«Piccole meditazioni quotidiane, leggere e fresche, che fanno bene alla mente» – “Non importa dove” di Yari Bernasconi & Andrea Fazioli – Viceversa letteratura


© Viceversa letteratura, 14.05.2025

Non importa dove
Yari Bernasconi & Andrea Fazioli

Recensione di Anna Margherita Vallaro

Non importa dove si presenta in un formato inusuale, che è già una dichiarazione poetica: ha le dimensioni di una cartolina. È piccolo, compatto, maneggevole. Ricorda subito un tempo vicino e già remoto, quando ricevere una cartolina significava immaginare un altrove, sognare città mai viste, spiagge luminose o scorci montani, scrutare la grafia dell’altro per sentire una distanza colmata, anche se solo per poche righe. Oggi, con le foto che svaniscono nei feed e nei cloud, spedire cartoline è diventato un gesto inusuale, quasi obsoleto. In un’intervista recente alla RSI, Bernasconi raccontava che l’idea di scriverle nasce da una nostalgia concreta: la nostalgia di una comunicazione lenta, personale, fatta di brevi racconti e immagini spediti attraverso il tempo e lo spazio. Fazioli, da parte sua, sottolineava come «il viaggio sia soprattutto uno stato mentale»: la vera meta, a ben guardare, non è mai il luogo fisico, ma quello che il luogo riesce a risvegliare dentro di noi.

Per questa seconda collaborazione, dopo il reportage narrativo A Zurigo, sulla luna (2021), i due autori si lanciano in un’ulteriore sfida. Le loro produzioni letterarie si distinguono per genere e stile: se Yari Bernasconi è poeta e giornalista culturale, Andrea Fazioli è noto per i romanzi noir; tuttavia, i testi di questo volume non rispecchiano la mano dell’uno o dell’altro, ma sono il risultato della fusione dei loro stili. Lasciando spazio a una terza voce, fondono le quattro mani in due nuove, originali.

Sono 58 le cartoline che ci offrono, accompagnate da fotografie per lo più a colori, che amplificano la forza evocativa dei brevi testi. Si passa senza soluzione di continuità dalla Cina al Ticino, da Venezia alla Terra di Mezzo di Tolkien, dalle strade di New Delhi alle “città invisibili” che sembrano uscite direttamente dalla penna di Italo Calvino, come nella cartolina 22, da Sofronia. Come in Calvino, qui non conta il realismo geografico: conta l’atteggiamento con cui si guarda il mondo, la capacità di trasformare ogni luogo in un racconto. I paesaggi svizzeri sono dominanti: città, laghi e montagne si susseguono con naturalezza, eppure senza mai cadere nella cartolina illustrativa.

Alcune fotografie sono “classiche”: come nella cartolina 42, che ritrae il getto d’acqua di Ginevra, o nella 37, che immortala il Colosseo. Simboli forti, già visti mille volte, ma qui le immagini accompagnano i testi senza illustrarli: aprono piuttosto varchi, moltiplicano gli sguardi, a volte spaesano. La 10, ad esempio, viene Dal solaio, e ritrae la sagoma di oggetti, senza sapere se appartengano a un trasloco imminente o già concluso. La 13 è Da una casa vuota, e fa eco alla precedente, in un gioco sottile tra assenza e memoria. La 18, D’al di là dello specchio, presenta una foto di specchi che riflettono, deformano e moltiplicano gambe e piedi: qui la scrittura gioca con la moltiplicazione del punto di vista, in una serie di domande in rima come «Quello nello specchio è solo un altro vecchio?».

Accanto alla nostalgia, però, c’è anche l’ironia, e una lucidità contemporanea. La cartolina 50, ad esempio, è Dall’interno di un social network, e gioca con il linguaggio dei tag e delle interazioni digitali, mimando lo stile frammentario e sovraesposto della comunicazione online. È come se Bernasconi e Fazioli ci dicessero che ogni luogo è anche un modo di dire “io sono qui”, ma che oggi quel gesto è stato svuotato, ripetuto fino a perdere senso.

Il libro può essere letto tutto d’un fiato, dall’inizio alla fine, ma anche assaporato una cartolina al giorno, in ordine sparso, scegliendo un titolo o un’immagine. Piccole meditazioni quotidiane, leggere e fresche, che fanno bene alla mente. Le cartoline si collocano nel punto esatto in cui un luogo diventa racconto, e un’immagine diventa memoria. Non importa dove si sia, sembrano dirci gli autori, importa come si guarda, e cosa si riesce a trattenere.

La lingua è semplice, essenziale, mai banale. C’è una leggerezza che non è superficialità, ma precisione: la stessa leggerezza che Calvino rivendicava nelle sue Lezioni americane. E c’è anche una malinconia controllata, uno sguardo ironico che sa che il mondo non si lascia fotografare né raccontare del tutto, ma che continua a provarci. E allora ecco cartoline da panchine, da pensiline, da hotel senza nome, da libri dimenticati.

Il risultato è un libro da leggere e da sfogliare, da tenere nello zaino o sulla scrivania, da aprire a caso. Un atlante senza geografia, una raccolta di variazioni sul tema dell’altrove. E se oggi nessuno spedisce più cartoline, Non importa dove ci ricorda perché dovremmo ricominciare: perché, ogni volta che si racconta un viaggio, si inventa anche una partenza.

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