«Perché questa storia? Perché quel ponte?» – “Come onde di passaggio” – L’Osservatore Romano


© L’Osservatore Romano, 17.07.2026

La tragedia del crollo del Viadotto Polcevera a Genova nell’ultimo libro di Begoña Feijoo Fariña
Cinque sguardi dal Ponte Morandi
di Cristiano Governa

«In questo romanzo ognuno dei miei personaggi ha dei sogni, delle paure, dei conflitti ma non riescono mai a portare un rapporto fino in fondo. Come se un piccolo campo magnetico li dividesse dagli altri. Per un attimo, la tragedia del Ponte Morandi ha spezzato questo incantesimo e tutte queste vite hanno potuto in qualche modo avvicinarsi» dice Begoña Feijoo Fariña (autrice e drammaturga spagnola naturalizzata svizzera) a proposito del suo libro Come onde di passaggio (Milano, Gabriele Capelli Editore, 2025, pagine 144, euro 16,15).

Il lavoro dell’autrice svizzera ha un impianto corale un po’ sulla falsariga di America oggi (di Robert Altman, tratto dai racconti di Raymond Carver) nel quale magistralmente s’intrecciavano le vite di sconosciuti. Forse non si conoscevano gli uni con gli altri ma, così come per questo romanzo, avevano qualcosa in comune… «Un romanzo corale — spiega la Feijoo Fariña — nasce dal desiderio di indagare cosa accade fra gli abitanti di una città mi obbligava a prenderne in considerazione più di uno. Ciascuno di loro aveva qualcosa da dire e io l’ho cercata».

La storia di Come onde di passaggio infatti è ambientata a Genova nei giorni immediatamente precedenti il 14 agosto 2018, la data del tragico crollo del Viadotto Polcevera (il Ponte Morandi). La narrazione segue la vita di cinque personaggi distanti e apparentemente slegati tra loro, che affrontano i propri piccoli e grandi drammi quotidiani in un’atmosfera di apparente normalità, del tutto ignari della catastrofe imminente. Dario è uomo separato che sta pianificando con cura e dedizione una vacanza in Svizzera insieme a sua figlia, Dante è alla costante e tormentata ricerca di una perfezione personale e professionale che sembra, però, sfuggirgli continuamente di mano. Sandy è una ragazza divisa tra il lavoro per pagarsi gli studi e una madre che soffre di depressione, Luca un operaio che spera in un’opportunità di lavoro in Germania e infine Marisa che viene da un passato difficile e si occupa con affetto del suo gatto.

Perché questa storia? Perché quel ponte?

«Perché ci passavo spesso — spiega la Feijoo Fariña — una volta al mese direi. Transitavo su quel ponte con colui che, allora, non era ancora mio marito. Avremmo dovuto passarci proprio quel giorno, avevamo un appuntamento a Verbania, poi un imprevisto ci fece cambiare programma».

Con voce scarna e profonda, il romanzo gioca sul contrasto tra il flusso ordinario delle vite umane — fatto di sogni, fatiche, relazioni e preoccupazioni ordinarie — e l’imprevedibilità del destino.

Il 14 agosto diventa allora lo snodo cruciale in cui le traiettorie di queste cinque vite si troveranno, direttamente o indirettamente, a fare i conti con il crollo del ponte, un evento che scuoterà nel profondo le fondamenta e le certezze di ognuno di loro.

Dopo la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, arrivò in città Carmelo Bene per quella che, probabilmente, resta la più suggestiva Lectura Dantis di sempre. Bene la dedicò non ai morti bensì ai “feriti” di quella tragedia, evidenziando come la vastità del dolore si riversi anche su chi è rimasto in vita. Nessuno è “illeso” di fronte a un tale dolore. Allo stesso modo l’autrice spiega che «Mi sono fatta una semplice domanda; cosa succede a una città quando un disastro di questa portata entra nel quotidiano? Quando passavo da Genova provavo a non posare lo sguardo su ciò che restava di quella tragedia — conclude — e, oltre al dolore per le vittime e le loro famiglie, mi è venuto in mente anche chi semplicemente vive a Genova e non ha avuto vittime, perdendo però un pezzo di sé e della propria città».

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