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Flavio Stroppini
Sotto il cielo del mondo
Romanzo
15×21 cm, 168 pp, Euro 17,00
ISBN 978-88-31285-11-7

Disponibile anche in versione digitale su numerose piattaforme (Apple Books, Amazon, Kobo, ecc).

Alvaro Giacometti viveva una vita tranquilla, sicuro nella quotidianità del piccolo paese di montagna nel quale era cresciuto. Questo finché gli giunse notizia della morte del padre che non vedeva da decenni. Scoprì che l’uomo che lo aveva abbandonato per diventare un marinaio era tornato a vivere non molto distante. Andò a casa sua e gli si parò davanti il modello di una nave cargo: dodici metri di ferro e altri materiali da cantiere.
Perché?
Alvaro Giacometti non trovò altra soluzione che ricostruire la storia del padre ripercorrendone le orme. Trovò un indizio e raggiunse Gdansk, là ne trovò un altro e continuò in un avventuroso girovagare per i porti del mondo.


Flavio Stroppini. Ha pubblicato i romanzi “Kubi goal!” per Casagrande Editore (2016), “Pellegrino di cemento – Le voyage d’orient cento anni dopo Le Corbusier” (2012), “Niente salvia a maggio” (2004) per GCE Editore; “I cani” per le edizioni Fuoridalcoro; e la raccolta di racconti “Scarafaggi” per le edizioni Ulivo (2009). Sue le raccolte poetiche “Lo Strahler” (2014) per le Edizioni Fuoridalcoro; “Assemblaggio informazioni verosimili quotidiane”(2008) per le Edizioni Alla Chiara Fonte, Lugano, 2008 e Bar Macello (2001) per GCE Editore. È presente in varie antologie: “Gotthard, Landscape, Myths and Technology”, Scheidegger & Spiess (2016); “Chi sono io? Chi altro c’è lì?”, Franco Cesati Editore (2016) e “Come diventare scrittore di viaggio”, Lonely Planet (2018).
Da anni scrive e dirige radiodrammi per la Radiotelevisione Svizzera Italiana. È regista della serie radiofonica “Semm ammò chì” per cui scrive alcune puntate. Del 2017 il progetto “fabula”, che racconta in 50 radiodrammi 2600 anni di storia di una valle alpina. Nel 2018 il radiodramma “Essere o…” da lui scritto e diretto viene selezionato a rappresentare la Svizzera al prestigioso Prix Italia. Suoi gli spettacoli teatrali “Il viaggio di Arnold” (parte di un progetto crossmediale che unisce il teatro alla radiofonia, al web, al cinema e alla letteratura – copione pubblicato da Gabriele Capelli editore), “Prossima fermata Bellinzona” (documentario teatrale sulla ferrovia al sud delle Alpi), “Kubi” (con Amanda Sandrelli) e “Tell”.
Del 2018 il progetto di teatro-walking “Sì, Rivoluzione!” che, coinvolgendo svariati artisti, racconta il centenario dello sciopero nazionale elvetico.
Da anni scrive reportage per diversi giornali e riviste.
Sue sceneggiature sono state presentate in svariati Festival internazionali e trasmessi da televisioni di tutto il mondo. Del 2009 il documentario sulla guerra nei Balcani “Custodi di guerra”, scelto dal Comitato Internazionale della Croce Rossa per rappresentare le Convenzioni di Ginevra. Sempre del 2009 il videoclip “The Race, Heavenly States”, premio sceneggiatura Lincoln Rising Stars Competition e in onda ai Grammy Award 2009 sulla CBS. Del 2012 il cortometraggio “Questo è mio!”, realizzato da Eric Bernasconi in occasione del 300’ della nascita di Rousseau per la Radiotelevisione Svizzera.
Insegna narrazione del reale alla Scuola di Storytelling & Performing Arts Holden di Torino e al Master di Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali dell’Università Cà Foscari di Venezia.
Ha tenuto reading e conferenze in Svizzera, Italia, Francia, Germania, USA, Cina, Iran, India, e Tunisia. Grazie al suo lavoro è stato invitato a rappresentare la Svizzera alla “Settimana della lingua italiana nel mondo” a Mumbai, Tehran, Tunisi, Washington DC, Guangzhou, Shanghai, Beijing e Hong Kong.


Dello stesso autore:

Cover-Tell-ISBN  cropped-cover-pellegrino-smashword.jpg  copertina s14 2  GCE ARNOLD COVER  cover-salvia-smashword  Bar-Macello-Home


 

RECENSIONI/SEGNALAZIONI

 

© L’Osservatore, 28.11.2020

Il canto dei libri
Avventure, indizi e segreti di Flavio Stroppini
di Nicoletta Barazzoni

Mi sono chiesta, sin dal primo momento, cosa potesse esserci Sotto il cielo del mondo, e dunque cosa celasse il nuovo romanzo di Flavio Stroppini (Gabriele Capelli Editore), perché il titolo di un libro è un indicatore iconico e semantico, nel quale sono contenute molte informazioni. Infatti “Sotto il cielo del mondo” accade di tutto: si avverano sogni, si rivelano segreti, miracoli, fatti, che si intrecciano alla vita degli innumerevoli personaggi perché «sotto il cielo del mondo costruiamo quelle che saranno le nostre rovine. Sotto il cielo del mondo sogniamo quelle che saranno le nostre avventure».

Da questa prospettiva Alvaro Giacometti si immagina la vita, la esprime in immagini, perché dall’aereo vede la terra, mentre percorre il suo viaggio alla ricerca della verità di un figlio che ha in sospeso la sua relazione paterna, in un rapporto irrisolto. Il padre lo abbandona per vivere la vita del marinaio sulla Rhin, una nave da cargo. Sotto il cielo del mondo del padre, Libero Giacometti, c’erano i mari, i venti e tanta solitudine. Un padre che scompare e poi riappare, per scomparire e riapparire di nuovo. Inizia così l’intricato viaggio di Alvaro, che è anche un viaggio interiore, costellato da innumerevoli segni, enigmi, spostamenti da un luogo all’altro, percorsi che attraversano paesi lontani.

Le descrizioni dei paesaggi e dei luoghi sono potenti e dettagliate perché portano il lettore in posti che Flavio Stroppini ha vissuto e respirato realmente. Alvaro parla alla figlia che deve nascere, mentre si interroga e interroga la vita, esprimendo i suoi stati d’animo, con sullo sfondo il tambureggiare della vita e lo scadere della morte, che echeggiano sin dalle prime pagine, partendo dalla montagna per arrivare al mare, in un periplo sorprendente di aneddoti.

Il romanzo è ambientato ai giorni nostri, nei nostri luoghi di montagna per poi espandersi nel mondo. Il linguaggio è a tratti scurrile, quando le parolacce tratteggiano il carattere dei personaggi, rivelandosi dei rafforzativi del discorso per la schiettezza delle espressioni colorite.

Lascio al lettore la curiosità di scoprire la trama perché a colpirmi di un romanzo vi sono principalmente le emozioni che mi muovono e mi smuovono, attraverso il flusso di pensieri, le introspezioni, i dialoghi, le metafore, i rimandi, le riflessioni poetiche come quando, ad esempio, dice: «fu in quel momento che pensai che il silenzio è la voce della natura».

Il romanzo contiene un pullulare di incontri, una catena inanellata di persone che hanno legami significativi tra loro, portatori di un segreto. Poi ci sono i racconti di miti greci, le storie mitologiche, le vecchie leggende indù, e molto altro ancora, il tutto suffragato dalle conoscenze sulla cultura dei paesi citati, e dalla profonda esperienza che Flavio Stroppini ha vissuto in prima persona.

Di giorno in giorno, di passaggio in passaggio, di pagina in pagina, di aeroporto in aeroporto, Stroppini tesse ed intona una melodia che introduce le diverse parti del romanzo come quando, dall’alto dell’aereo, osserva «la pelle della terra diventare velluto, seta, cotone; le rughe della terra diventare zoccoli, pilastro ed architravi; i muscoli della terra contrarsi, tendersi e flettersi».

Link: L’Osservatore


© Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli, 27.11.2020

Letteratura, Letteratura svizzera, recensioni, viaggi
Flavio Stroppini, Sotto il cielo del mondo. Un viaggio alla ricerca del padre

La sensazione è stata proprio quella. Rimanere senza fiato. Ma non è durata qualche secondo come con i trapezisti. No. Capii che quella cosa mi sarebbe restata dentro per tutta la vita. Capii che per stare al passo avrei in un qualche modo dovuto cambiare. Fare qualcosa. Lo so che potrebbe sembrare idiota ma là, in quell’istante, mi sentii un senso di incompletezza dentro, una di quelle cose che ti rimangono appiccicate per tutta la vita se non fai qualcosa. Capii che le radici sono importanti e che dovevo mettermi in gioco per risolvere qualcosa. Così mi misi di nuovo alla ricerca del vecchio. (pag. 24)

Sotto il cielo del mondo, di Flavio Stroppini, Gabriele Capelli editore 2020

Alvaro Giacometti nasce sulle montagne della Svizzera ed è già solo: la madre muore nel darlo alla luce, il padre è un marinaio che gira il mondo. A crescerlo la zia Ines, sorella del padre, che lo prende con sé, per consolarsi di un amore fuggito e di un bambino mai nato. E quando si cresce così, in un paesetto dove tutti si conoscono e dove la tua storia ti segue come un’ombra, prima o poi le domande si fanno impellenti, diventano una sete che non si estingue facilmente.

Il padre, amato e odiato, assente eppure presente come un fantasma che aleggia tutto intorno, si fa vivo ogni tanto con una cartolina, che non indirizza nemmeno a lui, ma alla madre che sa benissimo essere morta, e con una formula costante: Saluti, papà. Le cartoline giungono dai luoghi più disparati del mondo, amplificando la sensazione di distanza che Alvaro prova. Si arrangia a crescere da solo, con l’unico affetto della zia Ines, e in compagnia degli amici con cui scoprire le cose della vita.

Quando, fattosi un uomo, è ormai rassegnato a fare a meno del padre, scopre che il padre era tornato a vivere non lontano dal suo paese: peccato che questa notizia gli arriva insieme a quella della morte del padre.

A funerale finito, Alvaro si reca nella casa del padre e, in un marasma di documenti e oggetti, si trova di fronte il modello di una nave cargo, la stessa su cui suo padre Libero (di nome e di fatto) ha trascorso molti anni della sua esistenza per mare. Insieme alla nave, Alvaro rinviene un numero di telefono misterioso. In una girandola di pensieri e di emozioni, inizia a chiedersi perché suo padre ha lasciato questi che sembrano in tutta probabilità degli indizi, o il bandolo di una matassa, tutta da sciogliere, ma per scoprire cosa?

I dubbi e le domande affollano la mente di Alvaro, anche perché questa scoperta avviene proprio nel momento in cui egli stesso sta per divenire padre: la sua compagna Line gli ha appena annunciato questa che dovrebbe essere la migliore motivazione – anche in virtù stessa della sua esperienza e delle difficoltà sperimentate e dovute all’assenza di una figura paterna – per mettere delle robuste radici proprio lì, dove ha vissuto finora, mentre invece quel cargo, uno storto e raffazzonato modello rivenuto nel salotto di Libero, lo spinge a seguire gli indizi e alla ricerca della verità sulla vita del padre.

Tra mille rimorsi e con uno zaino pieni di dubbi, Alvaro decide di prendere il largo, così come fece suo padre, proprio mentre un figlio era in arrivo; il richiamo a sciogliere l’enigma che suo padre gli ha servito è forte, anche perché Alvaro sa che solo cercando di capire chi era in verità suo padre, riuscirà a capire se stesso, a rispondere alle sue ansie e a decidere quale sarà il suo posto nel mondo.

Ripercorrendo la catena di indizi e di contatti che suo padre ha disseminato, come le briciole di Pollicino, Alvaro si imbarca in un viaggio di mesi, tanti quanti quelli che la figlia trascorrerà nel ventre della madre, per cercare di non mancare all’appuntamento più importante della sua vita.

Puoi essere a Marsiglia, a Barcellona, ad Algeri, oppure a Trieste, Tunisi, Atene o Tangeri e non è che cambia molto. I porti del Mediterraneo sono sorelle. Eh già, mica puoi chiamare fratello un posto che ti accoglie e ti allontana. Quel posto deve essere femmina. Poi ci pensi. Che nel piccolo chiamiamo le cose con un nome maschile e più guardiamo al grande più non possiamo che chiamare le cose Europa, Africa, America, Asia e Oceania. Tutte femmine. E se continuiamo, chiamiamo il tutto Terra. (pag. 69)

Seguiamo Alvaro in questo lungo viaggio a tappe, attraverso i continenti, fino ad arrivare in India. Un viaggio fisico che è anche un viaggio interiore, un’esplorazione continua di se stesso, delle sue debolezze, delle sue aspirazioni, di ciò che si aspetta dalla vita che verrà. Insieme, un viaggio alla ricerca del padre che non ha mai avuto al fianco, di quell’uomo sconosciuto che ancora adesso lo tiene in pugno facendogli fare il giro del mondo quasi con gli occhi bendati, che lo muove come un burattino. O che forse vuole regalargli la cosa più importante che un padre può fare: farti scoprire chi sei e cosa vuoi veramente dalla vita.

Tutto il mio mondo tornò a incasellarsi nella sua equazione di mistero. Tornai ad avere fede nella mia avventura. (pag. 87) Tutta quella storia era il modo voluto dal vecchio per insegnarmi qualcosa. (pag. 112)

Ricordo che pensai che quella follia fosse bellissima. Che finalmente avevo trovato qualcosa che potesse definirmi. Imbarcarmi in quell’avventura mi stava cambiando mentre la vivevo, non m’importava se in bene o in male. (pag. 115)

Il romanzo di Stroppini è uno di quelli che si leggono piacevolmente, perché è scritto con linguaggio fresco, con brio, è vivace, sa strappare qualche risata, ma è anche profondo, perché scandaglia a fondo il legame che unisce padre e figlio, un legame che a volte sembra strappato senza rimedio, altre una cordicella sul punto di rompersi, e quando sembra essersi lacerata, ecco che la rivedi salda e tenace. Un legame che esiste anche quando non lo si è potuto vivere appieno, perché a volte certe persone per dimostrare amore hanno bisogno di fuggire a chilometri di distanza, per sentire una mancanza, una conferma dei propri sentimenti. E Alvaro non sembra fare altro che ripercorrere i passi di quell’assenza che ha condizionato la sua vita, portandolo a provare sentimenti contrastanti e che ora, per riavvolgere il filo della sua vita, sta minacciando di imporre a sua figlia.

Alla fine, Alvaro cosa farà? Lo scoprirete nel finale rocambolesco…. Perché:

Sotto il cielo del mondo la realtà supera la fantasia (pag.146)

Qui potete leggere l’incipit. E qui il post che avevo scritto in occasione dell’uscita del romanzo.

Flavio Stroppini. Da anni scrive e dirige radiodrammi per la Radiotelevisione Svizzera Italiana. Ha pubblicato diversi romanzi, sceneggiature televisive e teatrali. Da anni scrive reportage per diversi giornali e riviste. Sue sceneggiature sono state presentate in svariati Festival internazionali e trasmessi da televisioni di tutto il mondo. Del 2009 il documentario sulla guerra nei Balcani “Custodi di guerra”, scelto dal Comitato Internazionale della Croce Rossa per rappresentare le Convenzioni di Ginevra. Insegna narrazione del reale alla Scuola di Storytelling & Performing Arts Holden di Torino e al Master di Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali dell’Università Cà Foscari di Venezia.

Link: Il mestiere di leggere


© Convenzionali, 23.11.2020

Libri
Flavio Stroppini, Sotto il cielo del mondo
di Gabriele Ottaviani

Osservai solo passare il tempo fino a notte inoltrata…

Sotto il cielo del mondo, Flavio Stroppini, Gabriele Capelli editore.
Abbandonato dal padre quando era praticamente in fasce, ad Alvaro giunge la notizia della morte del genitore quando oramai è adulto e ha costruito la sua vita lontano dal mare che invece per quell’altro uomo di cui eterna una cospicua parte ha costituito un richiamo talmente inesorabile da lasciare tutto e tutti.
Scoprendo però che negli ultimi tempi era finito a vivere a un tiro di schioppo da lui, Alvaro decide di raggiungerne la casa, dove si trova dinnanzi uno spettacolo che lo lascia sbigottito, e al tempo spesso lo spinge a intraprendere un viaggio sulle orme di un uomo scomparso per comprendere innanzitutto qualcosa di più di sé medesimo.
Lirico e maestoso.

Link: Convenzionali


© La Lettrice Assorta, 21.11.2020

SOTTO IL CIELO DEL MONDO – Flavio Stroppini

“Sotto il cielo del mondo costruiamo le nostre rovine. Quando ci è chiaro cominciamo a combattere: contro la cattiva sorte, i nostri errori, la coscienza, tutto ciò che ci è avverso”.

Romanzo vivido e sfaccettato, “SOTTO IL CIELO DEL MONDO” di Flavio Stroppini racconta di Alvaro, cresciuto con sua zia Ines in un piccolo paese aggrappato alle Alpi, senza aver mai conosciuto i genitori:

“Respirai, mangiai e crebbi senza pensare troppo all’amore di madri e padri”.

Libero, il padre di Alvaro fa il marinaio; l’unica prova della sua esistenza sono le cartoline che ogni tanto invia dai suoi viaggi:

“Mi convinsi che mio padre aveva un segreto. Uno di quelli veri. Uno di quelli che valgono una vita, una famiglia, un figlio”.

Fino al compimento dei diciotto anni, Alvaro cresce con tante domande e altrettanti sogni, ma soprattutto con un atteggiamento cinico e dimesso nei confronti della vita. La notizia della morte di Libero gli arriva improvvisa e carica di mistero: scopre che il padre che non vede da decenni, era tornato a vivere non molto distante dal suo paese e aveva costruito al centro del salotto, una bizzarra nave della lunghezza di almeno sei metri: sul pavimento ritagli di giornale, fogli, appunti, cartine geografiche e fotografie.

Il romanzo racconta di un rapporto padre figlio non risolto. Le pagine testimoniano l’evoluzione di questa relazione disfunzionale, attraverso un viaggio per il mondo che conduce a nuove prospettive sull’esistenza e sull’amore.

Libero ha un modo tutto suo di dimostrare l’amore, ruvido, come la sua esistenza, sferzata dalla salsedine e dalla fatica. Ho apprezzato questa storia difficile, il taglio psicologico e positivo che l’autore ha scelto di imprimerle, la narrazione semplice e scorrevole. I protagonisti sono entrambi vittime e carnefici, ciascuno a suo modo, entrambi in cerca di riscatto.

Link: La Lettrice Assorta


© l’Informatore, 20.11.2020

Il viaggio di Alvaro alla ricerca di sé

Link: l’Informatore


COMUNICATO STAMPA

È in libreria il romanzo “Sotto il cielo del mondo” di Flavio Stroppini
Gabriele Capelli Editore

Un viaggio intorno al mondo sulle tracce di un padre marinaio scomparso. Da un tranquillo paesino montano svizzero alla Polonia, poi Thailandia, Turchia, Irlanda, Paesi Baschi, Tunisia, India. Di porto in porto, all’ombra di una nave misteriosa, una “caccia al padre” rocambolesca e poetica che per il protagonista Alvaro diventa ragione di vita e ricerca di sé.

Quella di Alvaro Giacometti è una vita tranquilla, fatta della quotidianità del suo piccolo paese di montagna in Svizzera, senza troppe domande per sé e gli altri. Fino a quando arriva la notizia della morte del padre, conosciuto appena: un marinaio che da decenni non faceva altro che mandare una cartolina di tanto in tanto. È in questo momento che la vita di Alvaro esplode letteralmente, così come il romanzo “Sotto il cielo del mondo” di Flavio Stroppini, di cui è protagonista (Gabriele Capelli Editore – in libreria dal 9 novembre).

Alvaro scopre che il padre, a sua insaputa, era tornato a vivere non lontano dal paese e, dopo aver trovato in casa sua un enorme modello di nave cargo e le parole di una canzone misteriosa, viene mosso da un istinto irrefrenabile: comincia un viaggio che non sa dove lo porterà né quando avrà fine. Ripercorrerà le orme del padre, in un gioco di indizi che trasformeranno il tentativo di conoscere davvero l’uomo che lo aveva abbandonato da bambino in una avventura intorno al mondo alla ricerca di se stesso.

Da Gdansk, in Polonia, a Bangkok. Da Istanbul a Crosshaven, in Irlanda. Da Lekeitio, nei Paesi Baschi, a Tunisi; per finire nel Nord dell’India, nel Gujarat. Di porto in porto, di traccia in traccia, attraverso personaggi poetici, leggende locali e inquietanti coincidenze, Alvaro scoprirà la grandezza del mondo e delle possibilità dell’animo umano. E un padre che forse non era perduto come credeva.

Spiega l’autore Flavio Stroppini:
«Volevo raccontare una storia che avesse a che fare con la ricerca di identità, volevo farlo attraverso un viaggio. Ho vissuto negli stessi luoghi nei quali si muove il protagonista del romanzo. Ho girovagato per anni nei porti del mondo, inseguendo una nave cargo realmente esistita di cui ho ricevuto casualmente i piani. Tappa dopo tappa, porto dopo porto, incontro dopo incontro le esperienze vissute mi hanno aiutato a costruire e a raccontare la particolare avventura di Alvaro».

L’AUTORE

Flavio Stroppini (Gnosca, Canton Ticino, 1979) ha pubblicato in prosa Comunque. Tell, Kubi goal!, Pellegrino di cemento – Le Voyage d’Orient cento anni dopo Le Corbusier, Niente salvia a maggio, I cani e la raccolta di racconti Scarafaggi. Sue le raccolte poetiche Lo Strahler, Assemblaggio informazioni verosimili quotidiane e Bar Macello. È presente in varie antologie, tra le ultime: Gotthard, Landscape, Myths and Technology, Chi sono io? Chi altro c’è lì? e Come diventare scrittore di viaggio. Suoi gli spettacoli teatrali Il viaggio di Arnold, Prossima fermata Bellinzona, Kubi, Sì! Rivoluzione, Tell, La Canzone della Valle e La tempesta.
Scrive reportage per giornali e riviste. Ha firmato sceneggiature di documentari e film per cinema e televisione. Scrive e dirige radiodrammi per Radiotelevisione Svizzera Italiana, di cui è regista del settore “Fiction Radio”. Suoi diversi progetti crossmediali realizzati per nucleomeccanico.com di cui è direttore artistico. Insegna storytelling alla Scuola Holden di Torino e all’Università Ca’ Foscari di Venezia. http://www.flaviostroppini.com

ESTRATTO

Mentre io girovagavo attorno a quella nave, Miriam si mise a cantare. Mi bloccai. Aveva una voce dolce, di quelle che sembrano venire da tempi lontani.
C’era una volta la storia di un uomo
che non sapeva proprio dove andare
sbarcava e salpava senza pensare
che il mare è sia cattivo che buono.
Come riusciva a dormire nella tempesta?
Chiudeva gli occhi e sognava un amore
sognava ogni porto, ogni sua festa
dormiva sereno con la pace nel cuore.
“Poi non la ricordo” disse. “Parlava di sogni la canzone di Libero, e c’era poi un qualcosa con l’orizzonte.”“Qualcosa con l’orizzonte?”
“Sì, in mezzo al mare sei attorniato solo dalla linea dell’orizzonte e ognuno ha la sua, perché ci vede quello che ci vede.”
“Ci vede quello che ci vede?”
“Ogni uomo vede a una distanza diversa. Essere su di una nave in mezzo al mare, attorniato dall’orizzonte, è l’unico sistema per avere il tuo mondo. Nessuno lo vedrà come te.”
“E diceva questo la canzone?”
“Sì, ma lo diceva meglio. Parlava anche di tempeste, montagne e di come si diventa proprietà del mare.”

 

 

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