«La scrittura è scarna, essenziale, senza inutili fronzoli, ma al contempo poetica» – “Galel” di Fanny Desarzens – CriticaLetteraria.org
© CriticaLetteraria, 18.01.2025
Recensione
Un’amicizia salda come la roccia: “Galel” di Fanny Desarzens
Di Sabrina Miglio
Galel
di Fanny Desarzens
Gabriele Capelli Editore, 2024
Traduzione di Carlotta Bernardoni-Jaquinta
Paul, Jonas e Galel sono amici, un’amicizia nata in montagna la loro, su nella Baita di Paul, il rifugio ristorante, meta di varie escursioni. Amici che si vedono una volta all’anno, in estate, ma che sono legati da un sentimento fortissimo, profondo, solido e saldo come le rocce che li circondano. Jonas e Galel sono guide alpine (anche Paul lo è, ma da tempo ha deciso di dedicarsi al rifugio) e conducono gruppi di escursionisti su e giù per le valli di Lesiun e Tesor. La Baita è diventato il loro punto d’incontro.
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Quel posto è in alta quota, i tre ragazzi sono definiti dal luogo, il loro essere stesso è connaturato alla montagna, ne fa parte. Solo lì si percepiscono interi, compiuti, in pace con se stessi.
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Intorno a loro gli escursionisti, i gruppi che fanno da contorno. C’è quella che ha mal di schiena, quello che ha le vesciche ai piedi e i cerotti che si staccano, c’è quello che cade e ruzzola giù dal pendio. Di questi ultimi, però, non sappiamo nulla; i protagonisti sono loro, Paul, Jonas e Galel. Eppure sarà proprio ciò che capita a un escursionista a cambiare la direzione della storia.
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Questo romanzo è una scommessa. Gabriele Capelli Editore porta in Italia, in traduzione, un testo della letteratura svizzera contemporanea, pluripremiato in patria. Fanny Desarzens, classe 1973, è un’autrice diplomatasi in Arti visive alla Haute école d’art et de design di Ginevra e questa sua formazione si percepisce nel libro che è, innanzitutto, un romanzo di colori, il grigio della roccia, il verde del prato, il blu del cielo, il rosso, il giallo, il viola, il bianco dei fiori, il marrone della terra umida. Poi è un romanzo di odori e profumi, che si sprigionano fra le righe, l’erba che rinasce dopo il gelo invernale, le cipolle e il sedano della zuppa che riscalda la Baita di Paul e ristora gli escursionisti affaticati dalla salita. E poi è un romanzo di relazioni: Paul, Jonas e Galel sono descritti dalle loro emozioni, sempre un po’ trattenute, com’è costume delle genti di montagna.
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Camminare, è questo il verbo magico del romanzo, quello attorno al quale tutto succede. Camminare in montagna, seguendo la propria andatura, lasciando che la mente costruisca pensieri e gli occhi guardino il paesaggio. Lo spezzarsi di questo ritmo, in seguito all’incidente occorso a Galel, imprime una svolta potente nella storia.
Oltre ai tre ragazzi, la protagonista principale del romanzo è la montagna. Vista nel suo paesaggio e nello scorrere lento, e allo stesso tempo veloce, delle stagioni.
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La scrittura è scarna, essenziale, senza inutili fronzoli, ma al contempo poetica e quasi impalpabile in certe notazioni paesaggistiche. Anche i dialoghi sono ridotti al minimo, e non potrebbe essere diversamente, ma lasciano trasparire molto più di quello che dicono.
Galel è la storia di un’amicizia maschile, raccontata da una voce femminile, e che si dipana al cospetto della montagna, il personaggio femminile più forte del romanzo.
Il testo integrale della recensione lo trovate qui: criticaletteraria.org

