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© Corriere del Ticino, 13.12.2022

Alla fiera riscoperta di Helvetia

NARRATIVA / Nel suo nuovo «romanzo di viaggio», Lorenzo Sganzini rielabora la propria identità personale e quella collettiva nazionale inseguendo, nei luoghi piu simbolici e significativi della Confederazione, le tracce dell’allegoria femminile di un Paese straordinariamente unico.
Di Matteo Airaghi

Helvetia chi era costei? A metà strada tra il Cantico dei cantici e il don Abbondio di manzoniana memoria, può succedere di cominciare così, tra il perplesso e lo spiazzato, accostandosi al nuovo godibilissimo «romanzo di viaggio» di Lorenzo Sganzini. Anche perché il libro si intitola, a giusta ragione, In Svizzera ma poi reca subito nel sottotitolo quel preciso riferimento alla nostra allegoria femminile nazionale che un pochino di soggezione la mette sempre. Se poi ci aggiungiamo la (peraltro magnifica) immagine di copertina dedicata alla struggente e malinconica raffigurazione della «nostra» immaginata dalla scultrice bernese Bettina Eichin senza scudo, lancia e tiara a guardare meditabonda le acque del Reno a Basilea dalla Mittlere Brücke, è abbastanza normale che qualche dubbio possa cominciare a insinuarsi nelle nostre elvetiche certezze. Bastano però poche pagine delle girovaganti riflessioni sganziniane, sino all’apoteosi finale in Bundesplatz, per capire quanto ci è cara Helvetia e quanto bisogno di Svizzera in ogni senso abbiamo avuto e continuiamo ad avere. A livello di identità personale e collettiva. «Questo libro – ci spiega lo stesso Sganzini – riprende, ampliandola, la riflessione sviluppata con quello precedente (Passeggiate sul lago di Lugano. Di chiesa in chiesa tra arte e storia) nel quale mi occupavo di un territorio geograficamente più limitato. Siccome quando si ragiona di identità, che è quello che faccio io, le cose sono più complesse, è stato molto naturale allargare il discorso alla Svizzera, e al mio essere svizzero». Stavolta il percorso comincia al triplice spartiacque dei fiumi Mäira, Reno e Danubio, il Piz Lunghin in Engadina, per snodarsi attraverso tutta la Confederazione elvetica, alla ricerca di risposte non sempre facili da trovare per chi è nato in Ticino ed è separato dal resto del Paese, oltre che dalle Alpi, da evidenti distanze linguistiche e culturali. È allo stesso tempo un viaggio geografico, storico e interiore, quello di Sganzini, narrato con scrittura fine, profonda e ironica: l’autore segue dunque le tracce di Helvetia, allegoria femminile di un Paese particolare, in cui definire la propria identità significa confrontarsi continuamente con diversità e confini, con una storia in cui gli eroi non sono legati alle guerre.

Montagne, laghi e città sono i protagonisti, insieme ai molti personaggi dell’arte e della cultura, e perfino del mito, che della Svizzera hanno fatto la storia. I luoghi simbolo sono il Cervino, le gole della Schöllenen o il Grütli; i personaggi Guglielmo Tell, Nicolao della Flüe, il generale Guisan, Alberto Giacometti, Hodler, Frisch, Dürrenmatt, Rousseau, Erasmo, Calvino. Sganzini, accompagnato e consigliato dalla moglie Chantal cui è dedicato il volume, riscopre le città come incubatrici di un pensiero a cui non è estraneo il loro essere svizzere. Il viaggio, partito tra le montagne, cuore geografico della nazione, si conclude, come detto, al Palazzo federale di Berna, il suo cuore politico, dove, quasi a voler compensare la furia iconoclasta della Riforma, ogni spazio ne racconta la storia con statue e dipinti.

Sguardo soggettivo

«All’inizio – sottolinea l’autore – c’erano soltanto alcuni luoghi di cui avvertivo il magnetismo e le valenze simboliche: il triplice spartiacque del Piz Lunghin nei Grigioni le cui acque vanno a finire in tre mari, scoperto per caso durante una gita in montagna; la statua di Helvetia seduta sulla spalla di un ponte di Basilea scelta per la copertina del libro: il suo understatement molto svizzero la differenzia dalle abituali rappresentazioni femminili delle nazioni. Molto è venuto strada facendo. Un posto me ne indicava un altro al quale non avevo pensato, suggeriva nuove piste tematiche. Alla fine ne è uscito un viaggio geograficamente suddiviso in tre parti, corrispondenti grossomodo all’identità più personale (le montagne), a quella più storica (il lago dei Quattro cantoni) e a quella più cosmopolita ed europea (le città). L’insieme delle tre cose rappresenta quello che siamo noi svizzeri, la nostra ricchezza. Se dovessi definire i miei libri, direi che mi rifaccio alla letteratura di viaggio ottocentesca (pensiamo al Voyage en Suisse di Victor Hugo che cito parecchio) e a scrittori contemporanei come Colin Thubron o Paolo Rumiz. Attraverso il viaggio cerco di cogliere l’anima dei luoghi. Il mio sguardo è volutamente soggettivo. Sovente divago. Farlo mi aiuta a dare un senso alle cose che vedo. Poi do molta importanza alla ricerca di uno stile, di una scrittura più letteraria ed emotiva rispetto a quella di una guida o di un saggio. L’esperienza del viaggio mi ha permesso, ad esempio, di confrontarmi concretamente con il rapporto tra storia e leggenda di cui prima avevo letto soltanto nei libri. Visitavo i luoghi dell’origine della Confederazione, che sono anche quelli del mito di Guglielmo Tell, e più andavo avanti più storia e finzione si sovrapponevano fino a confondersi. A un certo punto, mentre percorrevo lo stretto sentiero della via Cava, vicino a Küssnacht, dove una cappella ricorda il punto in cui Tell avrebbe ucciso il balivo, nella mia percezione il mito ha avuto il sopravvento trasformandosi in altro, un po’ come la lava che raffreddandosi diventa pietra. Scopro che il patto del Grütli non è stato scritto al Grütli e non è neppure del 1291 e che neppure la battaglia di Morgarten è quella che ci raccontano i libri di scuola. Mi chiedo perché tutto questo? Forse che la nostra storia, quella dei documenti, non era sufficientemente attrattiva, eroica e drammatica per un’immedesimazione? Eppure nei primi patti erano già enunciati i principali valori che hanno ispirato la Svizzera: la volontà di restare all’interno dei propri confini, la pace, la reciproca solidarietà tra comunità».

Ed è qui che il libro si rivela formidabilmente necessario, nel farci riflettere tra mille spunti, suggestioni, curiosità e approfondimenti sulla ragione del nostro stare insieme in una dimensione rivelatasi vincente nel passato, come sapeva bene Napoleone («La natura ha fatto del vostro Paese uno Stato federale: volerla vincere non è da uomo saggio») ma che può essere la nostra forza identitaria anche in futuro: in quanto unione di molte differenze attorno a un sentimento d’appartenenza comune. «Per esprimere ciò che ci tiene uniti chiosa Lorenzo Sganzini – concludo il libro citando il montaliano “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Insomma, se qualche anno fa andava di moda dire che “la Suisse n’existe pas”, io penso invece il contrario: la Svizzera esiste proprio per le stesse ragioni di chi con quello slogan voleva negarla». Che ci serva da illuminante ripasso o da stimolante punto di partenza In Svizzera ha di sicuro il merito di ricordarci perché da ticinesi possiamo, con Piero Chiara, proclamare la nostra identità con un convinto «Helvetia, salve!».

In Svizzera. Sulle tracce di Helvetia
Lorenzo Sganzini
Editore: Gabriele Capelli Pagine:
184 Prezzo: € 18

Link: CdT


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