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Flavio Stroppini
Sotto il cielo del mondo
Romanzo
15×21 cm, 168 pp, Euro 17,00
ISBN 978-88-31285-11-7

Disponibile anche in versione digitale su numerose piattaforme (Apple Books, Amazon, Kobo, ecc).

Alvaro Giacometti viveva una vita tranquilla, sicuro nella quotidianità del piccolo paese di montagna nel quale era cresciuto. Questo finché gli giunse notizia della morte del padre che non vedeva da decenni. Scoprì che l’uomo che lo aveva abbandonato per diventare un marinaio era tornato a vivere non molto distante. Andò a casa sua e gli si parò davanti il modello di una nave cargo: dodici metri di ferro e altri materiali da cantiere.
Perché?
Alvaro Giacometti non trovò altra soluzione che ricostruire la storia del padre ripercorrendone le orme. Trovò un indizio e raggiunse Gdansk, là ne trovò un altro e continuò in un avventuroso girovagare per i porti del mondo.


© Tutorial, RSI RETE UNO, 15.01.2021 (Alice, RSI RETE DUE)

Intervista integrale allo scrittore Flavio Stroppini.
Al microfono di Massimo Zenari, lo scrittore presenta “Sotto il cielo del mondo”.
Intervista andata precedentemente in onda su Alice, RSI RETE DUE.


Flavio Stroppini. Ha pubblicato i romanzi “Kubi goal!” per Casagrande Editore (2016), “Pellegrino di cemento – Le voyage d’orient cento anni dopo Le Corbusier” (2012), “Niente salvia a maggio” (2004) per GCE Editore; “I cani” per le edizioni Fuoridalcoro; e la raccolta di racconti “Scarafaggi” per le edizioni Ulivo (2009). Sue le raccolte poetiche “Lo Strahler” (2014) per le Edizioni Fuoridalcoro; “Assemblaggio informazioni verosimili quotidiane”(2008) per le Edizioni Alla Chiara Fonte, Lugano, 2008 e Bar Macello (2001) per GCE Editore. È presente in varie antologie: “Gotthard, Landscape, Myths and Technology”, Scheidegger & Spiess (2016); “Chi sono io? Chi altro c’è lì?”, Franco Cesati Editore (2016) e “Come diventare scrittore di viaggio”, Lonely Planet (2018).
Da anni scrive e dirige radiodrammi per la Radiotelevisione Svizzera Italiana. È regista della serie radiofonica “Semm ammò chì” per cui scrive alcune puntate. Del 2017 il progetto “fabula”, che racconta in 50 radiodrammi 2600 anni di storia di una valle alpina. Nel 2018 il radiodramma “Essere o…” da lui scritto e diretto viene selezionato a rappresentare la Svizzera al prestigioso Prix Italia. Suoi gli spettacoli teatrali “Il viaggio di Arnold” (parte di un progetto crossmediale che unisce il teatro alla radiofonia, al web, al cinema e alla letteratura – copione pubblicato da Gabriele Capelli editore), “Prossima fermata Bellinzona” (documentario teatrale sulla ferrovia al sud delle Alpi), “Kubi” (con Amanda Sandrelli) e “Tell”.
Del 2018 il progetto di teatro-walking “Sì, Rivoluzione!” che, coinvolgendo svariati artisti, racconta il centenario dello sciopero nazionale elvetico.
Da anni scrive reportage per diversi giornali e riviste.
Sue sceneggiature sono state presentate in svariati Festival internazionali e trasmessi da televisioni di tutto il mondo. Del 2009 il documentario sulla guerra nei Balcani “Custodi di guerra”, scelto dal Comitato Internazionale della Croce Rossa per rappresentare le Convenzioni di Ginevra. Sempre del 2009 il videoclip “The Race, Heavenly States”, premio sceneggiatura Lincoln Rising Stars Competition e in onda ai Grammy Award 2009 sulla CBS. Del 2012 il cortometraggio “Questo è mio!”, realizzato da Eric Bernasconi in occasione del 300’ della nascita di Rousseau per la Radiotelevisione Svizzera.
Insegna narrazione del reale alla Scuola di Storytelling & Performing Arts Holden di Torino e al Master di Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali dell’Università Cà Foscari di Venezia.
Ha tenuto reading e conferenze in Svizzera, Italia, Francia, Germania, USA, Cina, Iran, India, e Tunisia. Grazie al suo lavoro è stato invitato a rappresentare la Svizzera alla “Settimana della lingua italiana nel mondo” a Mumbai, Tehran, Tunisi, Washington DC, Guangzhou, Shanghai, Beijing e Hong Kong.


Dello stesso autore:

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RECENSIONI/SEGNALAZIONI

© GAS, 18.09.2021

“Sotto il cielo del mondo” insieme a Flavio Stroppini
Di Fabrizio Quadranti

Un romanzo ticinese davvero bello. Lo ha scritto Flavio Stroppini. È da leggere. Avete voglia di una storia potente, vecchia come il mondo ma sempre attuale? Scritta con uno stile inequivocabile: evocativo e, a tratti, giustamente ridondante? Ma unico, e speciale? dove ogni tanto si percepisce Baricco, o Davide Longo, e poi Conrad, Hemingway ma… la propria essenza non viene mai persa?

Se avete voglia di tutto questo allora non lasciatevi sfuggire “Sotto il cielo del mondo”, scritto da Falvio Stroppini. Un libro stampato, dall’editore ticinese Gabriele Capelli, un po’ di tempo fa (precisamente nel novembre 2020) ma facilmente recuperabile e, comunque, caldamente consigliato.

Il tema che soggiace a tutte le 165 pagine è quello della ricerca del proprio io, l’essenza profonda e specifica. Esplicata, con scavi psicologici non sempre diretti ma frequentemente indotti, attraverso le avventure (o storie “sotto il cielo del mondo”) del suo protagonista. Alvaro Giacometti, due volte orfano: la madre muore di parto alla sua nascita, il padre invece è in giro per il mondo, e quando scrive una qualche rara cartolina nemmeno gli sa dare un nome. E lui cresce con la zia, anche lei portatrice di tribolazioni e tragedie diverse.

Alvaro ha sicuramente un’intelligenza sopra la norma e, soprattutto, ha una sensibilità carica di un’inquietudine che non trova argini. La terra ferma è uno stato non contemplato nella sua esistenza. Fino ad una certa età si sfoga nelle scarpinate in montagna (siamo al sud delle Alpi), magari in compagnia del suo amico fraterno, poi, dalla tarda adolescenza, con qualche bevuta all’osteria sempre con l’amico amico Franco. E sono momenti decisivi per la sua formazione: tante domande e poche risposte, qualche sogno applicato alla realtà (“ho visto una vacca volare: è difficile da spiegare… è come se quell’immagine avesse interrotto la glaciazione“) e troppi conti che non tornano.

Molta aria, cielo e roccia. Per vivere trova una soluzione a lui congeniale: aiuta i compaesani nelle questioni burocratiche (“avevo trentotto anni senza quasi accorgermene. Il mondo mi scivolò addosso tra una bevuta e l’altra con Franco. Lui era diventato un docente di scuola elementare, io mi occupavo delle tasse di tre quarti del paese“). Poi, quasi in risposta all’ennesima domanda esistenziale (“la vita è fatta da chi osserva e da chi fa: io cosa faccio? io devo fare qualcosa“) si ritrova con un’inaspettata ma travolgente risposta da Line, una donna del paese: “tu hai fatto qualcosa”, gli dice dopo aver stappato una bottiglia.

E qui cambia tutto. La rivelazione della ventura paternità riavvolge il suo stato mentale: il figlio che diventa padre, lo scombussolamento nel dover comunque rapportarsi al genitore scappato proprio in un frangente simile. E una forza più grande di lui che sembra rapirlo, trascinarlo sulle orme paterne. Perché la storia del non aver un nome, perché la fuga paterna deve capirla, assimilarla, perché, perché troppi perché. Il romanzo qui diventa di viaggio, forse anche di avventura. In pratica Alvaro gira il mondo: Polonia, Thailandia, Turchia, Irlanda e via … fino all’India.

Una spedizione che si rivela carica di sorprese, su tutte il padre che non è morto, pur essendo stato “funeralizzato”. Lo incontra e scopre che lui, Alvaro, per il genitore un nome ce l’aveva: “minchione”, ecco cosa era agli occhi paterni, un “minchione”.

Pagine dense di pathos, momenti memorabili che vanno in collisione con risposte eluse, o frasi capite a metà. Inizia una specie di caccia al tesoro, sconvolgente ma anche entusiasmante. “Perché dobbiamo chiacchierare di cose stupide ? Troppa filosofia fa male“. Un viaggio intorno al mondo ma anche dentro sé stesso, e domande sul perché in pratica lui sta facendo la stessa cosa che ha subito, e penato.

La narrazione sa anche essere intensa, ogni tanto il lettore trova una gran bella meraviglia quando meno se l’aspetta. E citazioni, riferimenti: “ho capito che ognuno deve affrontare la cattiva sorte, i suoi errori, la sua coscienza e tutto quel genere di cose. Non possiamo stare sempre lì, al centro del monumento che ci siamo eretti e credere che qualcuno venga a magnificarci..” Che bel romanzo!

Per chi scrive “Sotto il cielo del mondo” sarebbe da adottare come lettura nel secondo biennio di scuola media: ha talmente tanti aspetti che in pratica si potrebbe affrontare l’intero programma. Ultima osservazione: fosse stato stampato in Italia, magari da un editore importante, questo romanzo sarebbe finito dritto in parecchie finali di premi diversi. Abbiamo infatti letto di molto peggio fra questi titoli in nomination. Ovviamente non si vuole togliere alcun merito all’editore ticinese Cappelli, davvero encomiabile nel proporre questa storia. Chapeu, a lui e, ovviamente a Flavio Stroppini.

“Sotto il cielo del mondo”, 2020, di Flavio STROPPINI, Gabrielecapellieditore, 2020, pag. 165, Fr. 22,00.

Link: GAS


© La bottega dei libri, 23.04.2021

Recensione: “Sotto il cielo del mondo” di Flavio Stroppini
di Sahira

“In tutta questa bugia che è la vita non devi rischiare di capire davanti alla morte che non c’è nient’altro, nient’altro che te stesso e quello che avresti potuto fare. Tutti ti hanno fatto credere qualcosa, tu hai creduto a te stesso e te ne sei rimasto lì a osservare il mondo che avresti potuto conquistare.”

Questa è la storia di un viaggio, un viaggio fisico, ma soprattutto interiore… un addentrarsi, passo dopo passo, in terre sconosciute per scoprire gli anfratti della propria anima.

Il protagonista, Alvaro Giacometti, ha dentro di sé una fastidiosa irrequietezza che non gli permette di vivere una vita piena. Abbandonato dal padre ancor prima della nascita, orfano di madre appena venuto al mondo, cresce insieme alla zia paterna che lo ama come il figlio che ha perso. Suo padre Libero è un marinaio. Davanti all’annuncio della sua prossima paternità sceglie di non esserci, segue d’istinto proprio quella libertà che il suo nome evoca, senza pensare alle conseguenze che la sua lontananza può provocare in quella creatura che porterà il suo cognome.

Unico segno della sua esistenza, per il piccolo Alvaro, saranno quelle cartoline che regolarmente riceverà dai luoghi più disparati. Curiosamente, sono sempre indirizzate alla sua mamma che non c’è più: probabilmente quell’uomo che si forgia del titolo di padre non conosce neanche il suo nome. Sa almeno che la donna che ha amato, sempre che l’abbia amata davvero, è morta? A volte questo il bimbo se lo chiede, ma senza pensare troppo a quel padre fantasma. Cresce vivendo alla giornata, credendo solo in ciò che può vedere e toccare. E ci sono le montagne, il suo paesino, il suo amico Franco e zia Ines. E c’è la scuola, nel tempo libero il pollaio di Irma dove lui e Franco, nascosti dal mondo, cominciano a “imparare a essere grandi”.

Il giorno del suo diciottesimo compleanno, però, una sorpresa lo attende. Rientrato a casa, trova suo padre comodamente seduto nella poltrona del salotto.

“Lo riconobbi subito, senza che nemmeno si presentasse. Lo guardai come si guarda qualcuno che dovrebbe essere importante ma non si capisce il perché. Lui, abituato alle tempeste e alle bonacce di tutto il mondo, lo capì e mi disse “Sono comunque tuo padre, questo ho imparato navigando”

La rabbia, seppellita per tutti quegli anni, emerge all’improvviso. Sul vecchio marinaio riversa una caterva di insulti che, però, provocano in lui, come unica reazione, un sorriso ironico che sfodera con nonchalance prima di lasciare la casa.

Nonostante questo, i due decidono di conoscersi, ma l’esperienza si rivelerà un fiasco per il ragazzo che, alla fine, si sentirà più solo di prima.

“Dentro ero vuoto, non c’era proprio niente. Né amore ne odio. Nemmeno indifferenza. Niente. Prima di dormire pensai che dovevo cavarmela da solo, allenarmi a dosare le forze, abituarmi a quella stranezza che lo scendere sia più complicato del salire.”

Quella sarà l’ultima volta che vedrà suo padre. Scoprirà poi, al suo funerale, che in realtà il vecchio, negli ultimi anni, aveva vissuto a due passi da casa sua. Di lui gli rimarranno una cospicua eredità in denaro e la casa dove ha passato la sua vecchiaia.

Nel salotto dell’abitazione ormai vuota, troneggia, occupando quasi tutta la stanza, il modello della Rhin, la nave con la quale Libero Giacometti ha solcato i mari. Come e perché abbia riprodotto in scala ridotta quell’imbarcazione, Alvaro non lo sa. Ma capisce che suo padre, tramite essa e altri indizi che trova quasi per caso sparsi per la casa, vuole fargli arrivare qualche messaggio. Se vuole coglierlo dovrà recarsi nel luogo che il primo indizio gli suggerisce.

Cosa deve fare? La donna che ama aspetta un bambino da lui, la sua vita sembrava per una volta tanto aver preso la giusta direzione. Vincerà l’amore, l’affetto per quella creatura che ancora non ha visto la luce, o sarà il mare a chiamarlo, come è successo a sua padre che è sparito dalla sua vita proprio per ascoltare il richiamo delle sirene?

Ho cercato di riassumere il più brevemente possibile questo libro, ma in realtà ci sarebbe ancora tanto da dire. Alvaro non è un personaggio semplice, da spiegare in poche righe. Il suo mal d’anima è un pungolo che, per tutta la vita, lo torturerà, portandolo addirittura a fare ciò che ha fatto suo padre e per cui lui lo ha odiato tanto.

Le pagine che lui scriverà in prima persona diventeranno il suo diario personale, il racconto di se stesso che farà avere a sua figlia Alyssa una volta raggiunta la maggior età. Vuole che lei sappia chi è l’uomo che chiama papà, il perché ha deciso di non essere affianco a sua madre nei momenti più delicati della sua maternità, e non solo perché ha scelto di andare, ma soprattutto perché è tornato e cosa ha imparato da questo suo girovagare alla cieca.

Flavio Stroppini sa sicuramente catturare l’attenzione del lettore col suo linguaggio non formale e pieno di colori. E, infatti, ciò che più risalta in questo romanzo non è la trama che, a partire da un certo punto in poi, possiamo dire che diventi un susseguirsi di azioni ripetitive, quanto piuttosto il calarsi nella mente del protagonista e confondersi con lui mentre prosegue questo viaggio che non ha una meta definita.

Alvaro va avanti seguendo il vento, quel soffiare che tempo prima ha trascinato suo padre per le strade del mondo. Ora è lui, suo figlio, a venire travolto dall’ignoto; lui che, senza averlo mai conosciuto veramente, ripercorre i suoi passi, ritrovando in sé il sangue irrequieto del suo stesso genitore.

Viaggio per il mondo, viaggio nel passato diventato presente, viaggio dentro se stessi, tante sono le forme del viaggiare che Stroppini inserisce nel suo romanzo. E ci fa capire che il viaggio più importante che l’essere umano può compiere, il più difficile da affrontare, è quello che lo porta alla ricerca del vero Io. Alvaro tornerà a casa cambiato dopo quest’avventura, perché navigare negli anfratti della propria anima potrà sicuramente portare alla deriva, ma sarà solo così che si troverà l’isola del tesoro.

A chi di voi è capitato di trovarsi a combattere con mostri da se stessi costruiti? A me spesso… e non sempre se ne esce vincitori, ma l’importante è imparare a affrontarli.

“Chiusi gli occhi e mi vidi come dall’alto a sguazzare nel fango di tutta la mia storia. Mi venne da sorridere. Mi compatiii e mi feci tenerezza. Dovevo proprio sentirmi così solo per affrontare quel viaggio…Lo avevo colpevolizzato unicamente per non mettermi davanti a uno specchio e capire chi fossi…”

Buona lettura a tutti.

Link: La bottega dei libri


© il Mattino della domenica, 4.04.2021

Libri da scoprire…
di Omar Ravani

Sotto il cielo del mondo
Flavio Stroppini

Da uno scrittore di casa nostra, a un altro. È il turno di Flavio Stroppini, che con questa bella storia dal sapore tormentato e profondo, ci fa vivere l’avventura di un uomo, Alvaro Giacometti, che lascia la moglie incinta per seguire le orme di un padre che in realtà non è mai stato tale.

Avventuriero, donnaiolo e senza radici, il genitore fedifrago esercita sul protagonista un’attrazione che all’inizio sembra inspiegabile.
Con il dipanarsi della narrazione però, ci si accorge che forse Alvaro è meno lontano di quanto si possa immaginare dalle caratteristiche di suo padre. Nel suo peregrinare per il mondo il Giacometti si trova a toccare i quattro angoli della Terra, dopo che il funerale del genitore sembra avere posto un argine invalicabile tra le due esistenze.
Ma un colpo di scena finale, per altro inatteso, come si addice ad ogni colpo di scena, rimescolerà il tutto, facendo anche cambiare il punto di vista della storia.

Il mio giudizio sul libro di Stroppini è parecchio positivo. Le descrizioni dei paesaggi e dei personaggi che il protagonista incrocia nel suo viaggio sono vivide e rendono perfettamente l’idea. Non aspettatevi però un road-movie nel vero senso della definizione, perché non si tratta di questo.
Il viaggio effettivo è una metafora di quello figurato, che porta Alvaro ad una profonda introspezione e a rivedere la maniera con la quale giudica e amministra i suoi rapporti.
Insomma, una storia tutta da vivere.


© Viceversa letteratura, 08.03.2021

Sotto il cielo del mondo di Flavio Stroppini
Recensione di Matteo Ferrari

IN BREVE
In Sotto il cielo del mondo Flavio Stroppini si cimenta per la prima volta con la misura del romanzo, senza tuttavia discostarsi da quella che è la cifra di tutte le sue opere: il racconto di viaggio. L’opera narra infatti, in un’atmosfera incredibile e a tratti perfino assurda, il lungo periplo con cui Alvaro Giacometti raccoglie in giro per il mondo indizi che gli permettano di capire chi sia stato suo padre Libero e perché, per seguire l’indole girovaga, abbia abbandonato tutto e tutti per navigare i mari di mezzo mondo su una nave cargo. Inseguendo il fantasma del padre assente, Alvaro imparerà a conoscere quest’ultimo, ma farà anche i conti con sé stesso.

RECENSIONE
Sotto il cielo del mondo, ultimo titolo del ticinese Flavio Stroppini, inizia con la nascita del protagonista, Alvaro Giacometti, avvenuta quando dalle Alpi «scendeva un caldo vento da nord» (p. 7) che appare presto come qualcosa di molto simile a un presagio. Infatti, mentre Alvaro nasce, la madre muore di parto. Il padre Libero invece (nomen omen) è assente, in giro per il mondo a seguire l’anima girovaga che ne ha fatto un marinaio. Alvaro crescerà accudito dalla zia Ines che – in un tragico ribaltamento del destino che la lega al nipote – il giorno del parto aveva invece perso il proprio, di figlio, mentre il padre di quest’ultimo, un musico capitato in paese e mai più ritornatoci, si trovava anch’esso da qualche parte sotto il cielo del mondo. È proprio la zia a battezzare il ragazzo con il nome dell’artista vagabondo di cui si era innamorata, Alvaro, quasi fosse anche questo un presagio. Quando il figlio compie diciotto anni il padre riappare per un breve saluto, scontrandosi però con l’ira di un figlio che da lui si è sempre sentito abbandonato. È dunque tanta la sorpresa quando, anni dopo, alla notizia della morte di Libero, Alvaro scopre che il vecchio marinaio in pensione aveva vissuto i suoi ultimi anni poco distante da lui, senza tuttavia mai palesarsi. Un’ulteriore ragione per odiare questo padre-non padre. Nel salotto di quello che è stato il suo ultimo appartamento, che Alvaro visita dopo il funerale, troneggia una riproduzione della nave cargo sulla quale Libero ha trascorso la maggior parte della propria vita, la Rhin. Un modello in ferro lungo oltre dieci metri, ultima stranezza di un «maledetto rapporto padre e figlio che non era risolto» (p. 46). Quando poi, plastificato sul fondo di una bottiglia di rum rimediata nello stesso appartamento, Alvaro scopre un numero di telefono, sente che da lì deve partire se vuole provare a capire veramente chi fosse suo padre. Come il primo indizio di una caccia al tesoro, il numero lo conduce in Polonia, a Gdansk-Danzica, prima tappa di un pellegrinaggio sulle orme del padre, in cui paradossalmente quest’ultimo si rivela più presente di quanto non sia stato in vita. Un viaggio da una parte all’altra del globo, attraverso i porti dai quali Libero è transitato. Alvaro decide di compiere tale ricerca da solo, abbandonando la fidanzata Line, che è incinta di una bimba e che fatica a capire e ad accettare. Lo stesso romanzo è costruito come una lunga spiegazione che, anni dopo, Alvaro indirizza alla figlia nel frattempo diventata maggiorenne, Alyssa. Un nuovo tassello al grande tema di fondo che aleggia su tutto il libro: quello della paternità, assunta o mancata.

Flavio Stroppini è conosciuto per la scrittura teatrale e i racconti di viaggio, e Sotto il cielo del mondo, pur essendo il suo primo romanzo a pieno titolo, non si discosta dalle precedenti narrazioni in quanto celebra proprio il valore conoscitivo del viaggio. Luoghi e incontri si susseguono tra le pagine come una litania ondivaga che strega il protagonista: Polonia, Thailandia, Turchia, Irlanda e via di seguito fino al gigantesco cimitero-cantiere di Alang, in India, dove nel 1983 la Rhin venne rottamata e dove ad attendere Alvaro vi sarà una sorpresa. Un viaggio irregolare, in cui a una lunga pausa può seguire un’improvvisa accelerazione. Proprio la velocità e l’apparente casualità con cui, dopo momenti di stallo, si compiono i balzi in avanti che permettono ad Alvaro di proseguire la ricerca, conferiscono al romanzo un’atmosfera incredibile, a tratti perfino assurda per la leggerezza con cui il protagonista si lascia trascinare in un’avventura in giro per il mondo attratto da quello che potrebbe trovare e noncurante di quello che lascia. Ma forse è proprio la natura impulsiva e inquieta dei due protagonisti, padre e figlio, che rende possibile ciò, che spiega cioè come mai un uomo decida di abbandonare la fidanzata incinta per inseguire dei vaghi indizi che un padre assente avrebbe disseminato per lui ai quattro angoli del globo.
Se il romanzo ha un limite, questo è nell’intreccio replicato su cui è costruita la ricerca del protagonista (viaggio-incontro-ripartenza) che, soprattutto nella parte centrale, allenta la tensione narrativa, mostrando scopertamente la storia per quello che è: non vera trama quanto pretesto per celebrare il viaggio in quanto tale. E proprio l’atto del viaggiare, insieme alla magia dell’incontro che spesso comporta, anima le pagine del libro, se è vero, come confessa lo stesso protagonista, che «sotto il cielo del mondo costruiamo quelle che saranno le nostre rovine» e «sogniamo quelle che saranno le nostre avventure» (p. 85), ma anche che «sotto il cielo del mondo la realtà supera la fantasia» (p. 146).
Al centro di queste avventure, quasi inutile specificarlo, vi è il mare, anche se, paradossalmente, il libro finisce per guardare con occhio più benevolo alla montagna, perché il mare, come confessa uno dei numerosi personaggi incontrati da Alvaro nel corso del suo peregrinare, è tutt’altro che calmo:

“La terraferma si salverà solo dov’è ripida oppure dove non conviene costruire delle strade” disse una volta Aarif, il marinaio che mi aveva affittato una camera nella sua casa. Bevevamo un caffè mentre fuori il vento sbatteva le onde contro gli scogli.
“La terraferma è uno strano posto, c’è chi dice che solo in montagna uno se ne può stare tranquillo.”
“O in mare” risposi.
“In mare un accidente! Il mare non è calmo per niente. È un vulcano. Erutta da un momento all’altro. A te sembra che se ne stia lì, buono. E invece non hai capito niente. Uno, due, tre ed eccoti a ballare.”
“E dove si può stare tranquilli?”
“Non si può.”
“Nemmeno in un cimitero?”
“No.” (p. 108)

A immagine di questo passo, il libro, e soprattutto i suoi due personaggi principali, vivono contesi tra polarità irrisolte: prima tra tutte, proprio quella che oppone la montagna, luogo delle origini, al mare, che pare attrarre entrambi come luogo del destino. Ma anche la polarità tra quiete e ansietà. Perché Libero è, come scopre il figlio nel corso del viaggio, «uno di quelli che culla l’inquietudine con l’irrequietezza» (p. 153). Il viaggio per capire le scelte e l’indole di un uomo refrattario alla staticità e alle responsabilità diventa così un modo non solo per capire meglio chi sia stato il proprio padre e per riavvicinarsi a lui, ma anche per scoprire il mondo e soprattutto per conoscere più a fondo sé stesso e farci i conti.

LINK: Viceversa


© Rockerilla, 01.03.2021

“Stroppini riesce a creare personaggi estremamente definiti e caratterizzanti. Da non perdere”

Link: Rockerilla


© Illustrazione ticinese, Gennaio 2021

In viaggio per scoprire l’ignoto e noi stessi
di Natascha Fioretti

Un giro intorno al mondo – nel libro di Flavio Stroppini “Sotto il cielo del mondo” appunto –, una coperta di stelle a scaldare il cuore indurito dalle ferite della vita, incontri inaspettati e tante sorprese a sovvertire quel punto di vista ormai acquisito, scontato sulla propria esistenza. E poi una scelta presa in un momento cruciale che avrà delle conseguenze importanti e che ci ricorda come nella vita non sia possibile tornare indietro e avere una seconda opportunità.

Quando te la giochi, quando tradisci la fiducia di una persona che conta su di te, tutto il bene a l’amore non bastano a metterci una pezza. I cocci infranti a terra insomma non si ricompongono e non resta che assumersi le proprie responsabilità. Il tutto scritto nero su bianco da un padre, Alvaro, per sua figlia Alyssa. Per spiegarle come sono andate le cose. Perché ha abbandonato la madre. Forse perché nelle famiglie i destini si ripetono. Forse perché il richiamo del passato è stato più forte del futuro. Forse perché l’animo umano fa giri complessi che portano a complicarci la vita inutilmente quando tutto potrebbe essere semplice. O forse perché al cuor non si comanda, per quanto indurito e ferito prima o poi si desta e non resta che seguirlo.

Così Alvaro, cresciuto con la zia Ines che venera tutti i Santi, un giorno decide di scoprire chi era suo padre e si mette a seguirne le orme, grazie agli indizi che il lupo di mare gli ha lasciato quando era ancora in vita. Tra i tanti c’è una canzone, la canzone di Libero che accompagnerà Alvaro in ogni porto e in ogni luogo e – ad un certo punto – fa più o meno così… “in mezzo al mare sei attorniato solo dalla linea dell’orizzonte e ognuno ha la sua, perché ci vede quello che ci vede”.

La prima tappa del viaggio è a Gdansk in Polonia, qui incontra Pavel, un marinaio amico di suo padre. Seguono Bangkok, Istanbul, Crosshaven dove conoscerà Martha, Tunisi, Alang in India e poi il ritorno a casa.

Il viaggio come metafora della scoperta di sé stesso attraverso la conoscenza dell’altro e dell’ignoto. Un viaggio che nasconde un rischio, le parole sono quelle del suo amico Franco “Diventerai come tuo padre. Nessuno capirà niente e fotterai il cervello a qualcun altro che ti verrà a cercare. Questa cosa è un virus, una malattia, un’ossessione. Perché?”.

La storia sembra ripetersi, tale padre tale figlio. Facile lasciare gli ormeggi e salpare lasciando la responsabilità agli altri. Facile, in questo caso, soprattutto se si è uomini. Ma la lettera alla figlia Alyssa spiega tante cose e forse, alla fine, sotto il cielo del mondo Alvaro ha trovato la sua strada.

Link: IT


© puntoZIP, la cultura in un piccolo spazio, 9.02.2021

Libri
Recensione: “Sotto il cielo del mondo” – …a sbarcare e salpare diventi un uomo di proprietà del mare
di Anastasia Marano

Libero: ci può essere nome più odioso per un padre?
Se lo chiede Alvaro e per non darsi una risposta taglia tutti i fili che portano al suo cuore. Si chiude in quella anaffettività che è un urlo disperato sigillato nel silenzio. Libero, suo padre, è poco più di un fantasma, una entità inafferrabile racchiusa nei contorni di una cartolina che arriva puntuale a ricordargli che suo padre c’è, respira in qualche parte del mondo, in qualche paese esotico e bellissimo, ma inesorabilmente lontano da lui.

Una cartolina, poche parole, un saluto. Una cartolina che il padre continua ad indirizzare senza logica al fantasma della moglie, morta mentre Alvaro veniva al mondo.

E in questo mondo Alvaro prova a vivere una vita tranquilla, arroccato nel suo paesino di montagna, una vita iniziata con la perdita della madre e il padre lontano, in chissà quale porto. Il quotidiano diventa il suo orizzonte. Ma a volte scrutando disilluso quell’orizzonte puoi vedere una mucca volare e muggire galleggiando nel cielo, e allora la quieta montagna dimena i suoi fianchi e ti dà uno scossone. E se è vero che il senno continua a ripeterti che il quadrupede era sollevato da un elicottero arrivato in suo soccorso, nel tuo sguardo resta impressa forte quell’immagine fantastica che scardina ogni tua certezza.

Il mondo di Alvaro dunque non è imperturbabile. Non lo sarà neppure quando un giorno, beffardamente, il padre busserà alla porta della zia che lo ha cresciuto, per poi sparire di nuovo nel nulla. Riempire il vuoto lasciato da questa non-presenza è una sfida quotidiana.
Uscire vittoriosi da questa sfida non è semplice. La via più breve è chiudersi nel proprio guscio. Fino a quando arriva la notizia della presunta morte del padre, e questo guscio esplode.

Con esso esplode il racconto che cambia registro e assume una nuova fascinazione, quasi mistica. Alvaro spinto da un istinto ancestrale, si mette alla ricerca della vera identità di suo padre, passando in rassegna tutto un corredo di enigmatici indizi, arcaiche visioni, sogni premonitori, una strana nave chiusa in una stanza e le strofe in rima di una misteriosa canzone.

La canzone di Libero:
“C’era una volta la storia di un uomo che non sapeva proprio dove andare sbarcava e salpava senza pensare che il mare è sia cattivo che buono. Come riusciva a dormire nella tempesta? Chiudeva gli occhi e sognava un amore sognava ogni porto, ogni sua festa dormiva sereno con la pace nel cuore.”
Una canzone che “Parlava anche di tempeste, montagne e di come si diventa proprietà del mare”.

Il libro diviene il viaggio tra terraferma e mare di un uomo senza radici, costretto a variare continuamente confini per ritrovare le tracce di suo padre e la sua identità. La narrazione assume le sembianze di una ballata, ogni capitolo inizia con le stesse parole, come il rincorrersi di un ritornello che si ripete uguale e differente ogni volta:
“il giorno diventò il giorno dopo…dormii sognando di dormire in un comodo letto…poi bevvi un tè e pensai ai cibi dai sapori sconosciuti che avrei incontrato.”
I sapori sono quelli di Gdansk in Polonia, di Bangkok, di Istanbul e d’Irlanda, di Lekeitio, nei Paesi Baschi, di Tunisi, di Gujarat, nel Nord dell’India. Di mare in mare Alvaro incontra personaggi suggestivi e talvolta inquietanti, tutti legati in qualche modo a suo padre.
Ricostruisce così la storia di un uomo con cui inizia a sviluppare, ora che lo crede morto, un rapporto leale e sincero, pur tenendo sempre vivo il dolore determinato dalla separazione.

Ogni tassello del viaggio si trasforma in una situazione comunicativa col passato, funzionale alla ricerca del sé di Alvaro, e allo sviluppo della sua autonomia non più solamente nelle vesti di figlio abbandonato, ma finalmente nei panni di “persona”. Ogni tassello del viaggio ricostruisce un pezzetto di storia di quella misteriosa nave alla cui meticolosa costruzione era intento Libero prima di svanire.

Sarà proprio vagando sotto il cielo del mondo che le situazioni di conflitto tra padre e figlio tenderanno a scemare, interrotte quando il padre lo riterrà opportuno per giungere, con un finale a sorpresa, a un confronto col passato più maturo. Come si suol dire, “da uomo a uomo“.
Anche e soprattutto nella percezione che Alvaro avrà finalmente di sé stesso come tale.
E come tale, come uomo, interromperà una eredità di dolore, riuscendo a divenire padre a sua volta. Un padre presente e amorevole, che per tutto il tempo del romanzo non fa altro che raccontare la propria favola a sua figlia.
“Che dirti figlia mia? Sotto il cielo del mondo costruiamo quelle che saranno le nostre rovine. Sotto il cielo del mondo sogniamo quelle che saranno le nostre avventure”.

La nave di Libero può essere finalmente distrutta e mai più salperà dal porto dell’amore, “che a continuare a sbarcare e salpare diventi un uomo di proprietà del mare”.

L’autore Flavio Stroppini attraverso le varie fasi del viaggio di Alvaro, ci obbliga a indagare sulla nostra psicologia. Nel confronto tra le pagine con realtà e mondi così differenti, siamo costretti a porci domande: quanto di me è veramente mio? Quanto di ciò che sono è il risultato della vita che ho vissuto? Se fossi nato altrove, chi sarei, cosa penserei, in cosa avrei fede?

Stroppini porta all’estremo il processo di introspezione, chiedendo alle corde più profonde dell’essere di venire in superficie. Il lettore diviene viaggiatore, prende distanza da alcune parti di sé, alcune certezze, e si avvicina ad altre, più autentiche e inaspettate.
Giunti all’ultima pagina saremo un pò cambiati e avremo avuto in regalo nuovi strumenti con i quali percepire noi stessi.

Link: puntozip



© Una giungla di libri, 15.01.2021

Sotto il cielo del mondo di Flavio Stroppini

C’era una volta la storia di un uomo
Che non sapeva proprio dove andare
Sbarcava e salpava senza pensare
Che il mare è sia cattivo che buono.
Come riusciva a dormire nella tempesta?
Chiudeva gli occhi e sognava un amore
Sognava ogni porto, ogni sua festa
Dormiva sereno con la pace nel cuore.

Questo può essere definito come un romanzo di formazione anche se il protagonista è un adulto. Alvaro Giacometti non cambia. Mai. Vive una vita statica e tranquilla nel piccolo paesino di montagna in cui è nato e cresciuto. Tutti i suoi conoscenti lo spronano a dei cambiamenti, a delle trasformazioni ma a lui calza a pennello il tipo di vita che già conduce.
Cresciuto dalla zia materna, non si è mai interrogato sulla sorte del padre. Per lui il padre è una figura semi sconosciuta che ha preferito solcare i mari del mondo piuttosto che stare con lui e Alvaro questo senso dell’avventura non riesce proprio a comprenderlo.
Nel mezzo di questa sua vita tranquilla arriva una lettera che annuncia la morte del padre. Recatosi a casa del padre, Alvaro scopre un indizio che lo sprona all’avventura, a salpare per gli stessi porti in cui è stato il padre e a conoscere le stesse persone. Un viaggio alla ricerca di se stessi, della figura paterna che gli è sempre mancata e delle piccole meraviglie che il mondo ha da offrire.

Un libro assolutamente consigliato, da leggere tutto d’un fiato e su cui riflettere.

Link: unagiungladilibri


© Modulazioni Temporali, 12.01.2021

“Sotto il cielo del mondo”, una caccia al tesoro sulle tracce del proprio padre
Di Valeria Vite

“Sotto il cielo del mondo” di Flavio Stroppini (2020, pp. 261, euro 17), Pubblicato da Gabriele Capelli Editore, è la storia di un viaggio che consente ad Alvaro Giacometti di crescere e di riappacificarsi con il padre marinaio, che non ha mai avuto l’opportunità di conoscere. Alvaro è sempre vissuto in un paesino di montagna: orfano di madre e abbandonato dal padre, è stato cresciuto dalla zia. Proprio quando la sua vita sta per avere una svolta con la nascita di sua figlia, scopre che il burbero padre è morto e ha nascosto degli indizi nei quattro angoli del globo per spronarlo a viaggiare e ripercorrere le sue tracce. Inizia così un viaggio travagliato tra sedute spiritiche ad alta quota, amori sulle coste irlandesi, profumi tunisini, barbieri turchi e leoni selvaggi indiani.

Un tema fondamentale è il complesso edipico a causa del quale il protagonista ha un rapporto conflittuale con il padre. Si tratta di un rapporto complesso di amore-odio, segnato dall’abbandono e dal fatto che il padre ha compiuto delle scelte apparentemente incomprensibili a causa di un’indole da marinaio. “Minchione! Era lui, sbucato da una pietraia, cosi all’improvviso. Come una maledetta apparizione di uno dei Santi della zia Ines. Minchione! Vieni, non te l’ha insegnato nessuno che in montagna devi salire per trovare quello che cerchi?- Mi avvicinai. In verità ero felice di vederlo vivo ma non l’avrei mai ammesso.” Imparando ad accettare le stranezze di suo padre, Alvaro matura e diventa una persona in grado di essere a sua volta un buon padre per la bambina che sta per nascere. Il viaggio lo porterà a conoscere se stesso, gli farà vivere svariate esperienze emozionanti e lo indurrà ad apprezzare appieno la vita. Le riflessioni che Alvaro compie in viaggio sono perle di filosofia che commuovono il lettore; il termine stesso filosofia ricorre più volte all’interno del romanzo, soprattutto in relazione ai discorsi pronunciati dalle persone che Alvaro incontra nei vari “porti” in cui approda. “ – La vita e immensa, basta guardarla – rispose, e gli brillavano gli occhi. Ora dimmi tu se questa e una risposta. Avrei potuto leggere qualunque libro di filosofia orientale e ne avrei trovate centinaia di frasi come – La vita e immensa, basta guardarla –. C’è che il modo in cui la disse Lui non l’avevo mai sentito prima. In un certo modo sembrava vero. Inspirai, espirai. Chiusi gli occhi. E li riaprii. Temetti che questa storia mi avrebbe fottuto il cervello.”

Alvaro, nonostante tenterà di negarlo nelle prime pagine del romanzo, è un marinaio come suo padre. La figura del navigatore è molto suggestiva perché riguarda una persona costantemente in viaggio, lontana dai propri affetti e che proprio per questo ha stretto relazioni in ogni porto in cui ha sostato. Le esperienze che vive un marinaio sono molto intense, spesso traumatiche e possono persino portare alla follia; nonostante ciò si tratta di una professione molto poetica e proprio per tale ragione il padre del protagonista ha scritto una ballata: “C’era una volta la storia di un uomo/ che non sapeva proprio dove andare/ sbarcava e salpava senza pensare/ che il mare è sia cattivo che buono./ Come riusciva a dormire nella tempesta?/ Chiudeva gli occhi e sognava un amore/ sognava ogni porto, ogni sua festa/ dormiva sereno con la pace nel cuore.” Tale componimento sarà la chiave con cui il protagonista entrerà in contatto con i vari personaggi che custodiscono gli indizi della caccia al tesoro che il padre ha orchestrato per lui.

Il vagabondare di Alvaro per il mondo ricorda molto i viaggi di Odisseo, forse proprio per questo l’autore ha voluto omaggiare la mitologia, soprattutto classica, nordica e orientale, facendo recitare a numerosi personaggi i miti e le leggende più varie. Non si tratta dunque di un viaggio che avviene solo nello spazio, ma anche nel tempo e attraverso le tradizioni di svariate culture. “Raccontò di Zefiro, figlio di Astreo e di Eos, marito della ninfa Clori e padre di Carpo. Figlio del vento e dell’aurora, sposo della dea dei fiori e padre del frutto. Dicono che si uni all’arpia Celeno, che partori Xanto e Balio, i cavalli immortali di Achille. Per dirla tutta non e che capissi il perché del racconto, pero con la pancia piena e quell’affascinante rosario di navi fuori dalla finestra non e che ci badassi troppo. Solo dopo pensai al paradosso di una donna turca che raccontava di miti greci. – Lo zefiro in origine era un vento violento e poi divenne una brezza che annunciava la primavera – raccontava Esma. – Per i romani divenne Favonio. Il vento dolce che fa impazzire la gente.” Un romanzo appassionante per gli amanti dei viaggi, delle culture lontane e delle riflessioni filosofiche, che affronta tematiche molto complesse pur risultando di agile lettura. Queste pagine ci portano lontano, ci inducono a riflettere e ci emozionano con la poesia della narrazione. Stroppini ha fatto un ottimo lavoro.

Link: Modulazioni Temporali


© Cooperazione, n. 1, 12.01.2021

Cercando il padre
Un viaggio iniziatico tra i porti di mare di tutto il mondo sulle tracce del padre marinaio morto. E alla ricerca di sé stesso.
Gianni Biondillo intervista Flavio Stroppini

Uno dei temi fondamentali del tuo libro è la paternità. Quella all’apparenza negata ad Alvaro, il protagonista, quella che dovrà vivere lui, essendo il tuo romanzo una lettera indirizzata alla figlia che verrà. Credi che oggi sia necessaria una ridefinizione del ruolo paterno?
Viviamo un periodo storico e sociale che ha portato a una ridefinizione del ruolo del padre. Fortunatamente l’autoritarismo del padre-padrone ha perso legittimità e interesse. Oggi, all’interno del nucleo familiare ciò che è più importante è la coesione dei genitori nelle strategie educative. Credo che nella necessità di aiutare le nuove generazioni a capire, vivere e sognare il mondo che lasceremo loro in eredità la cosa più importante per un padre sia “esserci”.

“Sotto il cielo del mondo” è, a ben vedere, un viaggio iniziatico. Una sorta di giro per i porti di mare di mezzo mondo fatto da un uomo di montagna. Che rapporto nostalgico esiste, per un ticinese, nei confronti di questi paesaggi conradiani?
Ho sempre trovato la gente di mare simile a quella di montagna. In quei luoghi la grandezza della natura e i suoi tempi portano l’uomo a concepirsi non al centro del mondo ma piccola parte di esso. Gli elementi regolano il vivere delle comunità e l’uomo si adatta creandosi un carattere all’apparenza rude e selvatico. Mi è sempre piaciuto immaginare le isole come montagne capovolte, dove il cielo diventa il mare. Più che un rapporto nostalgico, quello con i paesaggi “di mare” raccontati nel romanzo, è un’occasione per guardarsi allo specchio.

La tua scrittura è continuamente “sopra le righe”, piena di immagini al limite del surreale (penso alle mucche volanti) e con toni trasognati e lirici. È una fiaba, in realtà, quella che racconti?
Ho bisogno di respirare i luoghi che racconto, di sbatterci addosso. Se lavorassi solo seduto alla scrivania di casa mi scatterebbe un allarme ogni volta che “un qualcosa” mi appare “al limite”. Invece è proprio vero che la realtà supera la fantasia. Se stiamo per un po’ fermi da qualche parte e osserviamo… abbiamo sempre delle sorprese. Ogni porzione di mondo riserva dei momenti “sopra le righe”. Ad esempio “la vacca volante”, una bestia ferita trasportata a valle da un elicottero, l’ho visto mentre riposavo nei dintorni di un alpeggio.


Link: Cooperazione


© tio/20minuti, 5.01.2021

Un ticinese alla volta del mondo, per trovare suo padre (ma anche sé stesso)
“Sotto il cielo del mondo” di Flavio Stroppini è un romanzo di viaggio originale e tutto da leggere
di Filippo Zanoli

MENDRISIO – Partire dal Ticino, su una nave mercantile seguendo le tracce del padre marinaio. È questo il filo rosso che si srotola fra le pagine del nuovo romanzo dello scrittore e drammaturgo ticinese Flavio Stroppini.

“Sotto il cielo del mondo” (edito da Gabriele Capelli Editore), nelle librerie già da un mesetto, porta l’autore di Gnosca di nuovo in viaggio, e a ricreare sulla pagina le esperienze vissute in prima persona, seguendo in giro per il mondo l’iter di un cargo della marina mercantile svizzera.

Partiamo dal protagonista, Alvaro Giacometti, come nasce? Lo consideri un tuo alter-ego?
Non mi piace l’idea di avere un alter-ego, già si fatica a gestire noi stessi… Alvaro è un personaggio di finzione al servizio del racconto e con il racconto al suo servizio.
Volevo un personaggio forte, che condensasse molti caratteri selvatici che ho incontrato. L’alter-ego è l’ambiente in cui si muove, le vicissitudini che incrocia, il mondo in cui vive la sua storia.
Alvaro Giacometti è nato – omaggio ad Alvaro Mutis e Giovanni Giacometti – cercando un protagonista, diverso da me, che potesse vivere il mondo come l’ho visto.
Anche se, in realtà, tutto parte da una nave veramente esistita: La Rhin, nave cargo della marina mercantile svizzera, di cui ho ricevuto i piani per sbaglio e dopo una decina d’anni ho voluto ricostruirene la vita.
Ecco, se davvero volessi un alter-ego, potrebbe essere proprio la Rhin. Un’imbarcazione di 118 metri, nata nei cantieri di Danzica e morta nel Gujarat, in India, al confine con il Pakistan.

Il viaggio, come metafora – ma anche come atto – fa parte della tua opera letteraria fin dagli albori. Come mai? Perché pensi che l’uomo viaggi?
Il viaggio ci striglia e ci toglie di dosso le chincaglierie del quotidiano. L’uomo viaggia per incontrare. Quando incontri qualcuno hai tre possibilità: ignorare, eliminare o conoscere. Ecco, penso che l’uomo viaggi per conoscere.
Sono nato in un piccolo paesino del Ticino, per me il viaggio era Salgari e London. Koudelka diceva che se vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Insomma, si viaggia per non diventare ciechi.
Dunque per me più importante del viaggiare è diventato il partire e il ritornare. Perché il viaggio lo vivi quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi. Oggi, in questo pantano in cui siamo invischiati siamo tornati a sognare il viaggio e a ricordarlo.
Da una parte mi auguro che quando avremo sorpassato questo periodo torneremo a viaggiare “incontrando” e non “eliminando” gli altri per le nostre esigenze. Poi non è che ci creda molto, non penso che la Pandemia ci abbia migliorati in quanto esseri umani.
Credo che il viaggio di questi tempi sia il quotidiano andata/ritorno, guardando quel che pensavamo di conoscere con curiosità e tornando a interrogare il mondo con il “perché” dei bambini.

Il viaggio via mare fra nazioni e continenti di Alvaro, scrivi, è stato anche il tuo. Ci puoi spiegare brevemente come mai, e com’è stato?
Viaggiare in mezzo mondo, vivere i porti e trovarsi in situazioni fuori dall’ordinario è stato arricchente. In verità mi piace trovarmi in quella situazione nella quale non ho idea di come cavarmela.
Può essere tra i cani randagi dei cantieri di Danzica, come in un bar di Algeria o in un isola popolata solo da serpenti sul lago di Prespa in Macedonia. In questo viaggio, come negli altri progetti, ho cercato di vivere la quotidianità delle gente di luoghi diversi dai miei.
Passando dall’imbarcarmi su di un peschereccio in Irlanda, al respirare le notti di un villaggio autosufficiente tra Birmania e Thailandia fino al vivere la follia del cantiere di smantellamento navi più grande del mondo in India.
Grazie a una borsa della Fondazione Svizzera per la Radio e la Cultura e al sostegno delle Ambasciate Svizzere per i progetti “Settimana della lingua Italiana nel mondo” e alla collaborazione con diversi media sono riuscito a vivere i viaggi che mi ero immaginato per Alvaro.

In diversi tuoi lavori, fra teatro e radiodrammi ma anche su carta, riprendi o segui la traccia di personaggi celebri. Cosa cambia per te lavorare a un romanzo come questo, con una materia assolutamente più “malleabile” e a tutto orizzonte?
Per una volta “lontano” dal raccontare un personaggio celebre questo viaggio è stata un’avventura che ho goduto. È stato il riprendermi dei pezzi di me che se ne stavano sparpagliati altrove raccontando storie già un po’ raccontate.
È stato uscire dal mestiere, per usare il mestiere, per fare meglio il mestiere. Ne sono uscito arricchito e con la convinzione che non c’è una tipologia migliore o peggiore di storia. C’è la storia, e come la racconti.

Link: tio/20minuti


© RAI Radio 3, Qui comincia, 30.12.2020

Libro del giorno: Sotto il cielo del mondo di Flavio Stroppini, Capelli editore

Commenti, letture e musica

In conduzione: Arturo Stalteri
Regia e consulenza musicale: Ennio Speranza
Consulenza letteraria: Claudia Marsili

Alvaro Giacometti viveva una vita tranquilla, sicuro nella quotidianità del piccolo paese di montagna nel quale era cresciuto. Questo finché gli giunse notizia della morte del padre che non vedeva da decenni. Scoprì che l’uomo che lo aveva abbandonato per diventare un marinaio era tornato a vivere non molto distante. Andò a casa sua e gli si parò davanti il modello di una nave cargo: dodici metri di ferro e altri materiali da cantiere.
Perché?
Alvaro Giacometti non trovò altra soluzione che ricostruire la storia del padre ripercorrendone le orme. Trovò un indizio e raggiunse Gdansk, là ne trovò un altro e continuò in un avventuroso girovagare per i porti del mondo.

Link: RAI Radio 3


© Turné Soirée, RSI LA1, 12.12.2020

Turné Soirée
Lo spettacolo dei libri – Sotto il cielo del mondo
A cura di Damiano Realini

Il servizio di Claudia Quadri e Alfio De Paoli sul libro di Flavio Stroppini “Sotto il cielo del mondo”. Per gentile autorizzazione della RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana


© Alice, RSI RETE DUE, 05.12.2020

Flavio Stroppini “Sotto il cielo del mondo”
di Massimo Zenari

Al microfono di Massimo Zenari, Flavio Stroppini presenta “Sotto il cielo del mondo”, Gabriele Capelli Editore, 2020.

Link: Alice


© il caffè – 06.12.2020

“Sotto il cielo del mondo” tra i libri segnalati.

Gli sguardi sul mondo e dentro sé stessi

È sempre un viaggio, ma alla ricerca del padre e poi del protagonista del romanzo, quello che intraprende Flavio Stroppini che con Gabriele Capelli di Mendrisio ha dato alle stampe Sotto il cielo del mondo. Un percorso romanzato, quindi in giro per il mondo. Con partenza dal Ticino, che l’autore ha tra l’altro compiuto veramente nel corso della sua vita. Ma anche una storia che ha a che fare con la ricerca di identità.

Link: il caffè


© Quotidiano del Sud – 04.12.2020

“Sotto il cielo del mondo” tra i libri segnalati.


© L’Osservatore, 28.11.2020

Il canto dei libri
Avventure, indizi e segreti di Flavio Stroppini
di Nicoletta Barazzoni

Mi sono chiesta, sin dal primo momento, cosa potesse esserci Sotto il cielo del mondo, e dunque cosa celasse il nuovo romanzo di Flavio Stroppini (Gabriele Capelli Editore), perché il titolo di un libro è un indicatore iconico e semantico, nel quale sono contenute molte informazioni. Infatti “Sotto il cielo del mondo” accade di tutto: si avverano sogni, si rivelano segreti, miracoli, fatti, che si intrecciano alla vita degli innumerevoli personaggi perché «sotto il cielo del mondo costruiamo quelle che saranno le nostre rovine. Sotto il cielo del mondo sogniamo quelle che saranno le nostre avventure».

Da questa prospettiva Alvaro Giacometti si immagina la vita, la esprime in immagini, perché dall’aereo vede la terra, mentre percorre il suo viaggio alla ricerca della verità di un figlio che ha in sospeso la sua relazione paterna, in un rapporto irrisolto. Il padre lo abbandona per vivere la vita del marinaio sulla Rhin, una nave da cargo. Sotto il cielo del mondo del padre, Libero Giacometti, c’erano i mari, i venti e tanta solitudine. Un padre che scompare e poi riappare, per scomparire e riapparire di nuovo. Inizia così l’intricato viaggio di Alvaro, che è anche un viaggio interiore, costellato da innumerevoli segni, enigmi, spostamenti da un luogo all’altro, percorsi che attraversano paesi lontani.

Le descrizioni dei paesaggi e dei luoghi sono potenti e dettagliate perché portano il lettore in posti che Flavio Stroppini ha vissuto e respirato realmente. Alvaro parla alla figlia che deve nascere, mentre si interroga e interroga la vita, esprimendo i suoi stati d’animo, con sullo sfondo il tambureggiare della vita e lo scadere della morte, che echeggiano sin dalle prime pagine, partendo dalla montagna per arrivare al mare, in un periplo sorprendente di aneddoti.

Il romanzo è ambientato ai giorni nostri, nei nostri luoghi di montagna per poi espandersi nel mondo. Il linguaggio è a tratti scurrile, quando le parolacce tratteggiano il carattere dei personaggi, rivelandosi dei rafforzativi del discorso per la schiettezza delle espressioni colorite.

Lascio al lettore la curiosità di scoprire la trama perché a colpirmi di un romanzo vi sono principalmente le emozioni che mi muovono e mi smuovono, attraverso il flusso di pensieri, le introspezioni, i dialoghi, le metafore, i rimandi, le riflessioni poetiche come quando, ad esempio, dice: «fu in quel momento che pensai che il silenzio è la voce della natura».

Il romanzo contiene un pullulare di incontri, una catena inanellata di persone che hanno legami significativi tra loro, portatori di un segreto. Poi ci sono i racconti di miti greci, le storie mitologiche, le vecchie leggende indù, e molto altro ancora, il tutto suffragato dalle conoscenze sulla cultura dei paesi citati, e dalla profonda esperienza che Flavio Stroppini ha vissuto in prima persona.

Di giorno in giorno, di passaggio in passaggio, di pagina in pagina, di aeroporto in aeroporto, Stroppini tesse ed intona una melodia che introduce le diverse parti del romanzo come quando, dall’alto dell’aereo, osserva «la pelle della terra diventare velluto, seta, cotone; le rughe della terra diventare zoccoli, pilastro ed architravi; i muscoli della terra contrarsi, tendersi e flettersi».

Link: L’Osservatore


© Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli, 27.11.2020

Letteratura, Letteratura svizzera, recensioni, viaggi
Flavio Stroppini, Sotto il cielo del mondo. Un viaggio alla ricerca del padre

La sensazione è stata proprio quella. Rimanere senza fiato. Ma non è durata qualche secondo come con i trapezisti. No. Capii che quella cosa mi sarebbe restata dentro per tutta la vita. Capii che per stare al passo avrei in un qualche modo dovuto cambiare. Fare qualcosa. Lo so che potrebbe sembrare idiota ma là, in quell’istante, mi sentii un senso di incompletezza dentro, una di quelle cose che ti rimangono appiccicate per tutta la vita se non fai qualcosa. Capii che le radici sono importanti e che dovevo mettermi in gioco per risolvere qualcosa. Così mi misi di nuovo alla ricerca del vecchio. (pag. 24)

Sotto il cielo del mondo, di Flavio Stroppini, Gabriele Capelli editore 2020

Alvaro Giacometti nasce sulle montagne della Svizzera ed è già solo: la madre muore nel darlo alla luce, il padre è un marinaio che gira il mondo. A crescerlo la zia Ines, sorella del padre, che lo prende con sé, per consolarsi di un amore fuggito e di un bambino mai nato. E quando si cresce così, in un paesetto dove tutti si conoscono e dove la tua storia ti segue come un’ombra, prima o poi le domande si fanno impellenti, diventano una sete che non si estingue facilmente.

Il padre, amato e odiato, assente eppure presente come un fantasma che aleggia tutto intorno, si fa vivo ogni tanto con una cartolina, che non indirizza nemmeno a lui, ma alla madre che sa benissimo essere morta, e con una formula costante: Saluti, papà. Le cartoline giungono dai luoghi più disparati del mondo, amplificando la sensazione di distanza che Alvaro prova. Si arrangia a crescere da solo, con l’unico affetto della zia Ines, e in compagnia degli amici con cui scoprire le cose della vita.

Quando, fattosi un uomo, è ormai rassegnato a fare a meno del padre, scopre che il padre era tornato a vivere non lontano dal suo paese: peccato che questa notizia gli arriva insieme a quella della morte del padre.

A funerale finito, Alvaro si reca nella casa del padre e, in un marasma di documenti e oggetti, si trova di fronte il modello di una nave cargo, la stessa su cui suo padre Libero (di nome e di fatto) ha trascorso molti anni della sua esistenza per mare. Insieme alla nave, Alvaro rinviene un numero di telefono misterioso. In una girandola di pensieri e di emozioni, inizia a chiedersi perché suo padre ha lasciato questi che sembrano in tutta probabilità degli indizi, o il bandolo di una matassa, tutta da sciogliere, ma per scoprire cosa?

I dubbi e le domande affollano la mente di Alvaro, anche perché questa scoperta avviene proprio nel momento in cui egli stesso sta per divenire padre: la sua compagna Line gli ha appena annunciato questa che dovrebbe essere la migliore motivazione – anche in virtù stessa della sua esperienza e delle difficoltà sperimentate e dovute all’assenza di una figura paterna – per mettere delle robuste radici proprio lì, dove ha vissuto finora, mentre invece quel cargo, uno storto e raffazzonato modello rivenuto nel salotto di Libero, lo spinge a seguire gli indizi e alla ricerca della verità sulla vita del padre.

Tra mille rimorsi e con uno zaino pieni di dubbi, Alvaro decide di prendere il largo, così come fece suo padre, proprio mentre un figlio era in arrivo; il richiamo a sciogliere l’enigma che suo padre gli ha servito è forte, anche perché Alvaro sa che solo cercando di capire chi era in verità suo padre, riuscirà a capire se stesso, a rispondere alle sue ansie e a decidere quale sarà il suo posto nel mondo.

Ripercorrendo la catena di indizi e di contatti che suo padre ha disseminato, come le briciole di Pollicino, Alvaro si imbarca in un viaggio di mesi, tanti quanti quelli che la figlia trascorrerà nel ventre della madre, per cercare di non mancare all’appuntamento più importante della sua vita.

Puoi essere a Marsiglia, a Barcellona, ad Algeri, oppure a Trieste, Tunisi, Atene o Tangeri e non è che cambia molto. I porti del Mediterraneo sono sorelle. Eh già, mica puoi chiamare fratello un posto che ti accoglie e ti allontana. Quel posto deve essere femmina. Poi ci pensi. Che nel piccolo chiamiamo le cose con un nome maschile e più guardiamo al grande più non possiamo che chiamare le cose Europa, Africa, America, Asia e Oceania. Tutte femmine. E se continuiamo, chiamiamo il tutto Terra. (pag. 69)

Seguiamo Alvaro in questo lungo viaggio a tappe, attraverso i continenti, fino ad arrivare in India. Un viaggio fisico che è anche un viaggio interiore, un’esplorazione continua di se stesso, delle sue debolezze, delle sue aspirazioni, di ciò che si aspetta dalla vita che verrà. Insieme, un viaggio alla ricerca del padre che non ha mai avuto al fianco, di quell’uomo sconosciuto che ancora adesso lo tiene in pugno facendogli fare il giro del mondo quasi con gli occhi bendati, che lo muove come un burattino. O che forse vuole regalargli la cosa più importante che un padre può fare: farti scoprire chi sei e cosa vuoi veramente dalla vita.

Tutto il mio mondo tornò a incasellarsi nella sua equazione di mistero. Tornai ad avere fede nella mia avventura. (pag. 87) Tutta quella storia era il modo voluto dal vecchio per insegnarmi qualcosa. (pag. 112)

Ricordo che pensai che quella follia fosse bellissima. Che finalmente avevo trovato qualcosa che potesse definirmi. Imbarcarmi in quell’avventura mi stava cambiando mentre la vivevo, non m’importava se in bene o in male. (pag. 115)

Il romanzo di Stroppini è uno di quelli che si leggono piacevolmente, perché è scritto con linguaggio fresco, con brio, è vivace, sa strappare qualche risata, ma è anche profondo, perché scandaglia a fondo il legame che unisce padre e figlio, un legame che a volte sembra strappato senza rimedio, altre una cordicella sul punto di rompersi, e quando sembra essersi lacerata, ecco che la rivedi salda e tenace. Un legame che esiste anche quando non lo si è potuto vivere appieno, perché a volte certe persone per dimostrare amore hanno bisogno di fuggire a chilometri di distanza, per sentire una mancanza, una conferma dei propri sentimenti. E Alvaro non sembra fare altro che ripercorrere i passi di quell’assenza che ha condizionato la sua vita, portandolo a provare sentimenti contrastanti e che ora, per riavvolgere il filo della sua vita, sta minacciando di imporre a sua figlia.

Alla fine, Alvaro cosa farà? Lo scoprirete nel finale rocambolesco…. Perché:

Sotto il cielo del mondo la realtà supera la fantasia (pag.146)

Qui potete leggere l’incipit. E qui il post che avevo scritto in occasione dell’uscita del romanzo.

Flavio Stroppini. Da anni scrive e dirige radiodrammi per la Radiotelevisione Svizzera Italiana. Ha pubblicato diversi romanzi, sceneggiature televisive e teatrali. Da anni scrive reportage per diversi giornali e riviste. Sue sceneggiature sono state presentate in svariati Festival internazionali e trasmessi da televisioni di tutto il mondo. Del 2009 il documentario sulla guerra nei Balcani “Custodi di guerra”, scelto dal Comitato Internazionale della Croce Rossa per rappresentare le Convenzioni di Ginevra. Insegna narrazione del reale alla Scuola di Storytelling & Performing Arts Holden di Torino e al Master di Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali dell’Università Cà Foscari di Venezia.

Link: Il mestiere di leggere


© Convenzionali, 23.11.2020

Libri
Flavio Stroppini, Sotto il cielo del mondo
di Gabriele Ottaviani

Osservai solo passare il tempo fino a notte inoltrata…

Sotto il cielo del mondo, Flavio Stroppini, Gabriele Capelli editore.
Abbandonato dal padre quando era praticamente in fasce, ad Alvaro giunge la notizia della morte del genitore quando oramai è adulto e ha costruito la sua vita lontano dal mare che invece per quell’altro uomo di cui eterna una cospicua parte ha costituito un richiamo talmente inesorabile da lasciare tutto e tutti.
Scoprendo però che negli ultimi tempi era finito a vivere a un tiro di schioppo da lui, Alvaro decide di raggiungerne la casa, dove si trova dinnanzi uno spettacolo che lo lascia sbigottito, e al tempo spesso lo spinge a intraprendere un viaggio sulle orme di un uomo scomparso per comprendere innanzitutto qualcosa di più di sé medesimo.
Lirico e maestoso.

Link: Convenzionali


© La Lettrice Assorta, 21.11.2020

SOTTO IL CIELO DEL MONDO – Flavio Stroppini

“Sotto il cielo del mondo costruiamo le nostre rovine. Quando ci è chiaro cominciamo a combattere: contro la cattiva sorte, i nostri errori, la coscienza, tutto ciò che ci è avverso”.

Romanzo vivido e sfaccettato, “SOTTO IL CIELO DEL MONDO” di Flavio Stroppini racconta di Alvaro, cresciuto con sua zia Ines in un piccolo paese aggrappato alle Alpi, senza aver mai conosciuto i genitori:

“Respirai, mangiai e crebbi senza pensare troppo all’amore di madri e padri”.

Libero, il padre di Alvaro fa il marinaio; l’unica prova della sua esistenza sono le cartoline che ogni tanto invia dai suoi viaggi:

“Mi convinsi che mio padre aveva un segreto. Uno di quelli veri. Uno di quelli che valgono una vita, una famiglia, un figlio”.

Fino al compimento dei diciotto anni, Alvaro cresce con tante domande e altrettanti sogni, ma soprattutto con un atteggiamento cinico e dimesso nei confronti della vita. La notizia della morte di Libero gli arriva improvvisa e carica di mistero: scopre che il padre che non vede da decenni, era tornato a vivere non molto distante dal suo paese e aveva costruito al centro del salotto, una bizzarra nave della lunghezza di almeno sei metri: sul pavimento ritagli di giornale, fogli, appunti, cartine geografiche e fotografie.

Il romanzo racconta di un rapporto padre figlio non risolto. Le pagine testimoniano l’evoluzione di questa relazione disfunzionale, attraverso un viaggio per il mondo che conduce a nuove prospettive sull’esistenza e sull’amore.

Libero ha un modo tutto suo di dimostrare l’amore, ruvido, come la sua esistenza, sferzata dalla salsedine e dalla fatica. Ho apprezzato questa storia difficile, il taglio psicologico e positivo che l’autore ha scelto di imprimerle, la narrazione semplice e scorrevole. I protagonisti sono entrambi vittime e carnefici, ciascuno a suo modo, entrambi in cerca di riscatto.

Link: La Lettrice Assorta


© l’Informatore, 20.11.2020

Il viaggio di Alvaro alla ricerca di sé

Link: l’Informatore


COMUNICATO STAMPA

È in libreria il romanzo “Sotto il cielo del mondo” di Flavio Stroppini
Gabriele Capelli Editore

Un viaggio intorno al mondo sulle tracce di un padre marinaio scomparso. Da un tranquillo paesino montano svizzero alla Polonia, poi Thailandia, Turchia, Irlanda, Paesi Baschi, Tunisia, India. Di porto in porto, all’ombra di una nave misteriosa, una “caccia al padre” rocambolesca e poetica che per il protagonista Alvaro diventa ragione di vita e ricerca di sé.

Quella di Alvaro Giacometti è una vita tranquilla, fatta della quotidianità del suo piccolo paese di montagna in Svizzera, senza troppe domande per sé e gli altri. Fino a quando arriva la notizia della morte del padre, conosciuto appena: un marinaio che da decenni non faceva altro che mandare una cartolina di tanto in tanto. È in questo momento che la vita di Alvaro esplode letteralmente, così come il romanzo “Sotto il cielo del mondo” di Flavio Stroppini, di cui è protagonista (Gabriele Capelli Editore – in libreria dal 9 novembre).

Alvaro scopre che il padre, a sua insaputa, era tornato a vivere non lontano dal paese e, dopo aver trovato in casa sua un enorme modello di nave cargo e le parole di una canzone misteriosa, viene mosso da un istinto irrefrenabile: comincia un viaggio che non sa dove lo porterà né quando avrà fine. Ripercorrerà le orme del padre, in un gioco di indizi che trasformeranno il tentativo di conoscere davvero l’uomo che lo aveva abbandonato da bambino in una avventura intorno al mondo alla ricerca di se stesso.

Da Gdansk, in Polonia, a Bangkok. Da Istanbul a Crosshaven, in Irlanda. Da Lekeitio, nei Paesi Baschi, a Tunisi; per finire nel Nord dell’India, nel Gujarat. Di porto in porto, di traccia in traccia, attraverso personaggi poetici, leggende locali e inquietanti coincidenze, Alvaro scoprirà la grandezza del mondo e delle possibilità dell’animo umano. E un padre che forse non era perduto come credeva.

Spiega l’autore Flavio Stroppini:
«Volevo raccontare una storia che avesse a che fare con la ricerca di identità, volevo farlo attraverso un viaggio. Ho vissuto negli stessi luoghi nei quali si muove il protagonista del romanzo. Ho girovagato per anni nei porti del mondo, inseguendo una nave cargo realmente esistita di cui ho ricevuto casualmente i piani. Tappa dopo tappa, porto dopo porto, incontro dopo incontro le esperienze vissute mi hanno aiutato a costruire e a raccontare la particolare avventura di Alvaro».

L’AUTORE

Flavio Stroppini (Gnosca, Canton Ticino, 1979) ha pubblicato in prosa Comunque. Tell, Kubi goal!, Pellegrino di cemento – Le Voyage d’Orient cento anni dopo Le Corbusier, Niente salvia a maggio, I cani e la raccolta di racconti Scarafaggi. Sue le raccolte poetiche Lo Strahler, Assemblaggio informazioni verosimili quotidiane e Bar Macello. È presente in varie antologie, tra le ultime: Gotthard, Landscape, Myths and Technology, Chi sono io? Chi altro c’è lì? e Come diventare scrittore di viaggio. Suoi gli spettacoli teatrali Il viaggio di Arnold, Prossima fermata Bellinzona, Kubi, Sì! Rivoluzione, Tell, La Canzone della Valle e La tempesta.
Scrive reportage per giornali e riviste. Ha firmato sceneggiature di documentari e film per cinema e televisione. Scrive e dirige radiodrammi per Radiotelevisione Svizzera Italiana, di cui è regista del settore “Fiction Radio”. Suoi diversi progetti crossmediali realizzati per nucleomeccanico.com di cui è direttore artistico. Insegna storytelling alla Scuola Holden di Torino e all’Università Ca’ Foscari di Venezia. http://www.flaviostroppini.com

ESTRATTO

Mentre io girovagavo attorno a quella nave, Miriam si mise a cantare. Mi bloccai. Aveva una voce dolce, di quelle che sembrano venire da tempi lontani.
C’era una volta la storia di un uomo
che non sapeva proprio dove andare
sbarcava e salpava senza pensare
che il mare è sia cattivo che buono.
Come riusciva a dormire nella tempesta?
Chiudeva gli occhi e sognava un amore
sognava ogni porto, ogni sua festa
dormiva sereno con la pace nel cuore.
“Poi non la ricordo” disse. “Parlava di sogni la canzone di Libero, e c’era poi un qualcosa con l’orizzonte.”“Qualcosa con l’orizzonte?”
“Sì, in mezzo al mare sei attorniato solo dalla linea dell’orizzonte e ognuno ha la sua, perché ci vede quello che ci vede.”
“Ci vede quello che ci vede?”
“Ogni uomo vede a una distanza diversa. Essere su di una nave in mezzo al mare, attorniato dall’orizzonte, è l’unico sistema per avere il tuo mondo. Nessuno lo vedrà come te.”
“E diceva questo la canzone?”
“Sì, ma lo diceva meglio. Parlava anche di tempeste, montagne e di come si diventa proprietà del mare.”

One thought on “Flavio Stroppini “Sotto il cielo del mondo”

  1. Pingback: “Sotto il cielo del mondo” di Flavio Stroppini, un ccci al tesoro sulle tracce del proprio padre. – Centaura Umanista

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