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© La bottega del Barbieri, 15.11.2021

«Primitivo»
David Lifodi sul romanzo di Pedro Lenz

Il cantiere è al centro della storia che ha come protagonisti il giovane Charly, muratore per scelta e «proletario modello» e Primitivo, suo compagno di lavoro più anziano e giramondo: dopo aver abbandonato la Spagna in età adolescenziale all’epoca della guerra civile, a seguito del dilagare del franchismo, attraversa Francia, Canada, Messico e Uruguay.

Primitivo rappresenta per Charly una sorta di secondo padre o di fratello maggiore con il quale può aprirsi senza sentirsi in difficoltà: parlano di politica, il ragazzo riceve consigli sul lavoro e, più in generale, su come affrontare la vita. Siamo nella Svizzera tedesca, anni Ottanta, quando, un giorno, Charly viene a sapere della morte di Primitivo a causa di un banale incidente sul lavoro che lascia sgomento non solo lui, ma tutti i suoi compagni di lavoro.

Da quel momento, incaricato di occuparsi del funerale, Charly ripercorre la vita e le esperienze di Primitivo, ancora più convinto che il suo posto sia quella working class di cui ha scelto di abbracciarne gli ideali decidendo di percorrere la strada dell’apprendista muratore piuttosto che proseguire gli studi.

Come ha sottolineato nella postfazione Reto Sorg, “Primitivo” unisce il vissuto dell’autore, Pedro Lenz, all’immaginario, in un viaggio attraverso gli ideali della giustizia e dell’uguaglianza sociale, che accomunano Charly, i suoi amici, il vecchio emigrato spagnolo e don Nicolás, il sacerdote incaricato di presiedere la funzione funebre di un ateo convinto, ma che rappresenta un’altra figura a cui il giovane apprendista muratore si appoggia non appena percepisce che si tratta di un religioso alternativo e molto aperto alle istanze esterne alle mura della chiesa.

In un mondo dove già allora era molto comodo avere delle certezze, Dio per i credenti, i sandinisti per quei rivoluzionari che nei primi anni Ottanta guardavano con speranza al Nicaragua, Primitivo sostiene che «dubitare non è sbagliato. Il dubbio fa parte del passaggio all’età adulta». È in questo frangente che Charly comprende come sia quello il momento in cui lui stesso si avvia verso l’età adulta e abbandona l’adolescenza, scoprendo che la storia del suo amico e mentore è legata sotto certi aspetti a quella del criminale nazista Mengele, giunto fino in Uruguay, dove si era sposato sotto falsa identità per sfuggire alla cattura degli Alleati.

Il cantiere ha come protagonisti principali Charly e Primitivo, ma anche gli altri operai, una squadra che sembra un affresco dell’internazionalismo a partire da Ricardo, un portoghese sbattuto in Africa a combattere per lo sciagurato sogno coloniale lusitano. E ancora, colpiscono i dialoghi tra Primitivo e Charly, come se ognuno di loro due rappresentasse l’alter ego dell’altro, su Octavio Paz, Pablo Neruda e Nicanor Parra, sulla letteratura, ma anche sui valori dell’amicizia, della solidarietà e del rispetto reciproco.

Charly è Pedro Lenz, l’autore del romanzo che, come il giovane protagonista della storia, ha una madre di origine spagnola, fa l’apprendista muratore e si riconosce nei principi di uguaglianza tra tutti gli esseri umani, nel coniugare il lavoro manuale a quello intellettuale, «nei libri e nei mattoni».

Al termine del libro, che rivela il mistero del criminale nazista scomparso e di quel sacchetto di pelle con decine di monete d’oro nelle mani di Primitivo, il funerale rappresenta una sorta di ultimo omaggio al vecchio operaio: Charly legge una poesia di Rubén Dario, risuona la musica jazz e don Nicolás prosegue nelle celebrazione secondo quanto aveva deciso insieme al giovane apprendista muratore.

Le ultime volontà di Primitivo erano state rispettate perché di sicuro il compagno di Charly non avrebbe avuto nulla da ridire su don Nicolás, che si riconosce in quell’emancipazione culturale alla base della formazione di Charly-Pedro Lenz.

Link: labottegadelbarbieri


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