«Un libro di altissimo livello» – “L’ordine apparente delle cose” – Mille Splendidi Libri e non solo
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L’ordine apparente delle cose di Lara Fremder – Gabriele Capelli Editore
Recensione di Loredana Cilento
“Mi chiamo Rachele Zwillig e sarò la vostra guida. Voglio dirvi da subito che qui non servono mappe e satelliti. Qui è bene perdersi.
Perdersi significa non cercare risposte, quindi non fatemi domande se non strettamente necessarie. Non interrompete il vostro smarrimento di fronte ad apparenti certezze. Mantenete il disorientamento, mantenetelo il più possibile perché è questo ciò che ha valore.
E quando avrete la sensazione di esservi ritrovati, guardandovi intorno vivrete un’inevitabile contraddizione: da un lato la realtà oggettiva con tutti i margini di errore, dall’altra la realtà unica, quella che siete voi a cogliere e che varia a seconda del sapere, del vissuto, dello stato emotivo.”
Titolo: L’ordine apparente delle cose
Autrice: Lara Fremder
Editore: Gabriele Capelli
pp: 168 ISBN: 978-88-31285-44-5
In bilico tra realtà e finzione, si muove la protagonista, indimenticabile, dello straordinario esordio di Lara Fremder, regista e premiata sceneggiatrice, che dal 25 marzo è in libreria con la lungimirante casa editrice Gabriele Capelli con il suo primo romanzo “L’ordine apparente delle cose”
Cosa significa essere figli di sopravvissuti all’orrore della Shoah? È sicuramente difficile metabolizzare la sofferenza ereditata, ma pur superando quella sofferenza resta la memoria necessaria per chiudere il cerchio, come scrive l’autrice: “Come figlia di un sopravvissuto, per lungo tempo non sono riuscita a elaborare la sofferenza. La storia di Rachele è un po’ anche la mia. Sono gli eredi delle vittime della Shoah, oggi, ma non solo loro, ad avere il compito di superare il dolore, pur conservandone la memoria. Uscire dal ruolo di vittima permette di chiudere il cerchio. Come Rachele, ci troviamo di fronte a una scelta: alimentare la ferocia o affermare l’umanità”.
Rachele Zwillig è una guida turistica a Gerusalemme, lavora otto ore al giorno, e dipinge la vita con i colori che vuole, inventa storie, a volte date o incredibili discendenze per stupire e incuriosire turisti affascinati dalla inafferrabile Terra Santa, e avere una guida è necessario per affrontare e proteggere luoghi sacri. E così attraverso La Porta di Damasco per raggiungere, al di là delle Mura, il Monte degli Ulivi, Rachele accompagna comitive di giapponesi, coppie di anziani in arrivo da Ginevra, affascinando con storie ritoccate, alternado con più o meno enfasi i turisti. Rachele non si definisce ebrea e ogni venerdì dopo il tramonto beve, ma soprattutto è figlia di sopravvissuti, e come figlia non è sopravvissuta alla famiglia: sua madre muore nel piccolo bagno di casa, si uccide quando aveva 4 anni, suo padre ormai malato vive chiuso in un Kibbutz.
“Ogni discorso di strumentalizzazione della Shoah con me non funziona, ok? Abbiamo vissuto quell’orrore, contro di me non potete nulla. La mia famiglia non è sopravvissuta ai campi, io non sono sopravvissuta alla mia famiglia e la bambina dalle gote rosse non è sopravvissuta a me. Per vivere bisogna lasciare vivere gli altri. Questo mi sembra di averlo capito e quindi io fin qui ci sono. Voi non so.”
Nel passato della protagonista mancano dei pezzi, destrutturato da ombre e sofferenze, e così tenta di rimettere in un ordine apparente le cinque fotografie abbandonate tra vecchie posate e tappi in un cassetto, e poi un quadro che ritrae la bambina dalle gote rosse e i capelli biondi, un fulmine che squarcia il suo equilibrio, dando vita a una tempesta emotiva, una ricerca identitaria per tagliare definitivamente le radici di un passato che non le appartiene più.
La narrazione è un equilibrio perfetto tra caos e calma, un’armonia dissonante che si percepisce sin da subito nella protagonista, come tenere le scarpe in frigorifero e vivere senza alcun tipo di bisogno particolare con pochi ricordi e nessuna nostalgia.
“Arrivo da una famiglia in cui l’affetto era inesprimibile. Le ferite di tutti erano così grandi da non permettere né dolcezza, né sorriso.
Tutto era trattenuto, controllato. Lo so, per i sopravvissuti ai campi esprimere i propri sentimenti è doloroso, non lo fanno, si difendono dalle emozioni, pronti a nuove Shoah”
L’ordine apparente delle cose è, per dirla in poche parole, un libro di altissimo livello, con una narrazione brillante e poetica, con un’ atmosfera accattivante e avvolgente di una Gerusalemme tra fascino e contraddizione.
Lara Fremder è nata a Milano, città in cui vive. Ha collaborato per molti anni con Studio Azzurro, realtà internazionale di ricerca artistica. Ha scritto soggetti e sceneggiature di film che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti e sono stati presentati in concorso ai principali Festival di Cinema internazionali, tra gli altri Garage Olimpo di Marco Bechis. Scrive documentari e film di animazione.
Come regista ha diretto due cortometraggi tratti da due suoi racconti vincendo con il film Blu Sofa il Grand Prix al Festival International du court métrage de Clermont Ferrand. Insegna scrittura cinematografica al Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive di Locarno e alla Scuola Civica di Cinema Luchino Visconti di Milano. L’ordine apparente delle cose è il suo primo romanzo.
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