«Alborghetti spicca per rigore concettuale e uno stile coerente» – Alma Poesia


© Alma Poesia, 31.07.2026

«Qui sono gli anni ruggenti»: recensione a “Il movimento elementare” di Fabiano Alborghetti
Di Alessandra Corbetta

L’opera Il movimento elementare di Fabiano Alborghetti (Gabriele Capelli Editore, 2026) si posiziona con saldezza al centro della ricerca che individua nel romanzo in versi lo strumento d’elezione per un’efficace riappropriazione analitica del reale.

Nel panorama letterario a noi coevo, spesso segnato da una progressiva polverizzazione del discorso lirico, laddove la parola tende ad avvitarsi su se stessa o a esaurirsi in una dimensione di angustiante solipsismo intimista, la traiettoria autoriale di Alborghetti spicca per rigore concettuale e uno stile coerente. Proseguendo quel cammino conoscitivo già bene avviato attraverso le prove precedenti, nelle quali il dato documentario, la memoria storica e la cronaca sociale venivano trasferiti dentro una solida architettura poematica, l’autore affina con questo volume la propria capacità di convertire la materia narrativa in una complessa meditazione di natura ontologica e sociologica. Il titolo dell’opera, infatti, non deve indurre ad alcuna fuorviante semplificazione, poiché l’aggettivo che qualifica la nozione di movimento non si riferisce a una linearità di matrice regressiva né a una riduttiva schematizzazione dei processi storici secondo categorie primordiali; al contrario, l’elemento primario cui il testo fa riferimento costituisce la radice costitutiva del gesto umano, quel grado zero dell’esistenza che si rivela nel momento esatto in cui il corpo si sposta nello spazio e viene inevitabilmente modificato dalla geografia, dal clima e dalle barriere ideate ed erette dalla storia.
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