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© LFmagazine, 22.06.2020

“Merluz Vogn” di Giorgio Genetelli, storia di un’infanzia agli sgoccioli.
Di Loredana Filoni

Il libro è la cronaca, sognata e reale, di un’estate randagia alle soglie dell’adolescenza, in un Ticino presente e irrimediabilmente perduto nella “corrente del tempo”.

Nel romanzo Merluz Vogn di Giorgio Genetelli si racconta la storia del giovane protagonista di undici anni, che si prepara a trascorrere una fantastica estate di giochi e di libertà.

Trasferitosi dai nonni perché la madre deve ricoverarsi in ospedale per una malattia non specificata, comincia ad assaporare la possibilità di mesi di divertimento con i fedeli amici Nandel e Dani. Con sguardo ironico e incantato, il giovane ragazzo si muove nel piccolo paese in cui vive come se fosse alla ricerca di un fantomatico tesoro: ogni pietra, ogni casa, ogni albero diventano una possibilità di gioco e di invenzione. Tanto è importante il contesto in cui la storia è ambientata che gli vengono dedicate due pagine a fine romanzo, in cui la mappa dei luoghi sembra vergata dalle incerte mani di un bambino.

In un’atmosfera contadina cristallizzata nel tempo, ogni azione diventa leggenda, ogni racconto un’epopea. Nella scoperta giornaliera di questo microcosmo, i tre giovani giocano ad essere qualcun altro: alcune volte sono indiani o cowboy, altre sono personaggi di quei fumetti che li trasportano in un mondo mitico, fino a interpretare anche il ruolo di adulti, imbastendo strambi matrimoni. E nel mentre le loro strade si intrecciano con quelle di coloro che portano avanti le proprie consuetudini, interpreti di un copione che in certi contesti è sempre identico: nella girandola delle continue esequie (è pur sempre un paese di anziani) e dei racconti popolani che si tramandano di generazione in generazione, il giovane sente che anche il gioco prima o poi dovrà finire: “comincia a pesarmi l’estate, tra funerali e assenze”.

La separazione dalla madre diventa un piccolo dolore che si installa nel cuore, una malattia appena accennata che fa appannare i sogni. Per quanto ancora inesperto, il ragazzo si rende conto di non essere ancora in quella fase della vita in cui si deve fare amaramente conto con i ricordi, ma di non essere neanche più in quella fase in cui le illusioni sono salde e da sole tengono in piedi il senso dell’esistenza. Ma non ci si deve far ingannare: Merluz Vogn non è un romanzo amaro e cinico; il giovane protagonista è scanzonato e ironico a tal punto da far digerire con un sorriso anche i momenti di nostalgia, in cui la cruda realtà fa capolino.

Giorgio Genetelli racconta di un’infanzia agli sgoccioli, facendo avvertire la malinconia che ogni fine si porta dietro, ma facendo anche intravedere le tante porte che si aprono dopo ogni cambiamento.

Link: LFmagazine


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