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Damiano Leone
Il simbolo
Romanzo storico
15×21 cm, 616 pp, Euro 23,00
ISBN 978-88-97308-44-7

Disponibile anche in versione digitale su più piattaforme.

Contemporaneo di un uomo passato alla storia con il nome di Gesù di Nazareth, il figlio di una prostituta muove i primi passi nella Palestina dominata dalle legioni di Roma: due vite assai diverse ma destinate a incrociarsi nei loro giorni più drammatici.

Avviato alla prostituzione, il giovane Ben Hamir trova conforto nell’affetto di uno schiavo comprato per fargli da tutore. Costretto a fuggire, dopo un’istruttiva permanenza ad Atene conquista Roma – o meglio i cuori delle romane – divenendo gradito ospite dei più esclusivi palazzi nobiliari.

Coinvolto nella politica imperiale fino a divenire intimo di Tiberio, proprio da lui apprenderà quanto beffardo possa mostrarsi il fato. Tornato in Palestina per ordine dell’imperatore, ad attenderlo troverà sia un nuovo che un antico amore: ma anche l’odio feroce di Ponzio Pilato, il suo più mortale nemico.

Dopo aver compiuto un gesto in apparenza marginale ma destinato a sconvolgere la storia, abbandonati i lussi e le amanti sceglierà di restare lontano dai clamori del mondo.
Ma Roma non si è dimenticata di lui: dovrà accettare lo sgradito incarico di informatore imperiale, assistendo così a eventi che andranno oltre ogni sua immaginazione.


Dalla quarta di copertina

Un vivace e vasto affresco in cui si snodano vicende e personaggi responsabili di aver influito profondamente sulla storia occidentale del primo secolo dopo Cristo e di quella dei millenni a venire.

A volte ironico e altre drammatico, il romanzo è punteggiato da quasi ignoti ma autentici gossip dell’epoca narrati da un insolito e accattivante protagonista. Viaggiando tra Gerusalemme, Atene, Roma e l’Egitto il nostro “eroe” affronterà non soltanto pericolosi inganni e intrighi di potere, ma di innumerevoli uomini e donne conoscerà i più segreti impulsi dell’eros.


Damiano Leone è nato a Trieste nel 1949.
Di formazione tecnica, nella prima parte della vita si è interessato alle discipline scientifiche: in seguito, quando alcune vicende lo inducono ad abbandonare la professione di chimico, incoraggiato da un esperto del settore inizia a produrre artigianalmente repliche d’armi e armature antiche. Fortunatamente apprezzati, alcuni suoi lavori sono stati impiegati in film storici, esibiti in programmi televisivi culturali ed esposti in musei.
Imponendosi fin dall’inizio la massima fedeltà riproduttiva, dapprima per esigenza professionale e poi per vero interesse, da oltre un trentennio si dedica allo studio della storia antica, dell’arte e della letteratura classica, corroborando le nozioni letterarie con frequenti visite a musei e siti archeologici di tutta Europa.
Soltanto dopo il suo ritiro dall’attività lavorativa ed essersi trasferito in un paesino montano del Friuli ha potuto trovare il tempo e la serenità per realizzare un’antica ambizione: quella di dedicarsi attivamente alla narrativa.
Dopo aver terminato il romanzo storico “Enkidu” nel 2012, nel 2015 pubblica “Lo spettatore”.


Video della presentazione:

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RECENSIONI

 

© Literary nr. 4/2018

Il simbolo di Damiano Leone
Recensione di Luciano Nanni

Narrativa. Già definito in copertina romanzo storico, quest’opera si colloca nel solco di un’antica tradizione, quando non esistendo certi tipi di spettacolo il libro sostituiva una rappresentazione che attraverso le parole ricreava ambienti e personaggi. Ben si attaglia il termine affresco a Il simbolo, in quanto solo chi è veramente esperto nell’arte della scrittura riesce a sostenere per circa seicento pagine una vicenda il cui fondo storico viene sempre mantenuto e addirittura caratterizzato.

Siamo nel periodo in cui Tiberio regge l’impero romano, e allora come ora gli intrallazzi e la sete di potere sono all’ordine del giorno. In realtà l’imperatore inizia con alto senso di giustizia, per poi gradualmente adombrarsi, finendo per disperdere quel patrimonio di equità che lo aveva contraddistinto: un percorso simile a quello di Nerone. L’eros che fa notare in diversi casi la sua presenza è una forza straordinaria che a volte sembra prevalere sulla brama di comando. L’eroe del romanzo avrà una vita avventurosa, talora confondendo eros con amore, e solo alla fine, dopo un’esperienza traumatica – Tre croci sul Gulgolet è un capitolo chiave – comprenderà la vanità delle cose ormai “futili e lontane”. Altre figure di spicco e concretizzate a tutto tondo quelle di Seiano e Ponzio Pilato, e tra gli episodi da segnalare, a p. 357, un racconto che rievoca in qualche modo il caso Rampi di tanti anni fa.

La competenza sul periodo trattato è notevole, ne risulta uno stile conseguente, con note per vocaboli specifici, e avvicinandosi alla conclusione la narrazione diviene incalzante: il lettore, malgrado i circa duemila anni trascorsi da quando è collocata la vicenda, ne viene coinvolto, poiché certi sentimenti sono praticamente uguali in qualsiasi epoca o latitudine, e il pregio forse maggiore dello scrittore è proprio di aver dato vita a una storia storica, dove l’invenzione sembra essere quella parte di storia possibile ma non certa, e tuttavia affascinante in virtù della scrittura creativa: il vero dunque è ciò che si pensa sia. A dimostrazione di come le descrizioni ambientali e di costume siano credibili c’è una bibliografia aggiornata sui vari aspetti, assai posteriore quindi al saggio di Palazzi e Untersteiner.

Link: Literary.it


© EXTRA SETTE 21, 4.05.2018

Tra le righe
Nuove uscite e sorprese in libreria
a cura di Sergio Roic

Schermata 2018-05-05 alle 16.49.09


© Amazon.it

“Il simbolo” di Damiano Leone
Anna Maria Zanetti, 25 aprile 2018

Formato: Formato Kindle

“Il simbolo”, terzo romanzo di Damiano Leone, dopo “Enkidu” e “Lo spettatore” che tanto apprezzai negli anni scorsi, è risultato anche questa volta un’opera letteraria capace di farsi amare e ricordare nel tempo.
La trama a fondo storico è capace, per la scrittura fluida, elegante e sapientemente vivida, di catturare il lettore, trascinandolo con sé dentro i fatti narrati.
Nulla viene lasciato in secondo piano: né la caratterizzazione del più insignificante dei personaggi, né l’ambientazione. Infatti le descrizioni sempre accuratissime sono dettagliate, precise e vivide e lasciano intuire una puntuale conoscenza di tutte le realtà di cui l’autore narra parlando dei viaggi del protagonista tra la Palestina, l’Egitto, la Grecia e l’Italia sia dal punto di vista paesaggistico che di quello artistico anche nelle più moderne ricostruzioni proposte dagli storici dell’arte.
Il protagonista in assoluto, l’eroe della narrazione, è Ben Hamir/Annio Rufo che racconta ad un giovane storico ateniese Fedone la propria vita, apparentemente per dargli notizie di prima mano su Jeshua chiamato Christus da lui conosciuto e per il quale dichiara di aver provato una amicizia sincera, ma in realtà per un bisogno insopprimibile di rompere il silenzio in cui viveva da troppo tempo e raccontare prima della morte la storia della propria esistenza. E lo fa narrandola minuziosamente, senza nulla nascondere e senza tralasciare alcun particolare per quanto scabroso possa essere, tentando in questo modo di lasciare, attraverso le parole che Fedone trascriverà, qualche traccia del proprio passaggio su questa terra.
Sulla trama non dirò altro, tranne rimarcare la piacevolezza della descrizione dei ripetuti incontri di Ben Hamir con Jeshua le cui strade continuano fatalmente ad incrociarsi fino ad arrivare accumunati in unico destino al Golgota e la mia ammirazione per il brillante escamotage riguardante i fatti immediatamente successivi la morte di Jeshua che definirei geniale.
Infine quanto sulla scelta del titolo “Il simbolo” per il romanzo condivido la felice spiegazione che ne abbiamo per bocca di Ben Hamir che dice:
«Sai, Fedone, se come sosteneva il mio precettore Nadir, gli uomini hanno proprio bisogno di un simbolo in cui credere per trovare la forza di vivere… Beh, forse allora farebbero bene a scegliersene uno che genera la vita e non la morte, la gioia e non il dolore, la speranza e non la disperazione…» e così sia…


IL SIMBOLO di Damiano Leone
7 aprile 2018 ~ Lettrice Assorta

Di libri in questo periodo devo confessare di averne letti parecchi, ma ce ne sono alcuni che lasciano il segno e si fanno ricordare a lungo. Ecco! Il Simbolo di Damiano Leone è uno di questi. L’autore con grande maestria riesce fin dalle prime pagine ad attrarre il lettore con una scrittura fluida, scorrevole, capace e sempre pertinente. La trama è avvincente e sapientemente modulata. Non sono riuscita a staccare gli occhi dal romanzo fino alla sua conclusione!

LA TRAMA

Il romanzo comincia con la presentazione di Fedone, un ateniese, costretto ad una sosta forzata nel porto di Arsuf (Apollonia) a causa della sua nave in avaria. Scortato da una decina di mercenari, diretto ad Ascalon e da lì a Gerusalemme, egli è in cerca delle tracce di un avvenimento occorso laggiù più di mezzo secolo prima. Fedone è uno storico commissionato da una nobildonna romana per scoprire quanto c’è di vero circa i seguaci di una nuova setta religiosa, i cristiani, e del suo fondatore. Per una strana bizzarria del destino, Fedone incontra ad Arsuf l’anziano Ben Hamir, il quale sostiene di aver conosciuto un certo Christus nei suoi ultimi giorni di vita. Non avendo altre alternative che l’attesa, Fedone decide di ascoltare il racconto del vecchio…

Sulla trama come mia abitudine non aggiungerò altro. Non intendo guastare la sorpresa di quanti decideranno di leggere il romanzo. Si tratta, com’è facile intuire, di una narrazione a sfondo storico, finemente cesellata di precisi dettagli e vivide ambientazioni. Le descrizioni sono precise, il contesto splendidamente reso. Le pagine trasmettono la competenza e l’essenza di un saggio storico contornato da una storia capace di catturare l’attenzione di tutti i palati. Il lessico è accurato e mantiene la sua coerenza stilistica lungo tutta la narrazione. Le vicende raccontate sono quelle di Ben Hamir che si ritrova a Gerusalemme dopo essere fuggito da Sidone con la sua mamma, Jezabael. Troppo presto l’infanzia del ragazzino è spezzata dal turpe mercanteggio del suo corpo ancora acerbo ad opera della madre, donna bellissima ma priva di scrupoli, la quale lo vende puntualmente agli uomini che ne fanno richiesta. Il giovinetto piange e si dispera sulle spalle di Nadir, lo schiavo acquistato da Jazabael. per fargli da precettore, che diventerà un sostegno morale e dispensatore di saggi consigli oltre che amico e confidente.

La narrazione è un viaggio avvincente e avventuroso compiuto da Hamir da Gerusalemme ad Atene, dalla splendida Roma alla Sicilia, fino all’Egitto, granaio dell’Impero, per poi fare ritorno, per una strana ironia del fato, nella terra di Palestina, dove, divenuto adulto, il destino ne guida i passi di figlio e inviato segreto dell’uomo più potente del mondo. Ho trovato superbe tutte le immagini descritte, soprattutto quelle relative ad Atene, con la sua aria cosmopolita e il modo di pensare libero e disincantato dei suoi abitanti, del Tempio di Atena nell’Acropoli e dell’Agorà, e ai fasti dell’antica Roma di Tiberio, con i marmi lucenti delle costruzioni patrizie e gli intrighi di potere. Grande impatto emotivo e immaginifico ha suscitato in me il racconto di Hamir sulla visione dell’immensa mole dell’Etna, sormontata da un vistoso pennacchio fumante. Decide di visitare quell’arido paesaggio silenzioso, battuto dal vento e percorso da fessure nel terreno scuro da cui fuoriescono fumo, vapore e, dopo un roboante sussulto, fontane di fuoco. Questa sconcertante visione è motivo di riflessione per Hamir, il quale la considera come una rappresentazione dell’amore degli dèi, visto, non come di solito si raffigura nelle liriche dei poeti, ma come furiosa, incontenibile, incandescente, sublime frenesia. Lungo tutto il romanzo, scorre un intreccio sapiente tra arte, religione, storia: tutto mescolato con sapienza per creare un mix che cattura e sorprende. I fatti storici, visti attraverso gli occhi del protagonista, costituiscono la fonte delle sue meditazioni. Filtrate attraverso l’esperienza con un padre pragmatico, concreto e una madre cinica e disincantata, esse sfociano in speculazioni e considerazioni sulla lotta timorosa per vivere in un mondo troppo complesso e misterioso per essere spiegato e si chiede se mai si sarebbe giunti a scoprire tutte le strane e misteriose leggi che governano il mondo, se mai si potranno debellare carestie, malattie, guerra e ingiustizia. (Nonostante la schiavitù fosse comunemente accettata, Ben Hamir la rifiuta dopo una presa di coscienza e lo dimostra lungo tutto il romanzo).

Particolarmente suggestivo, l’incontro di Hamir con Jeshua. Le loro strade continuano fatalmente ad incrociarsi e i dialoghi tra i due sono brillantemente improntati sulla dicotomia di opinioni: Hamir dominato dalla coltre brillante e gelida dell’intelletto e Jeshua dalla fiamma della fede.

A differenza di altri romanzi storici (potrei farne i blasonati nomi ma me ne astengo) che di storico hanno solo il nome o l’ambientazione in cui si svolgono, questo è uno scritto con delle fondamenta solide. Destinato ad un pubblico prevalentemente adulto a causa di scene piuttosto esplicite in esso presenti, si distingue per un forte carattere, un’impronta storica rilevante ed una serie di avvenimenti intriganti. Nonostante la notevole mole di pagine, scorre meravigliosamente ed è ricco di curiosità, colpi di scena e paesaggi mozzafiato. Un romanzo sulla ricerca del sé e dell’amore, quello vero, come il sentimento tra la schiava Lin e il gladiatore Ganthar che fa capire al protagonista che il potere più grande non è quello imposto da un imperatore al suo soldato, ma quello irrazionale quanto incontrollabile dell’amore. Oppure l’amore di Jeudah per Jeshua, uno di quei tanti casi in cui un amore, illimitato eppure cieco, non tiene conto delle vere necessità della persona amata. Personalmente ho trovato alcuni passaggi davvero toccanti e di grande impatto emotivo. Sul finale, quando si parla di guerra, carestia e perfino atti di cannibalismo, consapevole della cruda realtà dei fatti raccontati, ho pianto.

Questo romanzo si distingue per la precisione maniacale di tutti i dettagli. Ogni cosa è studiata e nulla è lasciato al caso. Il titolo, Il Simbolo riflette lo spirito della narrazione. La sua ermeneutica si svela completamente e in tutte le sue sfaccettature, solo alla fine. Inizialmente il Simbolo rappresenta la manifestazione della grande potenza e della inarrestabile forza rinnovatrice della natura che si esprime attraverso una particolare dote del protagonista, successivamente si rivela nell’anello che viene donato a Ben Hamir, che apre tutte le porte dell’Impero, emblema di grandissimo potere, poi nel Tempio, simbolo di Gerusalemme, per cui ogni Israelita è pronto ad immolarsi, infine il Simbolo, come bisogno intrinseco di ciascun membro dell’umanità di credere in qualcosa, per trovare la forza di vivere. Un romanzo “ricco”, un’esperienza unica, un viaggio indimenticabile, una storia carica di emozioni.

Buona lettura

La Lettrice Assorta


 

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