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Il simbolo

Una visione laica della vita
di Nadia Bertolani
(Recensito su Amazon, settembre 2019)

Felicità, amore e morte sono le costanti di questo romanzo in cui la straordinaria ricchezza di termini relativi alla vita materiale, politica e bellica di un lungo periodo storico e di vaste regioni mediterranee è suffragata da una bibliografia accurata.

Il romanzo si apre con il lungo racconto che Annio Rufo-Ben Hamir, come un novello Socrate, fa al giovane Fedone. Gli racconta la propria vita e, nel farlo, tocca tutta la gamma dei sentimenti e dei vizi umani: l’amore casto, la passione sfrenata, la dolcezza, il sadismo, gli inganni nei palazzi del potere e nelle stanze più misere, l’ingenuità e il candore, la lussuria e l’egoismo, la ribellione e la rassegnazione, la malinconia e la rinuncia, il rimpianto e la fedeltà. Tutte le possibili pieghe dell’animo umano trovano una loro personificazione: il numero e la varietà dei personaggi di questo notevole romanzo offrono al lettore una traduzione quasi visiva dei grandi temi astratti che vi sono trattati.

Indimenticabili i personaggi inventati, come Nadir, filosofo semicieco ma con la “vista lunga”, Jezabael, la madre, tanto crudele che potrebbe apparire come una incredibile parodia se la nostra tremenda realtà di oggi non la confermasse nella sua ferocia; e ancora Ganthar, il gladiatore dall’animo tenero, l’orientale armoniosa Lin e tanti altri; ma ancora più sorprendenti sono i personaggi storici come Tiberio, Vespasiano, Tito, Ponzio Pilato e Gesù, intatti nella loro fisionomia eppure stranianti nel racconto inventato che ne fa l’Autore. Quanto al protagonista, sembra una Moll Flanders al femminile che registra in modo accurato, quasi pignolo, tutte le proprie avventure amorose. Le scene di sesso, infatti, sono così frequenti e così dettagliate da rischiare di disturbare per la rappresentazione femminile che veicolano; ma ad una più attenta lettura si coglie invece la profonda comprensione da parte dell’Autore del mondo classico, latino in particolare, in cui la gioia di vivere, libera dal peso giudaico-cristiano della colpa, prorompe dionisiaca e trova espressione artistica e familiare nella esuberanza di Priapo, il dio meno addomesticabile di tutti.

Quella che appare evidente fin da subito e che verrà confermata nelle ultime pagine è la visione laicissima della vita che emerge dal racconto e che è riassumibile nel celebre aforisma di Gaetano Salvemini: “Chi è convinto di possedere il segreto per rendere felici gli uomini è sempre disposto ad ammazzarli”.


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