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Damiano Leone
Il simbolo
Romanzo storico
15×21 cm, 616 pp, Euro 23,00
ISBN 978-88-97308-44-7

Disponibile anche in versione digitale su più piattaforme.

Contemporaneo di un uomo passato alla storia con il nome di Gesù di Nazareth, il figlio di una prostituta muove i primi passi nella Palestina dominata dalle legioni di Roma: due vite assai diverse ma destinate a incrociarsi nei loro giorni più drammatici.

Avviato alla prostituzione, il giovane Ben Hamir trova conforto nell’affetto di uno schiavo comprato per fargli da tutore. Costretto a fuggire, dopo un’istruttiva permanenza ad Atene conquista Roma – o meglio i cuori delle romane – divenendo gradito ospite dei più esclusivi palazzi nobiliari.

Coinvolto nella politica imperiale fino a divenire intimo di Tiberio, proprio da lui apprenderà quanto beffardo possa mostrarsi il fato. Tornato in Palestina per ordine dell’imperatore, ad attenderlo troverà sia un nuovo che un antico amore: ma anche l’odio feroce di Ponzio Pilato, il suo più mortale nemico.

Dopo aver compiuto un gesto in apparenza marginale ma destinato a sconvolgere la storia, abbandonati i lussi e le amanti sceglierà di restare lontano dai clamori del mondo.
Ma Roma non si è dimenticata di lui: dovrà accettare lo sgradito incarico di informatore imperiale, assistendo così a eventi che andranno oltre ogni sua immaginazione.


Dalla quarta di copertina

Un vivace e vasto affresco in cui si snodano vicende e personaggi responsabili di aver influito profondamente sulla storia occidentale del primo secolo dopo Cristo e di quella dei millenni a venire.

A volte ironico e altre drammatico, il romanzo è punteggiato da quasi ignoti ma autentici gossip dell’epoca narrati da un insolito e accattivante protagonista. Viaggiando tra Gerusalemme, Atene, Roma e l’Egitto il nostro “eroe” affronterà non soltanto pericolosi inganni e intrighi di potere, ma di innumerevoli uomini e donne conoscerà i più segreti impulsi dell’eros.


Damiano Leone è nato a Trieste nel 1949.
Di formazione tecnica, nella prima parte della vita si è interessato alle discipline scientifiche: in seguito, quando alcune vicende lo inducono ad abbandonare la professione di chimico, incoraggiato da un esperto del settore inizia a produrre artigianalmente repliche d’armi e armature antiche. Fortunatamente apprezzati, alcuni suoi lavori sono stati impiegati in film storici, esibiti in programmi televisivi culturali ed esposti in musei.
Imponendosi fin dall’inizio la massima fedeltà riproduttiva, dapprima per esigenza professionale e poi per vero interesse, da oltre un trentennio si dedica allo studio della storia antica, dell’arte e della letteratura classica, corroborando le nozioni letterarie con frequenti visite a musei e siti archeologici di tutta Europa.
Soltanto dopo il suo ritiro dall’attività lavorativa ed essersi trasferito in un paesino montano del Friuli ha potuto trovare il tempo e la serenità per realizzare un’antica ambizione: quella di dedicarsi attivamente alla narrativa.
Dopo aver terminato il romanzo storico “Enkidu” nel 2012, nel 2015 pubblica “Lo spettatore”.


Video della presentazione:

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RECENSIONI, INTERVISTE…

 

© Il libro sulla finestra

Oggi parliamo di “Il simbolo” di Damiano Leone.

Parlando dei viaggi di Ben Hamir, ci racconti delle sue mete e di qualche particolare non incluso nel libro.

Ben Hamir nasce in Palestina ed è contemporaneo di Gesù di Nazareth che incontrerà, al culmine del suo vigore fisico e mentale, in uno dei momenti più drammatici della vita di entrambi. Prima di allora, accusato ingiustamente di matricidio deve fuggire e rifugiarsi in Grecia dove la sua educazione, già abbastanza completa grazie al tutore Nadir, sarà ulteriormente perfezionata. Oltre a questo scoprirà che le sue doti fisiche e caratteriali sono molto ambite non solo da alcuni individui del suo stesso sesso, ma pure dalle donne della miglior nobiltà ateniese. Ma un personaggio come lui susciterà presto gelosie e per sfuggire ad alcune spiacevoli conseguenze si imbarcherà per l’Italia e raggiungerà Roma. Grazie all’amicizia di molti potenti tra cui Germanico e Druso, ma soprattutto al sorprendente rapporto che instaurerà con l’imperatore Tiberio che gli svelerà un segreto inimmaginabile, otterrà la cittadinanza romana. Ma gli eventi che seguiranno al crollo di Seiano, di cui Ben Hamir è motore non trascurabile, convinceranno il protagonista ad abbandonare l’Italia. Dopo la visita ad Alessandria d’Egitto e una crociera sul Nilo, riceverà un dispaccio dall’imperatore con l’ordine di recarsi in Palestina: il luogo in cui è nato e dove governa il suo acerrimo nemico Ponzio Pilato.
E in Palestina, dopo aver incontrato Gesù di Nazareth e l’esser sopravvissuto per un soffio allo stesso supplizio della croce, incontrerà una donna capace di legarlo a sé come mai nessun’altra era riuscita a fare prima. Trascorreranno così anni sereni fino a quando, per proteggere se stesso ma soprattutto i suoi cari da una delle tante bande armate che allora imperversavano in Palestina, impugnerà le armi in una battaglia spietata e senza tregua. Ma l’esperienza, per quanto vittoriosa, lo induce a drastiche decisioni: per mettere al sicuro i suoi cari in modo definitivo deve forzarli ad andarsene da una terra ormai diventata troppo pericolosa per viverci.
Rimarrà solo fin quando, convocato dal generale Vespasiano, sarà forzato ad accettare l’incarico di recarsi a Gerusalemme per raccogliere informazioni in vista della ormai prossima guerra. E proprio nella veste di informatore del potere imperiale sarà testimonio diretto dell’assedio e della caduta di Gerusalemme. Sopravissuto a vicende belliche che causeranno tragedie inenarrabili, sofferenze inaudite e la morte di molte decine di migliaia di individui, a uno storico di passaggio narrerà le sue vicende: assieme a quelle ancora poco note ma drammatiche di una terra tormentata.

Quanto a particolari non inclusi nella stesura definitiva del libro non ricordo proprio che ce ne siano. In genere, credo di aver narrato tutto o quasi quanto ritenevo fosse abbastanza importante da esser scritto.

Per quanto riguarda invece le mie personali mete, queste sono state sempre dettate da interesse storico- archeologico e si collocano in quasi tutto il bacino mediterraneo. Ad esempio, un viaggio è servito come base per il romanzo “Enkidu” mentre lunghe permanenze in Grecia e Spagna hanno reso plausibili molte descrizioni contenute nel romanzo “Lo spettatore”.

Link: Il libro sulla finestra


© La Fenice Magazine

ottobre 18, 2018
Il simbolo di Damiano Leone

TRE DOMANDE ALL’AUTORE

Ci parli di Lei e di cosa fa nella vita.

Sono nato 69 anni fa a Trieste da genitori di origini pugliesi. In una prima fase mi sono interessato soprattutto alle materie scientifiche con particolare riguardo per l’astronomia. Più tardi, in un momento piuttosto tormentato della mia vita, ho abbandonato la professione di chimico. In seguito, grazie all’aiuto e ai consigli di una persona conosciuta a livello internazionale per aver collaborato all’allestimento di molti film storici, mi sono dedicato alla riproduzione artigianale di armi e armature antiche. Com’è inevitabile, o almeno così pare a me, questa attività mi ha indotto a studiare in modo approfondito dapprima la storia antica, e poi, logica conseguenza, l’arte e la letteratura del tempo. Ma solo al momento di andare in pensione ho potuto dedicarmi con continuità a un proposito di vecchia data: quello di scrivere romanzi. Attualmente, oltre che a scrivere mi dedico all’astronomia, e quando posso trascorro le notti fotografando lontane galassie o diafane nebulose, che sono la culla di nuove stelle o i loro straordinari resti.

I personaggi creati sono immaginari?

Tutti i grandi personaggi e le loro azioni sono storici e trattati con sobrio rigore: da questo punto di vista non ho lasciato spazio all’invenzione. Ma poiché “Il simbolo” non ha la pretesa di esser un saggio storico ma un romanzo, ci sono pure alcune figure inventate: ma solo quelle strettamente necessarie come appunto il protagonista. Questo perché mi serviva un personaggio che fosse in grado di muoversi in ogni ceto sociale e che conoscesse in modo approfondito la psicologia più intima di uomini e donne. Tuttavia, alcuni personaggi realmente esistiti come Bagoa, il persiano intimo di Alessandro Magno, Antinoo, l’amato dall’imperatore Adriano, e perfino Aspasia, moglie di Pericle, ma anche diversi altri, mi sono serviti da ispirazione per caratterizzare la figura di Ben Hamir.

Prossimi progetti? Sta scrivendo altro?

Quello su cui sto lavorando con l’editore Gabriele Capelli non è propriamente un romanzo storico perché in massima parte riguarda invece un prossimo futuro. Tuttavia ci sono alcune incursioni nel passato e soprattutto in quel passato in cui, guarda caso, è vissuto Jeshua ben Yusef. Non voglio anticipare la trama ma, molto succintamente, si basa sul seguente presupposto: in un mondo in cui la spiritualità pare in inarrestabile declino, per riuscire a invertire la tendenza, le autorità vaticane progettano di mandare un uomo nel passato per testimoniare in modo inconfutabile l’avvenuta resurrezione del Cristo. L’esperimento riesce, ma le conseguenze non sono esattamente quelle cui si sperava: e si riveleranno assai più sconvolgenti di quanto chiunque avrebbe potuto immaginare. In ogni caso, credo sia un lavoro caratterizzato da una forte tensione ideale che non mancherà di emozionare chiunque avrà la ventura di leggerlo, credente o no che sia.

Link: La Fenice Magazine


© Missione Radio

Intervista radiofonica a Damiano Leone

Missione Radio incontra Damiano Leone, per la presentazione de IL SIMBOLO, il suo ultimo romanzo storico, ambientato tra Gerusalemme, Atene, Roma e l’Egitto nel periodo della vita e negli anni successivi alla morte di Gesù di Nazareth. Un’opera complessa che affianca all’accuratezza della ricostruzione del periodo storico narrato una originale, quanto stimolante, gestione della trama e dei personaggi.

Per ascoltare: Missione Radio


© romanceealtririmedi

Blogtour: “Il simbolo” di Damiano Leone – Chi è Ben Hamir? Pregi e difetti
16 ottobre 2018 / MARA MARINUCCI

Buongiorno! Oggi partecipo al blogtour del romanzo Il simbolo di Damiano Leone (ed. Gabriele Capelli Editore). Ringrazio Rose del blog La Fenice Magazine per avermi coinvolto nell’evento.
Il simbolo è un romanzo storico ambientato tra Gerusalemme, Atene, Roma e l’Egitto nel periodo della vita e negli anni successivi alla morte di Gesù di Nazareth. Vi ho stuzzicato abbastanza?

Il mio compito è quello di presentarvi Beh Hamir, il protagonista della vicenda. Nella parte conclusiva del post troverete alcuni dettagli generali sul romanzo e sull’autore.

Chi è Ben Hamir? Pregi e difetti

Ben Hamir è il figlio di un’etera, e da lei introdotto alla prostituzione giovanile. Ma non appena giunto alla pubertà, la sua intima natura di maschio ha il sopravvento e la sua vita cambia in modo completo. Dapprima una serva della madre che gli fa conoscere i misteri della femminilità, poi il primo vero amore, lo indurranno a ribellarsi. Poi tutto il resto, come le sue peripezie nei letti femminili delle più aristocratiche patrizie, il ruolo di informatore imperiale, il suo incontro e l’intenso confronto con Gesù di Nazareth, come pure le sue insospettate doti di guerriero che affioreranno quando combatterà per la salvezza di chi ama, saranno parte di un lungo percorso di vita che avrà per sfondo quell’incredibile affresco storico che è il primo secolo dell’era cristiana.

Per quanto riguarda il carattere, come accade per la vita di ogni giorno, pregi e difetti di questo inconsueto protagonista dipendono molto dalla psicologia di chi legge il romanzo, non dal personaggio in sé. Forse alcuni potranno trovare Ben Hamir iconoclasta, vista la sua allergia al potere, alle religioni e in genere ai luoghi comuni che limitano la libertà di pensiero: mentre altri lo potranno considerare un individuo di rara indipendenza mentale provvisto pure di invidiabili doti umane. Ma proprio nelle ultime pagine del romanzo, rispondendo a uno studioso di passaggio che vuole conoscere le vicende della Palestina di quegli anni, tra molte altre importanti affermazioni, Ben Hamir fa questa che riassume almeno una delle sfaccettature della sua intensa esistenza: “Ho sfiorato il fulgore degli astri al vertice dell’impero e sono sprofondato nella miseria e nella disperazione. Sono stato donna e uomo assaporando il piacere in tutte le sue forme: ho osservato da vicino la luce del bene come l’orrido, oscuro baratro del male, l’egoismo e l’amore, la serenità di una famiglia o la spaventosa follia della guerra. Ed io stesso, di volta in volta, ne ho sperimentati nella carne e nello spirito la dolcezza o l’amaro…”

Ecco, difetti e pregi di Ben Hamir sono quelli di qualsiasi individuo abbastanza cosciente di essere semplicemente un uomo e, allo stesso tempo, in grado di accettare con coraggio tutto il fardello di questa consapevolezza.

Link: romanceealtririmedi


© differentmagazine.it

Intervista a Damiano Leone:
Il simbolo è un romanzo storico che apre una finestra inedita su molti, importantissimi ma a volte poco noti, avvenimenti che hanno caratterizzato l’intero primo secolo dell’era cristiana.
10 ottobre 2018 by Miriam Bocchino

“Damiano Leone è nato a Trieste nel 1949. Di formazione tecnica, nella prima parte della vita si è interessato alle discipline scientifiche; in seguito, quando alcune vicende lo inducono ad abbandonare la professione di chimico, incoraggiato da un esperto del settore inizia a produrre artigianalmente repliche d’armi e armature antiche. Fortunatamente apprezzati, alcuni suoi lavori sono stati impiegati in film storici, esibiti in programmi televisivi culturali ed esposti in musei. Da oltre un trentennio si dedica allo studio della storia antica, dell’arte e della letteratura classica, corroborando le nozioni letterarie con frequenti visite a musei e siti archeologici di tutta Europa. Soltanto dopo il suo ritiro dall’attività lavorativa, e dopo essersi trasferito in un paesino montano del Friuli, ha potuto trovare il tempo e la serenità per realizzare un’antica ambizione: quella di dedicarsi attivamente alla narrativa. Dopo aver terminato il romanzo storico Enkidu nel 2012, nel 2015 pubblica Lo spettatore. Il simbolo è il suo terzo romanzo.”

“Il simbolo” è il suo nuovo romanzo. Puoi spiegare ai lettori di cosa tratta?

Il simbolo è un romanzo storico che apre una finestra inedita su molti importantissimi, ma a volte poco noti avvenimenti che hanno caratterizzato l’intero primo secolo dell’era cristiana. Assieme a questo, grazie a una meticolosa ricerca storica è pure in grado di svelare autentici ma quasi sconosciuti gossip dell’epoca. Il protagonista Ben Hamir è un personaggio davvero fuori dagli schemi: messo al mondo da una madre ben diversa di quella che allevò Gesù di Nazareth, proprio dalla genitrice viene avviato alla prostituzione giovanile. Ma non appena giunto alla pubertà, grazie alla fanciulla che gli farà conoscere i misteri della femminilità, e subito dopo al primo amore, si libererà del pesante influsso della madre divenendo libero di decidere il proprio destino.

Più tardi, pur non essendo attratto dal potere, si troverà a essere suo malgrado elemento importante nei giochi politici di uomini che hanno fatto la Storia. In grado di muoversi a suo agio negli ambienti più aristocratici dell’impero o nelle taverne malfamate della Suburra, sarà un raffinato amatore e confidente dei potenti: ma anche un guerriero rispettabilmente coraggioso. Questo almeno, quando deciderà che esiste un motivo veramente valido per mettere a repentaglio la vita su un campo di battaglia. Per una sintesi della trama, posso anticipare che Ben Hamir è lo straordinario cronista che accompagnerà il lettore durante un lungo viaggio nel tempo e nello spazio: dalla Gerusalemme resa splendida da Erode il grande, alle meraviglie di un’Atene ricca di reminescenze classiche, a una Roma ormai capitale del mondo e ancora all’Egitto e infine alla Palestina; là dove conoscerà Gesù di Nazareth e sarà parte importante nel tragico assedio di Gerusalemme per opera delle legioni di Tito, figlio dell’imperatore Vespasiano.

È un’opera complessa la sua, in quanto ambientata nel periodo della vita e negli anni successivi alla morte di Gesù di Nazareth. Ha svolto delle ricerche approfondite per riuscire a contestualizzare la vicenda in quel dato periodo o è tutto frutto di fantasia?

Sì, è un’opera complessa non solo perché copre un intero secolo di storia, ma anche per la profondità dei vari personaggi storici. Nonostante quel periodo lo conoscessi già in modo abbastanza approfondito, le sole ricerche storiche preliminari sono durate circa un anno. Ma è stato un periodo speso bene perché mi ha permesso di accantonare molti luoghi comuni. Ad esempio alcuni storici antichi erano piuttosto discordi sull’imperatore Tiberio, con toni spesso assai critici nei suoi confronti: ma le evidenze storiche, legislative e archeologiche, hanno permesso alla storiografia moderna di tracciarne un quadro ben diverso.

Nei loro tratti fondamentali, tutti i personaggi principali sono storici e trattati con il massimo realismo: per necessità narrative fanno eccezione il protagonista e pochi altri legati alla sua sfera privata.

Non crede possa essere ostico per un lettore leggere una storia in cui Gesù ne fa parte?

In questo romanzo provo a offrire un’interpretazione sicuramente originale ma non per questo fuorviante della vita e del significato della figura di Gesù di Nazareth. Non vedo perché anche un credente non possa apprezzare la grandezza della sua umanità, il suo altruismo e il suo coraggio. Inoltre, anche se per nascita, cultura e modo di vivere Gesù di Nazareth e Ben Hamir non potrebbero essere più diversi, per quanto serrato e acceso sia il loro confronto, questo è basato su un sincero rispetto reciproco e perfino su un sentimento che mi permetto di definire amicizia. Credo che questo possa solo incontrare l’approvazione di qualsiasi individuo di buona volontà, credente o no che sia.

Ha una storia particolare alle spalle, in quanto da chimico è passato ad occuparsi di repliche d’armi e armature antiche e allo studio storia antica, dell’arte e della letteratura classica fino a giungere alla narrativa. Cosa l’ha condotta ad un tale evoluzione della sua vita?

Forse tutto è cominciato quando, in un momento piuttosto problematico della mia vita, ho cambiato mestiere grazie all’aiuto e ai consigli di una persona conosciuta a livello internazionale per aver collaborato all’allestimento di molti film storici. Ma siccome sono curioso per natura non potevo accontentarmi di creare riproduzioni di armi antiche senza conoscere la loro ambientazione. Insomma, quando realizzavo un’arma magari usata da un famoso condottiero come Alessandro Magno, non potevo fare a meno di conoscerne la vita e le gesta. All’inizio mi limitavo a questo ma poi, subito dopo e comprendendo che la storia è un flusso continuo e non l’insieme di episodi isolati, per puro desiderio di conoscere cominciai a studiare davvero e in modo ordinato.
Allo stesso tempo mi resi conto che molte informazioni potevano esser tratte dalla lettura di testi classici e così mi inoltrai anche in questo campo. Poi, quando visitavo un museo per documentarmi, non potevo restare indifferente alle stupende espressioni artistiche dell’antichità: e così nacque pure la passione per l’arte.
Così per circa trent’anni ho cercato di ampliare le mie conoscenze storiche e artistiche: ma solo al momento di andare in pensione ho potuto dedicarmi con continuità a un proposito di vecchia data, e cioè quello di scrivere romanzi.

Ha già in programma un prossimo libro?

Certo: ci sto lavorando con l’editore Gabriele Capelli. Però non si tratta di un romanzo storico perché è ambientato in un prossimo futuro. Tuttavia ci sono alcune incursioni nel passato: e proprio in quel passato in cui è vissuto Jeshua ben Yusef.
Senza anticipare troppo la trama posso dire che, per riuscire a invertire la tendenza al declinare della spiritualità nell’occidente cristiano, i vertici vaticani progettano di inviare un uomo nel passato per testimoniare in modo certo l’avvenuta resurrezione del Cristo. L’esperimento riesce, però le conseguenze non sono quelle sperate: e si riveleranno assai più sconvolgenti di quanto chiunque avrebbe potuto immaginare.

Link: differentmagazine.it


© ukizero.com

LE MUSE10 ottobre 2018

Intervista a Damiano Leone, autore del romanzo “Il simbolo”
by ukizero

Una storia struggente ambientata in Palestina durante le vicende del Messia cristiano ed un Impero Romano spietato

“Damiano Leone è un chimico convertito allo studio della storia e della letteratura classica. Pubblica per Leucotea i romanzi “Enkidu” (2012) e “Lo spettatore” (2015). Nel 2018 esce il romanzo storico “Il simbolo” per Gabriele Capelli Editore, un’opera struggente con un protagonista indimenticabile: un omaggio alla Storia e alle storie di chi l’ha fatta, l’ha subita e l’ha osservata.”

– Il simbolo è un romanzo dalle molte sfaccettature, che ripercorre un periodo importante della storia antica creando interpretazioni e legami nuovi e credibili. In un’opera tanto fedele alle cronache dell’epoca, in cui vi è una grande attenzione per il dato storico e in cui si ravvisa una profonda cura per ogni dettaglio, come si riesce a introdurre elementi e situazioni finzionali senza snaturare l’essenza e il valore di un romanzo storico?

Ricercando innanzitutto la plausibilità: poi altrettanto necessariamente si devono evitare incongruenze con il momento storico narrato. Al tempo stesso bisogna saper approfittare delle tante pieghe oscure e delle ambiguità che la storia ancora nasconde: e in quelle inserire eventi e personaggi. Inoltre, anche se parecchi scrittori come Salgari hanno descritto ambienti esotici senza averli mai visti con il risultato di ottenere buoni romanzi, io preferisco ambientare i miei lavori in luoghi di cui ho esperienza diretta. Resti archeologici, manufatti custoditi nei musei e perfino taluni personaggi incontrati nel corso di viaggi, sono serviti per creare un verosimile sfondo storico, geografico e umano, per l’intera narrazione.

– Ben Hamir/Annio Rufo è un protagonista straordinario, di quelli che da soli potrebbero sorreggere un’intera narrazione, e su cui il lettore ripone un cieco affidamento lasciandosi trasportare nella sua vita e nei suoi pensieri. La genesi di questo personaggio è il risultato di testimonianze trovate durante il lavoro di ricerca sulle fonti storiche, o è frutto della sua immaginazione?

Assai di rado la storia ci ha tramandato le vicende di personaggi con un profilo psicologico somigliante a quello di Ben Hamir: troppo poco amanti del potere in se stesso per lasciare una traccia diretta della loro esistenza. Tuttavia posso dire che Antinoo, l’amato dell’imperatore Adriano, Bagoa, l’eunuco persiano divenuto intimo di Alessandro Magno, Aspasia moglie di Pericle e molti altri uomini e donne cui la storia accenna appena, sono serviti da ispirazione. Questo nel senso che le loro qualità fisiche e morali hanno influito profondamente sugli individui che hanno gestito imperi e di conseguenza sulla loro politica.

– Cosa significa la scrittura per lei? Cosa prova quando un’idea si palesa nella sua mente e nei successivi concitati momenti in cui comincia a reperire le fonti, a studiare la trama e a familiarizzare con i personaggi?

Di certo, ideare una trama è fonte di grande eccitazione. Forse simile a quella di avventurarsi in mondi inesplorati in cui le barriere del tempo e dello spazio cessano quasi di esistere. Poi, una volta stabilita la rotta e durante la stesura del romanzo mi immergo completamente nei personaggi e negli eventi narrati: tanto che spesso la mia compagna deve ripetermi le domande più di una volta per riuscire a penetrare il guscio in cui mi sono isolato. Insomma, mi accade di vivere due realtà: e non è detto che quella di ogni giorno sia la più vivida.

– Il simbolo ha il pregio di utilizzare uno stile semplice e scorrevole per creare scene di forte impatto emotivo, in cui al lirismo del linguaggio si accompagna un gusto raffinato per la trattazione storica. Nonostante l’ingente mole del romanzo e le difficili tematiche narrate, riesce a catturare il lettore e a condurlo per mano nella storia senza mai far scemare il suo interesse. Lei ha fatto in modo che Il simbolo possa sia intrattenere come un romanzo che insegnare e informare come un saggio. Come si bilanciano questi due aspetti senza che uno prevalga sull’altro?

É vero, ho cercato di coinvolgere chi mi legge pur narrando eventi che magari non rientrano tra i suoi principali interessi, come la storia: ma in che modo ci sono riuscito mi è difficile dirlo perché credo che dipenda in gran parte dal mio stile di scrittura. Però forse posso aggiungere che trae origine anche dal mio modo di comunicare con il lettore: considerando quest’ultimo non come un alunno cui insegnare qualcosa, ma piuttosto come un amico da intrattenere in modo gradevole.

– Il dialogo che Ben Hamir intrattiene con Jeshua ben Yusef è tra i momenti più intensi della narrazione. Due personaggi che non potrebbero essere più diversi, uno non crede in niente e l’altro è un incontenibile idealista, ma entrambi con il cuore al posto giusto. Due anime differenti e al contempo affini, che nonostante un acceso scontro verbale vedono nascere una stima imperitura l’uno per altro. Come è riuscito a far interagire il suo protagonista con un personaggio che il lettore carica di un immenso significato solo a sentirne pronunciare il nome, rendendo il loro dialogo e il loro rapporto tanto naturali quanto assolutamente plausibili?

Comunque la si pensi in fatto di religione, quella cristiana sostiene che, pur essendo Dio, Jeshua era anche uomo: di conseguenza così è stato interpretato e descritto nel romanzo.

– Il Fato può essere considerato un personaggio a tutti gli effetti nel suo romanzo. Ben Hamir si fronteggia con lui dall’inizio alla fine della sua vita, e solo in età matura ne accetta l’ineluttabilità. Come un eroe delle tragedie greche, egli riflette la caducità dell’essere umano ma anche la forza di non arrendersi e di lottare per migliorare il proprio destino, pur se ogni segno preannuncia che sia già scritto nella pietra. Di che messaggio è portatore Ben Hamir nel suo struggente confronto con il Fato?

I messaggi sono molti e lo si può scoprire durante la lettura del romanzo. Ma se devo qui citarne uno, allora è la consapevolezza della fragilità ma anche della straordinaria grandezza dell’animo umano. In qualche modo è l’orgoglio di Ulisse che, navigando nei mari tempestosi della vita, non si piega agli eventi né agli dei.

– Nel suo primo romanzo storico, Enkidu, mette in scena un epico confronto tra il personaggio di Enkidu e la mitica figura di Gilgamesh, re di Uruk. Cosa la attrae tanto delle vicende del passato antico, e cosa l’ha spinta a cambiare radicalmente la sua vita lasciando la professione di chimico per dedicarsi allo studio della storia e della letteratura classica, e in seguito a diventare scrittore?

Sul passato si reggono le fondamenta del nostro essere oggi. La civiltà odierna sarebbe di gran lunga più equilibrata e forse migliore se tutti ne avessimo una discreta conoscenza. In breve: La storia è un’ottima maestra, peccato che gli uomini siano pessimi alunni. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda potrei citare Dante: “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” Ma temo che sarei troppo succinto. Così spiegherò che in un momento molto difficile della vita ho avuto la fortuna di incontrare una persona che mi ha introdotto alla storia antica: e poiché sono curioso per natura, compresi subito che il miglior modo per conoscere gli uomini, e quindi me stesso, era di studiare l’esistenza e le opere di chi ci ha preceduto su questa terra.

Antonella Quaglia

Link: www.ukizero.com


© Il colore dei libri
06.06.2018

Recensione: Il simbolo di Damiano Leone

Editore: Gabriele Capelli Editore
Genere:Narrativa Storica
Pagine: 616
Data d’uscita: 9 Marzo 2018
Prezzo: €23,00
E-book € 9,00

TRAMA

Contemporaneo di un uomo passato alla storia con il nome di Gesù di Nazareth, il figlio di una prostituta muove i primi passi nella Palestina dominata dalle legioni di Roma: due vite assai diverse ma destinate a incrociarsi nei loro giorni più drammatici.
Avviato alla prostituzione, il giovane Ben Hamir trova conforto nell’affetto di uno schiavo comprato per fargli da tutore. Costretto a fuggire, dopo un’istruttiva permanenza ad Atene conquista Roma – o meglio i cuori delle romane – divenendo gradito ospite dei più esclusivi palazzi nobiliari.
Coinvolto nella politica imperiale fino a divenire intimo di Tiberio, proprio da lui apprenderà quanto beffardo possa mostrarsi il fato. Tornato in Palestina per ordine dell’imperatore, ad attenderlo troverà sia un nuovo che un antico amore: ma anche l’odio feroce di Ponzio Pilato, il suo più mortale nemico.
Dopo aver compiuto un gesto in apparenza marginale ma destinato a sconvolgere la storia, abbandonati i lussi e le amanti sceglierà di restare lontano dai clamori del mondo.
Ma Roma non si è dimenticata di lui: dovrà accettare lo sgradito incarico di informatore imperiale, assistendo così a eventi che andranno oltre ogni sua immaginazione.

IL MIO PENSIERO SUL LIBRO

Nell’antica Roma imperiale Tiberio detiene il comando saldamente non pensando minimamente che un giorno un ragazzo dalle umili origini come Ben Hamir riuscirà ad avvicinarsi a lui talmente tanto da diventarne amico e poi consigliere.
Ben Hamir non ha avuto una vita facile, la madre lo costringe alla prostituzione sin da bambino segnandogli il destino per sempre.
Conduce una vita all’apparenza sfarzosa ed appagante ma lui non è felice ed è stanco di essere semplicemente una fonte di profitto per la madre ed uno strumento di piacere per i clienti.
Grazie agli insegnamenti dello schiavo Nadir ,che lo spronava a migliorarsi ecco che si ritrova con un bagaglio culturale molto vasto e gli servirà in svariate occasioni.
Purtroppo molti eventi spiacevoli lo costringeranno ad abbandonare la sua terra per ripare in Grecia e successivamente a Roma.
Eventi fortuiti e la sua fama di “amatore dalle grandi doti” lo avvicineranno a Tiberio conoscendo così l’uomo che si cela dietro al granitico imperatore, ne diventerà amico e poi confidente ed infine emissiario in terre lontane.
A lui sarà affidato un anello molto prezioso, simbolo che agisce per mandato di Tiberio e questo simbolo segnerà tutta la sua vita.
Gli intrighi della capitale lo soffocheranno poco alla volta tanto da indurlo a voler tornare alla terra delle sue origini e sarà proprio lì che incontrerà l’uomo più famoso del momento : Jeshua.
Troppo tempo in mezzo a segreti e sotterfugi, intrighi e tradimenti, ipocrisia e cattiveria, crudeltà e ferocia lo renderanno un personaggio scomodo tanto da avere una lunga lista di nemici che già più volte hanno attentato alla sua vita e lo metteranno in seria difficoltà.
Jeshua vedendolo nei guai lo accoglie tra la sua gente e Ben Hamir resterà affascinato dal suo carisma, anche se non condividerà la sua visione del mondo, nonostante ciò si affezionerà a lui tanto da far parte della sua passione-morte-rinascita che è giunta sino a noi.

L’autore riesce a mantenere vivo l’interesse del lettore aggiungendo una nota piccante che non pregiudica assolutamente il livello della storia.
Anzi il fatto che il protagonista eserciti uno dei mestieri più antichi del mondo da modo di capire l’approcio che avevano le varie popolazioni con il sesso, i ruoli che ricoprivano le donne e come risolvevano i problemi quotidiani.
Il protagonista eserciterà il suo lavoro restando piacevolmente colpito dai dissoluti romani, meravigliato dai peccaminosi greci ed infine di nascosto ai moralisti palestinesi che potrebbero decidere di condannarlo a morte.
Il sesso qua sarà la chiave per entrare nelle case, e nelle grazie, di molteplici personaggi influenti carpendone segreti e informazioni preziose che salveranno la sua vita e quella di altre persone in più momenti.

Il libro ,nonostante la mole, è scorrevole e coinvolgente; i fatti storici sono descritti accuratamente da un punto di vista decisamente diverso da quello cui siamo abituati dando una nuova prospettiva alla storia antica.

Lo consiglio a chi ama i romanzi storici ben strutturati e sviluppati, con ricerche decisamente minuziose e ricostruzioni di eventi passati in modo interessante e niente affatti scontato.

Il nostro giudizio: 5/5

Link: Il colore dei libri


© Literary nr. 4/2018

Il simbolo di Damiano Leone
Recensione di Luciano Nanni

Narrativa. Già definito in copertina romanzo storico, quest’opera si colloca nel solco di un’antica tradizione, quando non esistendo certi tipi di spettacolo il libro sostituiva una rappresentazione che attraverso le parole ricreava ambienti e personaggi. Ben si attaglia il termine affresco a Il simbolo, in quanto solo chi è veramente esperto nell’arte della scrittura riesce a sostenere per circa seicento pagine una vicenda il cui fondo storico viene sempre mantenuto e addirittura caratterizzato.

Siamo nel periodo in cui Tiberio regge l’impero romano, e allora come ora gli intrallazzi e la sete di potere sono all’ordine del giorno. In realtà l’imperatore inizia con alto senso di giustizia, per poi gradualmente adombrarsi, finendo per disperdere quel patrimonio di equità che lo aveva contraddistinto: un percorso simile a quello di Nerone. L’eros che fa notare in diversi casi la sua presenza è una forza straordinaria che a volte sembra prevalere sulla brama di comando. L’eroe del romanzo avrà una vita avventurosa, talora confondendo eros con amore, e solo alla fine, dopo un’esperienza traumatica – Tre croci sul Gulgolet è un capitolo chiave – comprenderà la vanità delle cose ormai “futili e lontane”. Altre figure di spicco e concretizzate a tutto tondo quelle di Seiano e Ponzio Pilato, e tra gli episodi da segnalare, a p. 357, un racconto che rievoca in qualche modo il caso Rampi di tanti anni fa.

La competenza sul periodo trattato è notevole, ne risulta uno stile conseguente, con note per vocaboli specifici, e avvicinandosi alla conclusione la narrazione diviene incalzante: il lettore, malgrado i circa duemila anni trascorsi da quando è collocata la vicenda, ne viene coinvolto, poiché certi sentimenti sono praticamente uguali in qualsiasi epoca o latitudine, e il pregio forse maggiore dello scrittore è proprio di aver dato vita a una storia storica, dove l’invenzione sembra essere quella parte di storia possibile ma non certa, e tuttavia affascinante in virtù della scrittura creativa: il vero dunque è ciò che si pensa sia. A dimostrazione di come le descrizioni ambientali e di costume siano credibili c’è una bibliografia aggiornata sui vari aspetti, assai posteriore quindi al saggio di Palazzi e Untersteiner.

Link: Literary.it


© EXTRA SETTE 21, 4.05.2018

Tra le righe
Nuove uscite e sorprese in libreria
a cura di Sergio Roic

Schermata 2018-05-05 alle 16.49.09


© Amazon.it

“Il simbolo” di Damiano Leone
Anna Maria Zanetti, 25 aprile 2018

Formato: Formato Kindle

“Il simbolo”, terzo romanzo di Damiano Leone, dopo “Enkidu” e “Lo spettatore” che tanto apprezzai negli anni scorsi, è risultato anche questa volta un’opera letteraria capace di farsi amare e ricordare nel tempo.
La trama a fondo storico è capace, per la scrittura fluida, elegante e sapientemente vivida, di catturare il lettore, trascinandolo con sé dentro i fatti narrati.
Nulla viene lasciato in secondo piano: né la caratterizzazione del più insignificante dei personaggi, né l’ambientazione. Infatti le descrizioni sempre accuratissime sono dettagliate, precise e vivide e lasciano intuire una puntuale conoscenza di tutte le realtà di cui l’autore narra parlando dei viaggi del protagonista tra la Palestina, l’Egitto, la Grecia e l’Italia sia dal punto di vista paesaggistico che di quello artistico anche nelle più moderne ricostruzioni proposte dagli storici dell’arte.
Il protagonista in assoluto, l’eroe della narrazione, è Ben Hamir/Annio Rufo che racconta ad un giovane storico ateniese Fedone la propria vita, apparentemente per dargli notizie di prima mano su Jeshua chiamato Christus da lui conosciuto e per il quale dichiara di aver provato una amicizia sincera, ma in realtà per un bisogno insopprimibile di rompere il silenzio in cui viveva da troppo tempo e raccontare prima della morte la storia della propria esistenza. E lo fa narrandola minuziosamente, senza nulla nascondere e senza tralasciare alcun particolare per quanto scabroso possa essere, tentando in questo modo di lasciare, attraverso le parole che Fedone trascriverà, qualche traccia del proprio passaggio su questa terra.
Sulla trama non dirò altro, tranne rimarcare la piacevolezza della descrizione dei ripetuti incontri di Ben Hamir con Jeshua le cui strade continuano fatalmente ad incrociarsi fino ad arrivare accumunati in unico destino al Golgota e la mia ammirazione per il brillante escamotage riguardante i fatti immediatamente successivi la morte di Jeshua che definirei geniale.
Infine quanto sulla scelta del titolo “Il simbolo” per il romanzo condivido la felice spiegazione che ne abbiamo per bocca di Ben Hamir che dice:
«Sai, Fedone, se come sosteneva il mio precettore Nadir, gli uomini hanno proprio bisogno di un simbolo in cui credere per trovare la forza di vivere… Beh, forse allora farebbero bene a scegliersene uno che genera la vita e non la morte, la gioia e non il dolore, la speranza e non la disperazione…» e così sia…


IL SIMBOLO di Damiano Leone
7 aprile 2018 ~ Lettrice Assorta

Di libri in questo periodo devo confessare di averne letti parecchi, ma ce ne sono alcuni che lasciano il segno e si fanno ricordare a lungo. Ecco! Il Simbolo di Damiano Leone è uno di questi. L’autore con grande maestria riesce fin dalle prime pagine ad attrarre il lettore con una scrittura fluida, scorrevole, capace e sempre pertinente. La trama è avvincente e sapientemente modulata. Non sono riuscita a staccare gli occhi dal romanzo fino alla sua conclusione!

LA TRAMA

Il romanzo comincia con la presentazione di Fedone, un ateniese, costretto ad una sosta forzata nel porto di Arsuf (Apollonia) a causa della sua nave in avaria. Scortato da una decina di mercenari, diretto ad Ascalon e da lì a Gerusalemme, egli è in cerca delle tracce di un avvenimento occorso laggiù più di mezzo secolo prima. Fedone è uno storico commissionato da una nobildonna romana per scoprire quanto c’è di vero circa i seguaci di una nuova setta religiosa, i cristiani, e del suo fondatore. Per una strana bizzarria del destino, Fedone incontra ad Arsuf l’anziano Ben Hamir, il quale sostiene di aver conosciuto un certo Christus nei suoi ultimi giorni di vita. Non avendo altre alternative che l’attesa, Fedone decide di ascoltare il racconto del vecchio…

Sulla trama come mia abitudine non aggiungerò altro. Non intendo guastare la sorpresa di quanti decideranno di leggere il romanzo. Si tratta, com’è facile intuire, di una narrazione a sfondo storico, finemente cesellata di precisi dettagli e vivide ambientazioni. Le descrizioni sono precise, il contesto splendidamente reso. Le pagine trasmettono la competenza e l’essenza di un saggio storico contornato da una storia capace di catturare l’attenzione di tutti i palati. Il lessico è accurato e mantiene la sua coerenza stilistica lungo tutta la narrazione. Le vicende raccontate sono quelle di Ben Hamir che si ritrova a Gerusalemme dopo essere fuggito da Sidone con la sua mamma, Jezabael. Troppo presto l’infanzia del ragazzino è spezzata dal turpe mercanteggio del suo corpo ancora acerbo ad opera della madre, donna bellissima ma priva di scrupoli, la quale lo vende puntualmente agli uomini che ne fanno richiesta. Il giovinetto piange e si dispera sulle spalle di Nadir, lo schiavo acquistato da Jazabael. per fargli da precettore, che diventerà un sostegno morale e dispensatore di saggi consigli oltre che amico e confidente.

La narrazione è un viaggio avvincente e avventuroso compiuto da Hamir da Gerusalemme ad Atene, dalla splendida Roma alla Sicilia, fino all’Egitto, granaio dell’Impero, per poi fare ritorno, per una strana ironia del fato, nella terra di Palestina, dove, divenuto adulto, il destino ne guida i passi di figlio e inviato segreto dell’uomo più potente del mondo. Ho trovato superbe tutte le immagini descritte, soprattutto quelle relative ad Atene, con la sua aria cosmopolita e il modo di pensare libero e disincantato dei suoi abitanti, del Tempio di Atena nell’Acropoli e dell’Agorà, e ai fasti dell’antica Roma di Tiberio, con i marmi lucenti delle costruzioni patrizie e gli intrighi di potere. Grande impatto emotivo e immaginifico ha suscitato in me il racconto di Hamir sulla visione dell’immensa mole dell’Etna, sormontata da un vistoso pennacchio fumante. Decide di visitare quell’arido paesaggio silenzioso, battuto dal vento e percorso da fessure nel terreno scuro da cui fuoriescono fumo, vapore e, dopo un roboante sussulto, fontane di fuoco. Questa sconcertante visione è motivo di riflessione per Hamir, il quale la considera come una rappresentazione dell’amore degli dèi, visto, non come di solito si raffigura nelle liriche dei poeti, ma come furiosa, incontenibile, incandescente, sublime frenesia. Lungo tutto il romanzo, scorre un intreccio sapiente tra arte, religione, storia: tutto mescolato con sapienza per creare un mix che cattura e sorprende. I fatti storici, visti attraverso gli occhi del protagonista, costituiscono la fonte delle sue meditazioni. Filtrate attraverso l’esperienza con un padre pragmatico, concreto e una madre cinica e disincantata, esse sfociano in speculazioni e considerazioni sulla lotta timorosa per vivere in un mondo troppo complesso e misterioso per essere spiegato e si chiede se mai si sarebbe giunti a scoprire tutte le strane e misteriose leggi che governano il mondo, se mai si potranno debellare carestie, malattie, guerra e ingiustizia. (Nonostante la schiavitù fosse comunemente accettata, Ben Hamir la rifiuta dopo una presa di coscienza e lo dimostra lungo tutto il romanzo).

Particolarmente suggestivo, l’incontro di Hamir con Jeshua. Le loro strade continuano fatalmente ad incrociarsi e i dialoghi tra i due sono brillantemente improntati sulla dicotomia di opinioni: Hamir dominato dalla coltre brillante e gelida dell’intelletto e Jeshua dalla fiamma della fede.

A differenza di altri romanzi storici (potrei farne i blasonati nomi ma me ne astengo) che di storico hanno solo il nome o l’ambientazione in cui si svolgono, questo è uno scritto con delle fondamenta solide. Destinato ad un pubblico prevalentemente adulto a causa di scene piuttosto esplicite in esso presenti, si distingue per un forte carattere, un’impronta storica rilevante ed una serie di avvenimenti intriganti. Nonostante la notevole mole di pagine, scorre meravigliosamente ed è ricco di curiosità, colpi di scena e paesaggi mozzafiato. Un romanzo sulla ricerca del sé e dell’amore, quello vero, come il sentimento tra la schiava Lin e il gladiatore Ganthar che fa capire al protagonista che il potere più grande non è quello imposto da un imperatore al suo soldato, ma quello irrazionale quanto incontrollabile dell’amore. Oppure l’amore di Jeudah per Jeshua, uno di quei tanti casi in cui un amore, illimitato eppure cieco, non tiene conto delle vere necessità della persona amata. Personalmente ho trovato alcuni passaggi davvero toccanti e di grande impatto emotivo. Sul finale, quando si parla di guerra, carestia e perfino atti di cannibalismo, consapevole della cruda realtà dei fatti raccontati, ho pianto.

Questo romanzo si distingue per la precisione maniacale di tutti i dettagli. Ogni cosa è studiata e nulla è lasciato al caso. Il titolo, Il Simbolo riflette lo spirito della narrazione. La sua ermeneutica si svela completamente e in tutte le sue sfaccettature, solo alla fine. Inizialmente il Simbolo rappresenta la manifestazione della grande potenza e della inarrestabile forza rinnovatrice della natura che si esprime attraverso una particolare dote del protagonista, successivamente si rivela nell’anello che viene donato a Ben Hamir, che apre tutte le porte dell’Impero, emblema di grandissimo potere, poi nel Tempio, simbolo di Gerusalemme, per cui ogni Israelita è pronto ad immolarsi, infine il Simbolo, come bisogno intrinseco di ciascun membro dell’umanità di credere in qualcosa, per trovare la forza di vivere. Un romanzo “ricco”, un’esperienza unica, un viaggio indimenticabile, una storia carica di emozioni.

Buona lettura

La Lettrice Assorta


 

5 thoughts on “Damiano Leone “Il simbolo”

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