasportati in una mentalità contorta che porterà anche il narratore, un personaggio rude, insoddisfatto, freddo ma anche estremamente determinato, ad emulare la prima vittima, in maniera altrettanto lucida e fredda, in un’azione che ha l’ambizione di denunciare e mettere in risalto un malessere generale e vuole richiamarci all’attenzione nei confronti degli altri. Anche lo stile si sposa perfettamente con la trama, a partire da una terminologia quasi ‘telegrafica’ che si fa particolarmente forte e contribuisce a dare un’idea di squallore generale, di lontananza, di freddezza, quasi di cattiveria.
E’ un libro completo nonostante la brevità, sia per ambientazioni che per personaggi, molto diversi tra di loro e ben tratteggiati. Ci sono infatti anche situazioni comiche, paradossali, a volte atipiche, ma non si tratta comunque di un libro leggero, come si sarà capito, nè per l’argomento nè per il modo in cui viene presentato e posto.


Il Giornale

Niente salvia a maggio

Non piove da novanta giorni, meglio togliersi di mezzo. Riempire la vasca e gettarvi dentro un elettrodomestico? La casa ha il salvavita. Buttarsi da un ponte? “Il più vicino è a quindici chilometri, non ho l’automobile e dovrei prendere il bus. Pagare un biglietto per andare a suicidarmi mi sembra esagerato”. Ricorriamo dunque alla Storia: la ghigliottina, eretta in camera da letto dopo un pomeriggio di bricolage. Breve e riuscitissimo racconto di un giovane scrittore svizzero, pubblicato nelle eleganti edizioni Capelli. Distribuite, ci assicurano, anche in Italia.

http://www.kultunderground.org
Niente salvia a maggio di Flavio Stroppini
(Capelli Editore – info@directions.ch – pagine 60 – euro 6,00)

È un piccolo libro edito da un editore del Canton Ticino che comincia a muovere i primi passi distributivi pure in Italia. Stroppini ha 25 anni scarsi e ci racconta l’ultima giornata di un uomo stanco della vita che cerca un modo originale per uccidersi e sceglie la ghigliottina. Interessante lo stile e la prosa è accurata. Da leggere.

Punto di vista – Literary.it

Genere di pianta delle Labiate (labbra, parola), diffuse nella zona temperata, d’uso medicinale antichissimo, la più comune da noi è definita suffruttice sempreverde, la Salvia Officinalis. Non se ne comprende quindi la negazione perentoria a maggio, neppure come titolo di un racconto ambientato in piena estate. Il nesso va dunque cercato altrove (o il non nesso). Certo è che la negazione di quest’erba salvifica, dal latino salvus, salus, a maggio, nel racconto produce i suoi effetti in estate.

Nell’ambiente quasi metafisico in cui il lettore viene a trovarsi fin dall’inizio: “Quest’aria malata circola senza ricambio nel labirinto delle nostre giornate.” (p. 7), i contatti diretti con la realtà quotidiana che tutti amiamo sono rari; a parte i riferimenti ai brani musicali e le disquisizioni della vecchia prostituta sui gusti della clientela, a me pare che siano sostanzialmente due, legati fra di loro: “Vorrei che la gente capisse, che non pensi di trovarsi davanti all’ennesimo caso di follia estiva.” (p. 13) e “– Fottiti – mi dice – la vita è un’ altra cosa! – urla allontanandosi sdegnata.” (p. 48).

Chi ha il minimo d’esperienza del fatto, sa che il gesto, se meditato, non è per niente un cedimento alla sorte bensì l’ultimo effetto personale che si scaglia contro qualcuno o qualcosa dopo aver perso tutto. È dunque naturale che, non avendo l’autorevolezza morale per derubricarlo, una società malferma sulle gambe cerchi di depennarlo, e fra stragi con migliaia di morti, atti di cannibalismo in moderne città, commercio d’organi e di bambini, la notizia compaia defilata fra le “Curiosità”. D’altro canto, se la parola ha ancora senso come comunicazione di concetti più estesi, l’autore pone la massima attenzione nel descrivere le varie fasi della costruzione dell’attrezzo, per non lasciare dubbi sulla premeditazione, e su vari momenti dell’esistenza nell’ambiente abituale del protagonista, per non lasciare dubbi sulla motivazione. Ad ogni modo il protagonista è già lontano dal contesto fin dall’inizio, vi appare sì immerso fino alla vita (ops, lapsus freudiano) ma lontano: “Io aspetto l’idea che possa trasformare questo volo discendente in un’esplosione virulenta.” “E là, solo, in comunione con la mia rinuncia ritroverà la forza e la speranza di un futuro possibile,”, lontano come la sentenza della prostituta: “– Non le puoi cambiare (le cose), sono così, puoi solo ammazzarti o farti ammazzare –”, dai problemi economici del padrone del bar: “– Ha bisogno di soldi – mi dice, confidenziale – me lo ha detto mio cognato, quello che lavora in banca. Sono messi male – indica il bar.”.

Certo, discussioni infinite potrebbero essere fatte sull’interpretazione del finale: il timer che si ferma, il protagonista che si alza, l’alba di fiori, ma tutto questo non cambierebbe i termini della questione: “Fuori piove,” “Manca un secondo.”.

C’è qualcosa di apocalittico in questo finale, non nel senso antico della rivelazione ma in quello moderno della catastrofe. Di fronte alla fine del mondo, quello soffocante descritto nel racconto (finalmente piove), il protagonista non riesce a credere che quel mondo migliorerà per questo e non rinuncia al suo proposito di scindersi da esso (manca un secondo), anzi; o forse no?
Francesco Mandrino, Punto di vista nr.41/2004


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