Cinque vite attorno al crollo. “Come onde di passaggio” di Begoña Feijoo Fariña – il Moesano


il Moesano, 12.06.2026

Cinque vite attorno al crollo. “Come onde di passaggio” a Grono

Martedì 9 giugno, nell’Aula Magna dell’edificio scolastico di Grono, Begoña Feijoo Fariña ha presentato “Come onde di passaggio”, in dialogo con Rachele Bianchi Porro: il romanzo premiato che intreccia cinque vite attorno al crollo del Ponte Morandi.

La serata, organizzata dalla Biblioteca comunale di Grono, si è inserita nel cartellone estivo dei «libri in libertà»: le casette di libri disseminate sul territorio, a cui si aggiungerà dal 17 giugno un nuovo punto lungo i percorsi di escursionisti e ciclisti, abbinato a una delle panchine gialle del progetto cantonale «Come stai?» promosso dall’Ufficio della sanità. L’estate si chiuderà l’8 settembre con Riccardo Braglia e il suo «Il cammino nel deserto».
Una scena di un evento culturale in una biblioteca. Tre donne sono sul palco: una parla, mentre le altre due ascoltano attentamente sedute in poltrone. Sullo sfondo

Il romanzo, pubblicato da Gabriele Capelli Editore nel 2025, è valso all’autrice il Premio svizzero di letteratura 2026 e il Premio letterario grigione 2026. Nel dialogo con Rachele Bianchi Porro, il libro è stato subito portato nel suo punto più sensibile: non il Ponte Morandi come semplice fatto di cronaca, ma il modo in cui un evento improvviso entra nelle vite, le attraversa, le modifica o le lascia apparentemente intatte.

Rachele Bianchi Porro ha insistito sull’asimmetria tragica del romanzo — il lettore sa, i personaggi no — e su quello «scricchiolio» che nessuno sente mentre le giornate continuano, i piani si fanno, le vite si organizzano, i sogni restano aperti. Begoña Feijoo Fariña ha ricondotto tutto alla domanda da cui il libro è nato: «come cambia lo sguardo verso il posto dove abiti», quando il paesaggio quotidiano viene ferito in un solo giorno. Per rispondere, ha spiegato, ha dovuto prima creare le vite, che sono i veri luoghi entro cui l’evento può accadere.

Da qui anche il suo rapporto quasi fisico con i personaggi: «io ho amato tutti i miei personaggi», ha detto, e non come formula di assoluzione, ma come dichiarazione di metodo. Amarli significa guardarli fino in fondo, anche quando sono scomodi, negativi, fragili, moralmente compromessi. A partire dal nome: «la prima cosa che devo trovare in un personaggio è il nome», perché «dal nome dipende il carattere»; Sandy è nata così, da un nome fresco e giovane; Dario, che negli appunti iniziali era operaio, con il nome è diventato giardiniere. La scrittura, per Feijoo Fariña, nasce anche da questa esattezza: disciplina, osservazione, ascolto dei modi in cui le persone parlano. «Io spio le persone», ha confessato, perché ognuno parla in un modo tutto suo anche dentro la stessa lingua.

Una galleria di ritratti

Un ponte che crolla. Figura potente e impressionante (continua a leggere su ilMoesano)


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