Fabiano Alborghetti, “Il movimento elementare”


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Fabiano Alborghetti
Il movimento elementare
Romanzo in versi

15×21 cm, 152 pagine, Euro 17,50 (I)
ISBN 978-88-31285-66-7

Borsa letteraria Pro Helvetia 2025

Finalista Premio Carducci 2026



La lettura scenica di una parte del romanzo in versi (RSI-Radiotelevisione svizzera – RETE DUE).
Di e con Fabiano Alborghetti e Massimiliano Zampetti.



Cosa resta della vita di un uomo? E come raccontare quella vita, se è quella del proprio padre?

Fabiano Alborghetti torna a raccontare le vite dei fragili con un romanzo in versi potente e lancinante. Accogliendo la tradizione di Bertolucci, Pagliarani o Bellocchio e spingendola verso il memoir di Annie Ernaux, l’autore resta fedele alla sua vena civile più profonda attraversando una storia di famiglia, tanto privata quanto plurale.

Dalle screpolature dei ricordi e dalla memoria umiliata, Alborghetti ricostruisce un affresco tragico e umanissimo di una vita fatta di dislivelli. La narrazione si spoglia del mimetismo, viene gettato il velo letterario della finzione: ciò che resta è l’inventario della fame e del desiderio di riscatto; il decalogo delle scelte sbagliate, di un matrimonio fallito, delle mani pesanti sui figli “perché si educa così”; e, infine, di una vita ricominciata quando è troppo tardi. Alborghetti scompone la biografia del proprio padre per guidare lo sguardo sia attraverso la storia personale che quella generale raccontando di un mondo che ha subito i cambiamenti più che accoglierli.


Fabiano Alborghetti (1970). Ha scritto di critica, fondato riviste, creato programmi radio, progetti in carceri, scuole e ospedali ed è promotore culturale. Collabora inoltre come consulente editoriale per case editrici e riviste ed è nella commissione di programmazione di diversi festival. È stato co-fondatore e presidente della Casa della Letteratura per la Svizzera italiana (2019-2025). Attualmente è il responsabile per la Svizzera Italiana delle Letture Sul Sofà / Sofalesungen /Lectures Canap.
Nelle vesti di autore, rappresenta la lingua italiana e la Svizzera nel mondo su mandati ufficiali. Ha pubblicato 7 raccolte di poesia, tra le quali L’opposta riva, 10 anni dopo (La Vita Felice, 2013; Premio Ultima Frontiera 2014) dal quale i numerosi adattamenti scenici, anche in versione bilingue italiano-francese; il romanzo in versi Maiser (Marcos y Marcos, 2017; Premio Svizzero di Letteratura 2018) poi prodotto integralmente come radiodramma dalla RSI Radiotelevisione Svizzera. Per Gabriele Capelli Editore ha pubblicato nel 2022 Corpuscoli di Krause (Candidato Premio Strega Poesia 2023). La raccolta è stata poi adattata a spettacolo con musiche originali di Federica Gennai e portato in scena in numerose date in Svizzera. Sue poesie sono state tradotte, per riviste, antologie o in traduzione integrale, in più di dieci lingue; è inserito come autore di riferimento nella sezione letteratura della guida Lonely Planet Svizzera; è inoltre il primo poeta della Svizzera italiana a essere incluso in un numero della rivista scientifica Scientific American.
www.fabianoalborghetti.ch

Pubblicato con il sostegno di:
Pro Helvetia. Fondazione svizzera per la cultura
Repubblica e Cantone Ticino/Aiuto federale per la lingua e la cultura italiana


RECENSIONI / SEGNALAZIONI

© LetteraturaSvizzera/Viceversa, 24.09.2026

Storie di fallimenti
Ilaria Macera su Al figlio del pugile tremano le mani di Andrea Bianchetti e Il movimento elementare di Fabiano Alborghetti

L’esergo sartriano che Andrea Bianchetti ha scelto per Al figlio del pugile tremano le mani, edito per la collana Lyra di Interlinea nel 2025, potrebbe essere apposto senza difficoltà a Il movimento elementare di Fabiano Alborghetti, uscito quest’anno per Gabriele Capelli: «la storia di una vita, qualunque essa sia, è la storia di un fallimento».

Per la vita al centro del libro di Alborghetti, nuovamente alle prese con il romanzo in versi dopo Maiser, il fallimento a conti fatti potrebbe essere doppio, o triplo.

Il movimento elementare è la storia di un uomo nato in Valsesia negli anni Quaranta, emigrato a vent’anni nella Milano del boom, costretto in un matrimonio infelice, capofamiglia di un piccolo mondo domestico in cui la cronaca entra insieme alle cinghiate. A narrare è il figlio, che alla morte del padre tenta di ricostruirne la biografia alla ricerca delle radici prime del loro rapporto mancato. Ma sullo sfondo, come già in Maiser («E dicendo di quell’uno / di quanti altri avrai parlato?»), preme una mutazione collettiva di cui l’individuo è il punto di condensazione: il fallimento del padre è il fallimento di una generazione, incagliata tra le oscillazioni dell’economia e stati emotivi che non sa comprendere. A farne le spese è chi rimane:

Noi figli, invece, cresciamo,
pur se con la lentezza dei licheni.
Non siamo più gravitazioni lallanti
bensì destini terreni, in preda alla brezza.
Erbe selvatiche, ortiche animali:
occorre quindi ‘educarci’

L’educazione, a sua volta subita («mio padre è come può, attinge, ricalca») e legittimata dalla tradizione («si dirà che è normale / tirare ogni tanto un ceffone / non ha mai fatto male a nessuno»), è quella della violenza, che segna il fallimento ultimo: «abbiamo imparato a schivare la mano / persino quando si tende per una carezza».

*

Se Alborghetti intreccia collettivo e individuale, per la sua serie di fallimenti Andrea Bianchetti procede invece per accumulo. Al figlio del pugile tremano le mani racconta in quaranta poesie brevi la vita di un istituto commerciale ticinese: le «piccole storie fragili di scuola» (così il sottotitolo) ritraggono dal punto di vista del loro professore studentesse e studenti di una scuola «difficile» («Le scuole professionali / sono una terra di niente»); la scommessa è «ricostruire l’essere umano» in chi già si conta nella schiera degli sconfitti. In questa coazione a perdere, chi scrive si assume la responsabilità del testimone («io mi sono accorto, / mi sono accorto di tutti voi») – non a caso la nota al testo presenta il libro come «testimonianza diretta» di quello che accade a scuola. Ma il processo d’indagine non lascia fuori l’io: la registrazione investe e include chi registra, e il libro diventa allora il racconto di una crisi identitaria (così sempre nella nota al testo: «una testimonianza di quello che sono, che sono diventato, del mio percorso di docente, di essere umano»). Il peccato originario, d’altra parte, si annida nella famiglia dell’io-professore: è lì che si apre la raccolta, non in un’aula ma nella cucina di casa, dove il padre convoca il fratello bocciato e ne decide «il destino avverso» – la scuola commerciale.

Resta un ultimo oggetto da interrogare, lo strumento della testimonianza: la scrittura stessa. Bianchetti ne mette in scena la vulnerabilità: «Ho provato a scrivere questa poesia / decine di volte. Forse di più», si legge nel componimento che dà il titolo al libro. Il ragazzo ritratto è il figlio di un pugile, il primo della famiglia ad arrivare alla maturità; quando mangia, le mani gli tremano «un po’». Per lui l’io vorrebbe trovare le parole, e deve invece arrendersi: «Non so cosa scrivere di lui». Nei confronti del padre, la resistenza è ancora più antica: «Ho sempre avuto paura / di scrivere queste parole: / mio padre». La difficoltà dell’atto creativo si spinge fino all’ammissione dell’insufficienza: di fronte a una studentessa vittima di violenza non rimane che concludere «L’arte a volte non è abbastanza».

*

Da indagine a indagine, per il libro di Alborghetti il pensiero corre alla nekyia di matrice debenedettiana: l’incontro con le anime care che possano con il loro vaticinio mostrare la strada. Eppure, anche qui, già nelle premesse di metodo si insinua il dubbio. La ricostruzione biografica del figlio si basa su fatti parziali, ricordi d’infanzia, racconti familiari, qualche foto, un diario avuto solo «dopo le esequie»; in mancanza di prove, il narratore è costretto a lasciare la cronaca per l’invenzione: «ma del primo anno a Milano non ho tracce certe / praticamente nessuna, ed è tardi per chiedere ora. / Non esiste nemmeno una foto / e se esiste, è camuffata da altro / e pare quindi un altrove. Immaginiamo, allora». È la confessione di un’impotenza: voler ricostruire la vita altrui, anche di chi tanto ha influenzato la curva della nostra, significa ammettere zone buie che non ci è dato illuminare, e, a sforzo compiuto, riconoscere un nuovo fallimento – non è nella storia minuta che si trovano i come e i perché. I versi de Il movimento elementare non saranno allora una fotografia seppia, la mise en abyme del padre che sviluppa i rullini con le foto di famiglia, «tangibilmente stampate», e «ripete guardando / questa vita è la mia»; la chiave la darà invece l’immagine del figlio bambino che insieme al fratello accoltella di nascosto il divano: «Sono quelli gli anni della cinghia, e del battipanni / che non schiviamo. Per reazione / a turno, io, mio fratello / pugnaliamo il divano, col tagliacarte / infieriamo senza bene sapere il perché / ma dà sollievo».

*

Non spiegare, chiarire, sondare, ma raccontare. Per entrambi, i modelli sono di una certa linea poetica antilirica e narrativa che attraversa il Novecento italiano e riaffiora a più riprese, con alterne fortune, fino a oggi. Si parla di storie, per tornare all’esergo in apertura, con soluzioni formali diverse: per Fabiano Alborghetti il romanzo in versi e per Andrea Bianchetti – che pure ha già percorso la strada del romanzo in versi con Gratosoglio – il canzoniere narrativo. Per entrambi, la dimensione orale non è secondaria, ma è legata alla necessità comunicativa.

Il ritmo di Alborghetti si costruisce nell’intessitura metrica – il verso libero nasconde un’ossatura di misure brevi, quinari, senari, settenari, che nei versi lunghi si sommano a scandire le campate narrative, rime e assonanze lavorano come echi – a cui si aggiunge tutto un repertorio stilistico: la formularità degli attacchi, le chiuse gnomiche («come sempre fu per quei tempi», «ci vorrà tempo, si sa»), le anadiplosi, i chiasmi. La forma-elenco, da sempre modo della trasmissione orale, è sapientemente usata per ricostruzioni di setting. Valga, per tutto, l’incipit:

Il faccia a faccia
dell’essermi padre
dell’essergli figlio
inizia nel luglio millenovecentosettanta.
C’è ancora il Carosello, i Camaleonti
Don Backy, i Dik Dik
mio padre guida ancora la Fiat millecento
(è la stessa del viaggio di nozze)
ma tra poco passerà alla Ford Anglia, i fari a pinna
la carrozzeria che è bicolore.

Ma ci sono anche le marche specifiche della narrazione ad alta voce: «Dicevamo: via Canonica al numero otto / forse al piano alto, forse di sotto» (corsivo mio). Solo nelle ultime due sezioni, quando la prospettiva si avvicina e la famiglia si disgrega, con le sue monadi che si allontanano per traiettorie diverse, arrivano versi più corti e mozzi, piccoli accenni traumatici, sofferti.

*

La lingua di Bianchetti si libera di ogni tentativo di sovraordinarsi. Lasciato alle spalle l’affresco tra memoria individuale e collettiva di Gratosoglio, Bianchetti presenta qui istantanee emotive che sembrano piegarsi a un processo istintuale: la forma si assottiglia sotto l’urgenza di mettere su carta, il lessico più che domestico è colloquiale, la sintassi è quella del parlato, rare le concessioni alla rima. Le immagini sono accostate come si presentano, riportate come sono riferite (anche nella delicatezza della sospensione: una «ragazza inquieta», dalla cattiva condotta, che racconta «ogni tanto dorme con la figlia / della compagna di suo padre: / lei ha una camera da bambini, / troppo stretta per entrambe»). La freccia punta nella direzione della comunicazione spontanea, la stessa di Alborghetti, ma l’arco è diverso, e l’oralità prende il valore della deposizione.

A volte penso che non ci sia niente
per certe persone.
Niente soddisfazioni,
nessuna vittoria.
Ma è forse questo il punto:
c’è solo la vita.
Una profonda, inquieta,
forse troppo semplice
vita.

Verrebbe, allora, da recuperare questi versi finali della poesia sul figlio del pugile, per tentare la facile sostituzione vita/poesia. Dei danni che possono fare i padri si potrà parlare un’altra volta.

Link: LetteraturaSvizzera


© Alma Poesia, 31.07.2026

«Qui sono gli anni ruggenti»: recensione a “Il movimento elementare” di Fabiano Alborghetti
Di Alessandra Corbetta

L’opera Il movimento elementare di Fabiano Alborghetti (Gabriele Capelli Editore, 2026) si posiziona con saldezza al centro della ricerca che individua nel romanzo in versi lo strumento d’elezione per un’efficace riappropriazione analitica del reale.

Nel panorama letterario a noi coevo, spesso segnato da una progressiva polverizzazione del discorso lirico, laddove la parola tende ad avvitarsi su se stessa o a esaurirsi in una dimensione di angustiante solipsismo intimista, la traiettoria autoriale di Alborghetti spicca per rigore concettuale e uno stile coerente. Proseguendo quel cammino conoscitivo già bene avviato attraverso le prove precedenti, nelle quali il dato documentario, la memoria storica e la cronaca sociale venivano trasferiti dentro una solida architettura poematica, l’autore affina con questo volume la propria capacità di convertire la materia narrativa in una complessa meditazione di natura ontologica e sociologica. Il titolo dell’opera, infatti, non deve indurre ad alcuna fuorviante semplificazione, poiché l’aggettivo che qualifica la nozione di movimento non si riferisce a una linearità di matrice regressiva né a una riduttiva schematizzazione dei processi storici secondo categorie primordiali; al contrario, l’elemento primario cui il testo fa riferimento costituisce la radice costitutiva del gesto umano, quel grado zero dell’esistenza che si rivela nel momento esatto in cui il corpo si sposta nello spazio e viene inevitabilmente modificato dalla geografia, dal clima e dalle barriere ideate ed erette dalla storia.
Continua la lettura su: Alma Poesia


Azione, 22.07.2026

Cronaca di un padre mancato
Di Manuel Rossello

Romanzo in versi: il memoir poetico di Fabiano Alborghetti attraversa un legame familiare irrisolto mentre la storia italiana si rifrange nella quotidianità.

La dicitura «romanzo in versi» del pregevole Movimento elementare di Fabiano Alborghetti impone un’osservazione preliminare: quello della poesia narrativa è sempre stato un genere sostanzialmente estraneo alla tradizione poetica in lingua italiana, molto più rigogliosa sul versante idillico-elegiaco. L’ingombrante eredità petrarchesca ha pesato non poco nel far pendere la bilancia nel campo della liricità e dell’irrealtà. Volendo indicare antecedenti illustri a cui richiamarsi vengono a mente, certo, La camera da letto di Bertolucci, La ragazza Carla di Pagliarani e poco altro. A meno che non si ricorra alla produzione dialettale, per esempio i poemetti di Carlo Porta, nei quali la critica ha peraltro ravvisato dei capolavori. Viceversa, in area anglosassone la ballata gode di una lunga tradizione, e per fare due nomi tra i tanti menzionerei almeno il Don Juan di Byron o il Tam ’O Shanter di Burns, un horror ante litteram.

Acclaratane la peculiarità formale, come valutarne il risultato? Il pur inflazionato termine di «memoir» pare adeguato in prima battuta a circoscriverne i confini. La vita di un uomo è riepilogata alla luce del legame con il narratore, che temerariamente ne è anche il figlio. Ai versi è demandato il compito di «fare i conti» con il proprio padre, di rimarginare le ferite di un rapporto insieme profondo e manchevole, viscerale e incompiuto. Ma c’è di più.

Intanto si prova ritegno nello scandagliare e valutare la qualità di un testo calato fin nei recessi di un rapporto che, benché esibito al lettore, rimane privatissimo. La materia è presto detta: il figlio-autore registra quasi giorno per giorno i fallimenti e le frustrazioni del padre-protagonista. Ma il fatto che segua (e insegua) in un perenne presente la sua vita stentata e inappagata, dalla natia Valsesia alla periferia di Milano, dagli anni giovanili del secondo dopoguerra fino all’epilogo di pochi anni addietro, fa del narratore una sorta di «testimone assente». Malgrado l’assillo paterno di avanzare lungo i gradini della scala sociale, ogni tentativo è frustrato e il sogno di un pur modesto benessere svanisce.

L’astio della madre per un marito considerato inetto e incapace di trarre vantaggio dal boom economico finisce per provocare la fine del matrimonio. Intanto gli accadimenti della realtà brulicante di vita, quella più brutale come quella più banale, scorrono paralleli all’esistenza di suo padre, come intravisti da un finestrino appannato: il Carosello, la Primavera di Praga, il frigorifero Ignis, gli anni di piombo, Lotta continua, Seveso, la banda della Magliana, Ustica, la stazione di Bologna… Mentre la vita si consuma in un susseguirsi di giorni forsennati e insensati, l’autore registra il perdersi degli usi conviviali per l’implacabile necessità di vivere e di sopravvivere (la nonna che «ha dismesso da anni i canti affettuosi»).

A fare da sfondo c’è una Milano grigia e implacabile, ma non per questo meno vivace, con la Chinatown di via Sarpi ancora chiamata «il borg di scigulàtt» perché vi si coltivavano le cipolle; o con la nebbia ormai dissolta (la «scighera»), con il suo caratteristico odore.

Ogni esistenza è irripetibile, eppure è simile a tante altre vite stentate. Celato sotto la pietas verso il genitore si intuisce un sottotesto incandescente, un rimuginare incessante attorno a quel rapporto ora tenero, ora straziante, ma segnato per entrambi dal dubbio di essere stati inadeguati. Non si può insomma non avvertire a ogni pagina, quasi a ogni verso, una vibrazione sotterranea eppure tenace: il pulsare sismografico di quel rapporto irrisolto che in fondo è il destino di ogni relazione padre-figlio.

Link: Azione


Comune di Pietrasanta, 10 luglio 2026

Ecco la terna finalista del 70° Premio “Carducci”

Il nome del vincitore sarà svelato al termine della cerimonia in programma lunedì 27 luglio dalle 21,30 in piazza Duomo.

Descrizione

Sono Fabiano Alborghetti, Federico Italiano e Beatrice Masini, in rigoroso ordine alfabetico, i finalisti della 70° edizione del Premio Nazionale di Poesia “Giosuè Carducci”, promosso dal Comune di Pietrasanta con il patrocinio della Regione Toscana per rendere omaggio all’illustre concittadino. Il riconoscimento, dedicato alle opere edite in lingua italiana, svelerà il nome del vincitore lunedì 27 luglio, anniversario della nascita del primo Nobel italiano per la Letteratura, al termine della cerimonia in programma dalle 21,30 in piazza Duomo.

Fabiano Alborghetti è in lizza con “Il movimento elementare” (Gabriele Capelli Editore), un romanzo in versi che, ricomponendo e scomponendo la biografia del padre, dà voce alle esistenze più fragili e marginali. Di Federico Italiano è “Godzilla e altre poesie” (Guanda Poesia), un’opera che riflette sul presente e sulla responsabilità collettiva di un’umanità capace di alimentare scenari dai tratti apocalittici. Beatrice Masini, infine, si presenta con “Dammi per sempre giugno” (Molesini Editore), esordio poetico di un’autrice già affermata, una raccolta dedicata ai piccoli dettagli della quotidianità che, se non osservati o nominati, rischiano di svanire.

“Anche quest’anno – sottolinea la presidente della giuria, Ilaria Cipriani – abbiamo ricevuto un numero elevato di opere di grande qualità. La selezione è stata particolarmente impegnativa, con due o anche tre letture per alcuni titoli. Ci siamo confrontati con linguaggi e temi molto diversi tra loro, capaci di restituire immagini molteplici del nostro tempo: nell’anno in cui ricorre il 120° anniversario del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura a Giosuè Carducci, questa vitalità della poesia rappresenta il modo migliore per rendere omaggio al poeta di Valdicastello”.

La scelta della terna finalista è arrivata al termine di una selezione che ha visto in gara circa settanta opere provenienti da tutta Italia e che ha impegnato per diverse settimane la giuria, presieduta da Ilaria Cipriani e composta da Carlo Carabba, responsabile editoriale e consulente per Netflix; Ilide Carmignani, traduttrice, fra gli altri, di Roberto Bolaño e Luis Sepúlveda; Fabio Genovesi, scrittore e vincitore del Premio Strega Giovani; Antonio Riccardi, poeta, scrittore e critico letterario.

Link: Comunicato stampa del Comune di Pietrasanta


Un paio di brevi video per mostrare come si è svolta la presentazione del romanzo in versi di Fabiano Alborghetti “Il movimento elementare”, presso lo Studio Foce a Lugano, dove l’autore e l’attore Massimiliano Zampetti danno voce alle pagine del romanzo in versi.


© Mangialibri, 07.07.2026

Il movimento elementare

Autore Fabiano Alborghetti

Genere Romanzo/Poema

Editore Gabriele Capelli Editore 2026

Articolo di Alfredo Sgroi

Nel profondo Nord, cioè quello dei borghi montani, uscito stremato dal secondo conflitto mondiale, si vive in condizioni precarie. Alcune attività sono riprese. Ma non cʼè certo da scialare. Allora diventa necessario spostarsi verso le aree metropolitane, in cui a poco a poco avanza il boom economico. Questo è quanto accade al protagonista, la cui vita è raccontata dal figlio, venuto al mondo nel 1970. La famiglia, in questʼepoca inquieta, si è da tempo spostata a Milano. Il padre ha messo su famiglia; ha trovato un buon posto di lavoro; un buon gruppo di amici. Vive in una Milano profondamente diversa da quella di oggi: vi si vive a misura dʼuomo. E qui, dopo avere svolto il servizio militare, trova una certa agiatezza lavorando come autista per un cavaliere del lavoro. E, soprattutto, si sposa con una donna di estrazione sociale superiore. Figlia di un imprenditore dalla condotta morale non proprio cristallina. Comincia in questo modo una nuova vita, che incrocia le grandi trasformazioni innescate dalle contestazioni giovanili, dopo il boom economico degli anni Sessanta. Verso la precarizzazione crescente con cui deve fare i conti la generazione successiva…

In questo romanzo in versi, ma in versi che hanno una cadenza prosastica, Fabiano Alborghetti compie unʼoperazione di disseppellimento della memoria. Ma di una memoria che non è solo quella individuale, legata alla storia della sua famiglia. Perché in verità ciò che racconta è la trasformazione di un paese, lʼItalia, che passa dalla realtà rurale a quella industriale; dai piccoli borghi alle metropoli. Un mutamento, questo, culturale ed antropologico. Lʼautore lo descrive con tocchi leggeri, con un linguaggio essenziale, che brilla per la chiarezza. La versificazione, quindi, non appesantisce in alcun modo la lettura, che risulta decisamente scorrevole. E vivacizzata da alcuni snodi drammatici, nei quali fa capolino la crisi dellʼistituto familiare e il riflusso economico del Paese. Perché lʼautore non rinuncia, anche quando scava nella memoria, a lanciare messaggi di forte impatto civile.

Link: Mangialibri


thebookadvisor.it, 12.06.2026

Sopra le righe

Fabiano Alborghetti, Il movimento elementare: un romanzo in versi tra memoir familiare e romanzo storico
Un originale romanzo in versi che si fa inventario del reale
di Michela Bilotta

Con Il movimento elementare, Fabiano Alborghetti realizza un’opera di rara ambizione: un romanzo in versi che attraversa quasi un secolo di storia italiana intrecciando la vicenda privata di una famiglia alle trasformazioni collettive del Paese. È un libro che racconta la famiglia, il lavoro, la mobilità sociale, il desiderio e il fallimento, ma soprattutto il modo in cui le esistenze si trasmettono da una generazione all’altra sotto forma di eredità invisibili.

Fin dalle prime pagine lo scrittore dichiara il proprio campo d’indagine: il “faccia a faccia” tra l’essere figlio e l’essere padre. Da questo nucleo originario prende forma una lunga ricostruzione che ha per protagonista il padre, nato nel 1940 in Valsesia e seguito lungo il percorso che lo conduce dalla povertà del dopoguerra alla Milano del boom economico. La vicenda individuale si apre continuamente alla storia collettiva: il Vajont, l’emigrazione interna, l’industrializzazione, gli anni di piombo, l’austerity, la trasformazione urbana della metropoli lombarda.

Straordinario inventario del reale

Occorre qualche momento per entrare nel ritmo della narrazione e lasciarsi stupire dall’ossimoro di una prosa in versi che riesce a mantenere l’equilibrio tra il coinvolgimento emotivo e la precisione documentaria. Ma poi non si può fare a meno di lasciarsi andare, ammirati (continua a leggere su thebookadvisor.it)


© PULP Magazine, 4.05.2026

Recensioni

Fabiano Alborghetti / Lettera al padre (in versi)

Fabiano Alborghetti, Il movimento elementare. Romanzo in versi, Gabriele Capelli Editore, pp. 152, euro 17,50 stampa, euro 6,00 epub
di Lorenzo Mari

Al di là delle implicazioni più specifiche rispetto al testo cui prelude, il movimento elementare incluso nel titolo del nuovo libro di Fabiano Alborghetti è fin da subito una lieve e comunque chiara indicazione di poetica: è con un “movimento elementare” tra generi, sottogeneri e categorie – movimento che è proprio di una concezione della pratica poetica come ciò che è ineffabile della lingua – che si arriva infine al Romanzo in versi dichiarato nel sottotitolo.

Alborghetti, tuttavia, che aveva praticato in altre sedi la forma del “romanzo in versi” – non più di dieci anni fa, ad esempio, in Maiser (Marcos y Marcos, 2017) ­– e che è un estimatore anche a livello bibliografico di un genere frequentato, nel secondo Novecento, da Elio Pagliarani, Attilio Bertolucci o Alberto Bellocchio, e più recentemente da autori contemporanei di Alborghetti come Francesco Targhetta o Luca Ariano, non aderisce in tutto e per tutto agli stilemi del genere scelto, ma vi arriva in modo talora diretto, talora obliquo. E questo sembra accadere, in primo luogo, per il tema o movente dell’analisi individuato sin da subito dal testo, che si pone l’obiettivo di ripercorrere l’esistenza e poi il lutto per la morte del padre: un’esigenza classicamente lirica, dunque, che si fa largo via via nelle maglie, peraltro spesso assai lasche e accoglienti, del “romanzo in versi”, così, almeno, come l’intende l’autore.

A questo proposito, già nei Corpuscoli di Krause (del 2022, pubblicato sempre dalla casa editrice ticinese), si leggeva – nella misura più breve ed esplosa, naturalmente corpuscolare, di quei testi: «Dire rovina è dire perdita, o dolore. / […] Sono l’impronta di una frattura. / Ma non sono anche l’esorcismo alla paura?». La narrazione in versi può forse essere un modo per esorcizzare l’angoscia della perdita, costruendo un’indagine sulla biografia del padre che sancisce il distacco, relativizzandolo; succede, ad esempio, nelle pagine iniziali del Movimento elementare: «Mio padre per ora è soltanto un corpo / uno strumento per il racconto». Tuttavia, man mano che si procede nella lettura del libro, l’apparente neutralità della citazione precedente si scinde, da una parte, nel racconto doloroso di una famiglia spesso lacerata da tensioni e movimenti centrifughi («Siamo una famiglia, ma di sconosciuti / accostati dal caso», si legge, ad esempio, in un passo successivo) e, dall’altra, nell’epica di una famiglia impegnata nella fondazione della Croce Verde milanese, alla fine di quegli anni Settanta che, nella letteratura, nella storia e anche nell’agiografia – tanto progressista quanto liberale – italiana di quegli anni, sono stati quasi sempre raccontati da prospettive non solo politiche, ma anche culturali e dell’immaginario, molto diverse.

Inoltre, l’accensione filantropica del padre è ricondotta a una prima esperienza di soccorso volontario nel Vajont, sottolineando anche in quel caso l’andirivieni tra la storia famigliare e quella nazionale, talvolta internazionale – com’è del resto tipico dei romanzi in versi, con il suo caratteristico rischio di un didascalismo reciproco tra microstoria e macrostoria, qui più volte evitato, ma sempre latente. Del resto, la storia dell’iniziativa dei genitori dell’autore a favore della Croce Verde milanese ha un evidente sostrato epico, che culmina poi nella scena del funerale del padre.

Come spesso accade in questi casi, ci si ritrova a constatare e a commentare che «mio padre è stato un padre / per altri», momentaneamente alleggerendo il peso del proprio lutto famigliare e condividendolo con altre persone. Resta, però, nella pagina finale, dalla concentrazione lirica molto più intensa che nel resto del testo, il classico interrogativo della generazione dei figli: «Ti chiedo un’ultima cosa: insegna a me / che cosa vuol dire padre, o figlio», e poco prima con afflato lirico ancora più evidente: «Se dico dolore, affetto, promessa / la forma è la stessa? / E il suono?».

È lo stesso movimento elementare del libro a fornire una prima risposta, con l’oscillazione tra la forma del romanzo in versi e le varie occasioni liriche, sostenute non solo dall’enjambement (che qui ha anche la funzione esorcistica di scacciare il sospetto che un “romanzo in versi” sia soltanto un romanzo nel quale si va frequentemente a capo), ma anche da frequenti allitterazioni e più rapsodiche rime. Una risposta formale che infine quasi preserva un nucleo di dolore inaccessibile all’elaborazione poetica, quasi che infine si potesse mandare non un romanzo, ma una lettera in versi al padre, rinnovando i dilemmi resi famosi da Kafka in una missiva che non cerca risposte se non nella propria stessa elaborazione.

Link: pulplibri.it


© Mescalina, 02.05.2026

Fabiano Alborghetti “Il movimento elementare”

Capelli Editore, 2026, 152 pagine, 17,50 euro Poesie | Romanzo

Recensione di Laura Bianchi

Ricordi. Tracce. Cose, situazioni, suoni, movimenti elementari del tempo e delle persone. Non è prosa, non è poesia (anche se della poesia ha il ritmo, scandito dagli a capo), ma è un romanzo in versi, questo Il movimento elementare, del ticinese Premio svizzero di letteratura Fabiano Alborghetti che, dopo la morte del padre, nel 2020, ne affronta la figura e la vita, fermamente intenzionato a fissarne, per l’eternità relativa della nostra opera, il passaggio terreno. Un lavorio durato anni e ben undici versioni, che ora vede la luce, finalmente pacificato, pronto a essere condiviso con i lettori, che ne sappiano intuire i moti intimi e le intenzioni più profonde.

Plasmato sul modello dei romanzi in versi novecenteschi, che l’autore studia da anni, ma anche sulle letture di memoir e di quella che sempre più spesso, da biofiction scivola in racconti enfatici o paradossali, quello di Alborghetti è una creatura densa di suggestioni, che evita sia l’autoreferenzialità dei primi, sia il grottesco delle seconde, perché si focalizza sulla realtà di un’esistenza vista e vissuta attraverso l’acutissima sensibilità di un figlio tanto diverso dal padre, eppure simile, per alcuni aspetti.

I nomi propri, di persone o di luoghi, dettano il tempo e lo spazio di un’Italia sofferente, dal secondo dopoguerra in poi, e il microcosmo abitato dal padre e dalla sua famiglia diviene paradigma di un mondo difficile, in cui i sogni potevano trovare respiro, ma in cui questo poteva essere troncato in un momento. Leggiamo così di Varallo Sesia, di Milano (“Milano, via Canonica numero otto / appena più in fondo si apre l’Arena. / Adesso è tutto movida e locali, è Chinatown / ma qui siamo ancora negli anni Sessanta / è ancora il borgo degli ortolani, o meglio: / il borgh di scigulàtt. Zona popolare, ed è popolata.”), e poi del viaggio di nozze a Firenze, sua madre e suo padre, così diversi nell’estrazione sociale (dei ripettivi padri leggiamo: “Il costruttore, il muratore / La differenza dei modi, dei mondi. / Si ritroveranno nel giorno delle nozze./ Non si rivedranno mai più.”), e le prime difficoltà economiche, mentre fuori “il mondo che annega”, alla fine degli anni Sessanta, e ancora “l’edilizia popolare che ammassa a moderata pigione / la discrezione di un istinto borghese”, e il consumismo che invade ogni casa, con le marche a marcare il ritmo delle conquiste: “il frigo Ignis da 200 litri / per lavatrice una Castor/ i casalinghi in Moplen / il telefono Siemens, in bachelite”. Tempi e spazi che il lettore fa propri, seguendo i versi di Alborghetti, nitidi, precisi, che anatomizzano la parabola esistenziale di una coppia divenuta famiglia, col figlio a registrare tutto, minimi dettagli, come le gite fuoriporta, e macrosequenze cronachistiche, come l’inquinamento da diossina a Seveso o più tardi Černobyl’, mentre gli scontri generazionali si risolvono, per così dire, a cinghiate o colpi di battipanni. In questo modo, Storia e storie si intersecano e ci aiutano a comprendere le ragioni di alcune scelte personali, o di passaggi epocali, sfiorando il genere, forse non ancora toccato, di “romanzo storico in versi”.

Cosa resta? È compito del lettore scoprirlo; perché, da un punto in poi, la vita del padre assume un nuovo spessore, e, alla sua morte, qualche filo si riannoderà. La sua comprensione totale può sfuggire, ed è affidata alle parole della poesia, ma la lingua di Alborghetti, tra sententiae alla latina, reminiscenze dialettali, tecnicismi alla Gadda, si incide nella nostra memoria, e ci spinge a confrontare quella narrazione con la nostra, quella famiglia con quella che ci è toccato in sorte di avere, quell’epoca con la stessa che noi abbiamo vissuto, che stiamo vivendo. Il compito del poeta è concluso; sta a noi iniziare la riflessione.

Link: mescalina.it


La Sicilia, 16.04.2026

Alborghetti si misura col romanzo sperimentale
Di Lorenzo Marotta


Percorsi PerVersi, Radio Popolare, 10.04.2026
A cura di Paolo Massari

Paolo Massari in dialogo con Fabiano Alborghetti – “Il movimento elementare”

– Percorsi PerVersi –
Poesie, liriche, sonetti, slam poetry, rime baciate, versi ermetici, poesie cantate. Ogni settimana Percorsi PerVersi incontra a Radio Popolare i poeti e li fa parlare di poesia. Percorriamo tutte le strade della parola poetica, da quella dei poeti laureati a quella dei poeti di strada e a quella – inedita – dei nostri ascoltatori.


Il posto delle parole – Ascoltare fa pensare, 24.03.2026

Fabiano Alborghetti “Il movimento elementare”
Intervista di Livio Partiti

Cosa resta della vita di un uomo? E come raccontare quella vita, se è quella del proprio padre?

Fabiano Alborghetti torna a raccontare le vite dei fragili con un romanzo in versi potente e lancinante. Accogliendo la tradizione di Bertolucci, Pagliarani o Bellocchio e spingendola verso il memoir di Annie Ernaux, l’autore resta fedele alla sua vena civile più profonda attraversando una storia di famiglia, tanto privata quanto plurale.

Dalle screpolature dei ricordi e dalla memoria umiliata, Alborghetti ricostruisce un affresco tragico e umanissimo di una vita fatta di dislivelli. La narrazione si spoglia del mimetismo, viene gettato il velo letterario della finzione: ciò che resta è l’inventario della fame e del desiderio di riscatto; il decalogo delle scelte sbagliate, di un matrimonio fallito, delle mani pesanti sui figli “perché si educa così”; e, infine, di una vita ricominciata quando è troppo tardi. Alborghetti scompone la biografia del proprio padre per guidare lo sguardo sia attraverso la storia personale che quella generale raccontando di un mondo che ha subito i cambiamenti più che accoglierli.


Corriere del Ticino, 24.03.2026

Recensione di Estelle Vezzoli al romanzo in versi di Fabiano Alborghetti “Il movimento elementare” apparsa sul quotidiano “Corriere del Ticino”.


Alice, RSI Radiotelevisione svizzera RETE DUE, 14.03.2026

Fabiano Alborghetti ospite di ALICE.

Ecco la puntata del 14 marzo:


© Un mondo di libri

“Il movimento elementare” di Fabiano Alborghetti

Un memoir, scritto nel 2020, che attraversa il Novecento italiano e la storia di una famiglia, seguendo la vita del padre, nato nel 1940 a Varallo Sesia, attraverso lo sguardo di un figlio. L’infanzia del padre si svolge in una provincia dove la guerra resta un’ombra lontana, la scuola elementare è l’unico contatto con la formazione formale, e la vita si impara tra calzoleria, filanda e fabbrica. I ricordi si accumulano in immagini concrete: il lavoro quotidiano, le vacanze con i fratelli, i tentativi di risparmiare qualche soldo.

I versi del libro, liberi e frammentati, intrecciano narrazione quotidiana e riflessione interiore, talvolta spezzando il flusso con due versi isolati come piccoli lampi.

La scrittura rende visibile il tempo che passa, la fatica e le gioie di un’esistenza semplice e complessa insieme.

A vent’anni, il padre lascia il paese per Milano con una Lambretta e una valigia tra i piedi, cercando lavoro come elettricista. La città diventa teatro di nuove esperienze: il lavoro, le amicizie, gli incontri che cambiano il corso della vita, i trasferimenti, le vacanze e le piccole abitudini quotidiane. La vicenda familiare si intreccia con la società che cambia, con le trasformazioni della provincia e della metropoli, e con eventi che lasciano tracce profonde nei luoghi e nelle persone.

Tra le pagine emergono conflitti e tensioni: differenze tra fratelli, separazioni, l’educazione severa che segna i figli, ma anche la capacità di ricominciare e trovare spazi di leggerezza. Il libro è un omaggio alla figura del padre, nelle sue imperfezioni, ma anche nella generosità e nell’umanità che ha lasciato in eredità, frutto del suo impegno sociale e del modo in cui ha vissuto la propria vita. Il memoir esplora la vita del padre senza ridurla a semplice cronaca: ogni gesto, ogni scelta diventa occasione per riflettere sul tempo, sulle relazioni e sul senso della memoria.

Il libro si muove tra narrazione e poesia, fondendo la biografia personale con il racconto collettivo di un’epoca, restituendo con delicatezza le ombre e le luci della vita familiare, senza mai forzare il lettore verso un finale già scritto.

Link: Un mondo di libri


© LuciaLibri, 09.03.2026

Letture
Alborghetti, un padre generoso e imperfetto e l’Italia che muta
di Vanessa Camozzi

Tra prosa e versi un memoir che s’intreccia con la storia collettiva di un’epoca. “Il movimento elementare” di Fabiano Alborghetti è il racconto di un padre e di una famiglia dalla provincia alla grande città, un’eredità di generosità e umanità…

Un memoir che attraversa il Novecento italiano e la storia di una famiglia, seguendo la vita del padre, nato nel 1940 a Varallo Sesia, attraverso lo sguardo di un figlio.
L’infanzia del padre si svolge in una provincia dove la guerra resta un’ombra lontana, la scuola elementare come unica formazione, e la vita si impara tra calzoleria, filanda e fabbrica.

Il tempo che passa
I ricordi si accumulano in immagini concrete: il lavoro quotidiano, le vacanze con il fratello, i tentativi di risparmiare qualche soldo.
I versi del libro, liberi e frammentati, intrecciano narrazione quotidiana e riflessione interiore, talvolta spezzando il flusso con versi isolati come piccoli lampi.
La scrittura rende visibile il tempo che passa, la fatica e le gioie di un’esistenza semplice e complessa insieme.
A vent’anni, il padre lascia il paese per Milano con una Lambretta e una valigia tra i piedi, cercando lavoro come elettricista. La città diventa teatro di nuove esperienze: il lavoro, le amicizie, il matrimonio, i trasferimenti, le vacanze e le piccole abitudini quotidiane. La vicenda familiare si intreccia con la società che cambia, con le trasformazioni della provincia e della metropoli, e con eventi che lasciano tracce profonde nei luoghi e nelle persone.

Fra tensioni e leggerezza
Tra le pagine emergono conflitti e tensioni: differenze tra fratelli, separazioni, l’educazione severa che segna i figli, ma anche la capacità di ricominciare e trovare spazi di leggerezza.

Il movimento elementare (152 pagine, 17,50 euro) di Fabiano Alborghetti, edito da Gabriele Capelli, è un omaggio alla figura del padre, nelle sue imperfezioni, ma anche nella generosità e nell’umanità che ha lasciato in eredità, frutto del suo impegno sociale e del modo in cui ha vissuto la propria vita.
Una fusione tra biografia personale con il racconto collettivo di un’epoca, che restituisce con delicatezza le ombre e le luci della vita familiare.

Gli equilibri alimentati (e alimentari) sono fatti così.
Siamo una famiglia, ma di sconosciuti
accostati dal caso.
Emerge, talvolta, qualcosa di buono
una quota assegnata di serenità. Eppure…
La verità biologica non è bastante
e chi cerca salvezza sarà un disertore.

Link: LuciaLibri


© L’Osservatore, 7.03.2026


© laRegione, 26.02.2026


© Cooperazione, 26.02.2026

Un padre così
Di Sebastiano Marvin


© laRegione, 23.02.2026

Culture
Fabiano Alborghetti torna con un romanzo in versi autobiografico
ats, a cura de laRegione

Il poeta Fabiano Alborghetti, ticinese d’adozione, pubblica oggi “Il movimento elementare” (Gabriele Capelli Editore), un romanzo in versi autobiografico in cui ripercorre la storia della sua famiglia. Al centro vi è la figura di suo padre, un uomo tanto fragile quanto duro.

Alborghetti, nato a Milano nel 1970, non è nuovo ai romanzi in versi, con “Maiser” (Marcos y Marcos 2027) aveva riscosso ampio successo e si era aggiudicato un Premio svizzero di letteratura nel 2018.

In “Il movimento elementare”, che ha iniziato a scrivere nel 2020 – dopo la morte del padre – precisa l’autore nelle note alla fine del libro e che ha terminato nel 2025 grazie alla Borsa letteraria di Pro Helvetia, si legge in un comunicato stampa di Gabriele Capelli Editore, Alborghetti va a scavare nella sua storia familiare.

Un padre tanto fragile quanto duro
Lo scrittore parte dalla sua stessa nascita nel 1970 – il primo incontro con il padre – per poi iniziare una digressione che ripercorre la vita del padre, dagli inizi a Varallo Sesia, in Piemonte, nel 1940. Narra poi del suo trasferimento a Milano, dove incontrerà la futura madre di Alborghetti, figlia di buona famiglia.

Il poeta racconta dell’ambiente in cui il padre è cresciuto e di come questo lo ha forgiato nonché segnato. Passa poi all’infanzia sua e di suo fratello e alla crescita in un ambiente malsano, fra colpi di cinture e battipanni.

Ritmo spezzato
Pur basandosi su frasi sintatticamente ampie, il testo procede per una forte frammentazione del verso, che introduce un ritmo spezzato e una tensione costante nella narrazione. Tensione che rispecchia uno dei temi ricorrenti, la violenza sia fisica sia psicologica, su Alborghetti e il fratello.

L’autore, come spiega lui stesso nel corso del romanzo, troverà rifugio nei libri, nella letteratura, per scappare da quella dura realtà, fra povertà e violenza. Appena potrà scapperà per davvero.

Il padre poi verso la fine della sua vita – e del romanzo – cercherà di riscattarsi, tornando alle sue origini, trovando una nuova compagna con la quale sarà un uomo diverso. Troppo tardi però agli occhi del figlio.

Per la collettività
C’è poi il “movimento elementare” del titolo, tale dalla quarta delle undici versioni, viene precisato nella nota. Questo sembra far eco, da una parte alla voglia di riscatto del padre, giunta troppo tardi, e dall’altra al progetto suo e della madre per la collettività.

I genitori di Alborghetti sono infatti all’origine della “Croce Verde la Misericordia” nel 1977, poi diventata Fraternità di Misericordia di Milano nel 1984. Un’associazione composta da volontari soccorritori dove suo padre diventa “il padre di tutti”.

Nel romanzo, evocando tale progetto dei genitori, di cui vanno così fieri, c’è anche una certa amarezza: “Mio padre è stato un padre / per altri. Di tutti i gesti che ha mancato in famiglia / dovrò trovarne ragioni / come anche del fuoco, che gli arse dentro / che scaldò poco per casa / che si fece incendio, ma altrove.” (p. 139).

Lettura scenica
Alborghetti, assieme a Max Zampetti, porterà in giro per la Svizzera, la lettura scenica del libro, con una prima nazionale che si terrà il 1° marzo allo Studio Foce di Lugano. Il romanzo in versi verrà presentato in anteprima il 28 febbraio alle 15:30 alla Kornhausbibliothek di Berna assieme al poeta ticinese Yari Bernasconi. Seguiranno altre letture sceniche in Ticino nonché in Italia.

Alborghetti, che è attivo come promotore culturale, è stato co-fondatore e presidente della Casa della Letteratura per la Svizzera italiana dal 2019 fino allo scorso anno. È responsabile per la Svizzera italiana delle Letture sul sofà/Sofalesungen/Lectures Canap, che organizza incontri in varie lingue con autori in luoghi inusuali come salotti di privati. L’associazione si è vista attribuire il Premio speciale di mediazione nel 2025 dall’Ufficio federale della cultura. Con la raccolta di poesie “Corpuscoli di Krause” (Gabriele Capelli Editore 2022) è stato candidato al Premio Strega Poesia nel 2023.

Link: laRegione


© Satisfiction, 23.02.2026

Fabiano Alborghetti – Anteprima. Il movimento elementare
By Sergio Rotino

Esce oggi per Gabriele Capelli editore Il movimento elementare (pagg. 152, 17,50 €) il nuovo romanzo in versi di Fabiano Alborghetti.

Dico “nuovo” perché l’autore si è già confrontato con quello che potremmo definire una “idea poematica” del testo. Lo ha fatto con modalità differenti in L’opposta riva (2006) e Registro dei fragili (2009) per poi arrivare a strutturarsi in un flusso narrativo nel 2017, con Maiser, dove si raccontano sessant’anni della «storia comune di un uomo normale» e della sua famiglia, dal secondo dopoguerra fino ai primi lustri del nuovo millennio.

Proprio a Maiser sembra lrgarsi Il movimento elementare, dove la storia è sempre quella di un padre e di una famiglia. Ma qui la voce che narra è quella di un figlio, l’unico capace di affrancarsi dall’impronta di un destino che accomuna le generazioni e le seppellisce. Senza per questo dimenticare «ciò che è stato l’impianto di una famiglia sbagliata/le molte mancanze».

Basato quindi sulla storia vera, personale dell’autore, Il movimento elementare si pone nel solco di una poesia che vuole esplorare l’autobiografia in modo oggettivo, come viene usata da Annie Ernaux nei suoi lavori, fondendola con un contesto sociale e storico in cui siamo coinvoti tutti.

Così nei quattro capitoli in cui è diviso il libro, si attraversa l’evoluzione psicologica e morale di un padre (e non solo), insieme però agli eventi che incidono, trasformano una intera società dal 1940 al 2020.

Quello che colpisce nella poesia di Alborghetti, è il trovarsi davanti a un testo in cui la tensione all’autobiografia non si trasforma in sentimentalismo crepuscolare, né in facile retorica degli affetti. Il dettato resta teso (forse vigile), asciutto, a tratti affilato. La pietas si avverte per il portato “giornalistico” di cui sono carichi gli eventi, praticamente mai perché strategicamente insufflata fra i versi.

Una sobrietà testuale questa, che non vuole essere (e non è) cinismo esibito, bensì capacità di mettersi all’interno di quanto si racconta, senza che la materia tratta dal bagaglio delle esperienze private travolga in prima battuta il narratore.

Iniziato nel 2020 e terminato nel 2025 dopo ben undici stesure, questo magnifico poema è un involontario altare al padre, al come l’uomo si possa raccontare senza gloria eppure senza bisogno di infierire. Bastano gli accadimenti a riempire di senso la vita di un uomo e di chi gli sta attorno.

È però anche un altare al figlio, al personaggio che dice io, che resta come pura voce («Il corpo del figlio scompare») cui spetta il compito di raccontare le vicende presenti nei canti, che ne ammette il peso, che finalmente rompe il cordone ombelicale con la famiglia, che nella massima trasparenza afferma «Io diserto». E mantiene fede alla sua volontà di essere altro, di non farsi catturare dal movimento elementare, dal «tornare dove tutto è iniziato». Tranne che per farne storia esemplare e non catena.

Link: Satisfiction


© Il Libraio, 22.02.2026

Storia e presente del romanzo in versi
di Fabiano Alborghetti

Biblioteche e librerie spesso non sanno come classificarli. Eppure non è un genere nuovo, e ha avuto una solida fortuna nel mondo anglofono (decisamente meno in Italia). Parliamo del romanzo in versi: un genere letterario a sé, che fonde la libertà della poesia per raccontare una storia come un romanzo. Ecco un percorso di lettura ricco di spunti a cura di Fabiano Alborghetti, poeta e critico, in uscita con il romanzo in versi “Il movimento elementare”

Il romanzo in versi: camminare sui bordi per andare lontano…

Il romanzo in versi: un genere letterario a sé, che fonde la libertà della poesia per raccontare una storia come un romanzo. Le biblioteche non sanno come classificarli (normalmente li mettono nella sezione poesia) e le librerie fanno uguale; il pubblico non sa cosa aspettarsi e chi lo scrive, perlomeno in Italia, incontrerà reticenza da parte degli editori.

Eppure, non è un genere nuovo. Eliminando i precursori storici (i poemi epici), la prima lunga narrazione in versi moderna è Eugene Onegin di Puškin; il modello trova poi una forma pienamente contemporanea con Aurora Leigh di Elizabeth Barrett Browning (1856), il primo esempio di scrittura in versi sciolti.

Nel tempo, questa forma di scrittura troverà una solida fortuna nel mondo anglofono (dove è definitivamente sdoganato) una costellazione di risultati in italiano e, tranne rarissimi casi, l’inesistenza in quasi ogni altra lingua.

Il romanzo in versi in Italia

Gli albori del romanzo in versi in Italia vengono spesso ricondotti a Elio Pagliarani con La ragazza Carla (1962), storia di una segretaria nel pieno del boom economico, e La ballata di Rudi (1995), vicenda di un giovane marginale nella riviera romagnola di fine anni Cinquanta. In entrambi i casi si tratta però di poemi lunghi.

Il primo vero romanzo in versi contemporaneo è La camera da letto di Attilio Bertolucci (1984–1988; edizione completa Garzanti, 2020), dove in 46 capitoli si snoda la storia familiare dell’autore e dei suoi antenati. Tutti dicono Germania di Stefano Vilardo (Garzanti, 1975), racconto corale dell’emigrazione siciliana verso il Nord Europa, ne rappresenta un importante antecedente. Per tutti loro, la narrazione in versi di largo respiro non si ripeterà.

La maggior parte degli autori scrive infatti romanzi in versi “spot”, legati a progetti specifici: dal racconto di una generazione di universitari all’impasse (Perciò veniamo bene nelle fotografie, Francesco Targhetta, 2012; Mondadori 2019) all’amore travagliato nella Sarajevo degli anni Novanta (La cotogna di Istanbul, Paolo Rumiz, Feltrinelli 2010); dal suicidio inspiegabile della moglie (Cemento e vento, Noé Albergati, Capelli 2025) alla Torino delle periferie contrapposta a un altrove potenziale (Pacific Palisades, Dario Voltolini, Einaudi 2017), fino alla biografia di una cantante (Ballata di Nina Simone, Francesca Genti, HarperCollins 2021).

Una menzione a parte va a Stefano Massini con Qualcosa sui Lehmann (Einaudi 2016) e Donald. Storia molto più che leggendaria di un golden man (Ibid. 2025), entrambi debitori della sua formazione drammaturgica.

Colui che invece ha fondato la propria carriera scrivendo esclusivamente romanzi in versi è Alberto Bellocchio, raramente accreditato come il più prolifico autore del genere. Tra i suoi titoli: Il libro della famiglia (Il Saggiatore, 2004), Il romanzo di Aldo (Effigie, 2006), Sirena operaia (Il Saggiatore, 2000). Con uno stile tanto riconoscibile quanto talvolta irriverente, Bellocchio affronta temi a largo delta: storia familiare, infanzia, coscienza politica, in una produzione coerente sviluppata nell’arco di due decenni.

Romanzi in versi in traduzione

In questa costellazione di storie (dove ho tralasciato molti titoli), vanno citate alcune opere fortunatamente tradotte: un amore travolgente che è però un tradimento coniugale (Vero e mio e segreto e doloroso, di Sarah Crossan, Mondadori 2021) e, sempre a sua firma, la storia di due gemelle siamesi (One, Feltrinelli, 2017); la vita di Anne Beaumanoir, militante della Resistenza francese e neuroscienziata (Annette, un poema eroico, di Anne Weber, Mondadori 2021), la tossicodipendenza (Crank, di Ellen Hopkins, Fazi, 2011), la San Francisco degli anni ’80 (The Golden Gate di Vikram Seth, Guanda, 2008), i vagabondaggi di Fred durante la Prima guerra mondiale (Freddy Nettuno, di Les Murray, Giano 1998) o la riscrittura di un mito greco attraverso la vita di un quattordicenne contemporaneo (Autobiografia del Rosso di Anne Carson, La Nave di Teseo, 2020).

Prolifica autrice è stata Dorothy Porter: che sia la vita di un faraone (Akhenaton, Fandango, 2000), un omicidio e seguente investigazione (La maschera di scimmia, Ibid. 2001) oppure la caduta morale e psicologica di un accademico narcisista (Che gran capolavoro, Ibid. 2001) le sue narrazioni hanno il potere di transitare sia verso un grande pubblico che verso altri media: radio, teatro e La maschera di scimmia verrà trasposto per il cinema nel 2000; un destino recentemente capitato a Aniara, dello svedese Premio Nobel Harry Martinson (1904-1978): dal suo scritto del 1956, il film Aniara – Rotta verso Marte del 2018. Quello di Martinson è inoltre un caso unico: è un romanzo in versi di fantascienza (una “space opera”, ma non più disponibile in italiano).

Poemi e poemetti…

In parallelo ai romanzi in versi, coesiste una moltitudine di poemi e poemetti: dal già citato Elio Pagliarani a La comunione dei beni di Edoardo Albinati; da Il conoscente di Umberto Fiori a Poema di noi di Giorgio Piovano (1950, poi 2008) o i molti lavori di Ottiero Ottieri (ma la lista è davvero lunga).

Quando un romanzo in versi finisce, non resta un finale

I due generi hanno consonanze forti e spesso è arduo distinguerli ma c’è una differenza sostanziale: se il romanzo in versi nasce per raccontare una storia come un romanzo, ma usando i versi (i versi sono lo strumento e non il fine; se tolgo i versi, la storia comunque regge), nei poemi e poemetti la forma poetica viene prima (se tolgo i versi, l’impalcatura collassa). Una distinzione irrilevante per il lettore e di interesse solo per gli addetti ai lavori, che però spesso sono i primi a non notarne le differenze.

Il romanzo in versi è una creazione di rara postura: cammina sui bordi, con un passo che non riconosciamo del tutto, eppure ci porta molto lontano. Non corre, non riassume, non spiega: avanza battendo il proprio tempo e nei suoi versi la storia non si scioglie ma si incide. E quando un romanzo in versi finisce, non resta un finale: resta piuttosto una voce che continua a camminare nel lettore. Somiglia alla verità, ma profuma di poesia.

IL LIBRO E L’AUTORE – Fabiano Alborghetti è nato a Milano nel 1970 ma da tempo vive in Canton Ticino (Svizzera). Poeta, critico e promotore culturale, negli anni ha fondato riviste, creato programmi radio e rappresentato la lingua italiana in festival nazionali e internazionali, e non di meno è stato co-autore e presidente della Casa della Letteratura per la Svizzera italiana (2019-2025). Oggi collabora come consulente editoriale per case editrici e riviste.

Dopo aver pubblicato sette raccolte di poesia – tra cui Corpuscoli di Krause, candidato al Premio Strega Poesia nel 2023 e pubblicato da Gabriele Capelli Editore – e il romanzo in versi Maiser (Marcos y Marcos), con il quale ha vinto il Premio Svizzero di Letteratura, ora arriva in libreria con Il movimento elementare (Gabriele Capelli Editore).

Questo nuovo romanzo in versi (genere che l’autore studia e colleziona da oltre quindici anni) vuole “raccontare le vite dei fragili”, e muovendo da una lunga tradizione cerca di rispondere ad alcune domande fondamentali. Cosa resta della vita di un uomo? Come raccontare quella vita, se è quella del proprio padre?

Partendo da una storia vera, Alborghetti ricostruisce le vicende umane del proprio genitore, e così facendo amplia lo sguardo sulla Storia e sui cambiamenti che hanno segnato un mondo. Si sviluppa così un’opera che tende al memoir, tra desiderio di riscatto e scelte sbagliate, un’educazione fatta di “mani pesanti” e un matrimonio fallito…

È così che il privato e il pubblico si uniscono all’interno di una riflessione sul legame padre-figlio e sull’eredità di ciò che è stato.

Link: Il Libraio.it


Il movimento elementare – SEIDISERA Magazine – RSI RETE UNO

Il movimento elementare
Di Angelica Arbasini

“ll movimento elementare”, Gabriele Capelli editore, è il nuovo romanzo in versi di Fabiano Alborghetti. Dopo “Maiser” (Premio svizzero di Letteratura 2018) e “Corpuscoli di Krause” (candidato al Premio Strega Poesia 2023), Alborghetti torna a interrogare le vite marginali e i destini spezzati. Al centro del libro, domande radicali che attraversano l’intera narrazione: cosa resta della vita di un uomo? E come raccontarla, quando quell’uomo è il proprio padre? Attraverso una scrittura che rinuncia al velo della finzione, l’autore compone un affresco tragico e profondamente umano fatto di memoria ferita, fame, desiderio di riscatto, errori irreversibili, violenza educativa, fallimenti e ripartenze tardive.


© Rivista di Lugano, 20.02.2026

Quel che resta della vita di un uomo


Nero su Bianco, Radiotelevisionesvizzera La1, 15.02.2026

Grazie a Rachele Bianchi Porro che, durante la trasmissione “Nero su Bianco” del 15.02.2026, ha parlato anche de “Il movimento elementare”, il romanzo in versi di Fabiano Alborghetti.

Per rivedere:


© Storie di carta, Teleticino, 14.03.2026

Segnalazione di Laura Zucchetti del romanzo in versi di Fabiano Alborghetti “Il movimento elementare” su Teleticino.

Link: Storie di carta


© L’Informatore, 13.02.2026

Si segnala l’uscita imminente del romanzo in versi “Il movimento elementare” di Fabiano Alborghetti


IL LIBRAIO.IT, 24.01.2026

“Il Libraio.it” segnala i libri da leggere nel 2026. In lista anche Fabiano Alborghetti con “Il movimento elementare”.

«Quali sono i nuovi libri da leggere nel 2026, a partire dai primi mesi dell’anno? Quali i romanzi, i saggi e le raccolte di racconti e poesie da non perdere e le novità più attese da chi ama fumetti, manga e graphic novel? Nel nostro speciale, in anteprima centinaia di consigli di lettura per tutte le età»
IL LIBRAIO.IT

Link all’articolo: IL LIBRAIO.IT


Comunicato stampa

Il poeta Fabiano Alborghetti pubblica Il movimento elementare

In libreria dal 23 febbraio 2026

Dopo Maiser (Premio svizzero di Letteratura, 2018) e Corpuscoli di Krause (Candidato Premio Strega Poesia, 2023) Fabiano Alborghetti pubblica il romanzo in versi Il movimento elementare.
Iniziato nel 2020 e terminato nel 2025 grazie alla Borsa letteraria di Pro Helvetia, il romanzo in versi ha visto undici versioni e precedentemente anche un diverso titolo. Il movimento elementare diventerà il titolo definito dalla quarta riscrittura in avanti.
È previsto un ampio tour di presentazioni con anche un adattamento per letture sceniche tra la Svizzera e l’Italia, con numerose date in programma: tra queste si segnalano i primi appuntamenti del 1 marzo allo Studio Foce di Lugano con lettura scenica di Max Zampetti e il 7 marzo al Museo Vela di Ligornetto, dove Fabiano Alborghetti sarà in dialogo con Mauro Paolocci.

Basato su una storia vera, Fabiano Alborghetti torna a raccontare le vite dei fragili con un
romanzo in versi potente e lancinante. Accogliendo la tradizione di Attilio Bertolucci, Elio Pagliarani, Alberto Bellocchio (e dei romanzi in versi del novecento che Alborghetti studia e colleziona da oltre quindici anni) e spingendola verso il memoir di Annie Ernaux, l’autore
resta fedele alla sua vena civile più profonda attraversando una storia di famiglia, tanto privata quanto plurale.

Le domande che attraversano l’intero romanzo sono Cosa resta della vita di un uomo? E come raccontare quella vita, se è quella del proprio padre?
Dalle screpolature dei ricordi e dalla memoria umiliata Alborghetti ricostruisce un affresco tragico e umanissimo di una vita fatta di dislivelli. La narrazione si spoglia del mimetismo, viene gettato il velo letterario della finzione: ciò che resta è l’inventario della fame e del desiderio di riscatto; il decalogo delle scelte sbagliate, di un matrimonio fallito, delle mani pesanti sui figli “perché si educa così”; e, infine, di una vita ricominciata quando è troppo tardi.
Alborghetti scompone la biografia del proprio padre per guidare lo sguardo sia attraverso la storia personale che quella generale raccontando di un mondo che ha subito i cambiamenti più che accoglierli.

Il romanzo è stato pubblicato con il contributo di “Pro Helvetia, Fondazione svizzera per la cultura” e “Repubblica e Cantone Ticino/Aiuto federale per la lingua e la cultura italiana”.

Fabiano Alborghetti, Il movimento elementare, Romanzo in versi, 152 pp, Euro 17,50 (I), ISBN 978-31285-66-7


Fabiano Alborghetti (1970). Ha scritto di critica, fondato riviste, creato programmi radio, progetti in carceri, scuole e ospedali ed è promotore culturale. Collabora inoltre come consulente editoriale per case editrici e riviste ed è nella commissione di programmazione di diversi festival. È stato co-fondatore e presidente della Casa della Letteratura per la Svizzera italiana (2019-2025). Attualmente è il responsabile per la Svizzera Italiana delle Letture Sul Sofà / Sofalesungen / Lectures Canap.

Nelle vesti di autore, rappresenta la lingua italiana e la Svizzera nel mondo su mandati ufficiali. Ha pubblicato 7 raccolte di poesia, tra le quali L’opposta riva, 10 anni dopo (La Vita Felice, 2013; Premio Ultima Frontiera 2014) dal quale i numerosi adattamenti scenici, anche in versione bilingue italiano-francese; il romanzo in versi Maiser (Marcos y Marcos, 2017; Premio Svizzero di Letteratura 2018) poi prodotto integralmente come radiodramma dalla RSI Radiotelevisione della Svizzera Italiana. Per Gabriele Capelli Editore ha pubblicato nel 2022 Corpuscoli di Krause (Candidato Premio Strega Poesia 2023). La raccolta è stata poi adattata a spettacolo con musiche originali di Federica Gennai e portato in scena in numerose date in Svizzera.

Sue poesie sono state tradotte, per riviste, antologie o in traduzione integrale, in più di dieci lingue; è inserito come autore di riferimento nella sezione letteratura della guida Lonely Planet Svizzera; è inoltre il primo poeta della Svizzera italiana a essere incluso in un numero della rivista scientifica Scientific American.


Le presentazioni fra Svizzera e Italia

Dal libro è tratto anche una lettura scenica per voce sia dello stesso Alborghetti che di Max Zampetti per Ex-Novo Teatro (Lugano) con una prima nazionale il 1° marzo allo Studio Foce, in collaborazione con Agorateca (prima data nazionale).

Il viaggio fatto di parole e voci prenderà il via sabato 28 febbraio alle 15.30 alla Kornhausbibliothek di Berna con Yari Bernasconi, per proseguire come detto la domenica 1° marzo alle 16.30 allo Studio Foce di Lugano con la lettura scenica insieme a Max Zampetti, e sabato 7 marzo alle 16.30 al Museo Vela di Ligornetto con Mauro Paolocci.
Seguiranno gli incontri domenica 8 marzo alle 15.30 al FestivalLibro di Muralto con Andrea Fazioli e domenica 15 marzo alle 17.00 a Bedano con Moira Bubola.
Il tour proseguirà poi giovedì 20 marzo e sabato 21 marzo a Vicenza con Marco Fazzini, domenica 22 marzo alle 17.00 al Teatro di Banco con Olimpia De Girolamo e sabato 28 marzo alle 17.00 al Rifugio Letterario di Massagno. Altri appuntamenti in programma saranno sabato 18 aprile alle 17.00 alla Libreria Al Ponte di Mendrisio, domenica 19 aprile alle 17.30 al Circolo Culturale Biasca @ Bibliomedia con Andrea Fazioli, e venerdì 24 aprile alle 18.00 alla Libreria Metamorfosi di Sondrio con Silvia Monti. Sono inoltre confermate numerose date da Maggio 2026 in poi (Il calendario delle presentazioni è in aggiornamento e sempre disponibile sul sito dell’editore nella pagina EVENTI&INCONTRI.


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