«Il compito del poeta è concluso; sta a noi iniziare la riflessione» – Fabiano Alborghetti “Il movimento elementare” – mescalina.it
© Mescalina, 02.05.2026
Fabiano Alborghetti “Il movimento elementare”
Capelli Editore, 2026, 152 pagine, 17,50 euro Poesie | Romanzo
Recensione di Laura Bianchi
Ricordi. Tracce. Cose, situazioni, suoni, movimenti elementari del tempo e delle persone. Non è prosa, non è poesia (anche se della poesia ha il ritmo, scandito dagli a capo), ma è un romanzo in versi, questo Il movimento elementare, del ticinese Premio svizzero di letteratura Fabiano Alborghetti che, dopo la morte del padre, nel 2020, ne affronta la figura e la vita, fermamente intenzionato a fissarne, per l’eternità relativa della nostra opera, il passaggio terreno. Un lavorio durato anni e ben undici versioni, che ora vede la luce, finalmente pacificato, pronto a essere condiviso con i lettori, che ne sappiano intuire i moti intimi e le intenzioni più profonde.
Plasmato sul modello dei romanzi in versi novecenteschi, che l’autore studia da anni, ma anche sulle letture di memoir e di quella che sempre più spesso, da biofiction scivola in racconti enfatici o paradossali, quello di Alborghetti è una creatura densa di suggestioni, che evita sia l’autoreferenzialità dei primi, sia il grottesco delle seconde, perché si focalizza sulla realtà di un’esistenza vista e vissuta attraverso l’acutissima sensibilità di un figlio tanto diverso dal padre, eppure simile, per alcuni aspetti.
I nomi propri, di persone o di luoghi, dettano il tempo e lo spazio di un’Italia sofferente, dal secondo dopoguerra in poi, e il microcosmo abitato dal padre e dalla sua famiglia diviene paradigma di un mondo difficile, in cui i sogni potevano trovare respiro, ma in cui questo poteva essere troncato in un momento. Leggiamo così di Varallo Sesia, di Milano…
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