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Giorgio Genetelli
La conta degli ostinati
Racconti
12.5×16 cm, 160 pp, CHF 16,00 / EURO 14,50 (I)
ISBN 978-88-97308-43-0

Disponibile anche in formato eBook su più piattaforme

Diciotto racconti per costituire un quadro di variegata umanità, con l’ostinazione come comune denominatore.
I personaggi raccontati sono come asini: animali testardi, empatici, divertenti, folli, intelligenti, indipendenti, irregolari. Ma soprattutto, inseguono chimere con la catastrofe come traguardo, però con una forza vitale e anti-conformista da sfiorare quasi l’anacronismo.

L’opera si volge spesso a un passato indefinito, ma senza nessuna nostalgia. Anzi, sembra che quel passato sia vivo e lotti ora insieme a noi con il suo corredo di umane debolezze e forze.
Si parla d’amore e di morte, con tutte le declinazioni che la vita rappresenta, dal calcio alla diversità, passando per campagne strampalate, piazze innevate, viaggi impossibili, progetti picareschi e avventure improgrammate.
L’amore è quasi sempre contrastato e incompreso, la morte tragica o ridicola, i lavori saltuari, la fiducia del mondo incrinata ma mai vinta.
La scelta dei nomi che si susseguono sono desueti, come lo sono certi comportamenti dei protagonisti. Alcuni di loro esprimono emozioni e progetti con entusiasmo, altri sono meno estroversi, altri ancora incapaci di comunicare. Comunque, tutti si pongono in quella zona d’ombra che il luccicare della moda non riesce a raggiungere e nella quale loro fanno e disfano la loro vita con malinconica allegria.
Lo stile di scrittura concede molto alla parlata dialettale, il che rende lo scorrere delle trame molto vicino al cuore. I ragionamenti che i protagonisti espongono qua e là sono zoppicanti, nell’essere espressi, e molto spesso si intuisce che il solo metodo è andare avanti a casaccio, per il puro gusto di inseguire un sentimento, una passione, un’idea.

Amicizie perdute, ritrovate, dichiarazioni avventate, azioni scombinate, follia latente. Gli ostinati della conta sono soprattutto libertari, questo li accomuna e fa dei racconti stessi un romanzo corale.


Il Genetelli è nato nel 1960 e l’hanno chiamato Giorgio, forse perché c’era tanta campagna. Prima di diventare scrittore ha mangiato la polvere, della strada e del legno: la strada perché gli è piaciuto stare in giro fin da piccolo; il legno perché ha dato nuova forma agli alberi come falegname.
Non ha fatto l’asilo, che al suo paese, Preonzo, per fortuna non c’era; si è salvato dalle elementari e maggiori grazie all’idea fissa che arrivassero le quattro del pomeriggio, l’ora di uscire.
Arruolato al ginnasio, s’è dedicato con vigore a capire chi era schivando materie, operazione non ancora terminata a tutt’oggi.
Intanto che cresceva e deviava da strade costituite da altri, trovava sentieri sconnessi quali i rapporti con gli altri, la voglia di libertà, la fiducia nel mondo, la fede nell’Uomo.
Cerca di trasmettere queste cose a sua figlia, ma fa fatica poiché non ne sa ancora molto nemmeno lui.
Dopo anni sconquassati da queste devianze, ha d’improvviso la fortuna di poter scrivere per mestiere: giornalista sportivo. Insomma, meglio di niente. Ma i suoi punti di vista scomodi e strampalati lo portano al licenziamento precoce e comincia così quell’embrione di vita nomade, tra mestieri improvvisati e occasionali.
Tra le sue esperienze, un grotto in Valle Bavona, lavoro creativo e fallimentare, ma che gli svela ancora qualcosa di sé, come tutte le cose che gli toccano.
In un momento di vuoto, un po’ voluto e un po’ subìto, riprende in grembo un computer, cosa che non faceva da cinque o sei anni. Nella soffitta della sua casa di allora, a Moghegno, scrive Il becaària, il suo primo romanzo: nove mesi di gestazione sfidando il clima del sottotetto, rovente d’estate, sottozero in inverno. Lo pubblica grazie a Franco Lafranca, che lo inserisce nella sua ANAedizioni.
Sull’onda dell’entusiasmo e con le tasche paurosamente vuote, spinge il suo talento (che lui considera così inespresso da doverlo mettere in campo ogni giorno). Con Lafranca pubblica due libri d’arte che mettono insieme le opere dello stesso Lafranca e di De Giacomi con le sue poesie in dialetto di Preonzo. Il rapporto con il suo paese natale è fortissimo, anche se non ci va quasi mai e quando ci va si autodelude nel non ritrovare cose e fatti che invece crede siano ancora lì, piantati come i platani in piazza.
Quindi, tiene e lavora il suo paese nella mente e nel cuore e lo traspone sulla carta, con il suo dialetto nelle poesie e con le atmosfere e le storie nella sua prosa.
Il suo lavoro di scrittore – ora ha finalmente il coraggio di chiamarlo così – diventa quotidiano e sterminato, ma i prodotti sono soprattutto racconti brevissimi. Alcuni dei quali sono stati pubblicati nel progetto editoriale i racconti Arbok, sempre per la ANAedizioni. Altri, ancora più brevi e quasi quotidiani, li mette come sassolini sul blog https://libertario2016.wordpress.com.
“Ma forse sono ancora là, dentro a un libro, in fondo a un cuore, sulla pelle di un’emozione, negli occhi dei pazzi, a cavallo di un orizzonte o dove una perduta ribellione attende.”
Sono due suoi personaggi, antieroi e sognatori. Il Genetelli si sente così e non può far altro che scriverne.

Bibliografia
Il becaària – ANAedizioni – 2010
Trilogia dal Cioos – Leporello – ANAedizioni – 2012
In gorondo – Leporello – ANAedizioni – 2013
Morto per amore – i racconti Arbok – ANAedizioni -2014
Col cane dietro – i racconti Arbok – ANAedizioni – 2014
Le castagne sono pronte – i racconti Arbok – ANAedizioni – 2014
Per un bacio – i racconti Arbok – ANAedizioni – 2015
Cicleur – i racconti Arbok – ANAedizioni – 2016
Nera – i racconti Arbok – ANAedizioni – 2016

Blog
libertario2016 – 269 racconti – 2016/2017
https://libertario2016.wordpress.com

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One thought on “Giorgio Genetelli “La conta degli ostinati”

  1. Pingback: La conta degli ostinati – libertario2016

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