Fabiano Alborghetti – “Il movimento elementare” – Satisfiction
© Satisfiction, 23.02.2026
Fabiano Alborghetti – Anteprima. Il movimento elementare
By Sergio Rotino
Esce oggi per Gabriele Capelli editore Il movimento elementare (pagg. 152, 17,50 €) il nuovo romanzo in versi di Fabiano Alborghetti.
Dico “nuovo” perché l’autore si è già confrontato con quello che potremmo definire una “idea poematica” del testo. Lo ha fatto con modalità differenti in L’opposta riva (2006) e Registro dei fragili (2009) per poi arrivare a strutturarsi in un flusso narrativo nel 2017, con Maiser, dove si raccontano sessant’anni della «storia comune di un uomo normale» e della sua famiglia, dal secondo dopoguerra fino ai primi lustri del nuovo millennio.
Proprio a Maiser sembra lrgarsi Il movimento elementare, dove la storia è sempre quella di un padre e di una famiglia. Ma qui la voce che narra è quella di un figlio, l’unico capace di affrancarsi dall’impronta di un destino che accomuna le generazioni e le seppellisce. Senza per questo dimenticare «ciò che è stato l’impianto di una famiglia sbagliata/le molte mancanze».
Basato quindi sulla storia vera, personale dell’autore, Il movimento elementare si pone nel solco di una poesia che vuole esplorare l’autobiografia in modo oggettivo, come viene usata da Annie Ernaux nei suoi lavori, fondendola con un contesto sociale e storico in cui siamo coinvoti tutti.
Così nei quattro capitoli in cui è diviso il libro, si attraversa l’evoluzione psicologica e morale di un padre (e non solo), insieme però agli eventi che incidono, trasformano una intera società dal 1940 al 2020.
Quello che colpisce nella poesia di Alborghetti, è il trovarsi davanti a un testo in cui la tensione all’autobiografia non si trasforma in sentimentalismo crepuscolare, né in facile retorica degli affetti. Il dettato resta teso (forse vigile), asciutto, a tratti affilato. La pietas si avverte per il portato “giornalistico” di cui sono carichi gli eventi, praticamente mai perché strategicamente insufflata fra i versi.
Una sobrietà testuale questa, che non vuole essere (e non è) cinismo esibito, bensì capacità di mettersi all’interno di quanto si racconta, senza che la materia tratta dal bagaglio delle esperienze private travolga in prima battuta il narratore.
Iniziato nel 2020 e terminato nel 2025 dopo ben undici stesure, questo magnifico poema è un involontario altare al padre, al come l’uomo si possa raccontare senza gloria eppure senza bisogno di infierire. Bastano gli accadimenti a riempire di senso la vita di un uomo e di chi gli sta attorno.
È però anche un altare al figlio, al personaggio che dice io, che resta come pura voce («Il corpo del figlio scompare») cui spetta il compito di raccontare le vicende presenti nei canti, che ne ammette il peso, che finalmente rompe il cordone ombelicale con la famiglia, che nella massima trasparenza afferma «Io diserto». E mantiene fede alla sua volontà di essere altro, di non farsi catturare dal movimento elementare, dal «tornare dove tutto è iniziato». Tranne che per farne storia esemplare e non catena.
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