“Leonardo” di Bruno Monguzzi…
Riproponiamo il libro per bambini (e non solo) di Bruno Monguzzi “Leonardo” agganciandoci alla mostra presso il Centro culturale (Max Museo) di Chiasso: ARCHIVI GRAFICI/GRAPHIC ARCHIVES: Franco Grignani, Lora Lamm, Giovanna Graf, Simonetta Ferrante, Heinz Waibl, Bruno Monguzzi, Orio Galli, Vito Noto...

Bruno Monguzzi
Leonardo
Libro per “l’infanzia”
21×21 cm, 48 pp,ill.
CHF 30,00
Euro 22,00 (ITA)
978-88-87469-89-9
Il primo e unico libro per l’infanzia disegnato dal grafico Bruno Monguzzi.
Leonardo è un libro per bambini costruito secondo il ritmo di un dialogo tra Bruno Monguzzi e i suoi figli.
L’interazione fra parola e immagine tenta la via della razionalizzazione dei processi linguistici. La scelta di Monguzzi è di abbandonare un’illustrazione “per bambini” che peschi in un repertorio iconografico tradizionale “facile” e povero di suggestioni.
L’universo grafico utilizzato è quindi molto vasto; un repertorio complesso di immagini che si intrecciano in un gioco di rimandi e di citazioni.
Le immagini perdono ogni funzione sussidiaria rispetto alla “voce” che racconta, ne diventano l’indispensabile sfondo di immaginazione e di interpretazione.

Dalla 4a di copertina:
È la storia di un cavallo — Leonardo, appunto — in
omaggio al grande cavallo modellato da Leonardo da
Vinci per Ludovico il Moro e mai fuso poiché quel
bronzo aveva preso la strada delle fonderie di cannoni.
Di un cavallo, dicevo, su cui si accumulano le cose più
disparate * finché Elisa si arrabbia, preoccupata per il
povero animale. Allora, ad una ad una, seguendo destini
diversi, queste improbabili cose lasciano il cavallo
stanco, il quale, per portento, si fa in quattro e diventa
un monumento.
* Un cavaliere, un cappello, un uccello, un uccellino, un ombrellone, un calabrone, un calamaio, una calamita, la formica, la mosca tzetze, un regio pennino, un branzino, una pescera, il Corriere della Sera, un Generale… che dormiva incorniciato sul giornale.

Dalla 3a di copertina:
Elenco per genitori curiosi
Il cavallo grandissimo,
tratto dalla quadriga veneziana,
è di Fidia, o forse di Prassitele,
oppure, secondo altri, di età romana,
comunque memore
della grande tradizione ellenistica.
Il cavaliere è il condottiero
Bartolomeo Colleoni,
il monumento equestre, del 1481,
è di Andrea del Verrocchio,
e sta, sempre immobile, in Campo
Santi Giovanni e Paolo a Venezia.
Il cappello è inglese, come
quello di Magritte, che inglese non era.
L’uccello è pre-romanico,
sta nella chiesa di San Pietro a Biasca.
L’uccellino è panamense,
da una molas delle isole di San Blas.
L’ombrellone è giapponese.
Il calabrone non si sa.
Il calamaio è invece liberty.
La calamita è della mamma “sarta”
(ci raccoglie gli spilli).
La formica è copiata dal Neocid.
La mosca tzetze è copiata dal dizionario.
Il branzino, disegnato dall’evoluzione
della specie, era di Pegli.
La pescera, disegnata da Roberto
Sambonet, era di acciaio inox 18/10.
Il Corriere della Sera era dei Crespi.
Il Generale era dell’Ottocento.
La stufa era di una bisnonna di Arzo.
Il Re Gaspare di Navasa
era un catalano del XII secolo.
Il giardino rosa della scuola
è d’après Paul Klee, lui era svizzero.
Il più bel lillipuziano di Pedret
era anche lui catalano, ma del X secolo.
L’orologio cipolla era del padre
di Antonio Boggeri.
L’uomo innamorato della luna
è d’après Magritte, lui era un belga che
aveva sempre freddo in testa.
Il cavaliere nudo è di Muybridge,
lui era un’inglese che in testa
aveva sempre il tempo da fermare.
E infine il Monumento:
bottino di guerra della IV Crociata
dopo la conquista di Costantinopoli
nel 1204, sta sempre, in fedele copia
di fresco dorata, sulla facciata
della Basilica in piazza San Marco
a Venezia.
Buonanotte anche a voi.

Bruno Monguzzi ha studiato grafica, fotografia e psicologia della forma a Ginevra e Londra. Nel ‘61 inizia la carriera presso lo Studio Boggeri di Milano.
Negli anni Sessanta disegna nove padiglioni per l’Esposizione universale di Montréal. Rientra a Milano dove collabora con Roberto Sambonet.
Ha insegnato alla SUPSI e all’Accademia di architettura di Mendrisio. Autore di un trattato sul progetto tipografico e di due monografie (Lo Studio Boggeri e Piet Zwart) ha tenuto conferenze e seminari in vari paesi europei, in America, in Giappone e in Cina.
Premio Bodoni e Premio dell’Art Director’s Club di Milano, nel 1983 vince il concorso per l’immagine e la segnaletica del nuovo Musée d’Orsay. Per questo progetto gli verrà conferito dal Governo francese il Prix Janus.
Medaglia d’oro alla Triennale del manifesto di Toyama e nel 2000 riceve il premio Yusaku Kamekura. Nel 2003, a Londra, la Royal Society of Arts gli conferisce il titolo “Honorary Royal Designer for Industry”. Una sua mostra, dopo quelle di Baltimora, Tokyo, Winterthur e Chaumont, si è da poco inaugurata al Castello di Cieszyn in Polonia.
